Da Liberazione
"Care opposizioni, non ci siamo»
Reduce dal Forum Mondiale di Mombay («Un'esperienza eccezionale, da molti punti di vista»), nonchè da esperienze internazionali rilevanti come l'incontro di Berlino (che ha fondato il nuovo soggetto della sinistra europea), Fausto Bertinotti deve ora "rituffarsi" nella politica nazionale. «In questo momento» dice subito «il problema essenziale è la costruzione di un'opposizione politica e sociale alle destre, degna di questo nome. Ovvero: il punto di partenza ineludibile è la «inadeguatezza dell'opposizione attuale», come egli stesso ha scritto, una decina di giorni fa, in una lettera inviata a tutti i leader del centrosinistra. Proprio per oggi (27 gennaio, ndr.) era in calendario un incontro congiunto tra Ulivo, Rifondazione. Italia dei valori, insomma, tutte le forze che si battono contro il governo Berlusconi: ma l'appuntamento è stato rinviato. Per il segretario di Rifondazione, non si tratta di una scelta spuramente tecnica: «Tutto si può sempre rinviare» dice «ma in questo caso il rinvio è un indizio evidente della sottovalutazione del problema: la necessità di dispiegare una opposizione efficace». Nell'intervista che segue, parliamo non soltanto dell'attualità politica bruciante, ma anche del dibattito su violenza\nonviolenza che è in pieno svolgimento sulle colonne di Liberazione , del Partito europeo e dei problemi del Partito, alla vigilia di scadenze moltoi impegnative.
Molti esponenti dell'Ulivo, come Rutelli, hanno avviato una sorta di "campagna" fondata sulla necessità, a loro parere, di dire dei Sì oltre che dei No. E su questa base hanno avanzato ipotesi come quella sulle pensioni.
Questa contrapposizione tra i Sì e i No è priva di qualunque significato. Ovvero, è usata da tutti coloro che hanno in mente sia di ridimensionare il conflitto sia di non entrare in contrasto con il sistema delle imprese, mentre è evidente che ogni istanza propositiva nasce giocoforza da un No. Prendiamo la questione delle pensioni. In tutta evidenza, il governo di centrodestra vuole demolire il sistema previdenziale pubblico - ridimensionarlo drasticamente, privatizzarlo, come dice la Cgil. Se è così (e non c'è dubbio secondo me che sia così) è essenziale, prima di ogni altra cosa, rifiutare questa proposta: se no, vuol dire che la si assume, semplicemente graduandola e dosandola diversamente. L'ipotesi di Rutelli, infatti, si colloca sullo stesso terreno prospettato dal Governo, ne assume l'ispirazione, ne modula diversamente le conclusioni. Ha ragione Furio Colombo (sull' Unità di ieri, ndr.) quando denuncia l'errore del centrosinistra: non si può "incalzare" il Governo, incitandolo ad andare avanti nelle sue proposte, data la natura di queste proposte su molti terreni (scuola, lodo Schifani, devolution, giustizia, oltre ai già citati). Noi siamo tenuti ad esprimere una opzione alternativa , non ad emendare - o ad attenuare - le politiche dell'esecutivo.
Loro possono obiettare: per essere credibili, bisogna anche essere realisti...
Ma un'opposizione emendativa non solo sbaglia: è inefficace. Non vede la natura di classe e a-democratica dei problemi. Non coglie le domande del movimento e dei movimenti. A conferma del fatto che non ci siamo , c'è questo rinvio dell'incontro delle opposizioni che doveva tenersi oggi. A me pare grave non certo perchè esistano appuntamenti irrivianbili. Ma perchè, appunto, è il segnale che non si percepisce la drammaticità della situazione, dopo il forcing di Berlusconi. E non si è capaci di leggere quel che sta accadendo nella realtà. Torno all'assunto iniziale: questa opposizione è inadeguata. Non ha nè programmi nè obiettivi adeguati.
Puoi fare qualche esempio?
Ne faccio cinque. Uno, anzi, l'abbiano già fatto, le pensioni. Aggiungo che i sindacati, su questo tema cruciale, hanno fatto una battaglia, una mobilitazione di massa, fino allo sciopero generale. Poi, l'uscita di Rutelli non solo si è smarcata, in negativo, da Cgil, Cisl, Uil, ma si è avvicinata alle posizioni del Governo. Il risultato è stato, per ora, la crescita della polemica e della divisione all'interno dello schieramento di opposizione.
Secondo, la Fiom. Il maggiore dei sindacati metalmeccanici, che rifiuta il contratto separato, organizza una lotta imponente, con una larghissima adesione dei lavoratori, e innesca una vasta contratatzione aziendale. Non solo le opposizioni non affrontano questo nodo (il rapporto tra politiche salariali e inflazione programmata), ma tace su questioni decisive, anche per la democrazia del Paese: il diritto dei lavoratori a pronunciarsi sul contratto che li concerne.
E' lo stesso problema - terzo esempio - posto dagli autoferrotranvieri: anche qui le opposizioni si dividono, senza cogliere il significato di una rottura che ha dimensioni di massa, e che ha al suo centro la tenuta sul contratto e le politiche redistributive. Quarto esempio, la scuola. C'è stata una grande manifestazione contro il decreto Moratti, con larghe implicazioni unitarie. Ma dove sta la capacità delle opposizioni, come tali, di assumere politicamente (e di proiettare istituzionalmente) questa straordinaria spinta di massa per la scuola pubblica? Da ultimo, non certo in ordine di importanza, la questione pace\guerra, ovvero la questione dell'Iraq.
Un ulteriore caso, più grave degli altri, dello scarto di cui dicevamo tra le istanze del movimento e le proposte dell'opposizione. Che a tutt'oggi, non chiede unitariamente ciò che chiedono milioni di pacifisti: il ritiro di tutti gli eserciti occupanti dal paese iracheno.
Come vedi, non pongo problemi settoriali. Pongo il tema della qualità dell'opposizione.
E della sua efficacia. Fabio Mussi, proprio in un'intervista a Liberazione, ci ha detto che, così continuando, rischiamo di vendere la pelle dell'orso prima di avere ucciso l'orso. Rischiamo cioè di perdere la battaglia decisiva contro le destre. Sei d'accordo o no che ci sia questo pericolo?
Sì. Nel Paese si avverte una diffusa crisi di consenso alle politiche del Governo. Se le opposizioni rinunciano adesso a dotarsi di una vera prospettiva alternativa, il risultato potrebbe anche essere quello di un recupero del centrodestra. Viceversa, si potrebbe produrre un'ulteriore sfiducia di massa nella politica, anche quella dell'opposizione, appunto. Per questo, io penso che le sinistre debbano costruire al più presto un'iniziativa comune, nella quale noi di Rifondazione - il Partito - non possiamo che essere protagonisti e impegnarci a fondo, in una campagna che veda in prima fila i nostri circoli e le nostre federazioni.
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Divisi su tutto, uniti solo nell'odio a Berlusconi.....
E questi qua vogliono governare![]()
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