Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Jun 2009
    Messaggi
    13,051
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Breve profilo di De Ambris

    Alceste De Ambris
    Sindacalista (1874-1934); per quanto nato a Licciana Nardi, si può considerare parmigiano, per aver trascorso gli anni più agitati della sua vita a Parma. Qui separa la locale Camera del lavoro dalla C.G.L. di indirizzo riformista, ed è uno dei protagonisti dello sciopero agrario del 1908.
    Al momento dell'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra si schiera a fianco di Corridoni, condividendone la posizione interventista.
    Antifascista convinto, nel 1926, privato della cittadinanza, ripara in Francia. E' di quel periodo il suo carteggio con i familiari dall'esilio, conservato alla Biblioteca Balestrazzi, a proposito del quale la stessa pubblica il volume Alceste De Ambris: Lettere dall'esilio, con saggi e annotazioni di Valerio Cervetti e Umberto Sereni

  2. #2
    emiro omofobo meridionale
    Data Registrazione
    15 Apr 2009
    Località
    radio jolla
    Messaggi
    31,711
     Likes dati
    30,365
     Like avuti
    16,051
    Mentioned
    2818 Post(s)
    Tagged
    32 Thread(s)

    Predefinito non so se può interessarvi

    http://www.anarcotico.net/articoli/s...uzionario.html


    I principali esponenti del sindacalismo rivoluzionario italiano furono detti anche socialisti liberisti: portatori sani o pregni di un liberismo antigiolittiano e meridionalista.
    In realta' costoro, che furono effettivamente per la maggior parte meridionali, Arturo Labriola, Walter Mocchi, Romeo Soldi, Enrico Leone, Paolo Orano, Tomaso Monicelli, Maurizio Maraviglia, Ernesto Cesare Longobardi, Nicolo' Fancello, Sergio Panunzio, Agostino Lanzillo, teorizzavano il liberismo come un mezzo e non come un fine, quello che a mio avviso lo storico socialista Gaetano Arfè aveva giustamente chiarito come "liberismo di classe", il quale consisteva in cio': occorre permettere il pieno e libero dispiegarsi delle forze produttive, e segnatamente della classe borghese, consentire un suo rafforzamento ed un suo agguerrimento, rompere appunto il blocco giolittiano industriale capitalistico-operaio-protezionistico, in modo da portare la lotta di classe al suo massimo grado di radicalizzazione e ferocia, al famoso punto di non ritorno; il cimento tra proletariato e borghesia si sarebbe finalmente realizzato con uno scontro frontale e decisivo tra le due forze sociali in lotta e non piu' dilazionato in una serie di scaramucce di scarso rilievo, procrastinanti la pugna fatale e dirimente.
    In questo modo era da attuarsi una preparazione morale delle classi, una coscientizzazione del loro rispettivo ruolo storico e divergente-antagonistico. Anche la guerra, e quella coloniale nondimeno, avrebbe acuito l'esasperazione delle condizioni per lo scontro/confronto ed era quindi secondo questa concezione non solo accettabile ma addirittura augurabile.

    L'analisi era sbagliata perche' fondata sul falso assioma secondo il quale ad un peggioramento delle condizioni economiche, sociali e morali-psicologiche del proletariato corrisponde un aumento, direttamente proporzionale a questa premessa, della coscienza di classe e della consapevolezza dell'essere sfruttati. Cosa che in realta' è vera per il suo contrario: l'abbruttimento sociale e morale porta alla piu' cupa disperazione e all' irreversibile atomizzazione degli individui. A questo medesimo risultato conducono oggi nell'opulento Occidente l'impossibilita' della rivoluzione e la recisione sempre piu' profonda dei legami sociali di appartenenza tra i soggetti umani oggetti di sfruttamento nell'ambito di una economia di mercato divenuta ormai una societa' di mercato, fondata sull'individualizzazione estrema e sulla precarizzazione consolidata della forza-lavoro reificata. Comunque, molti dei concetti enucleati precedentemente a questa mia personale parentesi di giudizio, non tutti pero', sono evidentemente di matrice soreliana, e spiegano come la parte minoritaria dei sindacalisti rivoluzionari fu favorevole alla guerra di Libia del 1911-12 da un lato, e dall'altro come la parte maggioritaria di essi fu fautrice dell'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale fin dall'autunno 1914,con alcune rilevanti eccezioni, come Giuseppe Di Vittorio. Anche se, a onor del vero, Sorel fu aspramente e recisamente contrario ad entrambi i conflitti e fin dall'inizio, e molti che a lui si richiamarono non ne ebbero certamente il consenso e la benedizione, Arturo Labriola in testa, il quale in questo dibattito introduceva una variante in piu' e tutta sua, la sottile e cavillosa distinzione tra lo Stato e la Patria, o ancora tra lo Stato e la Nazione, con i secondi termini rivalutati e difesi.
    Tra parentesi, esiste ed è esistita una forte similitudine tra l' "intervento umanitario", la "guerra umanitaria" delle potenze capitalistiche dell'Intesa in difesa di svuotati e deformati concetti quali la liberta' e la democrazia, nel 1914-18, e la guerra per " motivi umanitari " condotta in Kossovo nel 1999 e in Afghanistan dal 2001 e ancora in corso. Mi ci hanno fatto pensare due intellettuali molto diversi tra loro, proprio Georges Sorel ed il comunista di sinistra olandese Hermann Gorter; il primo con i suoi scritti ed articoli del primo dopoguerra 1918-1922, il secondo con il suo opuscolo "L'opportunismo nel partito comunista olandese", dell'agosto 1919.

    Uno degli esperimenti principali di commistione, compromissione, relativo avvicinamento tra sindacalismo rivoluzionario e nazionalismo fu la nascita della rivista "La Lupa", fondata e guidata da Paolo Orano nel 1910; una iniziativa che ebbe una forte analogia con il breve sbandamento di Sorel nei confronti della rivista sindacalista-rivoluzionaria-nazionalista francese "La cite' francaise"(1910), motivata quest'ultima pero' da connotazioni decisamente antiborghesi. Sorel vi si impegno' soprattutto con intenti nettamente eversivi nei riguardi della Terza Repubblica borghese francese e del suo corrotto sistema parlamentare, verso cui a ragione il filosofo nutriva il piu' profondo odio e disprezzo. Ma nonostante tutto cio', Orano fu uno dei sindacalisti rivoluzionari italiani piu' detestati da Sorel, per via di una forte polemica tra loro, innescata pero' da Sorel stesso,sulla storia del Cristianesimo; Orano aveva scritto un saggio nel quale sopravvalutava l'apporto del mondo latino e della romanita' per lo sviluppo del Cristianesimo, dimenticando la lezione e l'opera soreliana nella quale il contributo della cultura greca in questa dinamica storica emergeva in tutta la sua importanza. Di questo fatto Sorel non si dimentico' mai, e ogni occasione fu da allora buona per attaccare e demolire Orano, alla cui rivista, malgrado le sue reiterate profferte, egli non collaboro' mai.

 

 

Discussioni Simili

  1. Il profilo
    Di v!olet nel forum Fondoscala
    Risposte: 39
    Ultimo Messaggio: 16-02-10, 21:09
  2. Profilo su YouTube
    Di Red River nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 20
    Ultimo Messaggio: 10-06-07, 17:23
  3. L'evoluzione del fascismo. A. De Ambris
    Di Rebel (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 29-08-04, 10:09
  4. Breve profilo del cattocomunista
    Di krentak the Arising! nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 04-06-04, 23:04
  5. Profilo di blob21
    Di Shaytan (POL) nel forum Padania!
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 02-04-04, 13:53

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito