Sta assumendo risvolti inediti ed inquietanti l'incidente diplomatico avvenuto lo scorso 17 gennaio presso una mostra d'arte a Stoccolma. Sharon intanto ha elogiato l'atto patriottico del suo ambasciatore e stigmatizzato il comportamento delle autorità svedesi.
L'inaugurazione di una mostra a Stoccolma si è trasfomata in incidente diplomatico: l'ambasciatore israeliano in Svezia, Zvi Mazel, si è scagliato contro un'opera che ritraeva una terrorista suicida. Ed ha strappato i fili elettrici, gettando nell'acqua la lampadina che illuminava l'installazione. Dura la reazione del ministero degli Esteri svedese, che ha convocato per la prossima settmana il diplomatico: "Chiederemo spiegazioni - ha detto un portavoce - su un gesto inacettabile".
Teatro dell'incidente, il Museo storico della capitale svedese, dove si è tenuta l'inaugurazione di di una esposizione collegata ad una conferenza internazionale contro il genocidio, in calendario a fine mese. L'ambasciatore Mazel stava visitando la mostra, quando si è imbattuto in una installazione, dal titolo Biancaneve e la follia della verità: un bacino rettangolare, colmo di acqua rossa, dove galleggiava una barchetta con il ritratto di Hanadi Jaradat, la terrorista suicida che, lo scorso 4 ottobre, ad Haifa, si è fatta saltare in aria nel ristorante arabo israeliano "Maxim" provocando la morte di ventuno persone.
Mazel, visibilmente scosso, ha strappato i fili elettrici collegati al bacino ed ha gettato nell'acqua uno dei faretti che illuminavano l'installazione. Il direttore del museo, Kristian Berg, gli ha chiesto subito di uscire e lo ha scortato all'esterno.
Dror Feiler, israeliano residente in Svezia ed autore dell'opera insieme alla moglie Gunilla Skold, avrebbe dovuto eseguire una performance alla mostra, ma si è rifiutato di farlo in presenza di Mazel. Feiler, che è presidente dell'associazione "Ebrei per una pace israelo-palestinese", ha accusato l'ambasciatore di "vandalismo" e di voler attentare alla libertà artistica e d'espressione. Il suo obiettivo artistico, ha spiegato, era mostrare come le persone deboli possono fare le cose più terribili una volta lasciate sole.
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"Non era un'opera d'arte, ma una mostruosità - ha dichiarato Mazel alla radio svedese "Sr" - una oscena e intollerabile distorsione della realtà, ed un insulto alle famiglie delle vittime. E come ambasciatore, non potevo restare indifferente".
Il direttore del museo ha detto di comprendere in parte la reazione dell'ambasciatore israeliano, ma allo stesso tempo ha giudicato "inaccettabile" la distruzione di un'opera d'arte: "Se a uno non piace quel che vede, se ne può sempre andare". "E poi - ha aggiunto - strappando il faretto e gettandolo nella vasca, ha provocato un corto circuito che ha messo a repentaglio la vita dei presenti. Siamo stati costretti ad accompagnarlo alla porta".
Da Gerusalemme una prima reazione è giunta da David Saranga, portavoce del ministro degli Esteri, che ha accusato Stoccolma di aver violato un accordo: "Il governo svedese si era impegnato a non collegare la conferenza sul genocidio al conflitto in Medio Oriente. L'orrenda opera che decanta una terrorista suicida che ha assassinato 21 civili - ha detto Saranga - è una flagrante violazione di questa intesa. Israele chiede al governo svedese di rimuovere quest'opera". E se la Svezia dicesse di no? "In questo caso Israele dovrà considerare quali passi compiere".
Intanto il ministero degli Esteri svedese ha convocato per la settimana prossima l'ambasciatore Mazel: "Gli chiederemo spiegazioni, dal nostro punto di vista è inaccettabile distruggere in questo modo opere d'arte", ha detto la portavoce Anna Larsson.
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