"I rapporti tra Israele e Stati Uniti in Iraq"

di Kareem M. Kamel



Optando per l'aggressione non provocata contro i nemici di Israele, gli Stati Uniti si sono imbarcati in un'impresa che va oltre l'imperialismo e che conduce alla guerra mondiale e all'Armageddon. (1 - Ronald Bleier, Demographic, Environmental and Security Issues Project)
Gli americani hanno promesso libertà e prosperità. Recati allora ad uno dei loro quartieri generali, a uno dei loro posti di blocco dove ti puntano le armi addosso, e digli che provi odio verso di loro quanto ne provavi per Saddam, e guarda quello che ti fanno. La sola differenza è che Saddam ti avrebbe ucciso in privato, mentre loro ti uccidono in pubblico. (2 – Mohammad Saleh, an Iraqi Building Contractor)
Sotto molti aspetti, il 2003 si può considerare uno degli anni più catastrofici nella storia del mondo musulmano. L'occupazione dell'Iraq, che è cominciato in quell'anno e che ha fatto seguito ad un processo di durata decennale di distruzione e smantellamento di un grande stato arabo dotato di un immenso peso strategico, ha rappresentato il culmine finale dell'umiliazione araba. Inoltre, la brutalità israeliana nei territori occupati ha raggiunto il suo apice nel 2003, quando carroarmati, bulldozer e militari hanno terrorizzato quotidianamente i palestinesi, e le città a Gaza e nel West Bank sono state trasformate in adiacenti mega-prigioni.




Sia la Siria che l'Iran sono diventati gli obiettivi di un cambio di regime voluto dagli Stati Uniti e che si manifesta nell'approvazione, da parte del presidente e del Congresso, del Syria Accountability Act, che propone misure punitive se la Siria dovesse continuare ad appoggiare i gruppi della resistenza in Palestina e Libano, o producesse armi di distruzione di massa, o permettesse ai combattenti arabi di attraversare i suoi confini verso l'Iraq. Inoltre, sia la Libia che l'Iran hanno acconsentito ispezioni internazionali dei loro siti, sospettati di produrre armi di distruzione di massa, mentre ad Israele è stato consentito di mantenere il proprio arsenale nucleare. Ed infatti qualsiasi tentativo arabo di includere Israele nei trattati di non proliferazione nucleare è stato respinto dagli Stati Uniti. Il messaggio è chiaro: Israele sta sopra la legge, e solo i paesi musulmani devono essere ispezionati e demilitarizzati.

Ed è ancora più grave che, per la prima volta nella storia del mondo arabo, i responsabili americani non solo hanno discusso apertamente su come ridisegnare la mappa della regione, ma anche su come distruggere e ricreare la psiche musulmana. Slogan quali "modernizzazione dell'Islam" e "guerra delle idee" sono diventati una routine nel lessico politico dei prendi-decisioni americani. (3) A questo si è accompagnata la pressione diretta americana nel voler cambiare gli studi scolastici per cancellare qualsiasi riferimento a certi concetti musulmani, quali il martirio e la jihad, che sono invece essenziali alla dottrina islamica.

Tutto questo ha incontrato un sorprendente grado di accondiscendenza da parte dei regimi arabi e musulmani, e una disponibilità nel far progredire tutte le richieste americane, solo per mantenersi al potere. Perfino la chiesa nel mondo arabo, un tempo bastione della resistenza contro l'invasione straniera, è divenuta un'impresa statale, fatta su misura per propagandare una cultura di disfattismo, passività e apatia ai cittadini musulmani e arabi.

Entrando nel 2004, troviamo il mondo arabo sotto assedio, non solo per la presenza di truppe americane sul suolo musulmano, per la carneficina israeliana nei territori occupati, e per le attività delle dittature filo-americane, ma anche per la sistematica distruzione della struttura storica, sociale e politica delle società arabe e musulmane.

Quello che si deve sottolineare è che dopo la cattura di Saddam Hussein, molti commentatori occidentali e molti dei difensori degli arabi sembrano aver perso di vista i reali scopi e obiettivi che si nascondono dietro la campagna americana in Iraq. Molti hanno salutato la cattura di Saddam come l'inizio di una nuova era di libertà per l'Iraq, e la personificazione dell'impegno incrollabile dell'America per la liberazione del popolo arabo. E' importante ricordare che la guerra che l'America ha fatto all'Iraq è parte di un grande disegno di Israele. I neoconservatori negli USA e la loro controparte israeliana non solo hanno un'agenda comune, ma nei mesi recenti hanno anche adottato pratiche comuni nelle terre occupate della Palestina e dell'Iraq.

Legami strategici tra USA e Israele - Mettere le cose in chiaro
I legami strategici tra USA e Israele e il loro ruolo nella guerra all'Iraq non sono semplicemente frutto della mente di teorici della conspirazione o di apologetici passivi che desiderano accusare una immaginaria "crociata sionista e occidentale". Infatti, l'impegno dell'America verso necessità mal definite di sicurezza di Israele è uguale all'impegno che l'America ha per la sicurezza dei suoi alleati della NATO, con la significativa differenza che Israele si riserva di prendere le proprie decisioni riguardo la geurra e la pace. (4) L'impegno che l'America mette per la sicurezza d'Israele è fermo, estendibile e qualitativamente diverso da quello che mette in atto verso qualsiasi altro stato. L'importante stratega israeliano, Nadav Safran, sostiene che "la relazione fra Israele e gli Stati Uniti è stata ...la più inusuale negli annali di tutte le relazioni internazionali... Essa ha permeato le società e i governanti dei due paesi come nessuna altra relazione che i due paesi hanno con altri, se si eccettua probabilmente le relazioni britannico-americane". (5)
Tutto questo conferisce un peso alla teoria che la guerra di Bush faccia parte di un piano più vasto per ridisegnare il Medio Oriente secondo gli interessi israeliani. I falchi neoconservatori hanno cominciato a premere per rovesciare Saddam nel 1998, con una lettera all'amministrazione Clinton, scritta da Richard Perle e firmata da 40 personaggi importanti neocons. Molti dei firmatari erano consiglieri dell'allora governatore George W. Bush. Alcuni hanno ottenuto importanti impieghi nella nuova amministrazione. Tra i falchi al Pentagono vi sono Paul Wolfowitz, Douglas Feith, William Luti, e Harold Rhode; all'ufficio della vicepresidenza, Lewis “Scooter” Libby e John Hannah; al dipartimento di Stato, David Wurmser; e al Consiglio di Sicurezza Nazionale, l'ex generale Wayne Downing. (6)

Dopo l'11 settembre, è divenuto chiaro che i centri americani dove si prendono decisioni erano stati sequestrati da neoconservatori fanatici che spingevano per una guerra contro l'intero mondo musulmano in appoggio agli interessi israeliani. Kathleen e Bill Christison scrissero nel giornale di sinistra Counterpunch: “E' forte la suggestione che la guerra all'Iraq è stata pianificata nell'interesse di Israele, o per istigazione di politici il cui principale scopo è creare un ambiente sicuro per Israele". (7) Inoltre, il commentatore israeliano, Akiva Eldar, ha osservato di recente e francamente in una colonna di Ha’aretz che Perle, Feith, e i loro seguaci strateghi "stanno camminando su una sottile linea tra la loro lealtà ai governi americani e gli interessi israeliani" (8).
Il professore di Harvad, Stanley Hoffman, afferma: "E, infine, c'è un gruppo di amici di Israele che crede nella identità tra gli interessi degli Stati Uniti e quelli dello stato ebraico... Questi analisti guardano la politica estera attraverso le lenti di un concetto predominante: E' buono o no per Israele? Da quando è stata fondata la nazione nel 1948, questi pensatori non hanno mai goduto di una buona reputazione al Dipartimento di Stato, ma ora si sono ben collocati nel Pentagono, intorno a strateghi come Paul Wolfowitz, Richard Perle e Douglas Feith." (9)

Israele ha sempre visto l'Iraq, con la sua popolazione altamente istruita e l'enorme ricchezza naturale, come un rivale potenziale nel Medio Oriente. Inoltre, una guerra americana all'Iraq avrebbe ulteriormente allontanato gli arabi dall'America e spaccato le relazioni fra l'Occidente e il mondo musulmano - uno sviluppo positivo per Israele.

Israele ha sempre sperato di utilizzare le immense riserve petrolifere irachene. Si deve notare come, ancor prima dell'occupazione dell'Iraq, vi fossero stati vari sforzi americani per portare petrolio iracheno in Israele. Nel Memorandum of Understanding (MoU) del 1975, gli Stati Uniti garantivano le necessità di petrolio di Israele in caso di crisi. Il MoU, che è stato tranquillamente rinnovato ogni 5 anni, impegnava inoltre gli USA a costruire e rifornire una strategica riserva supplementare per Israele, del valore di 3 miliardi di dollari nel 2002. Una speciale legislazione venne istituita per esentare Israele da restrizioni sull'esportazione di petrolio dagli Stati Uniti. Inoltre, gli Stati Uniti furono d'accordo nel trasferire petrolio dal mercato interno, perfino a scapito di una diminuizione delle riserve domestiche, e garantirono l'apporto del petrolio promesso con le proprie petroliere in caso di rifiuto o di non disponibilità al trasporto da parte delle navi commerciali. Il Ministro israeliano per le infrastrutture, Joseph Paritzky, parlò apertamente della possibilità di riaprire il lungo e defunto oleodotto che da Mosul giungeva al porto di Haifa sul Mediterraneo. Con Israele senza risorse energetiche proprie e dipendente dal costoso petrolio russo, la riapertura dell'oleodotto avrebbe voluto dire ossigeno per la sua economia in difficoltà. (10) Inoltre, il progettato oleodotto avrebbe ridotto la dipendenza americana dalle riserve petrolifere del Golfo e fornito agli Stati Uniti un accesso alle più grandi riserve petrolifere del mondo.

Il ripugnante volto dell'occupazione americana - Imparare da Israele

Per gli abitanti del triangolo sunnita in Iraq, che hanno vissuto anni guardando in televisione le immagini degli abitanti di Gaza e West Bank che vivevano sotto assedio, circondati da posti di blocco e sotto continui attacchi aerei e militari, le pratiche adottate dagli americani in Iraq hanno toccato un tasto sensibile. Infatti, le forze americane in Iraq hanno ricevuto lezioni sul modo di occupare e di opporsi alla resistenza da parte dei militari israeliani. Gli israeliani hanno dotato l'esercito americano di equipaggiamenti per la sorveglianza aerea, aerei civetta senza pilota e bulldozer armati D-9. Un funzionario di alto livello del Defense Advanced Research Projects Agency del Pentagono si è recentemente incontrato con il Gen. Amos Yaron del ministero della difesa israeliano, per visitare imprese della difesa israeliana ad alta tecnologia. E soprattutto, da fonti della sicurezza israeliana, si viene a sapere che assalti in massa da parte di squadroni militari segreti e attacchi repentini da parte delle truppe che si presentano come "arabi" sono fra le tattiche che gli Stati Uniti progettano di usare in Iraq. (11).

Negli ultimi 6 mesi, interi vilaggi iracheni sono stati circondati da filo spinato, mentre i residenti venivano forzati a passare attraverso posti di blocco gestiti da militari americani. Gli aerei e l'artiglieria americana hanno bombardato edifici sospettati di essere usati dagli uomini della resistenza, e si sono avuti casi di familiari di sospetti ribelli che sono stati tenuti in ostaggio per spingere gli uomini della resistenza ad arrendersi. (12) Ufficiali americani hanno anche rivisto la comune tattica israeliana di cercare casa-per-casa i combattenti armati sfondando le pareti interne con un maglio portatile . (13) Altre segnalazioni indicano che le Forze Speciali americane sono già oltre i confini siriani, con l'ordine di uccidere gli islamici stranieri prima che possano attraversare il confine, con un gruppo dedicato alla "neutralizzazione" dei capi della guerriglia. (14)

Uno dei progettisti cardine dell'offensiva delle Forze Speciali è il Gen. William “Jerry” Boykin, che ha più volte paragonato il Mondo Islamico a Satana. Secondo Boykin, "Satana vuole distruggere questa nazione [USA]… ed egli vuole distruggerci in quanto esercito cristiano". Boykin ci ha suggerito che il mondo musulmano odia l'America perchè "siamo una nazione di credenti". Consiglieri del Pentagono hanno descritto l'intesa tra Donald Rumsfeld e William Boykin come quella "tra due vecchi guerrieri". (15) Donald Rumsfeld ha ignorato il gran numero di richieste per le dimissioni di Boykin per il suo atteggiamento incendiario nel conflitto. E' ora chiaro che Rumsfeld ha insistito affinché il generale rimanesse al suo posto per il suo fondamentale coinvolgimento nel pianificare l'escalation della repressione in Iraq.(16)

La cooperazione USA-Israele non è una cosa nuova ed è stata a lungo stretta quando si è tratttato di pianificare dal punto di vista strategico e militare la guerra in Iraq. Infatti, prima della guerra, fonti della sicurezza israeliana avvevano riferito che militari americani avevano visitato una copia modello di una città araba, sede di addestramento dei militari israeliani, e che israeliani e americani tenevano esercitazioni congiunte nel deserto del Negev. E' stato anche riportato che ufficiali americani hanno preso visione delle tattiche israeliani di assalto brutale nel campo profughi di Jenin circa 1 anno fa, nel quale 23 soldati israeliani e presumibilmente centinaia di palestinesi rimasero uccisi. Segnalazioni sono giunte riguardo la presenza di squadre israeliane nell'Iraq occidentale prima della guerra per neutralizzare qualsiasi minaccia missilistica iracehna contro Israele. Inoltre uomini dell'intelligence e truppe speciali israeliane hanno lavorato fianco a fianco alla Base di addestramento delle Forze Speciali a Fort Bragg, nella Carolina del Nord. (17)

Conclusioni

Il vicolo cieco nel quale si trova oggi il Medio Oriente è unico nella storia moderna della regione. Non solo il popolo del Medio Oriente deve cimentarsi con i mali dell'occupazione e della dittatura, ma deve anche combattere per preservare la propria identità islamica e araba. Ma c'è di più: l'alleanza strategica tra Israele e stati Uniti dopo l'11 settembre ha mostrato aspetti unici nel quadro delle alleanze. In condizioni normali, è comune per le grandi potenze combattere guerre per procura, facendo sì che più piccole potenze combattano guerre per i loro interessi. Però la preponderanza dei decisionisti pro-Israele nella attuale amministrazione Bush ha fatto sì che di fatto siano gli Stati Unit a combattere guerre per delega ottenuta dal suo più piccolo alleato, Israele. Per decenni, il sostegno a Israele è stato una pietra cardine della politica estera americana nel Medio Oriente. Negli anni più recenti la politica estera americana è divenuta quasi identica a quella israeliana. Così, come osservatori internazionali, noi siamo i testimoni della sovrapposizione dell'agenda israeliana su quella americana, e soprattutto del mimare americano le tecniche di occupazione tipo cerca-e-esamina degli israeliani.

Nonostante la soverchiante disparità, il popolo palestinese e iracheno hanno dimostrato una estrema capacità di recupero. Merita sottolineare che negli ultimi mesi quattro ex capi dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, e l'attuale capo militare isrealiano hanno tutti avvertito che la repressione pugno-di-ferro impiegata nei Territori Occupati può condurre ad una catastrofe militare e sociale. (18) Infatti, eventi recenti indicano che assassinii, arresti, distruzione in massa delle case, l'impiego di blocchi stradali e di coprifuoco quotidiano hanno solo alimentato l'ostilità verso l'occupazione israeliana dei territori occupati del West Bank e Gaza, e portato ad un sostegmo di massa delle azioni della resistenza. Impiegando simili tattiche in Iraq - un paese molto più grande della Palestina, con confini pervi e un quasi illimitato accesso alle armi - i militari americani possono ritrovarsi a dover lasciare l'Iraq nello stesso modo in cui lasciarono Saigon - "rimanendo appesi alle corde degli elicotteri"

Kareem M. Kamel è un giornalista indipendente egiziano, attualmente assistente al Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università Americana del Cairo.
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[1] Ronald Bleier, “Converging US and Israeli Interests,” Demographic, Environmental and Security Issues Project April 2003
[2]“Iraqis’ Joy At Saddam Arrest Quickly Fades,” MSNBCDecember 15th, 2003
[3] Vedi Stephen J. Sniegoski, “War on Iraq – Conceived in Israel,” Current Concerns
[4]Mohammed Ayoob, “Unravelling the Concept: ‘National Security’ in the Third World,” in Bahgat Korany, et al. The Many Faces of National Security in the Arab World (New York: St. Martin’s, 1993): 31-55
[5] Nadav Safran, Israel: The Embattled Ally (Cambridge, Mass.: Belknap Press, 1981): 332
[6]Joshua Micah Marshall, “Bomb Saddam?” Washington Monthly June 2002
[7]Kathleen Christison and Bill Christison, “A Rose by Another Other Name: The Bush Administration’s Dual Loyalties” CounterpunchDecember 13, 2002
[8]Quoted from Stephen J. Sniegoski, “War on Iraq – Conceived in Israel,” Current Concerns
[9]Patrick J. Buchanan, “Whose War?” The American Conservative March 24, 2003
[10]“Oil from Iraq: An Israeli Pipedream?” Jane’s April 16, 2003
[11]“Israel Quietly Helps US in Iraq, Aides Say,” KhilafahDecember 12th, 2003
[12]Tony Karon, “Learning the Art of Occupation from Israel,” Time.com December 9th, 2003
[13]Esther Schrader, et al, “US Seeks Advice from Israel on Iraq,” LA Times November 22nd, 2003
[14]Julian Borger, “Israel Trains US Assassination Squads in Iraq,” The GuardianDecember 9th, 2003
[15]Seymour: M. Hersh, “Moving Targets,” The New YorkerDecember 8th, 2003
[16]Bill Vann, “US, Israel Prepare Mass Killings in Iraq,” World Socialist Web SiteDecember 10th, 2003
[17]Seymour M. Hersh, “Moving Targets,” The New YorkerDecember 8th, 2003
[18]Bill Vann, “US, Israel Prepare Mass Killings in Iraq,” World Socialist Web SiteDecember 10th, 2003
[19]“US Employs Israeli Tactics in Iraq,” MSNBCDecember 13th, 2003