Parla la giornalista Augusta Conchiglia testimone degli orrori del campo di prigionia.
Quando è arrivata a Guantanamo, e si è trovata di fronte alla prigione, come ha vissuto quel momento?
Con un sentimento di frustrazione. Sapevo che non avrei avuto l'autorizzazione a vedere i prigionieri e ancor meno a parlare con loro. Mi ero preparata a questa visione perchè poco prima di intraprendere il viaggio, le televisioni internazionali avevano messo in onda vari documentari su Guantanamo. Prima di partire, e dopo vari scambi di messaggi con il Pentagono e il comando militare di Guantanamo, avevo capito che il viaggio avrebbe soprattutto permesso di interrogare le autorità militari sulle condizioni di detenzione. E che la vista del centro di detenzione sarebbe stata sottomessa a una serie di severe limitazioni.

Quindi non ha potuto muoversi negli spazi della prigione?
No. Solo i rappresentanti della Croce Rossa internazionale sono ammessi all'interno dei campi e hanno il diritto di intrattenersi con i prigionieri senza testimoni. La visita alla prigione è stata programmata dal servizio stampa dell'esercito americano per il terzo giorno, dando ai giornalisti il tempo di ambientarsi nella base, che peraltro ha l'aria accogliente, con fast-food, campi da tennis e da golf. Durante i primi due giorni, abbiamo intravisto da lontano il centro di detenzione, battezzato "Campo Delta" costruito lungo la costa est della base, sul mare aperto. Prima di portarci alla prigione vera e propria, la "Joint Task Force" dell'esercito ci fa visitare alcune celle in uno dei blocchi ancora vuoti, identici a quelli dove sono rinchiusi da ormai due anni i circa 600 detenuti di Guantanamo. Delle gabbie di 2 metri per uno e mezzo, dove c'è giusto il posto per una cuccetta con a fianco un bagno alla turca e un rubinetto che versa l'acqua in un secchio. Sul lettino della cella campione gli abiti regolamentari dei detenuti, la tuta arancione e i sandali a dito di plastica. Ci sono anche i i prodotti per l'igiene, e un piccolo flacone di un profumo, ci spiegano, che i musulmani apprezzano molto... Vi è infine, un corano e un tappetino di gomma per le preghiere.

Al suolo, una freccia bianca indica la direzione della Mecca. Tutto ciò è il frutto di scioperi della fame e rivendicazioni dei primi mesi di detenzione. La visita delle celle vuote è l'unica occasione che ci è data per farci un'idea delle condizioni di prigionia dei detenuti dei tre blocchi di massima sicurezza. Gli americani vogliono forse evitare l'errore commesso all'inizio quando la stampa mondiale ha potuto fotografare i primi gruppi di detenuti trattati in modo totalmente disumano. I responsabili della base tengono a sottolineare il fatto che le dimensioni delle celle di massima sicurezza di Guantanamo sono esattamente le stesse in uso nelle prigioni negli Stati Uniti. Non sono tanto le detestabili condizioni materiali in cui vivono i prigionieri che li rendono depressi e suicidi. E' piuttosto l'isolamento in cui si trovano. Se e quando saranno giudicati, e con che garanzie di equità. I rari prigionieri che ho potuto intravedere a una ventina di metri di distanza, si trovavano nel campo quattro. Vestiti di tute di cotone bianche, con le barbe di nuovo lunghe e folte, questi detenuti, che uscivano dalla loro cella per la "passeggiata" sotto un sole cocente, non hanno fatto alcun cenno di saluto (proibito dai regolamenti).

Chi sono i prigionieri? E' vero che si sta costruendo un nuovo campo con una cella della morte?
Ci sono prigionieri di 42 nazionalità, tra cui vari europei. La maggioranza è stata catturata in Afghanistan, durante la guerra, alcuni in Pakistan. Certi Paesi, come la Bosnia e il Gambia, hanno consegnato degli arabi residenti o di passaggio, sospettati, senza alcuna prova nella maggioranza dei casi, di terrorismo. Ci sono dei Talebani, che in quanto membri dell'esercito dell'Afghanistan dell'epoca dovrebbero essere protetti dalla Convenzione di Ginevra, e dei "terroristi" sospettati di avere legami con Al Qaeda. Nessun capo di accusa pesa su di loro, per il momento, anche se per sei detenuti si starebbe già preparando un primo processo.

Nella prigione definitiva, attualmente in costruzione, dove dovrebbero essere incarcerati i detenuti condannati, è anche prevista una sala per le esecuzioni. E' la stampa americana che ne parla.

E' vero che è stato violato il diritto internazionale sui prigionieri di guerra?
E' vero. L'amministrazione americana considera che essi sono dei "combattenti" fuorilegge, compresi i Taliban che secondo la Casa Bianca non possono usufruire della protezione della Convenzione di Ginevra perchè al momento della cattura non portavano alcun segno distintivo della loro appartenenza all'esercito talebani. In realtà, se la Convenzione cita tali segni di riconoscimento per definire l'appartenenza a un esercito, essa sostiene anche che tutte le persone catturate durante un conflitto e mantenute prigioniere, devono essere sottomesse allo scrutinio di un tribunale competente che deve determinare il loro statuto. In questo senso, l'amministrazione americana viola grossolanamente la Convenzione.

Abbiamo letto che i prigionieri non verranno giudicati da tribunali militari, ma da commissioni militari nominate dall'Amministrazione. Ci sono negli Stati Uniti prese di posizione contro questa decisione?
A giudicare i prigionieri, saranno delle Commissioni militari ad hoc, la cui creazione è stata annunciata da quasi due anni, ma che non sono ancora in funzione. Si sa che esse costituiranno una struttura indipendente dalla giustizia, direttamente gestita dal ministero della Difesa. Non si conoscono i capi di accusa né le pene in cui incorrono i detenuti. Al seguito della protesta della Gran Bretagna e dell'Australia, alleati americani nella guerra, il ministero della Difesa americano si è impegnato a non pronunciare delle pene di morte contro i cittadini di questi due paesi e a permettere loro, in linea di principio, di effettuare la pena nel loro paese d'origine. Altri paesi, come Francia e Spagna, hanno tentato, senza risultati, di ottenere garanzie similari.

Che cosa stanno facendo le Associazioni umanitarie internazionali su tutta la questione?
C'è stata una grande agitazione a questo proposito nel mondo delle Associazioni umanitarie internazionali e americane. La statunitense "Human Rights Watch" ha inoltrato denunce presso le autorità americane, accusandole della deriva delle leggi speciali contro il terrorismo. Ma l'Amministrazione Bush si è mostrata alquanto indifferente. Ora sarà la Corte Suprema che dovrà decidere della costituzionalità della situazione di non diritto nella quale vivono i prigionieri.

Non le sembra che l'aver reso più "efficiente" la base di Guantanamo, possa essere interpretato anche come un'escalation nelle provocazioni a Cuba?
Non direi, perché prima della guerra contro l'Afghanistan, la decisione di chiudere la base, o di renderla puramente simbolica ritirando la maggioranza delle unità di marina che vi sono stazionate, era stata presa. La base aveva perso il suo interesse strategico e le relazioni con Cuba, non giustificavano il mantenimento nella base di circa 2500 soldati della Marina e delle loro famiglie. Si era già parlato di demolizioni e di un eventuale quadro di negoziati con Cuba per la restituzione di Guantanamo. La decisione di trasferire i prigionieri a Guantanamo è stata dettata in parte da ragioni di sicurezza, ma anche dal calcolo del Pentagono che intendeva così sottrarli alla giustizia americana e ai diritti della difesa che offre la costituzione.

Aldo Lombardi
Liberazione 21/01/04