Trasmessa un’intervista allo scienziato Kelly, morto suicida: «Bagdad è una vera minaccia»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA - Colpo di scena: quando manca una settimana esatta dal rapporto di Lord Hutton sulla morte di David Kelly, l’esperto di armi trovato suicida nel luglio dello scorso anno, la Bbc tira fuori dall’archivio, come un prestigiatore che estrae il coniglio dal cappello, un’intervista inedita che rovescia il caso. Nel filmato trasmesso iersera da Panorama , il maggior programma giornalistico, ci appare Kelly, col volto ascetico incorniciato dalla barba, che soppesa le parole per dire che certo Saddam possiede armi di distruzioni di massa ed è pronto a usarle, anche se non entro 45 minuti, come disse il premier Tony Blair, bensì «nel giro di giorni o settimane». Non solo la Bbc sconfessa così il reporter Andrew Gilligan, che accusò il governo d’avere inserito dati che sapeva falsi nel dossier sulle armi di Saddam: condanna pure i dirigenti della tv di Stato che si fidarono di Gilligan senza controllarne gli appunti, scommettendo così «la casa su fondamenta malferme». La svolta provoca stupore, attenuato solo dalla notizia che Lord Hutton, almeno lui, era stato informato dell’intervista ignota a tutti e, quindi, ne terrà conto nel suo verdetto.
L’intervista di Kelly, concessa nell’ottobre 2002, cioè un mese prima del dossier del governo e otto mesi prima del suicidio, è clamorosa sia per ciò che dice che per il momento in cui viene rivelata. La sostanza è chiara: pur ammettendo che «l’intrinseca capacità dell’Iraq è stata ridotta dal 1991» e che l’intelligence occidentale manca di certezze, per cui «in verità non sappiamo in quale modo» le armi possano essere utilizzate, tuttavia Kelly è sicuro che Saddam abbia tali armi: «Anche se non sono innescate e dispiegate proprio oggi, esiste la capacità di farlo nel giro di giorni e settimane». Intende armi batteriologiche, Kelly, e aggiunge: «Parliamo di Israele e Iran, qui, e di certo egli (Saddam) può usare le armi contro di loro. E non c’è bisogno di un grande arsenale per avere un affetto militare terribile».
Il senso politico di queste parole dall’oltretomba è evidente: non assolvono Blair da errate valutazioni sull’esistenza delle armi di sterminio, ma confermano che la sua convinzione era avvalorata dagli esperti. La colpa dell’errore, se si crede a Kelly, passa dalle spalle dei politici a quelle dei servizi segreti. E non è un caso che un ex capo del Joint Intelligence Committee dica che i suoi successori sono caduti «nel circolo magico del primo ministro» lasciandosi così trascinare a valutazioni non «spassionate». In fondo, la famosa accusa di Gilligan al governo (anzi, al portavoce Alastair Campbell) di avere «reso più affascinante» il dossier non si ritrova nei suoi appunti delle conversazioni con Kelly.
Più comprensibile, quindi, che Kelly stesso si sentisse vittima nello scontro tra Downing Street e Bbc , anche se ciò non giustifica il suicidio.
Ma sconcerta il comportamento della Bbc . Si ha l’impressione che sia in atto uno scontro interno, dove i dirigenti sono, scrive un giornale, «baroni medioevali che si battono per far prevalere la loro versione della guerra delle due rose». Divulgata prima, l’intervista avrebbe rovinato la reputazione di molta gente. Resa nota oggi, svela una verità prima che sia sentenziata da Hutton.
Pochi si salvano dalle rivelazioni di «Panorama», se non il direttore generale, Greg Dike, il quale, alle prime proteste da Downing Street, avrebbe gridato: «Abbiamo raccontato bene questa fottuta vicenda? Altrimenti, è meglio rimediare subito». Invece, s’è atteso fino a ieri.
Di certo, la questione delle armi di sterminio di massa non sarà dimenticata presto. Ieri l’International Institute for Strategic Studies ha emesso un rapporto sugli armamenti della Corea del Nord e l’ha fatto precedere dalla confessione che un suo vecchio dossier, in cui si diceva che Saddam «avrebbe probabilmente usato armi chimiche» in caso d’attacco, «si è rivelato sbagliato».
Una ammissione dovuta, prima di nuove ipotesi su un altro Stato canaglia. Per la cronaca: il rischio che Pyongyang abbia già armi nucleari con cui colpire la Corea del Sud o il Giappone è notevole, ma «c’è ancora tempo per sforzi diplomatici tesi a eliminare l’arsenale nucleare finché è limitato a un pugno di ordigni nucleari».
Alessio Altichieri
© Corriere della Sera
Cordiali Saluti




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