di John Pilger

Non e' ciò che i guardiani della fede vogliono farvi sapere. Lord Hutton, che dovrebbe conferire sull'affare Kelly, non farà altro che fornire la distrazione più efficace, proprio come fece Lord Justice Scott dieci anni fa con il suo rapporto sulle armi all'Iraq, assicurandosi che la crema della classe politica eviti di essere accusata di crimini.










Il disastro in Iraq sta facendo marcire l'establishment di Blair. Lo stesso primo ministro sembra sempre più scollato dalla realtà, e la sua ultima scempiaggine sulla "scoperta" di "un vasto sistema clandestino per la produzione di armi", smentita persino dal vice-re americano a Baghdad, sarebbe stupefacente se non fosse un altro dei suoi insignificanti tentativi di giustificare il suo crimine contro l'umanità. (Il suo crimine, che e' quello commesso anche da George Bush, e' stato chiaramente definito "supremo" dal tribunale di Norimberga).

Non e' ciò che i guardiani della fede vogliono farvi sapere. Lord Hutton, che dovrebbe conferire sull'affare Kelly, non farà altro che fornire la distrazione più efficace, proprio come fece Lord Justice Scott dieci anni fa con il suo rapporto sulle armi all'Iraq, assicurandosi che la crema della classe politica eviti di essere accusata di crimini. Naturalmente, non era interesse di Hutton trattare del criminale massacro in Iraq; il suo interesse e' allargare la responsabilità del tormento e della morte di un uomo, avendo deliberatamente e scandalosamente scelto di non richiamare e di non contro-interrogare Blair, nonostante sia provato che questi avesse mentito negando "enfaticamente", durante la sua apparizione di fronte ad Hutton, di avere avuto un ruolo nel siluramento del dottor David Kelly.


Altri guardiani hanno lavorato assiduamente. La verità della pubblica opposizione ad una invasione illegale e non provocata, espressa nella più grande manifestazione della storia moderna, e' stata urgentemente revisionata. In un articolo di commiato pubblicato il 30 dicembre, il commentatore ed autore leader del Guardian, Martin Kettle, ha scritto: "Gli oppositori alla guerra devono ricordare che la pubblica opinione attualmente approva l'invasione per due a uno".

La fonte preferita di ciò e' un sondaggio Guardian/ICM pubblicato il 18 novembre, il giorno in cui Bush arrivò a Londra, a fianco ad un articolo in prima pagina, intitolato: "Cominciano le proteste, ma la maggioranza supporta la visita di Bush, mentre cresce il sostegno alla guerra". Di 1002 persone intervistate, solo 426 davano il benvenuto a Bush, mentre la maggioranza o si opponeva o era indecisa. Per quello che concerne poi l'aumento del sostegno alla guerra, il numero assurdamente piccolo di intervistati produce ancora una maggioranza che si oppone alla guerra.

In tutto il mondo, la disinformazione secondo cui "la maggioranza sostiene Bush" e' stata colta al volo - da William Shawcross della CNN ("La maggioranza dei britannici e' felice della venuta di Bush"), dall'ugualmente guerrafondaio William Safire del New York Times e dalla stampa posseduta da Murdoch quasi ovunque. In questo modo, il massacro in Iraq, la distruzione dei diritti democratici e delle libertà civili in occidente, e la preparazione per la prossima invasione, sono "normalizzate".

Ne "La banalità del male", Edward S. Herman scrisse: "Fare cose terribili in maniera organizzata e sistematica si basa sulla "normalizzazione" ... Di solito vi e' una divisione di compiti nel fare e nel razionalizzare l'impensabile, in cui un gruppo di individui brutalizza ed uccide ... mentre altri lavorano per migliorare la tecnica (un gas crematorio migliore, del napalm più adesivo e più ustionante, bombe a frammentazione che penetrano la carne in maniera difficile da individuare). La funzione degli esperti e dei media principali, poi, diventa quella di normalizzare l'impensabile per il pubblico".

L'attuale "normalizzazione" viene espressa succintamente da Kettle: "Mentre il 2003 si avvicina alla fine, e' di certo al-Qaida, più che le ripercussioni della guerra in Iraq, a gettare un'ombra scura sul futuro della Gran Bretagna". Come fa a saperlo? Probabilmente "dal mucchio di notizie d'intelligence che fluisce dalla scrivania del Primo Ministro! Lui lo chiama "realismo puro e semplice", omettendo di specificare che la sola notizia credibile "fluita dalla scrivania del Primo Ministro" e' quella secondo cui l'attacco anglo-americano all'Iraq ha potenziato la minaccia del terrorismo.

Ciò che i "normalizzatori" non vogliono che il pubblico sappia e' la natura e la grandezza del crimine commesso dalla "coalizione" in Iraq - che Kettle definisce "un'opinione sbagliata" - e la vera origine della minaccia globale.

Al di là dei pochi giornalisti onorevoli capaci di andare oltre le aree ufficiali in Iraq, la vastità della carneficina umana e della devastazione materiale e' poco nota. Ad esempio, gli effetti delle armi all'uranio impoverito usate dalle forze anglo-americane sono stati soppressi. I medici iracheni e stranieri riportano che le malattie da radiazioni sono comuni in tutto l'Iraq e che alle truppe e' stato ordinato di tenersi lontane dai siti contaminati. Le lezioni prese dai carri armati iracheni distrutti a Basra, controllata dai britannici, sono così rilevanti che un team di studio britannico ha indossato un costume completo anti-radiazioni, con maschere e guanti. Senza costumi, e senza nessuno che li avverta, i bambini iracheni giocano sui carri armati ed intorno ad essi.

Dei 10.000 americani malati evacuati dall'Iraq, molti manifestano "malattie misteriose" non dissimili da quelle manifestate dai veterani della prima Guerra del Golfo. A metà aprile dell'anno scorso le forze aeree americane avevano dispiegato più di 19.000 armi guidate e 311.000 colpi all'uranio A10. Secondo uno studio del novembre 2003 da parte dell'Uranium Medical Research Center, testimoni residenti nei pressi dell'aeroporto di Baghdad hanno dichiarato che un gran numero di morti ha seguito l'attacco compiuto una mattina con bombe termobariche. Da allora, una vasta area e' stata spianata dagli americani e recintata. Jo Wilding, un'attivista britannica per i diritti umani, ha documentato un intero catalogo di aborti, perdita di capelli, malformazioni orribili all'occhio, problemi cutanei e respiratori tra la gente che vive nell'area. Nonostante ciò, gli anglo-americani rifiutano ostinatamente di permettere che l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica conduca monitoraggi sistematici per la contaminazione da uranio in Iraq. Il ministro della Difesa, il quale ha permesso che i carri armati britannici sparassero proiettili all'uranio in ed attorno Basra, dichiara che le truppe britanniche "avranno accesso al monitoraggio biologico". Gli iracheni non avranno tale accesso e non riceveranno aiuto medico specialistico.

Secondo l'Organizzazione non-governativa Medact, tra i 21.700 ed i 55.000 iracheni sono morti tra il 20 marzo ed il 20 ottobre dell'anno scorso. Tra questi, circa 10.000 sono i civili. Si tratta di valutazioni prudenti; le ferite del trauma impresso ad un'intera società non possono essere valutate. Né gli USA né la Gran Bretagna contano le loro vittime irachene, la cui epica sofferenza non e' "rilevante", secondo un funzionario del Dipartimento di Stato americano - proprio come il massacro di oltre 200.000 iracheni durante ed immediatamente dopo la Guerra del 1991, valutato dal Medical Education Trust, non fu rilevante e non costituì "una notizia".

I normalizzatori desiderano fortemente che questo terrorismo non venga riconosciuto (la BBC confina l'uso dei termini "terrorismo" e "atrocità" alla resistenza irachena) e che l'immane pericolo che esso rappresenta per il mondo sia oscurato dalla minaccia di al-Qaida. William Schulz, direttore esecutivo di Amnesty International USA, ha attaccato il movimento contro la guerra per non essersi unito alla "guerra al terrorismo" di Bush. Dichiara che "la sinistra" deve unirsi alla campagna di Bush, anche alle sue guerre "preventive" o rischia, ancora una volta quel termine, di divenire "irrilevante". Le sue parole fanno eco a quelle di altri normalizzatori liberali che, cavalcando entrambi i cavalli, forniscono la propaganda di copertura ai poteri rapaci, affinché espandano il loro dominio attraverso gli "interventi umanitari" - quali il bombardamento e l'uccisione di circa 3000 civili afghani e la defenestrazione dei Talebani a vantaggio dei signori della guerra sostenuti dagli USA, assassini e violentatori noti con il nome di "comandanti".

La critica di Schulz ignora persino la verità degli studi della stessa Amnesty. Amnesty USA riporta che l'amministrazione Bush ospita migliaia di torturatori stranieri, inclusi molti assassini di massa. Con un semplice paragone matematico tra il terrorismo americano e quello di al-Qaida, il secondo appare una pulce letale. Negli ultimi 50 anni, gli USA hanno supportato ed addestrato i terroristi di stato di America Latina, Africa ed Asia. Le loro vittime si contano a milioni. Le documentazioni sono tutte nei files di Amnesty. La presa del potere in Indonesia da parte del dittatore Suharto produsse "uno dei più grandi eccidi di massa del 20esimo secolo", secondo la CIA. Gli USA fornirono armi, logistica, intelligence e liste delle persone da assassinare.


La Gran Bretagna fornì navi da guerra e propaganda sommersa utile a coprire la scia di sangue. Gli studiosi stimano in quasi un milione le vittime di Suharto tra il 1965 ed il 1966; a Timor est fu il supervisore della morte di un terzo della popolazione: 200.000 uomini, donne e bambini.

Oggi, il massacratore di massa vive in sontuoso ritiro a Jakarta, ed i suoi miliardi sono al sicuro nelle banche straniere. Diversamente da Saddam Hussein, un dilettante al confronto, non vi sarà alcun processo-show per Suharto, rimasto obbedientemente nelle fila della rete terroristica americana. (Uno dei massimi protettori ed apologeti di Suharto nel Dipartimento di Stato durante gli anni '80 era Paul Wolfowitz, il "cervello" dell'aggressione all'Iraq).

Nei giorni sublimi che precedettero l'11 settembre 2001, quando i potenti continuavano normalmente ad attaccare e terrorizzare i deboli, e coloro che morivano erano le non-persone nere o brune che vivevano in luoghi lontani come lo Zaire o il Guatemala, non esisteva il terrorismo. Quando sono i deboli ad attaccare i potenti, allora c'e' il terrorismo.
Ciò non per sminuire la minaccia del fanatismo; ma quello che i normalizzatori non vogliono che la gente sappia e' che il pericolo più penetrante e' rappresentato dai "nostri" governi, i cui subordinati del giornalismo e della cultura definiscono sempre "benevoli": capaci di giudizi erronei e sbagli grossolani, ma mai di crimini efferati. Permeata di fanatismo religioso, di americanismo corrotto e di rampante avidità corporativa, la cabala di Bush sta perseguendo ciò che lo storico militare Anatol Lieven ha definito "la classica strategia moderna di un'oligarchia conservatrice in affanno, che intende trasformare il discontento di massa in nazionalismo", paventando la paura di minacce letali. L'America di Bush, ammonisce, "e' diventata un pericolo per sé stessa e per l'umanità".

La verità taciuta e' che anche Blair e' una minaccia. "Non c'e' mai stata un'epoca", scandì Blair dinanzi al Congresso USA l'anno scorso, "in cui il potere dell'America e' stato così necessario eppure così incompreso, oppure in cui, tranne che nel senso più generale, lo studio della storia fornisca così poche istruzioni per l'epoca in cui viviamo". Il suo fatuo rifiuto della storia e' stato il suo modo per ammonirci di tenerci alla larga dallo studio dell'imperialismo. Vuole che dimentichiamo e che non abbiamo modo di riconoscere storicamente lo "stato di sicurezza nazionale" che lui e Bush stanno edificando come alternativa "necessaria" alla democrazia. Il padre del fascismo, Benito Mussolini, lo capì. "Il fascismo moderno", disse, "dovrebbe più precisamente essere definito corporativismo, poiché esso e' la fusione di stato, potere militare e corporativo". [...] (Pilger a questo punto parla della politica americana in Iraq durante le rivolte sciite e curde, ai tempi di Bush padre. Gli americani non intervennero, dice l'autore, perché a loro non interessava né un Iraq diviso né un Iraq "democratico": tutto ciò che avrebbero voluto, in realtà, era un colpo di stato di uomini del regime, una "giunta dal pugno di ferro", una sorta di Saddam senza Saddam, ndt).

Nulla e' cambiato. Come Milan Rai ha documentato nel suo ultimo libro, Il regime immutato, gli elementi più spregiudicati dell'apparato di sicurezza di Saddam sono oggi sul libro paga di USA e Gran Bretagna, poiché li aiutano nel combattere la resistenza e nel reclutare coloro che formeranno un regime fantoccio di facciata. Un apparato di 10.000 uomini della gestapo, addestrati e pagati dalla CIA opererà allo stesso modo in cui operava sotto Saddam.

Blair lo sa e non dice nulla. Si considerino le sue untuose parole rivolte alle truppe britanniche a Bassora qualche giorno fa a proposito di un presunto ritrovamento di armi di distruzione di massa. Come tanti suoi inganni, quelle parole volevano coprire il fatto che il suo governo ha approvato e messo in pratica l'esportazione di armi ed equipaggiamento militare ad alcuni dei più oppressivi regimi al mondo, come l'Arabia Saudita, l'Indonesia ed il Nepal. All'Arabia Saudita va il maggior numero di esportazioni militari britanniche, insieme a strumenti di tortura e cinture per l'elettroshock. In Indonesia, in cui il potere militare sta cercando di schiacciare il movimento indipendentista in Aceh, vanno i veicoli "anti-sommossa" britannici ed i bombardieri Hawk.

Bush e Blair si vantano della capitolazione della Libia riguardo ad armi di distruzione di massa che, quasi certamente, non possedeva. Ciò e' il risultato, come ha scritto Scott Ritter, di "concessioni estorte come mezzo di guadagnare tempo e non attraverso un reale spirito di cooperazione" - poiché Bush e Blair hanno minato quella stessa legge internazionale su cui e' basato il vero disarmo. L'8 dicembre, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato una serie di risoluzioni sul disarmo. Gli USA si sono opposti a tutte le risoluzioni più importanti, incluse quelle concernenti le armi nucleari. L'amministrazione Bush ha piani di emergenza, spiegati chiaramente nella Nuclear Posture Review del Pentagono del 2002, per usare armi nucleari contro Corea del Nord, Siria, Iran e Cina. Seguendo l'esempio, il ministro della Difesa britannico, Geoffrey Hoon, ha annunciato che, per la prima volta, la Gran Bretagna potrebbe attaccare con armi nucleari paesi non nucleari, "se necessario".

E' come 50 anni fa, quando, secondo documenti declassificati, il governo britannico collaborò a piani americani per sferrare una guerra atomica "preventiva" contro l'Unione Sovietica. Non era permessa alcuna discussione pubblica; l'impensabile fu normalizzato. Oggi, la storia ci ammonisce che, ancora una volta, la vera minaccia e' vicino casa.