Per capire quale sia il pensiero dei marxisti-leninisti scientifici (quei gruppi che si rifanno a Marx, Engels, Lenin e all'internazionalismo allo "stato puro", condannando senza riserve Stalin, Mao e Castro come "imperialisti" e "capitalisti di stato") in fatto di immigrazione e meticciato, basta leggere qualche riga de "Il Pensiero di Lenin", edito da molte case editrici dal 1975, e aggiornato nel 1997 (che ho appena finito di leggere). Qui il pensiero politico e filosofico del leader sovietico viene analizzato da marxisti contemporanei.
Ne estrapolo alcune parti.
"Uno degli aspetti piu' banali, ma sempre presenti, nel dibattito sull'immigrazione è, ieri come oggi, la questione del razzismo. Commentando le lotte del proletariato nero negli Usa, alla metà degli anni sessanta, la scienza marxista osservava che il razzismo non è una tradizione, non è una superstizione, non è una cultura, non è un residuo medioevale. E' una invenzione tipicamente capitalista, e serve essenzialmente a fare quattrini. Che il razzismo sia un'invenzione lo dimostrano anche gli scienziati, quando vanno a fondo nell'analisi delle cose senza coprirsi con le ideologie. Per esempio, ha osservato Luca Cavalli Sforza, a proposito di mobilità di uomini, che il vero cambiamento è legato alle migrazioni, che portano a una mescolanza continua...nell'insieme avremo una umanità meno varia, si ridurranno le differenze tra i gruppi, non quelle tra gli individui. Meglio cosi': i razzisti avranno meno argomenti.
Ma i marxisti vanno oltre: vedono l'aspetto positivo e progressivo, dal punto di vista della lotta di classe, di questa "mescolanza continua" di forza-lavoro e di popolazione".
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"Noi marxisti abbiamo sempre visto e vediamo l'aspetto positivo e progressivo delle migrazioni di lavoratori".
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"La quota di nascite straniere sul totale delle nascite è intorno al 10-12% per nazioni come Francia, Germania, Olanda e Regno Unito. In questi paesi gli immigrati hanno contribuito non poco a contenere il calo naturale della popolazione, non solo col fatto stesso di migrare, ma anche facendo figli assai piu' degli oriundi: la crescita della popolazione locale sarebbe stata assai piu' negativa se i figli degli stranieri non avessero contribuito a spostare l'equilibrio della bilancia demografica. (...) Anche nella vecchia e invecchiata Europa si formano nuove e fresche generazioni di lavoratori".
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"Lenin ha sempre considerato positivo il fenomeno delle migrazioni di popoli, che rafforzano il proletariato espandendolo e creando nuove masse, educate alla disciplina di fabbrica e alla realtà della lotta di classe, i presupposti materialistici per la coscienza di classe.
Questa posizione leninista, che è la nostra, ci distingue dal solidarismo cattolico e ci indica sempre nel lavoro di educazione e di organizzazione del proletariato la linea maestra della nostra attività".
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Piu' chiaro di così...




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