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    Predefinito Tolkien, il cattolico dallo spirito "local"

    Nella sua monumentale trilogia lo scrittore inglese coniugò valori cristiani e lotta al cosmopolitismo

    L'anello è simbolo del Male, inteso come ingordigia e orgoglio

    francesco agnoli*
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    John R. Tolkien nasce nel 1892 in sud Africa ma ben presto si trasferisce in Inghilterra. Rimane presto orfano del padre e nel 1900 sua madre, Mabel, si converte dall'anglicanesimo al cattolicesimo. Non è una scelta facile in Inghilterra, perché comporta l'emarginazione e la riprovazione sociale. Dall'epoca di Enrico VIII infatti, quando venivano squartati e i loro corpi disseminati agli angoli delle strade perché fungessero da monito, i cattolici sono considerati come stranieri, anche se sul finire dell''800 la loro condizione è in parte mutata.
    Presto Tolkien rimane orfano anche della madre e, pur essendo molto povero, con l'aiuto di un prete riesce ad entrare all'università di Oxford, dove studiano i rampolli dell'aristocrazia inglese. Nel 1915 viene chiamato in guerra, la I guerra mondiale, e non potendo sopportare la separazione dalla fidanzata Edith Bratt, si unisce a lei in matrimonio (nasceranno negli anni, quattro figli, uno dei quali diverrà sacerdote). Nella I guerra mondiale l'uomo scopre per la prima volta la sua piccolezza di fronte alle macchine di morte e alla tecnologia che lui stesso ha creato. Crolla così l'illusione illuminista-positivista, l'idea di un uomo capace con le sue forze, grazie alla scienza, di dominare il mondo e la realtà, totalmente, divenendo Dio a se stesso; affonda, con lo stesso clamore e dolore del Titanic, l'idea di poter procurare la felicità e l'immortalità, qui, su questa terra. Lo scrittore cattolico Domenico Giuliotti scrive: «Era il 1913... i cervelli, finché non si smontavano nella pazzia, funzionavano automaticamente come gli stantuffi delle macchine che avevano inventate e delle quali stavano divenendo, senza saperlo, accessori. Il mondo avvolto giorno e notte nel fumo, nel fragore e nella polvere, puzzava di morchia, di benzina, di bruciaticcio e di bestemmia. E in mezzo a questo ciclo di lordure, l'oro rotolava sulla libidine e la libidine sull'oro, in avvinghiamenti spasmodici. Sembrava che, dopo aver rifiutato il cristianesimo, alla società inebetita fosse caduta la testa e si fosse posta in adorazione, così decapitata, dinnanzi alla materia, mentre questa, divenuta, per un prodigio infernale, micidialmente intelligente, si preparava ad annientarla».
    Nel 1916 Tolkien combatte sulla Somme, in una battaglia epocale, fra le più disastrose della storia. La vita in trincea è segnata dall'ansia dell'attesa e del logoramento, dall'esposizione continua al fuoco di sbarramento, dalle nubi di gas stagnanti nell'aria, dal fango e dalla terra bruciata dalle granate e desertificata. Sono scenari che torneranno ne "Il Signore degli anelli", per la descrizione della terra di Mordor, la terra dell'Oscuro Signore; così come torneranno il nemico lontano e senza volto, il coraggio, il sacrificio e il cameratismo dei soldati semplici, i tommies, i Frodo di tutti i giorni, di contro alla viltà e all'inettitudine degli ufficiali. A tale riguardo lo scrittore francese Bernanos, anche lui combattente, afferma: «Dio non ci ha lasciato che il sentimento profondo della sua assenza»; e ancora: «La maggior parte dei soldati ignorava perfino il nome di grazia... Voglio dire soltanto che forse erano stati talvolta degni di questa grazia, di questo sorriso di Dio. Infatti vivevano senza saperlo, in fondo a quelle tane fangose, una vita fraterna», una vita fraterna, e, tante volte, eroica, alla faccia di chi la guerra la aveva voluta, per lo più meschinamente e segretamente, come nel caso dell'Italia.
    Rientrato dalla guerra Tolkien crea un sodalizio di amici con Lewis, Belloc e Chesterton. I quattro si trovano ogni martedì sera in un pub per parlare di letteratura, di fede, di vicende personali. Riguardo all'amicizia T. scrive: «La vita, la vita terrena, non ha dono più grande da offrirci»; e altrove, all'incirca: «Quando due divengono amici si allontanano insieme dal gregge».
    Diviene poi professore all'università di Oxford, dove insegna letteratura inglese, studia i miti nordici, si reca ogni giorno a messa e fa i conti con il problema del male.
    Dopo la I guerra già un'altra si prepara: la dittatura comunista asservisce duramente 180 milioni di persone, quella nazista 60 milioni di tedeschi. Ma anche la sua Inghilterra, che si ritiene al di sopra di ogni critica, esercita una forte oppressione sull'Irlanda cattolica e sulle sue colonie. È nella sua patria che inizia a provare «dispiacere e disgusto» di fronte all'imperialismo inglese e americano, e a divenire, insieme a Chesterton, un amante delle «piccole patrie», delle specificità e delle tradizioni locali, contro ogni tentativo di unificare, forzatamente o subdolamente. Oggi diremmo local contro global. Il mondo non bello che lo circonda nasce dall'orgoglio, dal desiderio di potere, sugli uomini e sulla vita, che, a livello poetico, viene raffigurato nell'anello. Sauron, colui che lo ha forgiato, il Nemico, il menzognero, tende ad unificare il mondo sotto di sé, ad appiattire, a livellare le diversità, gli uomini, i nani, gli elfi, la Contea, Gran burrone, Gondor e Rohan... Un po' come fanno, con metodi diversi o analoghi, la Germania, la Russia, l'Inghilterra e l'America: T. non risparmia nessuno. Nel suo poema Sauron vuole imporre a tutti anche la stessa lingua, il Linguaggio Nero, soppiantando così tutti gli idiomi preesistenti: Tolkien, che ama profondamente la parola e i linguaggi, come espressione della diversità multiforme delle culture, ha paura che questo possa veramente avvenire. Nel 1945, lui che apprezzava profondamente il latino liturgico, lingua solenne, maestosa, sacra, e nello stesso tempo universale, cattolica, ha paura che una lingua non della preghiera ma del commercio e del denaro, non che unifica ma che colonizza, l'inglese, il suo inglese, si affermi sulle altre lingue. Nel 1945 prospetta inoltre un mondo post-bellico massificato, omologato, globalizzato, nella lingua, l'inglese, nei gusti, in ogni cosa: «Trovo questo cosmopolitismo americano terrificante».
    Quando scrive la sua opera più famosa Tolkien ha in mente questo mondo, il nostro, ma lo trasporta in un mondo mitico, metatemporale, perché sa che il problema del bene e del male è antico come l'uomo. Discende infatti dalla Caduta, termine con cui definisce il peccato originale: c'è in noi, fin da bambini, una tendenza al male che lotta con una tendenza di segno contrario. Si esprime nell'egoismo, nella superbia, nella volontà di dominio, sulle cose, nei rapporti con gli altri...
    Per Tolkien non esiste, però, una contrapposizione manichea: non ci sono un Dio del bene e un Dio del male. Il suo riferimento filosofico è quello cristiano, da S. Agostino a S. Tommaso: Dio ha creato ogni cosa buona, omnia bona, ma ha lasciato la libertà di scegliere. Gollum, ad esempio, non è originariamente cattivo, anzi è una specie di hobbit: è l'anello a pervertirlo, rendendolo omicida e menzognero. Così Melkor e il suo servo Sauron sono semplicemente, come il Lucifero cristiano, degli angeli (Ainur) decaduti, che hanno deciso di opporsi al loro creatore, di cantare non più la sua musica armoniosa, creatrice, ma una musica propria, stridente e stonata, distruttrice. Melkor, divenuto il Nemico, assume gli attributi tipici di Satana, del diavolo: desideroso di potere, di gloria, menzognero, è, etimologicamente, "colui che è separato e che separa", che non ama, che cerca di guastare l'opera bella, armoniosa del creatore. Abita in una terra desolata, impervia, in cui pullulano macchinari e rifiuti industriali. Non ha amici o collaboratori, ma solo servi, come Sauron, o sciocchi servitori che sperano di essere un giorno padroni, come Saruman. Del male si può infatti divenire solo servi, perché abbracciando la menzogna e il vizio si perde la propria libertà. Ciò che cerca e ciò che vuole, Sauron, è l'anello: chi lo porta assume poteri immensi ma si lascia a poco a poco soggiogare. Non è il portatore, alla lunga, che decide, ma l'anello che decide per lui. Anche dell'anello si può essere solo servi, e non è lecito usarlo, usare un mezzo cattivo per fini buoni, come vorrebbe Sauron. In una sua lettera ad un figlio, dopo lo sganciamento della bomba atomica, che aveva permesso agli americani, e quindi anche agli inglesi, di essere totalmente vincitori, Tolkien afferma: «Abbiamo usato l'anello!».
    Ma se in questo tempo così "feroce" Sauron si è risvegliato, se la sua ombra si allunga da Est verso le terre ancora libere e il mistero d'iniquità sembra totalmente dominante, non manca la speranza: l'"arbitro" della storia non è Melkor, ma Dio, che appare nel libro come una sorta di Provvidenza nascosta, che affida ai suoi il compito immenso di contrastare il male, di caricarsi del "fardello". «Quando le cose sono in pericolo, qualcuno vi deve rinunciare, perderle, affinchè altri possano goderle». A caricarsi del fardello, come un novello Cristo portatore della croce, è il piccolo Frodo, un mezzouomo, apparentemente il meno adatto di tutti. Eppure è in lui che si realizza il detto secondo cui Dio ha scelto ciò che è debole in questo mondo per confondere i forti. Frodo è una creatura mite, semplice, attaccata alla sua terra, ma capace di sacrificio: questa è la sua grande virtù! Non è chiamato, come nelle cerche dei miti e delle storie passate, dall'Iliade alla Gerusalemme liberata, a conquistare qualcosa, ma a rinunciare, a sacrificarsi: «È l'eroismo dell'obbedienza e dell'amore - scrive Tolkien -, non quello dell'orgoglio e dell'ostinazione, a essere il più alto e commovente». Eppure Frodo non è l'eroe senza macchia, il superuomo di Nietzsche o del positivismo, ma è il mezzouomo, l'uomo di tutti i giorni, il soldato semplice inglese della I guerra, il Tolkien qualsiasi chiamato a vivere in un'epoca spaventosa, ma ciononostante, a vivere con dignità e grandezza interiore. Ha le stesse paure di tutti: «Avrei tanto desiderato che tutto ciò non accadesse ai miei giorni!», esclama di fronte a Gandalf, che gli risponde: «Anch'io, come d'altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato». E altrove: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo».
    * Docente di liceo a Trento (1 - Continua)
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    [Data pubblicazione: 22/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Secondo lui il nostro è «un mondo di mezzi migliori per fini peggiori». Ecco perché ha ragione
    Tolkien, attuale come non mai
    Un profeta che oppone il coraggio e l'amicizia alle brutture del quotidiano

    FRANCESCO AGNOLI*
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    Di fronte al compito immenso che gli è proposto Frodo acconsente e parte; porta l'anello fino a Gran Burrone, ma qui un'alleanza di elfi, gnomi, uomini e hobbit, la Compagnia, è chiamata a decidere: cosa fare e a chi affidare l'anello per il viaggio finale. Nessuno sembra adatto, e allora Frodo afferma: «Prenderò io l'anello, ma non conosco la strada». C'è, in questa affermazione, tutto il concetto che T. ha di eroismo: la generosità, il non arretrare di fronte alle responsabilità («Prenderò io l'anello»), e nello stesso tempo l'umiltà, la necessità di un aiuto, di una compagnia («ma non conosco la strada»). Se guardiamo alla vita di T., tramite le sue lettere, la Compagnia diventano la Chiesa, gli amici, e la figura di Gandalf assume i contorni dell'angelo custode. Eppure, lungo il cammino, Frodo dovrà fare i conti con se stesso: il male, e questo è uno dei concetti più anti-moderni espressi da Tolkien, non è solo fuori, negli altri, nei sistemi politici ecc., ma in ognuno di noi, e va combattuto con coraggio e strenua lotta interiore. Anche Frodo è preso, talora, dal desiderio dell'anello, gli viene da pensare che in fondo se lo è meritato, oppure viene tentato di non vivere fino in fondo il compito che gli è affidato: devo stare, afferma, «in guardia contro i ritardi, contro la via che pare più agevole, contro lo scrollarmi di dosso il peso che grava sulle mie spalle».
    Lotta con i nemici e lotta con se stesso. La sua forza sta nella disposizione d'animo che risulta, non senza difficoltà, vincente: il sostanziale desiderio di distruggere l'anello. La sua saggezza, ancora una volta come quella di Cristo, è una saggezza che il nemico considera "follia". Tolkien ha certo in mente questo concetto, la "croce scandalo e follia" per le genti, quando fa dire a Gandalf: «Ebbene, che la follia sia il nostro manto, un velo dinnanzi agli occhi del nemico! Egli è molto sapiente, e soppesa ogni cosa con estrema accuratezza sulla bilancia della sua malvagità. Ma l'unica misura che conosce è il desiderio, desiderio di potere, egli giudica tutti i cuori alla sua stregua. La sua mente non accetterebbe mai il pensiero che qualcuno possa rifiutare il tanto bramato potere, o che, possedendo l'anello, voglia distruggerlo: questa deve essere la nostra mira, se vogliamo confondere i suoi calcoli». Ancora una volta il concetto che l'eroismo, in questo caso la saggezza, consiste nella rinuncia, e non nel possesso. È, in fondo, un concetto che vale per ogni cosa: basti pensare che ogni vero amore umano, di marito, di moglie, di madre e di padre, di amico, passa dalla rinuncia, cioè dal riconoscere la presenza dell'altro, senza trasformare la persona amata in oggetto di possesso, senza volerlo stringere tra le mani, fino a soffocarlo.
    La saggezza fasulla di Sauron, contrapposta alla follia di Frodo, richiama un'altra contrapposizione essenziale: quella tra Gandalf e Saruman. Entrambi rappresentano gli uomini di scienza, che sanno molto, che conoscono molto. Eppure non è dato a loro, non è dato a Gandalf, il compito più alto, quello di portare l'anello: l'intelligenza ed il sapere devono essere al servizio, e non strumento di potere. Inoltre ciò che distingue la nobiltà dei cuori non è la maggior o minor conoscenza, ma la disposizione della volontà, della libertà, al bene. La volontà, la libertà, è l'unica cosa totalmente nostra, mentre l'intelligenza ci è data. Il sapere, dicevo, è cosa buona, originariamente, come tutte, perché nasce dal desiderio naturale dell'uomo di aderire alla realtà, di leggervi dentro (intus legere). Ma come ogni cosa, anche il conoscere, la scienza, può essere usata negativamente, quando diviene orgoglio intellettuale, volontà di dominio, superbia. Saruman si illude di poter collaborare con Sauron e rimanere libero, si illude che egli voglia dividere il potere, si illude che "i saggi come noi potrebbero infine riuscire a dirigerne il corso, a controllarlo" in attesa, pur lungo un cammino di male, di plaudire "all'alta meta prefissa: Sapienza, Governo, Ordine". Saruman, come Sauron, come il diavolo Melkor, hanno un loro superbo disegno di mondo, che definiscono sapiente e ordinato, e nelle loro "fucine" plasmano mostri e manipolano creature. Non sono capaci di creare, perché questa è una prerogativa solo di Dio. Secondo la filosofia tomista infatti l'amore è diffusivo di se stesso, o, con una espressione più celebre, solo l'amore crea. I nemici del Creatore, allora, sono solo pallidi imitatori, scimmie di Dio, come Melkor, che cerca di suonare una melodia più bella di quella di Dio, e finisce solo per creare una disarmonia di suoni. Così Saruman, Sauron, Melkor, coloro che fanno cose per se stessi, per esserne i loro Signori, non creano ma manipolano, modificano, alterano, corrompono, determinando creature mostruose, ibridi, chimere come gli Orchetti. Il loro peccato è "il più grande che abbia(no) potuto commettere, l'abuso del (loro) più alto privilegio" .
    E' evidente che nel dire questo Tolkien ha presente la realtà storica del suo tempo, come noi potremmo avere la nostra: nella Germania nazional-socialista e nella Russia comunista, gli esperimenti sugli uomini si sprecano. Nelle loro "fucine" diaboliche, nelle loro moderne cliniche, medici manipolatori si accaniscono sulla vita per esserne padroni, in un'ottica di "progresso" futuro e di benessere. Si parla di esperimenti negativi, che porteranno al miglioramento della razza umana (eugenetica), al miglioramento della vita degli uomini futuri... Come con la bomba atomica si vuole usare l'anello a fin di bene, ma non è possibile! Anche loro parlano di Giustizia e di Sapienza, di "diritti della scienza". Contemporaneamente le stesse teorie trovano spazio nel mondo anglosassone, americano ed inglese: Aldous Huxley, ad esempio, contemporaneo di Tolkien, grande letterato inglese, fratello di Sir Julian, primo direttore generale dell'Unesco, nel suo celeberrimo Brave new World, anticipazione dell'altrettanto celebre romanzo distopico di Orwell, immagina un mondo futuro in cui l'uomo sarà capace di indirizzare la natura a suo piacimento, creando, tramite fecondazione in vitro, individui superiori ed individui inferiori, gli alfa, i beta, i gamma...creando individui identici (clonazione)...
    Non sono cose del passato, ma cose attualissime, che Tolkien, che descrive il nostro come "un mondo di mezzi migliori per fini peggiori", aveva già intravisto da un pezzo, anche grazie al suo grande amico Chesterton. Vi è la stessa presunzione oggi, nei nuovi Saruman, la Levi Montalcini, i Dulbecco, i Veronesi, gli Antinori, i Flamigni...Nel loro desiderio prometeico, sarumanico, di divenire creatori, padroni della vita, divengono invece manipolatori e corruttori, e cercano di espropriare a Dio le sue prerogative, commettendo "il peccato più grave". Basti pensare agli esperimenti del dottor Antinori, ginecologo romano che porta al punto giusto gli spermatozoi immaturi nei testicoli dei topi (come saranno, tra vent'anni, le già 4 creature nate in tal modo?); o alle proposte (solo proposte?) come quella di inseminare artificialmente una scimmia con seme umano, al fine di produrre ibridi, esseri subumani da destinare a mansioni di lavoro ripetitive o sgradevoli, o come serbatoi di organi da trapianto... al fatto che in Cina e in America tali proposte sono state realizzate con la creazione di un uomo-coniglio e di un embrione-mucca, inserendo DNA umano in ovuli di mucca (Sì alla vita, ottobre 2003). E chissà cosa succede, senza che si sappia.
    Si pensi, ancora, a quanto ci dicono tutti i giorni i nostri quotidiani: "Transessuale adotta un bambino"; "Errore in provetta, nasce ermafrodito"; "Primo bebè figlio di due madri" (Il Giornale 31/1/'98; 16/1/'98; 15/6/98); "Adozioni ai gay: è possibile" (Alto Adige, 4/3/99)...
    Si pensi, per concludere, a quanto sostenuto dall'europarlamentare DS Gianni Vattimo: " ...c'è il rischio che degli embrioni si faccia commercio, che si operino manipolazioni illimitate, tali, si sottintende, da creare mostri, individui adibiti a deposito di organi per trapianti, schiavi. Potrà apparire scandaloso, ma non lo è poi tanto: dell'embrione come tale non ci importa nulla" (la Stampa, 6/2/'99). Tolkien aveva già visto tutto questo, insieme a tante bruttezze del mondo moderno, e aveva indicato gli antidoti: il coraggio e la purezza di Frodo, l'amicizia dei membri della Compagnia, l'attaccamento alle tradizioni religiose cattoliche ("le radici profonde non gelano mai"), l'utilizzo della sapienza nei limiti della giustizia, la consapevolezza che, al di là dei "muri di questo mondo", esiste un Dio che dirige la storia, nonostante la presunzione di Saruman e le melodie disarmoniche di Satana.
    * Docente di liceo a Trento (2 - Fine)
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    [Data pubblicazione: 23/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Tolkien: Master of Middle Earth
    Brittanicus


    Despite the universal derison of the literary establishment, which could never comprehend its inherently noble spirit, Tolkien's The Lord of the Rings was recently voted the greatest work of fiction of the 20th Century by thousands of Waterstones' customers. The accolade is well-deserved, for Tolkien's masterpiece is a classic of heroic romance. Drawing inspiration from traditional European mythology and from his love for the English countryside, Tolkien created an imaginary world and invented mythology which have proved timeless in their appeal.

    First published in 1956, Tolkien's Ring Saga is composed of three books, The Fellowship of the Ring, The Two Towers and The Return of the King. Although the late Walt Disney planned to produce a grand, animated film of the entire trilogy, which would probably have done the mammouth work justice, the film rights were unfortunately acquired by a hyphenated 'Hungarian' film producer. He tore the story to ribbons and totally lost the plot, even portraying Tolkien's white Elvish tribes as Mexicans with Oriental features. It seems that a worthwhile film version of the great work will therefore have to wait until the political victory of British Nationalism unleashes a fresh wave of culturally sound artistic energy. In the meantime, fortunately, we still have the books.

    'National myth'
    John Ronald Reul Tolkien, ex-soldier, expert philologist and Professor of Anglo-Saxon by the time he was just 33, claimed that he wrote his novels to fulfil an inner desire to "create a myth for England." To that end he constructed a highly complex and intricate world of his own, modelled somewhat on Northern mythology and Wagner's opera Der Ring des Nibelungen. The fantasy world, Middle Earth, was inhabited by various races of men, elves, dwarves, Orcs, goblins, trolls and Hobbits. The author devised complete alphabets and languages, such as 'Elvish', created calendars and drew detailed maps of the various kingdoms and homelands of Middle Earth.
    Although Tolkien disliked allegory, his Middle Earth is in many ways like our own, and ethnic realities play an important part in the lives of its inhabitants. For instance, the Numenoreans were an aristocratic race of men, ".... fair of face and tall, and the span of their lives was thrice that of other men of Middle Earth. These were the Numenoreans, the Kings of Men, whom the Elves called the Dunedain."

    But three great evils endangered the Numenorians: plague; invasions by hordes of alien Wainriders from the lands of the East; and racial intermixture:-

    "After the return of Eldacar, the blood of the kingly house and other houses of the Dunedain became more mingled with that of lesser men. For many of the great had been slain in the Kin-strife. This mingling did not at first hasten the waning of the Dunedain, as had been feared, but the waning still proceeded, little by little, as it had before...."

    "For the high men of Gondor already looked askance at the men among them, and it was a thing unheard of before that the heir of the crown, or any son of the King, should wed one of lesser and alien race...."

    "Now the descendants of the kings had become few. Their numbers had been greatly diminished in the Kin-strife ... while others had renounced their lineage and taken wives not of Numenorean blood. So it was that no claimant to the crown could be found who was of pure blood .... and all feared the memory of the Kin-strife, knowing that if any such dissension arose again, then Gondor would perish."

    Comparable to the advanced, highly gifted and intelligent European peoples in our own world, the Dunedain were great pioneers, administrators, leaders and empire-builders, despite making up only small proportion of the total population of Middle Earth:-

    "All told, the Dunedain were thus from the beginning far fewer in number than the lesser men among whom they dwelt and whom they ruled, being lords of long life and great power and wisdom."

    Yet the Dunedain's special qualities and attributes were gradually lost over years of degeneracy, diluted and bred out by mixing with other types, so that their nobility and longevity, bestowed upon them by their Creator, the 'All-father of the Universe', was brought down to the level of their inferiors.

    'Evil'
    The "evil of mixing," as Tolkien describes it, is a major theme of his writing, and is naturally of much interest to those who wish to see the various racial groups of humanity preserved, rather than being destroyed forever through the intermingling of blood.
    As he wrote his epic, Tolkien would mail out each completed chapter to his son, Christopher, who was serving in the RAF in South Africa between 1944-1950. Coincidently, this was at precisely the time when that self-governing Dominion of the British Empire was instituting a policy of separate development for different racial groups.

    In total contrast to the Numenorians, Northmen, Elves, Hobbits and Dwarves are the Orcs, a green skinned, ignorant race of giant goblins who, according to Tolkien, spoke 'snaga-speech'.

    "Orc is the form of the name that other races had for this foul people, as it was in the language of Rohan. The Orcs were first bred by the Dark Power in the North in the Elder Days. It is said that they had no language of their own, but took what they could of other tongues, and perverted it to their own liking, yet they made only brutal jargons, scarcely sufficient even for their own needs, unless it were for curses and abuse. And these creatures, being filled with malice, hating even their own kind, quickly developed as many barbarous dialects as there were groups or settlements of their race, so that their Orkish speech was of little use to them in intercourse between different tribes."

    The Orcs were generally shambling, clumsy brutes, savages created by the sorcerors Margoth and the Dark Lord, Sauron, as war fodder. They were needed to help him to gather the Rings of Power, the means by which he would be able to bring about an evil world empire, and the enslavement of all the peoples of Middle Earth.

    'Usury and manipulation'
    Tolkien's last book, The Silmarillion, published in the 1970s, took this theme even further. Universally panned by the literary world, it tells of an evil, scheming, underground race, which lurks in the shadows, operates usury, dabbles in necromancy and hordes gold and jewels, manipulating events from behind the scenes.
    Though civilisation, freedom, life, honour and beauty seem doomed by the evil forces arrayed against the 'White Council' of Aragorn and Gondor in The Lord of the Rings, the mannish, dwarvish, and elvish armies finally turn the tide with a famous victory at The Battle of Pelennor Fields:

    "East rode the knights of Dol Amroth, driving the enemy before them: troll-men and Variags, and orcs that hated the sunlight. South strode Eomer ... and they were caught between the hammer and the anvil. For now men leapt from the ships to the quays of the Harlond and swept north like a storm .... But before all went Aragorn with the Flame of the West, Anduril, like a new fire kindled ...."

    "Hard fighting and long labour they had still, for the Southrons were bold men and grim, and fierce in despair, and the Easterlings were strong and war-hardened and asked for no quarter. And so in this place and that, by burned homestead or barn, upon hillock or mound, under wall or on field, still they gathered and rallied and fought until the day wore away."

    "Then the Sun went at last behind Mindolluin and filled all the sky with a great burning, so that the hills and the mountains were dyed as with blood; fired glowed in the river, and the grass of the Pelennor lay red in the nightfall. And in that hour the great Battle of the Field of Gondor was over, and not one living foe was left within the circuit of the Rammas. All were slain, save those who fled to die, or to drown in the red foam of the river."

    This is the first victory for the armies of the White Council in a very long war. The men of Middle Earth want only to live in peace and plenty among their womenfolk, families and loved ones, yet they fully realise that it is their sacred duty to take up arms against an enemy who seeks to enslave them. Their war is heroic and just: the pale-skinned mannish, elvish and dwarvish allies are never cruel or mistreat their prisoners, unlike the Orcs, who think nothing of beheading prisoners for fun.

    The fate of a warrior is in his own hands. Wielding his sword and shield he has at least a chance to live, or die, through his own fighting prowess.

    It is clear from Tolkien's personal diaries that he deeply detested modern warfare, especially the aerial mass bombing of civilians in Britain and Germany during World War Two. He regarded the dropping of bombs on defenceless babies, women and old men from thousands of feet above the ground, by those who could not see the devastation they wrought, as repugnant and uncivilised, unworthy of European civilisation.

    'British patriot'
    Tolkien was no pacifist, but he believed that British soldiers should only be called to fight for Britain and her Empire, not in foreign quarrels which were none of our business. The hypocrisy of declaring war upon Nazi Germany, but not on Bolshevik Russia, which had also invaded Poland in 1939, was not lost on Tolkien. Like another British literary genius of the Thirties, Tarka the Otter author Henry Williamson, he believed in 1939 that another fratricidal war between European nations would be a "total disaster." Later in his life he described the bloody conflict which followed as "five years of darkness."
    In the foreword to The Lord of the Rings, Tolkien wrote that:-

    "One has indeed personally to come under the shadow of war to feel fully its oppression; but as the years go by it seems now forgotten that to be caught in youth by 1914 was no less hideous an experience than to be involved in 1939 and the following years. By 1918 all but one of my close friends were dead .... The country in which I lived in childhood was being shabbily destroyed before I was ten, in the days when motor cars were rare objects."

    Parallel to his dislike of modern, impersonal warfare, Tolkien increasingly began to reject and actively oppose the encroachment of mechanisation, automation and the urbanisation of traditional country life. He was one of the first pro-countryside campaigners!

    "Hobbits are an unobtrusive but very ancient people, more numerous formerly than they are today; for they love peace and quiet and good tilled earth: a well-ordered and well-farmed countryside was their favourite haunt. They do not and did not understand or like machines more complicated than a forge-bellows, a water-mill, or a hand-loom, though they were skilful with tools."

    Tolkien's vision was of a Britain of family farms, villages and small towns, with cities of traditional architecture, where scientists would develop the power of technology, producing new sources of energy which did not pollute the environment. Undoubtedly, he would have been horrified by the extent of urban over-development on greenfield sites today.

    'Nobility and freedom'
    There is much with which nationalists can identify in J. R. R. Tolkien's writings: the nobility of ancient and self-reliant peoples; the neighbourliness, comradeship and community spirit of The Shire, with its clean air and green landscape; the heroic life or death struggle for a great cause, between the forces of light, freedom and racial survival, against the conspiracy of corruption and tyranny.
    Tolkien undoubtedly lit a beacon of inspiration in the imagination and hearts of many of his fellow Britons, and indeed among kindred folk worldwide. The Lord of the Rings in particular continues to touch a nerve deep in our racial psyche, which clearly worries the twisted champions of genocide through integration. Any popular literature which has ethnic identity, and the necessity of struggle to protect it, as its theme must inevitably arouse the hostility of the cosmopolitan arts and literary critics network, just as it must deserve our attention.

    Tolkien's healthy, moral and idealistic tales of valour and truth therefore make particularly good Christmas and birthday presents for the children of nationalist families. The Hobbit is ideal for younger children, while The Lord of the Rings will delight teenagers and adults alike. Here there is no perversion, no degeneracy, and no political correctness. Take a look for yourself!



    --------------------------------------------------------------------------------
    Spearhead -- July 1998


    http://library.flawlesslogic.com/tolkien.htm

 

 

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