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    Predefinito Tornano gli eroi di Milano, 10 anni dopo.

    Ragazzi, non vi sembra di essere tornati all'epoca di Mani Pulite, con la crisi economica, il governo impopolare, l'ex potente in carcere a San Vittore, interrogato dai PM di Milano che rinunciano alle vacanze, la folla di giornalisti all'entrata del carcere, la gente imbestialita che scrive ai giornali, Emilio Fede e Vittorio Feltri che tifano per la giustizia?



    La Stampa, 29.12.2003

    DIECI ANNI PIU’ TARDI


    DALLE stelle alle stalle, tutto sommato, è un modo di dire che non gli si addice. Perché alle stalle, in fondo, Calisto Tanzi deve tutto. E poi la cella del terzo reparto di San Vittore, che condivide con altri due detenuti per reati comuni, non avrà stelle come i grandi alberghi che un tempo lo ospitavano, ma non è nemmeno una stalla. Anzi. Ristrutturata a nuovo non più di un anno fa, è considerata dagli habitués di piazza Filangieri, una vera sciccheria: pareti intonacate, bagno separato, televisione, brande comode... Sarà per questo che il suo avvocato, uscendo ieri dal carcere dopo 7 ore di interrogatorio, ha dichiarato che «San Vittore è l’ambiente che sappiamo ma per il mio cliente la sistemazione è più che dignitosa». Bisognerebbe chiederlo al cliente se si sente dignitosamente alloggiato, ma per ora non si può. Certo, adesso che rischia di passare il primo Capodanno della sua vita in prigione, prelevato dalla Mercedes con autista e trasferito a San Vittore nel giro di un paio d’ore, privato dell’azienda di famiglia e del saluto dei potenti, la parabola del grande imprenditore alimentare si direbbe compiuta. La storia però insegna. Basterebbe ricordare tutti i nomi della Prima Repubblica finiti per qualche giorno, settimane, o addirittura mesi a San Vittore, per capire che non bastano le sbarre di una prigione per dichiarare finito un uomo. Anche se avere sulle spalle una voragine di 8 o 9 miliardi di euro non è precisamente la condizione migliore per guardare con fiducia al futuro. Ma sono già al lavoro legioni di avvocati e Mister Parmalat ha una certa tempra. E poi la stagione di Mani Pulite è finita. Anche se questa sembra una riedizione triste di quegli anni concitati: gli uffici della procura aperti fino a tarda notte, i legali di grido in assetto da combattimento, il pm Francesco Greco che rinuncia alle vacanze. E il vociare dei Palazzi della politica, ancora incerti sul da farsi ma già pronti a rinfacciarsi le spoglie di un altro impero imprenditoriale che crolla miseramente. Però c’è qualcosa che stona: manca trepidazione, non c’è sorpresa, si legge tra le righe una certa rassegnazione. La stessa che i finanzieri hanno visto sulla faccia di Calisto Tanzi quando l’altro ieri gli hanno chiesto di seguirli; la stessa che s’intuisce vedendo al lavoro i pm di Tangentopoli: un po’ appesantiti, invecchiati, meno battaglieri. Stupiti in fondo anche loro di come, all’alba del 2004, ci sia ancora chi, davanti a un disastro di questo genere che coinvolge piccoli risparmiatori, allevatori, posti di lavoro, finga che tutto si possa aggiustare

    Martedì 30 Dicembre 2003, 10:03


    Parmalat: Probabilmente Gip Entrato a San Vittore Da Ingresso Secondario


    (ASCA) - Milano, 30 dic - Non si e' ancora visto il gip Guido Piffer, davanti al quale Calisto Tanzi dovra' tenere il proprio interrogatorio odierno. Considerata l'ora, tutto lascia presupporre che il gip milanese sia entrato a San Vittore da un ingresso secondario, per eludere cosi' la folla dei giornalisti che numerosissimi si accalcano davanti l'ingresso principale del carcere, lo stesso attraverso il quale sono entrati, intorno alle 9.30 (orario in cui era fissato l'inizio dell'interrogatorio), i tre pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino.

  2. #2
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    31 Dec 2003 124


    Parmalat, ordini arresto per 8 oltre a Calisto Tanzi
    di Emilio Parodi e Jacopo Barigazzi

    MILANO/PARMA (Reuters) - L'inchiesta per il dissesto di Parmalat si allarga oggi con l'ordine di arresto anche per gli altri otto che insieme a Calisto Tanzi, già in carcere da sabato, erano indagati per associazione a delinquere con finalità di falso in bilancio e bancarotta.

    Lo dicono fonti giudiziarie e legali.

    Sette persone sono state fermate in mattinata tra Parma e Milano: i due ex direttori finanziari Fausto Tonna e Luciano Del Soldato e i due dipendenti della società alimentare Gianfranco Bocchi e Claudio Pessina che sono già in cella a Parma.

    Fermati anche i due revisori della Grant Thornton Spa, il presidente Lorenzo Penca, che viene condotto a San Vittore, e il partner Maurizio Bianchi, in carcere a Como.

    L'avvocato Giampaolo Zini è stato fermato a Milano, mentre era nello studio di Oreste Dominioni per stendere un memoriale sulla vicenda. Presso il suo studio di Milano è stata condotta una perquisizione della Guardia di Fiananza di Parma, cui ha presenziato anche il pm Carlo Nocerino, terminata verso le 13.

    L'ordinanza di custodia, firmata dal giudice Pietro Rogato, è di 15 pagine e riguarda anche Giovanni Bonici, presidente di Parmalat Venezuela, che fonti parmensi dicono sarebbe pronto a rientrare in Italia.

    L'ordinanza si basa anche sulla relazione fatta dalla Consob su richiesta della procura di Milano e riportata già nel decreto emesso dalla Procura di Parma per fermare Calisto Tanzi sabato scorso e dove i nove erano citati come membri dell'associazione a delinquere.

    In tale relazione Consob riassume i fatti principali da cui è emerso che la liquidità che il gruppo aveva dichiarato superiore ai 4 miliardi di euro era inesistente.

    Per Calisto Tanzi, 65 anni, si terrà in giornata una perizia medica su una nuova richiesta di arresti domiciliari.

    La guardia di finanza, che ha inviato rogatorie a banche in Sudamerica e Stati Uniti, sta anche effettuando accertamenti "su alcuni conti presso la Bank of America" ha detto una fonte.

    "Tutto nasce da una perquisizione fatta nei giorni scorsi a Collecchio presso la Dpa, società contabile del gruppo Parmalat, da cui sono stati prelevati faldoni e supporti digitali" ha poi aggiunto.

    La Securities and Exchange Commission - autorità di borsa Usa - ha inviato oggi alcuni rappresentati in Italia nell'ambito dell'indagine che ha aperto sulla vicenda. Queste persone sono stamani negli uffici della procura di Milano.

    La procura di Parma ha sentito oggi per circa quattro ore Rainer Masera, presidente di Sanpaolo Imi come persona informata dei fatti.

    AVVOCATO TANZI: CATTIVA FINANZA MA OTTIMI PRODOTTI

    "Lui di finanza non sapeva niente, è un imprenditore. Ci sono molte cose che lui non sa", ha detto oggi Fabio Belloni, avvocato dell'ex capitano di industria.

    "Ci rendiamo conto che ci sono rispamiatori e azionisti che hanno visto sfumare il loro denaro, che hanno visto sfumare il loro lavoro," ha proseguito Belloni, dopo che ieri il giudice Guido Salvini ha detto nella convalida del fermo che l'imprenditore ha dimostrato di ignorare i diritti di risparmiatori e lavoratori.

    "Con la cattiva finanza si possono fare ottimi prodotti" ha detto l'avvocato, dicendo che secondo Tanzi l'azienda deve essere salvata.

    L'inchiesta - sul dissesto finanziario dell'ottavo gruppo industriale italiano che secondo Tanzi avrebbe un buco da 8 miliardi di euro e secondo i magistrati un debito tra 10 e 13 miliardi di euro - si allarga al sistema bancario.

  3. #3
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    Su, ragazzi, un po' di brio, che con la Parmalat inizia la catarsi, non tutto il male vien per nuocere.

    Anche nel 92 il clima era uguale: c'era la crisi, un clima cupo, degli arroganti al potere, la gente già cominciava a ringhiare contro il sistema, e arrivo' al momento giusto tangentopoli: Di Pietro, grazie a Fede e Feltri, divenne un eroe popolare, la gente tifava per i giudici, e due anni dopo la catarsi giungeva a compimento con l'elezione di Silvio Berlusconi e la fuga di Craxi in Tunisia inseguito dalle monetine e dai mandati di cattura.

    Ora un bello scandalo a macchia d'olio, con i revisori che confessano che tutti i bilanci sono falsi, un po' di sana ira popolare contro i ricconi che ci prendono per il culo e ci bruciano i risparmi per portarli nelle loro società off-shore esentasse, e poi via, con un nuovo leader che sappia aprofittare della situazione al momento giusto.

  4. #4
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    In origine postato da brunik
    Su, ragazzi, un po' di brio, che con la Parmalat inizia la catarsi, non tutto il male vien per nuocere.

    Anche nel 92 il clima era uguale: c'era la crisi, un clima cupo, degli arroganti al potere, la gente già cominciava a ringhiare contro il sistema, e arrivo' al momento giusto tangentopoli: Di Pietro, grazie a Fede e Feltri, divenne un eroe popolare, la gente tifava per i giudici, e due anni dopo la catarsi giungeva a compimento con l'elezione di Silvio Berlusconi e la fuga di Craxi in Tunisia inseguito dalle monetine e dai mandati di cattura.

    Ora un bello scandalo a macchia d'olio, con i revisori che confessano che tutti i bilanci sono falsi, un po' di sana ira popolare contro i ricconi che ci prendono per il culo e ci bruciano i risparmi per portarli nelle loro società off-shore esentasse, e poi via, con un nuovo leader che sappia aprofittare della situazione al momento giusto.
    c.v.d. - lo scandalo si allargherà a macchia d'olio. Ci sono migliaia di denunce di risparmiatori. Ieri la signora Tonna è stata spintonata e presa a male parole da alcune signore al supermercato.

    Il Riformista 3 Gennaio 2004
    PARMALAT 1. I RISPARMIATORI INNESCANO ALTRE INCHIESTE
    Sui bond denunce a raffica Per Di Pietro non finisce qui
    «Un’altra Tangentopoli? Allora ci furono abusi ed omissioni»


    Il brutto affare dei titoli spazzatura «non finisce qui», e non solo in rapporto al crack Parmalat. A sostenerlo con il Riformista è Antonio Di Pietro, che ovviamente non dice se ne ha discusso con qualcuno dei vecchi colleghi, ma motiva la previsione richiamando il suo celebre sesto senso investigativo: «Se l'intuito non mi inganna, le inchieste aumenteranno e riguarderanno tutto il mondo dei bond».
    «L'intuito» sulla «nuova Tangentopoli» dei bond, di cui parla l'ex Pm, si percepisce da giorni in diversi tribunali italiani, ed è scritto in migliaia di denunce presentate presso le procure di tutto il paese dagli italiani truffati, indotti soprattutto dalle associazioni di consumatori. L'Adusbef, ad esempio, che ha già fatto da cavallo di Troia per far aprire l'inchiesta su Parmalat a Milano, oltre che a Parma. Spiega Elio Lannutti, presidente dell'associazione ed ex candidato dipietrista, che «nelle varie procure dove sono state presentate le denunce, singoli magistrati sensibili stanno già lavorando, grazie anche alle nostre minuziose ricostruzioni su tutto il capitolo del risparmio tradito. E presto potremmo avere sorprese». Nomi e cognomi di indagati, sembrerebbe di capire. Lannutti cita per il momento soltanto alcune imprese: «Su Cirio e Parmalat si sta facendo chiarezza, ma ci attendiamo risposte su casi quasi dimenticati come Bipop e l'ex Banca 121. Finora gli avvisi di garanzia hanno colpito soltanto pesci piccoli». In verità, le voci riguardano anche altre aziende che hanno emesso bond (e banche che li hanno smistati) negli ultimi anni. Inoltre, Lannutti afferma che «denunce sono partite anche verso chi ha omesso di controllare».
    Proprio il sistema di controlli interessa maggiormente Di Pietro, con una premessa però. Il leader dell'Idv considera il caso Parmalat addirittura più «grave» di Mani pulite: «Con il capitalismo sociale, anche in tempi di corruzione dilagante lo Stato garantiva in qualche modo gli interessi dei piccoli azionisti. Oggi i truffatori, grazie anche al centrodestra che chiude gli occhi su tutto, hanno campo libero. Io stesso andai a denunciarlo alle assemblee di Telecom ed Eni». E visto che «i Pm possono muoversi solo avendo notizia di reato, il controllo non può essere effettuato dai magistrati, ma deve essere preventivo. La mia proposta è l'istituzione di una super-Authority con poteri paragiudiziali, che garantisca i risparmiatori». Con la super-Authority, «le manette di Parmalat si potevano evitare, intervenendo a monte». E se prevenire è fondamentale, per l'ex Pm curare è un dovere: il caso Tanzi dimostra che «alcune volte, per ristabilire lo stato di diritto, le manette ci vogliono».
    Il solito Di Pietro, viene da dire. Anche perché il rischio di una nuova deriva giustizialista è sempre più evidente. Ormai mancano solo le monetine, scriveva ieri il Riformista. E ieri sono arrivate. La moglie di Fausto Tonna, l'ex direttore finanziario della Parmalat, è stata spintonata e presa a parolacce da alcune signore in un supermercato. Già qualche giorno fa, davanti alla sua casa, si erano radunate alcune persone che urlavano insulti. Di Pietro, però, invita alla calma, e accenna persino qualche critica a Tangentopoli, con un ragionamento («Voglio mettere i puntini sulle i») che parte da lontano: «Per affermare che dieci anni fa c'è stata una deriva, bisognerebbe dimostrare due cose: l'abuso di potere dei magistrati e/o eventuali omissioni. Ma per fare questo i Pm avrebbero dovuto agire di scienza e di volontà. Che qualcuno, singolarmente, tra i magistrati lo abbia potuto fare, è stravero. Ma quel qualcuno non sono io». Allora perché Di Pietro viene da alcuni considerato l'icona giustizialista di quegli anni? «Ecco, io accetto le critiche, ma mi disturba la personalizzazione degli attacchi. Non ho mai agito in maniera preterintenzionale, e l'archiviazione delle inchieste su di me lo dimostra». Se invece il riferimento giustizialista «è a singoli errori di gestione, quelli li commettono tutti. Io stesso ne ho commessi tanti, come altri. Ma ce ne corre da qui a far passare Mani pulite per una stagione nefasta, come anche qualcuno del Riformista sostiene».

  5. #5
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    Predefinito Re: Tornano gli eroi di Milano, 10 anni dopo.

    In origine postato da brunik 30.12.03
    Ragazzi, non vi sembra di essere tornati all'epoca di Mani Pulite, con la crisi economica, il governo impopolare, l'ex potente in carcere a San Vittore, interrogato dai PM di Milano che rinunciano alle vacanze, la folla di giornalisti all'entrata del carcere, la gente imbestialita che scrive ai giornali, Emilio Fede e Vittorio Feltri che tifano per la giustizia?

    Ennesimo caso di post di Brunik copiato dal Corriere della Sera.
    Pieffebi, scrivi una lettera di protesta, chiedi le royalties.

    Amici di destra, vi prego: un po' di garantismo per il povero Don Calisto, che tra l'altro è anche un finanziatore di Forza Italia.

    Finchè la sentenza non è definitiva deve essere considerato innocente. Il tesoro all'estero è ancora tutto da dimostrare, la prigione per semplici reati contabili è una pena disumana, senza contare che poi potrebbe sempre intervenire la prescrizione e la vostra rabbia giacobina svanire impotente davanti all'assoluzione del medesimo.

    Non creiamo altri casi Tortora o Wanna Marchi, per favore.


    Corriere della Sera, 9.01.2004

    FINANZA E POLITICA
    Nuovi guardiani Ma indipendenti


    di MASSIMO MUCCHETTI


    Lo spettro di una nuova Tangentopoli si aggira per l’Italia. A dodici anni di distanza dalla scoperta della Tangentopoli della politica, questa seconda, evocata dal ministro dell’Economia in persona, riguarda l’alta finanza e la grande industria. Le inchieste giudiziarie sulle malversazioni alla Bipop-Carire, sulle presunte evasioni fiscali degli scalatori di Telecom Italia, sui falsi e le ruberie di Cirio e Parmalat, sulle spericolate operazioni della Banca 121 bastano e avanzano per dare corpo al fantasma. Come allora, l’occhio delle telecamere insegue benevolo i magistrati dell’accusa. La stampa dedica ampio spazio ai crac.
    I politici esprimono indignazione e invocano fermezza. E il tintinnare delle manette non disturba più nessuno, nemmeno gli esponenti del centro-destra più attenti, in altre occasioni, ai diritti degli imputati.
    Ma le similitudini finiscono qui. Gli esiti della seconda Tangentopoli, infatti, sono ancora tutti da scrivere.
    La campagna di Mani pulite fece emergere quattro degenerazioni del sistema: il finanziamento illecito e sempre più oneroso dei partiti; l’irregolare formazione di posizioni previlegiate nel mercato; l’arricchimento indebito dei manager privati e pubblici che tenevano le chiavi della cassa; l’abuso dei politici, qualcuno per il proprio personale tornaconto, tutti per conservare più facilmente il potere. Stritolata dalla sue intime contraddizioni, la classe dirigente della Prima repubblica non ha saputo rimediare. E i suoi epigoni sono rimasti in mezzo al guado. Del finanziamento della politica, è vero, oggi si parla poco: i partiti sono diventati più leggeri e meno costosi. Ma come non vedere che il maggiore fra loro, Forza Italia, non dipende da nessuno perché ha nel suo leader il principale garante finanziario? Dalla politicizzazione dell’impresa si è passati alla privatizzazione della politica. Che sia un vantaggio è materia opinabile.
    Della liberalizzazione dell’economia, invece, si parla di più. Qualcosa si è anche fatto, ma con un eccesso di timidezza perché alcuni soci dell’Ulivo, che ha governato più a lungo della Casa delle Libertà, nutrivano forse un inferiority complex verso i poteri forti: dalla Banca d’Italia alla Mediobanca di Cuccia. E il processo ha segnato il passo ai confini delle aziende di credito e delle assicurazioni dove la difesa della stabilità delle imprese continua a far premio sui possibili vantaggi di una competizione a tutto campo. Il governo societario moderno è rimasto fermo alle belle intenzioni. Troppo spesso consiglieri indipendenti, sindaci e revisori non hanno avuto il coraggio o l’interesse di anteporre la tutela del mercato ai gettoni di presenza e agli incarichi ben remunerati. Le Autorità di controllo, clonate dal modello anglosassone, abbondano senza che le competenze cruciali siano state davvero redistribuite. Consob e Banca d’Italia, rimaste sostanzialmente com’erano, non hanno dimostrato talvolta lo spirito di iniziativa necessario. Basta guardare agli scandali attuali, per non risalire a storie più vecchie come quelle del Banco di Napoli.
    Insomma, la scoperta della prima Tangentopoli è bastata ad azzerare buona parte della vecchia classe politica, ma non a cambiare radicalmente le logiche dell’economia che avevano avuto parte nel favorirla. Ora Tremonti evoca il nuovo spettro. Il ministro dell’Economia ha capito prima dell’opposizione la portata dello scandalo Cirio e poi di quello Parmalat e la necessità che, nell’Italia del 2004, chi vigila debba rendere conto del proprio operato. Questo gli dà un vantaggio nell’impostare la riforma delle autorità di controllo. Non è un caso se una parte del centrosinistra, nonostante il clima incattivito da episodi come la legge Gasparri, si dica disponibile a rivedere il ruolo della Banca d’Italia. Ma in simili materie la forma è molto, se non tutto. L’aver avvistato la tempesta non giustifica la tendenza, che emerge dalle bozze del disegno di legge tremontiano circolate fin qua, a sottomettere alla maggioranza politica di turno la nuova commissione di vigilanza. La nomina a maggioranza semplice dei commissari da parte dei due rami del Parlamento, sia pure dopo le tre prime votazioni di rito a maggioranza qualificata, parla da sé. E così l’obbligo del presidente della commissione di informare il ministro dell’Economia ogni mese, e in via riservata. Altro sarebbe rendere conto in modo serio e trasparente al mercato e al Parlamento. Nel biennio di ferro 1992-’93 la politica ammutolì. E quell’afasia non fu un bene. Ora lo scandalo colpisce l’economia. Anche se venissero scoperte nuove tangenti, difficilmente avranno una portata tale da oscurare gli strani affari del cavalier Tanzi. Dunque, la politica parla. E può essere un bene, a patto di non dimenticare che quanto maggiore è il potere degli organi di controllo sull’economia tanto più salda dovrebbe essere la loro indipendenza dai controllati e dal governo. Diversamente, la politica rischierebbe di tornare, per interposta Autorità, ai rapporti di un tempo con il mondo degli affari.

    Massimo Mucchetti

  6. #6
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    Domenica 11 Gennaio 2004, 10:42


    Di Pietro Denuncia Connivenze Tra Affari e Politica
    (AGI) - Roma, 11 gen. - "Il caso Parmalat è un campanello d'allarme di una situazione che ci riporta indietro, addirittura a prima di Mani pulite. E' come allora, peggio di allora". La denuncia giunge da Antonio di Pietro, che intervistato dal Corriere della Sera spiega: "Oggi al pari di dieci o quindici anni fa ci troviamo di fronte a un capitalismo gravemente ammalato. Ma se prima il virus della corruzione - prosegue l'ex pm - danneggiava lo Stato e le sue istituzioni, adesso le distorsioni e e le violazioni del principio del libero mercato puniscono pesantemente il cittadino che è l'anello debole della catena. Mani pulite - rincara la dose Di Pietro - scoprì il finanziamento illecito della politica. Ora, a certe condizioni, non è più illecito, Ma ieri e oggi resta la considerazione che gli imprenditori foraggiano la politica a tutto tondo". La denuncia appare chiara: "Siamo al consociativismo degli affari. Lo si era intuito e visto con Gardini. Tanzi è come Gardini, Nel 1996 ha finanziato l' Ulivo. Nel 2001 ha finanziato Forza Italia".

  7. #7
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    Amici, converrete che ora che è entrato in gioco il Geronzi il discorso si fa molto interessante e succoso.

    Il nostro Banco di Roma, ora Capitalia, non è mica stato l'artefice del risanamento e della quotazione in borsa di Mediaset nel 94-95?



    Martedì 13 Gennaio 2004, 12:08


    Parmalat, inchiesta si allarga a "banche e politici", dice fonte


    PARMA (Reuters) - Mentre in procura a Parma è iniziato il quarto interrogatorio dell'ex direttore finanziario della Parmalat Fausto Tonna, gli investigatori dicono che si stanno concentrando sul ruolo avuto non solo da alcune banche ma anche da alcuni politici.


    Lo dice una fonte giudiziaria, rispondendo alla domanda del coinvolgimento che possono avere avuto nel dissesto finanziario del gruppo gli istituti di credito italiani e stranieri.


    "Ormai è chiaro. E' lì che puntiamo, a banchieri e politici," ha risposto la fonte senza voler aggiungere dettagli.


    A Milano ieri è stato sentito da due pm milanesi come persona informata dei fatti un funzionario di Bank of America (NYSE: BAC - notizie) mentre oggi è il turno di due avvocati del gruppo Citigroup (NYSE: C - notizie) a colloquio con il pm milanese Francesco Greco.


    Da quando è scoppiato il caso Parmalat (Milano: PRFI.MI - notizie - bacheca) , a Milano sono circa 25 le persone sotto indagine per i reati di truffa, aggiotaggio, falso in bilancio e falsa revisione, mentre alcune decine sono indagate a Parma per reati di associazione a delinquere con finalità di falso in bilancio e bancarotta.


    Tanzi è detenuto a San Vittore a Milano dal 27 dicembre, mentre successivamente sono stati arrestati anche alcuni ex dipendenti, consulenti e due revisori del gruppo alimentare.

  8. #8
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    Mercoledì 14 Gennaio 2004, 173


    Parmalat: Arrestata Donatella Alinovi, Moglie Di Tonna
    (ASCA) - Parma, 14 gen - E' stata arrestata Donatella Alinovi, moglie di Fausto Tonna. Per lei l'accusa e' di riciclaggio. Secondo quanto si e' appreso, nel corso dell'operazione che ha portato al suo arresto, e' stata recuperata una cassetta di sicurezza contenente un milione di euro. Alla donna, comunque, sono stati concessi gli arresti domiciliari, mentre il marito e' ancora rinchiuso nel carcere di via Burla.

  9. #9
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    Ricordate i suicidi di tangentopoli?

    Anche Tasche Pulite ha già il suo suicida. Speriamo che tra qualche tempo non diano la colpa ai giudici.

    Venerdì 23 Gennaio 2004, 20:26

    Parmalat: Suicida Collaboratore Di Tonna
    (ASCA) - Milano, 23 gen - Arriva la prima vittima apparentemente legata al crack Parmalat. Alessandro Bassi, un funzionario amministrativo addetto alla contabilita' dell'azienda di Collecchio ed uno dei collaboratori degli ex direttori finanziari Fausto Tonna e Luciano Del Soldato, si e' suicidato questo pomeriggio gettandosi da un ponte sul fiume Ceno, in localita' Rubiano, tra Fornovo e Solignano, nella campagna di Parma. Aveva 42 anni, lascia la moglie e due figli. Il pm, Pietro Errede, recandosi sul luogo della tragedia ha comunque dichiarato che ''penso si tratti di suicidio'' ma se ''sia legato al crack non sono in grado di dirlo''. Nel frattempo e' giunto subito alla famiglia un messaggio di cordoglio da parte della societa' e del commissario Enrico Bondi. ''Il Commissario Straordinario di Parmalat, Enrico Bondi, i suoi collaboratori e tutti i dipendenti del Gruppo - si legge in una nota - hanno appreso con dolore la tragica scomparsa di Alessandro Bassi, da lungo tempo funzionario dell'azienda. Sono vicini alla famiglia, alla quale esprimono il loro profondo cordoglio''.

  10. #10
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    Ricordate quando Grillo diceva che i socialisti erano ladri due anni prima di tangentopoli, non lo facevano andare in TV ma riempiva i teatri?

    Ora aveva già parlato di Tanzi e Cragnotti un anno fa, ora parla di Tronchetti e Berlusca, non lo lasciano andare in TV ma riempie i teatri.


    ATTACCO AL CUORE DEL POTERE
    “L’ITALIA? UNA BELLA VETRINA. ENTRI E NON C’E’ IL NEGOZIO…”
    L’IRA DI BEPPE SU TRONCHETTI E ANDREOTTI, BUSH E BERLUSCONI
    “L’AVETE VISTA LA “TOSCA” DI DALLA? SONO TUTTI FROCI, SOPRA E SOTTO”




    Lo sbarco di Grillo nella cappella Sistina della borghesia romana è stato straordinario per almeno due motivi. Il primo: la latitanza assoluta non solo di qualsiasi celebrità stracciacula (e si capisce perché non c’è modo di avere biglietti omaggio da Beppe il terribile ); ma anche di qualsiasi volto noto e gente comune della sinistra più o meno poco ortodossa. Perché tutti vanno in processione da Nanni Moretti o in pellegrinaggio da Sabina Guzzanti, per non parlare dei girotondi intorno al palco di Daniele Luttazzi o Paolo Rossi, e nessuno – ma proprio nessuno - ha voglia di assistere al più strabiliante e feroce attacco che Grillo porta al cuore del Potere?


    Secondo. Ciò che si ascolta in un teatro Sistina strapieno di generone romano (sic!) impellicciato e ben pasciuto, è un cataclisma ben vivo, benché distruttivo. Un ciclone, un tornado di che non muore mai, al massimo cambia nome, e la risata trasloca nel tragico. Grillo non ha mai bisogno di alibi contenutistici/ideologici, come succede a gran parte dei nostri Benigni. Fa ridere senza battute, senza giochi di parole, senza ammiccamenti, senza costruire equivoche situazioni da avanspettacolo; fa ridere per la precisione socio-politica dei suoi rimandi alla realtà di tutti i giorni.

    Ecco una serie di micidiale “grillate” che abbiamo raccolto seduti in platea e dalle cronache dei giornali. “L’Italia? Una bella vetrina. Entri e non c’è il negozio..”. “Parmalat? Non è la pecora nera; è la normalità..”. Contro Telecom e Tronchetti: “Lui sarà il prossimo vedrete, il tronchetto dell’infelicità. Cento mila miliardi di debiti…Se avete azioni Telecom state attenti…”. “L’economia? Scomparsa: si è tramutata in finanza”. Botte al sottosegretario della Giustizia Vietti, che ha cassato il divieto di emettere obbligazioni superiori al patrimonio aziendale. “Il presidente della Consob ha visto il bilancio Cirio: c’è qualcosa di anomalo… ma bastava guardare la fedina penale di Cragnotti. In Canada è interdetto a vita!”.


    Ancora. “Oggi il più grande esperto di finanza è Sergio Cusani: che mondo è?”. “Berlusconi scompare per 20 giorni. Avrà la prostata, poverino… No, si è fatto un lifting! Ma vaffanculo…”. Che faceva Giulio Tremonti? Il commercialista con ufficio in Lichenstein”. “Emilio Colombo ha la scorta, due che lo seguono? No, ha una scorta di coca. Scopo terapeutico causa ragadi ed emorroidi. Da che parte tirava la coca? Dal culo?”.

    Volano strali su “Carbonella” Scaroni, che patteggiò dieci anni fa per tangenti, e soprattutto sul finanziere Francesco Micheli, definito senza mezzi termini, sull’affare Genextra con l’oncologo delle allodole Umberto Veronesi. “Previti, uno che vuole essere processato da un giudice che la pensi come lui”. “Fini si è circonciso da solo tre volte, gli è venuto un prepuzio così”. “Halloween, la festa di Andreotti. Quando morirà, dalla gobba verrà tirata fuori la scatola nera e 50 anni di merda”. “Dopo la riforma Moratti, è gesù che si stacca dalla croce e se ne va dalla scuola”. “Gasparri ha un occhio analogico e uno digitale”.



    “L’avete vista la Tosca di Dalla? Sono tutti froci, sopra e sotto”. “Ma ci pensate? Nel nostro Paese i giudici hanno chiesto a me, a un comico, a uno che per mestiere dovrebbe far ridere, le storie della Parmalat... Mi hanno prelevato con le macchine della Finanza e giù con le domande, dove sei nato, quando sei nato, una raffica che mi faceva confondere… Mi dispiace soltanto di non averle raccontate in televisione, certe cose, almeno i pensionati non avrebbero perso i loro soldi... Il fatto è che in tv il comandamento è: puoi dire tutto, basta che non fai nomi...”

    Sui Carabinieri di Nassyiria. «Turlupinati due volte: con l'assicurazione che, al triplo dello stipendio, sarebbero andati in missione di pace, in un luogo non più pericoloso». “Quali sono i veri Imam di questo secolo? Bush. Dislessico, ex alcolizzato, confondeva Afghanistan con Agfanistan, il suo vero terrore è che gli stati arabi vendano petrolio in cambio di euro e non di dollari, fa guerra al terrorismo che è una tattica, con perdite in Iraq di 500 americani contro 5000 civili, rapporto 1 a 10 come nelle occupazioni naziste”.


    BLACK OUT ITALIA
    Intervista a Grillo di Nicola Angerame per l’Unità


    Dopo il crack Parmalat, Beppe Grillo sembra diventato quasi più un guru che un comico. In teatri sovraffollati spiega come il sistema si stia decomponendo, ci catapulta in un'era segnata da un «imbarbarimento della specie», gli spettatori si sbellicano dalle risate e pensano con angoscia: «e se fosse tutto vero quello che dice?». L’artista, che da stasera al primo febbraio è al Teatro Sistina di Roma con lo spettacolo Black Out, sul palcoscenico è come un fiume: definisce la vicenda Parmalat, «la più grande truffa del mondo», definisce Bush «il più grande Imam della terra», constata che «mai come oggi sono seguito, proclama che la corruzione «è la base economica su cui poggia tutta l'economia occidentale». Da quando ha iniziato trent'anni fa il suo «teatro» apocalittico è rimasto quello di una risata rivelatoria, di chi denuda il re. Rispetto al passato fa marcia indietro solo su un punto: «Un tempo ero euroscettico, adesso sono costretto a credere nell'Europa perché altrimenti ci resta l'America di Bush».


    Sulla scena Grillo rinnova di continuo i bersagli. Se la prende con le case farmaceutiche che hanno abbassato i tassi per definire le patologie del colesterolo, del diabete e dell'ipertensione: «Chi era sano ieri, oggi con gli stessi valori delle analisi è malato». Mostra un fumetto distribuito nelle scuole tedesche: «Serve a convincere i bambini a chiedere ai genitori gli psicofarmaci contro una sindrome scoperta di recente. L'editore del fumetto è la multinazionale che ha scoperto la sindrome e produce i farmaci per curarla ». Chiude le due ore di sofferte riflessioni sul palcoscenico elencando le ultime denunce nei suoi confronti (una anche di Previti) e invita il pubblico ad essere anche «un po' buffone». È il suo modo di chiamare a raccolta e coinvolgere la società civile. Si potrebbe quasi definirlo un teatro movimentista.

    Con il caso Parmalat lei sembra essere stato buon profeta. Cosa prova?

    Quando un comico diventa un premonitore di catastrofi di borsa vuol dire che siamo alla frutta, che il sistema è collassato. Ormai c'è gente che prima di comprare azioni del Mib 30 mi chiama a casa. Sono in imbarazzo. Nel 2001 parlando dell'economia in generale dicevo che Cragnotti e Tanzi si dividevano centinaia di miliardi pubblici. Sono loro i veri comunisti d'Italia, come tutte le grandi imprese. Lei pensi a un operaio dell'Urss di trent'anni fa: era anonimo e sostituibile, come le Spa di oggi, non si sa chi sono. Non ci dobbiamo stupire se il sistema costituito da banche, Consob, borsa e grandi gruppi aziendali sta collassando. Ora, per fallire nel latte più che essere disonesti bisogna essere scemi e spendere miliardi nei cappellini di Lauda e grandi squadre di calcio: è il complesso berlusconiano che hanno gli imprenditori di provincia. E poi l'idea di fare la Coca-cola del latte... Il latte è un prodotto perfetto con una tecnologia di un milione di anni, esce già pronto per essere consumato. Tanzi gli ha tolto le proteine e ne ha fatto una cosa a lunga conservazione che non dovrebbe più chiamarsi latte, ha studiato un prodotto per coprire gli investimenti. Faceva un latte fresco a otto giorni e con queste allucinazioni prendeva i soldi dallo Stato. Ha preso cospicui finanziamenti dalle tasse degli italiani.


    Pare che prima dello scandalo nessuno sapesse nulla e invece lei, che è un attore, un comico, sapeva. Dove trova queste informazioni privilegiate?

    Ha mai provato a leggere un bilancio? C'è da morir dal ridere. Quando andavo alle riunioni degli azionisti della Telecom per sentir leggere i bilanci c'era da sbellicarsi. Basta un ragioniere di terza categoria per capire. E poi c'è un principio: se io mi faccio una società alle Cayman sono una persona disonesta, anche se la legge lo permette. Infatti stiamo assistendo negli ultimi anni alla nascita della figura del delinquente che si percepisce come una buona persona. È il fuorilegge a norma di legge. Provi a vedere i bilanci delle società del Mib 30, uno qualsiasi: il 90% del loro patrimonio sono prestiti. Se uno possiede un'azienda sana non la va a dividere con gli altri quotandola in borsa. Applico principi di buon senso, da buon Genovese. Provengo da una famiglia di industriali, ma gli industriali non erano dei ragionieri come questi qua. Penso a Pirelli, Olivetti o Piaggio, che faceva le Vespe in Italia e le vendeva nel mondo.


    Parla di un capitalismo classico al tramonto?

    Oggi sono dei principianti senza un senso etico. Prendiamo il concetto di Ford della catena di montaggio: un operaio, nel ‘30, guadagnava da Ford l'equivalente di 150 mila lire al giorno perché fosse in condizione di comprare la macchina che costruiva. Erano etiche diverse. Questi manager sono fasulli. Bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi tirarli fuori e mandarli via dicendo loro o rischi i tuoi soldi e metti la tua responsabilità illimitata, o resti fuori. È una regola che stanno attuando negli Stati Uniti, mentre in Italia abbiamo tolto il falso in bilancio, rendendolo un reato amministrativo. Là rischi 25 anni di carcere. Essere imprenditori è un'altra cosa, è seguire le idee di Adam Smith che parlava di etica, delle virtù del capitalista e di passioni. Lui era un umanista e non ha mai pensato a questo tipo di economia, dove chi produce la birra poi si fa le leggi sulla birra. Diceva che la tutela era nelle mani dello Stato. Quindi questi sono finti capitalisti, finti liberisti; hanno un'economia pianificata perché fanno finta di farsi concorrenza, ma la concorrenza non c'è.

    Quale responsabilità hanno le banche?

    Non parliamo delle banche. Dovreste analizzare un contratto, non ce n'è uno che si attenga alla legge della trasparenza. Aggirano le leggi, come l'ipoteca che dura vent'anni e loro la rinnovano tacitamente per prendere le spese di estinzione dell'ipoteca, cose da denuncia. Su tutto il risparmio assistito degli ultimi 15 anni, il 99% degli investitori ci ha rimesso i soldi; gli unici guadagni sono venuti da Bot, Cct e buoni postali. Negli Stati Uniti chi compra azioni può diventare proprietario, dire la sua, qui in Italia gli azionisti non possono dir nulla, alle riunioni nessuno può mettere in discussione alcunché. Pochi mesi fa le più grandi banche del mondo sono state multate in America con 1,4 miliardi di dollari per truffa aggravata agli azionisti e ai correntisti. Quando in un contratto si dice che la banca può rescindere, ma se lo faccio io devo pagare penali, è una truffa legalizzata. Se la banca mette delle spese solo per ricevere i soldi che le restituisco dopo un prestito, questa è una truffa. Sono tutte truffe. Ci sono persone che non hanno accesso al credito, mentre persone che non avrebbero dovuto averlo lo hanno, come questi grandi industriali.

    Cosa vuol dire tutto questo?

    Che il sistema sta marcendo, questi ne sono i sintomi: se non li curiamo adesso sarà troppo tardi. Oggi vediamo una bella vetrina, ma non c'è più il negozio. La gente arriva al 15 e non più al 30 del mese, non si ammazza più da sola, prima uccide tutta la famiglia e poi si suicida. Sono sintomi di un'umanità che non vede il futuro. Sono tutti proiettati nel passato e nessuno ha un'idea del futuro. Alla Confindustria nessuno pensa di cambiare i sistemi produttivi ed energetici. L'ambiente, fanno finta che non ci sia. Parlano di flessibilità perché pensano ancora a lungo che ci saranno poveracci che lavorano per pochi dollari la settimana. C'è ansia e rabbia nella gente. Per questo ho sempre più pubblico. Hanno tutti un'ansia e non sanno perché, sperano che io glielo dica e invece ce l'ho anche io quest'ansia.


    Dal suo teatro si aspetta una reazione o una mobilitazione della società civile?

    Direi di sì. A me piace far ridere con argomenti serissimi. È la mia caratteristica: parlo di cose di fronte a cui la gente resta stranita. Anticipo l'attualità, facendo un lavoro che dovrebbe fare ogni giornalista onesto. Lavoro quattro mesi e otto mesi giro nei teatri. Reperisco informazioni andando alla fonte, leggo i libri di gente che vede il mondo in un altro modo da anni. Perché per me il teatro è un luogo dove la gente viene, si siede e ascolta. Lo scopo è destare il senso critico, ma anche esortare tutti ad essere un po' cialtroni, anarchici e buffoni. Dico: disegnatevele voi di notte le piste ciclabili, fate qualcosa! Oggi serve una chiave di decodifica perché facciamo guerre di marketing, morti di marketing e abbiamo piazzisti ai governi che si fanno le leggi. E siamo solo all'inizio.

    Lei ha fatto televisione con eccellenti ascolti: 22 milioni al Festival di Sanremo, 15 milioni nel recital del 1994. Se dovessimo seguire le regole dell'auditel dovrebbe avere una rubrica su Rai 1 ogni prima serata.

    Se portassi in diretta su Rai 1 lo spettacolo che faccio oggi in teatro sono sicuro che cadrebbe il governo. Non perché sia io, ma perché si tratta di cose a cui basta dare una spallata e vanno giù da sole. Sono tutte costruite sul nulla: su elezioni a cui nessuno partecipa, su democrazie che sono ormai concetti vuoti e su un popolo sovrano che non c'è più. La televisione dovrebbe essere super partes, dovrebbe essere potente, far paura e riuscire a buttare giù un governo in 24 ore se non merita di stare su. Dovrebbe essere la forza dell'informazione, ma mi viene da ridere: siamo arrivati al giornalista che si autocensura per far piacere al potere.

    Che rapporto ha ora con la tv?
    Consiste nel guardare un programma con i miei cari e esclamare insieme: che culo che non ci sono! Non faccio parte di quel mondo lì e ne sono orgogliosissimo. A Milano abbiamo fatto 40.000 presenze attaccando due manifesti, a Roma neanche quelli perché i posti sono andati via in due settimane. Per me è un momento magico: più si incancrenisce la situazione più divento una belva.



    Dagospia.com 23 Gennaio 2004

 

 

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