Vorrebbe rimuovere una statua della Vergine dal reparto d'un ospedale per far posto a due sedie



ROMA - Rimozione immediata di statue e immagini religiose che raffigurano la Madonna e Gesù dall'ospedale "Coniugi Bernardini" di Palestrina (30 chilometri da Roma) «perché discriminano chi non è cattolico».
La richiesta, guarda caso, è di una coppia di musulmani italiani, militanti dell'Unione Musulmani d'Italia di Adel Smith, che il 21 gennaio ha fatto nascere nell'ospedale il loro primo figlio, Muhammad. La richiesta è appoggiata prontamente dal leader dell'Unione.
Dunque, dopo il crocifisso, Adel Smith, il presidente dell'Unione Musulmani, se la prende anche con la Madonna. E torna a chiedere che tutti i simboli religiosi siano messi al bando dai luoghi pubblici italiani. «Se sarà necessario ci rivolgeremo anche alla Corte Europea. Basta con le discriminazioni nei confronti dei musulmani, con la sponsorizzazione di un'unica religione. In un Paese che si professa "costituzionalmente laico" trovo tutto questo profondamente ingiusto».
Occasione per questa nuova esternazione è stata la visita che ha fatto all'Ospedale di Palestrina alla moglie di Massimo Zucchi, segretario dell'Unione e al piccolo Muhammad nato da poche ore. «Quella povera donna è stata costretta a partorire con gli occhi fissi sull'immagine della Madonna. Dopo il crocifisso combatteremo tutti i luoghi di culto e gli idoli cristiani. La nostra - aggiunge - non è una crociata. Vogliamo semplicemente che vengano eliminati e messi al bando dai ministeri, dalle scuole, dagli ospedali i messaggi "subliminali" dei cattolici. Come cittadino chiediamo pari dignità e libertà. Aboliamo tutti i crocifissi o esponiamo anche i nostri simboli. Ma forse diventerebbe un inutile e squallido pantheon. Meglio nulla».
Il piccolo - un bimbo definito dal comunicato dell'Unione Musulmani "il primo musulmano figlio di musulmani italiani non immigrati" - riposa fra i coetanei ignaro della battaglia che in suo nome stanno combattendo il padre Massimo Zucchi e la madre Rosa Petrone. Adel Smith sostiene che è un bene che il bimbo sia nato in una stanza priva di crocifisso (in sala parto non sono ammessi) ma è «una nota negativa la presenza in ospedale di immagini religiose riconducibili alla sola religione cattolica».
Il padre del bimbo ieri mattina avrebbe cercato il direttore sanitario dell'ospedale «senza trovarlo, per chiedergli di togliere i simboli religiosi che non sono previsti da nessun regolamento», ha detto Zucchi, 45 anni, editore. Oggi, dice, spedirà una raccomandata «in tal senso alla direzione sanitaria. In caso contrario faremo causa chiedendo il risarcimento danni. Nel reparto di ginecologia, ad esempio, c'è una grande statua raffigurante la Madonna dove, invece, potrebbero esserci due sedie per le persone anziane». La signora Petrone, 35 anni, ora disoccupata non è nuova a battaglie di questo genere: secondo il marito, infatti, la donna, ex infermiera, sarebbe stata licenziata tempo fa dall'ospedale "Niguarda" di Milano perché si rifiutava di continuare a lavorare in luoghi dove erano esposti crocifissi. «Su quella vicenda - ha detto il marito - non abbiamo attivato nessun contenzioso giudiziario, ma penso che ora lo faremo anche in virtù della sentenza di Ofena».
Intanto, a Verona, una presunta influenza tiene lontano dal Tribunale Adel Smith e costringe il giudice Marco Zenatelli a rinviare la prima udienza a suo carico, con l'accusa di offesa alla religione cattolica. Zenatelli potrebbe disporre anche una visita fiscale per verificare la reale entità della malattia denunciata dall'imputato in un certificato medico fatto arrivare in aula. Su questa vicenda processuale hanno chiesto di potersi costituire parte civile anche l'Associazione Genitori Famiglie Cattoliche di Brescia nella persona del presidente Arrigo Muscio e un insegnante di religione di Antona, Giorgio Nicolini. L'associazione si riserva di chiedere un risarcimento danni al rappresentante islamico, somma che eventualmente verrà devoluta per ampliare l'attività dell'organismo bresciano che ha ramificazioni in tutta Italia.
Il reato per il quale Adel Smith sarà processato a Verona il prossimo 16 marzo (con un altro legale, l'attuale ha rinunciato) è quello di vilipendio alla religione indicato dall'art. 403 del codice penale.
A indagare sul comportamento dell'islamico fu lo stesso capo della procura di Verona Guido Papalia che ritenne offensive le dichiarazioni sulla Chiesa fatte da Smith, a fine 2002, in un programma dell'emittente televisiva scaligera Telenuovo.
Secondo l'accusa Smith definì la Chiesa un'associazione a delinquere con a capo il Papa, e rivolse frasi ingiuriose al cardinale Biffi. L'intervento televisivo in questione precedette di qualche settimana lo scontro, avvenuto il 10 gennaio 2003 negli stessi studi televisivi, tra lo stesso Smith, il segretario dell'organismo islamico Roberto Zucchi e alcuni esponenti di Forza Nuova che entrarono nell'emittente durante una nuova diretta che aveva Smith per protagonista. Un tafferuglio che costò il rinvio a giudizio per 23 militanti di Forza Nuova. Per quest'ultimo procedimento si deve attendere il pronunciamento della Cassazione, relativo al ricorso presentato dei difensori sull'applicabilità del rito direttissimo.


[Data pubblicazione: 24/01/2004]