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DAGLI ANNI SESSANTA LA RICERCATRICE INGLESE STUDIA IN AFRICA LE COMUNITA’ DI SCIMPANZE’. QUESTA SPECIE HA RIVELATO DI AVERE IL 99,4 PER CENTO DEI GENI UGUALI A QUELLI DELL’UOMO. "SONO SICURA: GLI ANIMALI PROVANO EMOZIONI"
AL primo incontro Jane Goodall mi appare come una donna minuta ed esile, dal tono della voce pacato, quasi sussurrato. Ma non è così. Negli Anni 60, poco più che ventenne, dimostrando grande coraggio, si trasferì dall'Inghilterra nel cuore dell'Africa, per studiare una specie ancora poco conosciuta, lo scimpanzé. Da allora la perseveranza, l’intelligenza e l’impegno a difesa dell'ambiente hanno fatto di lei una delle figure più importanti della moderna biologia e uno dei dieci "Messaggeri di Pace" delle Nazioni Unite. "All'inizio le difficoltà non mancavano - racconta la Goodall - Gli scimpanzé non erano abituati all'uomo e non riuscivo ad avvicinarli. Poi, improvvisamente, uno di loro venne verso di me e mi toccò la mano. Fu uno dei momenti più intensi di tutta la mia vita". Poco dopo questo "incontro ravvicinato", la giovane ricercatrice fece la sua prima e importantissima scoperta: una mattina uno scimpanzé prese un bastoncino, lo accorciò e lo infilò delicatamente in un termitaio. Poi lo estrasse e si cibò di tutte le termiti che vi erano rimaste attaccate. Per la prima volta un animale veniva osservato nell’atto di costruire e adoperare uno strumento, una vera rivoluzione etologica e culturale. Da allora le scoperte sul comportamento di questa specie, così simile a noi, si susseguirono: Jane Goodall ne tracciò, con gli anni, un profilo dettagliato, scoprendone aspetti delicati come i legami profondi che uniscono madri e figli, ma anche inquietanti, come le guerre tra gruppi diversi e le abitudini carnivore. "Questi animali sanno essere incredibilmente aggressivi - spiega la Goodall - e la loro aggressività può essere molto simile alla nostra. Anche noi siamo aggressivi per difendere un territorio, una femmina o delle risorse alimentari. Ma tra la loro guerra e la nostra ci sono differenze profonde. Le loro lotte sembrano più guerriglie urbane tra ragazzi di bande diverse, le nostre guerre sono molto più sofisticate; siamo in grado di pianificare e costruire armi terribili. Ma la vera grande differenza è che le guerre tra uomini non hanno realmente motivazioni fondate sull'aggressività, ma si basano sulla bramosia di potere e di denaro." Oltre a questi aspetti più oscuri del comportamento degli scimpanzé, Jane Goodall ha scoperto anche molti lati che la convincono della profonda vita emotiva e cognitiva degli scimpanzé. "Sono stata una delle prime ricercatrici - ricorda - a dare i nomi, al posto dei numeri, agli animali che osservavo; sono stata anche una delle prime a parlare di emozioni e di sentimenti. Ma non ho dubbi in merito: gli animali provano delle emozioni." Tutti gli animali? "Probabilmente una zanzara non ha emozioni. Ma non per questo deve venir meno il nostro rispetto. Non amo particolarmente questo insetto, ma ne ammiro il lungo cammino evolutivo che ha portato a questo essere così perfetto. Si possono rispettare gli animali anche senza amarli. Siamo i custodi del pianeta e dobbiamo onorare il compito di preservarne la fragile salute con un impegno profondo." Questo è anche il messaggio che Jane Goodall porta da anni come "Messaggero di Pace" delle Nazioni Unite ed è questo il messaggio contenuto nel suo libro (Muzzio Editore) "Le 10 regole per proteggere le specie animali" scritto con il grande etologo americano Marc Bekoff. Una protezione che deve essere rivolta soprattutto ai primati, che sono in grave pericolo. Un recente studio, pubblicato su Nature, ha rivelato che questa specie potrebbe scomparire dal nostro pianeta entro 10 anni. Uno degli aspetti più tristi è che contemporaneamente a queste allarmanti notizie, arrivano i risultati dai laboratori di genetica dell'Università di Detroit, che riducono sempre più la differenza tra noi e loro. I nostri geni sono uguali a quelli degli scimpanzé, per il 99,4%, così uguali da aver proposto di inserire gli scimpanzé nel nostro stesso genere: Homo. Per aiutarli, la ricercatrice, grazie anche ai diversi "Jane Goodall Institute" sparsi in tutto il mondo (per l'Italia www.janegoodall-italia.org), sostiene un piano di educazione ambientale che si rivolge ai giovani con l'intento di far conoscere meglio la vita sulla terra e promuovere azioni concrete per favorire la salvaguardia ambientale e l'integrazione culturale. Una corsa contro il tempo per salvare non solo una specie in via d'estinzione, ma soprattutto un ambiente senza il quale anche per noi sarebbe difficile sopravvivere.
Monica Mazzotto
La Stampa 21 01 04




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