LA DESTRA RADICALE DELL´UNTO DEL SIGNORE
EUGENIO SCALFARI
da Repubblica - 24 gennaio 2004
UN COMIZIO di due ore e un quarto trasmesso in diretta da Rete 4, La7 e Radio Radicale. Reiterato per tutta la giornata dai telegiornali delle reti Rai, Mediaset e 7 e da tutti i «talk show» disponibili. Oggi il seguito sui giornali e ancora su tutte le reti televisive. Non c´è esempio di un´occupazione dello spazio mediatico di queste proporzioni in tutto il cinquantennio della storia repubblicana, tanto più che si trattava della celebrazione di un anniversario di partito, sia pure scelto come occasione per l´apertura d´una campagna elettorale (elezioni europee) che si concluderà tra sei mesi.
Sicché la prima e preliminare considerazione, motivata da questa ennesima conferma, convalida il fatto che viviamo nell´Italia di oggi in un regime di monopolio mediatico incaricato di diffondere un messaggio di demagogia populista infarcito di una rilevante dose di menzogne.
Esaminerò i punti più rilevanti di questo messaggio e tenterò di farlo il più brevemente possibile per compensare i lettori dal bombardamento di parole che hanno dovuto subire nelle ultime ore, recapitate a domicilio più e più volte secondo la regola pubblicitaria di "ripetere ripetere ripetere" contro la quale è difficile non invocare l´altra regola di "resistere resistere resistere". L´autore di quest´ultima, l´ex magistrato Saverio Borrelli, è stato ieri per due volte di seguito scomunicato da Silvio Berlusconi. Del resto, citando l´ineffabile Baget Bozzo, il premier ha detto che Mani Pulite è stata peggio del fascismo. Perciò il suggerimento a resistere alle sirene della demagogia mi sembra talmente prezioso da valere il rischio di contaminarsi nominando con simpatia lo scomunicato.
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La prima osservazione dopo quella preliminare riguarda la collocazione di Forza Italia nel panorama politico nazionale: non è più un partito di centro, ammesso che lo sia mai stato, e neppure soltanto un partito di centrodestra moderato. Il fondatore e leader massimo l´ha spostato radicalmente a destra, una destra radicale, completamente identificata con il suo capo al quale è legata dalla fede. Il capo decide la rotta, la sua gente lo segue senza discutere, senza dibattere, senza partecipare se non con le ovazioni, nelle forme classiche d´un plebiscito che si ripete liturgicamente in ogni occasione.
Un osservatore oggettivo come Renato Mannheimer l´aveva già notato ieri diffondendo un sondaggio effettuato prima del comizio berlusconiano: tra gli elettori di Forza Italia solo il 29 per cento si dichiara di centro, il 34 di centrodestra, il 35 di destra. Dopo il comizio quest´ultima percentuale è destinata a crescere ancora di più. In compenso dal medesimo sondaggio risulta che soltanto il 40 per cento degli elettori di Forza Italia, interrogati nei giorni scorsi, ha confermato il suo voto. Il 36 per cento è in dubbio. Il resto indica già diverse destinazioni.
Questa destra non è costituzionale perché diffida di tutti gli istituti di garanzia esistenti, a cominciare dal presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale che saranno infatti radicalmente trasformati quando la riforma già in discussione alle Camere sarà stata approvata da una maggioranza parlamentare che si muove all´unisono secondo i voleri del capo. Il nome di Ciampi non è stato fatto neppure incidentalmente nelle due ore e un quarto di discorso, come pure è usanza nelle riunioni di partito specie se si tratta del maggior partito del Parlamento e del governo.
Non è neppure liberale questa destra poiché rifiuta esplicitamente la divisione dei poteri e riporta tutto alla maggioranza eletta; non è conservatrice perché mira a cambiare tutte le regole esistenti e definisce l´opposizione come una minoranza faziosa che ha nel sangue la vocazione alla dittatura e che bisogna dunque ridurre all´impotenza, anzi all´estinzione.
Non è democratica perché pretende l´adesione sulla base della fede e postula una partecipazione esclusivamente liturgica. Da questo punto di vista il finale del comizio è stato altamente eloquente, con Berlusconi che proponeva le domande e la platea che rispondeva a comando e a tutta voce Sì, No. E quando doveva rispondere No lo stesso Berlusconi dalla tribuna faceva segno di No col dito mentre ancora stava ponendo la domanda, affinché non sbagliassero nella risposta. Esilarante, se non fosse che ricordava vecchi riti e antiche piazze che speravamo di non vedere mai più.
Questa, insomma, è una destra radicale guidata da un personaggio direttamente ispirato dallo Spirito Santo. Ma vediamola più da vicino questa questione dello Spirito Santo, che non è affatto così folkloristica come forse a qualcuno potrebbe sembrare.
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All´inizio del suo dire Berlusconi ha dato lettura integrale di un articolo di Baget Bozzo poiché, ha detto, esso rispecchia il mio pensiero meglio di quanto io stesso avrei saputo fare. Evidentemente don Gianni, come lo chiama il capo, ha scritto ispirato dal signore di Arcore che a sua volta, come racconta il testo di don Gianni di cui è stata deliziata la platea, si mosse nel novembre del 1993 ispirato dallo Spirito Santo.
La lettura di questo passo è avvenuta con voce compunta, senza neppure l´ombra di un imbarazzo né la traccia d´una cautelativa ironia. Dunque si mosse dieci anni fa lo Spirito Santo affinché l´Italia, la libera Italia, la cattolica Italia, non venisse incatenata da una minoranza che aveva ancora le mani sporche di sangue, si era infiltrata in tutti i gangli del potere e aveva accortamente predisposto il «golpe» giudiziario attraverso il quale era già riuscita a far fuori i partiti democratici.
La vittima era pronta e già porgeva remissiva il collo e la testa turrita alla ghigliottina del boia comunista, che aveva cambiato nome con un lifting malriuscito (rischioso parlare di lifting ieri da quel palco, ma che cosa non si perdona a un capo che ha tanto sofferto? Anche se, invece d´andare a salutare i soldati di Nassiriya, ha passato la sera di Capodanno a Lugano per farsi togliere le rughe sotto gli occhi?). Per fortuna il miracolo si è compiuto: sull´orlo dell´abisso è nato come Minerva dalla testa di Giove il partito di Berlusconi che ha impedito alla magistratura infiltrata di effettuare il golpe preparato dal Pci-Pds.
Purtroppo per tutti noi lo Spirito Santo, dopo quella spinta iniziale, dev´essersi affaccendato in tutt´altre faccende. Infatti, da allora, di miracoli non se ne sono più visti: dall´11 settembre in poi (l´attentato alle Torri di Manhattan) tutto anzi è avvenuto per bloccare l´iniziale spinta della terza persona della trinità: crollo delle Borse, due guerre, minacce terroristiche inaudite, stasi della crescita economica, imperversare della persecuzione giudiziaria, cataclismi e terremoti. Insomma un inferno di dimensioni cosmiche. Per fermare Berlusconi. Per impedire che l´Italia potesse esser liberata fino in fondo.
Quali sono stati gli agenti del male? I nomi piovevano dal palco e ogni nome era punteggiato dai boati della platea e delle tribune: i comunisti dichiarati (boato), i magistrati infiltrati (altro boato), i comunisti mascherati col lifting fallito (doppio boato), i sindacati corporativi che difendono i privilegi, gli italiani ancora irretiti dall´ideologia.
Su tutti evidentemente ha messo la mano il diavolo. Ma la sua opera malefica non è riuscita. Forse ha rallentato la marcia di Forza Italia, alcune promesse attendono ancora d´esser mantenute, ma l´opera gigantesca è già cominciata e sarà - statene certi - portata a termine.
Non è un miracolo anche questo? Chi ne dà avallo e conferma è un prete che dice messa tre volte al giorno. Dev´essere anche un po´ svanito perché quando ha salito la scaletta per andare ad abbracciare il capo sul palco gli stavano cadendo i calzoni, parola di Berlusconi che non tralascia occasione per cordializzare con la platea come accadde quando con grandi risate raccontò della supposta avventura tra sua moglie e Massimo Cacciari. Che volete, lui è fatto così e alla sua gente è proprio così che piace. Così don Gianni con le mani ai calzoni l´ha baciato e lui ha commentato: quest´uomo è solo testa.
Sibillino ma cordiale.
Quanto a don Gianni, ha scritto di sé nell´articolo letto in pubblico: «Sono un prete craxiano sospeso a divinis» . Perdinci, due bei titoli per un sacerdote, un prete appartenente all´ordine craxiano non s´era mai visto; a quando la santificazione del fondatore?
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Ed ora le bugie, ma ne citerò solo alcune altrimenti la desiderata brevità sarebbe travolta.
Abbiamo rimesso in ordine i conti dello Stato.
Abbiamo dato inizio alla costruzione delle grandi opere.
Abbiamo aumentato le pensioni sociali.
Non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani.
Abbiamo abbassato le tasse.
L´occupazione è aumentata.
Le esportazioni anche.
L´euro è stato applicato male e ha fatto aumentare i prezzi ma provvederemo a fermare quella deriva (questa forse l´unica verità, ma chi è il responsabile di quella cattiva applicazione?).
Siamo gli autori esclusivi dell´ingresso della Russia nel mondo occidentale, avvenuto nella grande cornice di Pratica di Mare.
In Europa e nel mondo tutti parlano di noi, la nostra reputazione all´estero è enormemente aumentata.
La riforma della scuola ci darà finalmente giovani preparati e capaci di trovare lavoro in Italia e anche all´estero.
La riforma delle pensioni rappresenterà un sicuro vantaggio per i pensionati.
Abbiamo fatto riforme e leggi unicamente nell´interesse di tutti e mai nell´interesse di pochi.
La sicurezza contro la criminalità è aumentata, i reati sono diminuiti del 40 per cento.
E per concludere questa splendida lista: «Non siamo in ritardo ma anzi in anticipo sulle scadenze degli impegni presi» .
Non credo che ci sia bisogno di dimostrare che si tratta di bugie. Tutti i dati disponibili, già da tempo resi noti e provenienti da fonti assolutamente oggettive, lo dicono con chiarezza: nessuna di queste affermazioni è vera. Si tratta di patacche, una più grossa dell´altra.
Mentre il capo snocciolava questo rosario promettendo (minacciando) d´aver ancora trecento pagine in serbo, ho guardato i volti degli uomini seduti in prima fila: Martino, Lunardi, Marzano, Pera, Pisanu, Tremonti, Frattini, Scajola, Zeffirelli. Estasiati. Labbra dischiuse per incantamento. Rapiti nel sogno. Dediti, anzi devoti. Dietro di loro la platea si sgolava agitando bandiere e applaudendo in continuazione. Domani avranno tutti i calli alle mani come avessero zappato o remato per un giorno intero senza soste.
Lui, il capo, era visibilmente commosso. Adornato, credo, anche. Gianni Letta non l´ho visto, forse s´era nascosto perché qualcuno magari si vergogna un po´. Fini e Follini, come sappiamo, non erano intervenuti alla grande kermesse.
Tutto sommato sono stati trattati bene. Il capo ha detto che anche loro, insieme a Bossi, hanno i suoi stessi obiettivi: liberare gli italiani dai comunisti, dallo Stato, dalla dittatura dei giudici. Senza di lui la Lega avrebbe fatto la secessione e Fini sarebbe imploso a causa delle sue origini fasciste. Follini non avrebbe contato niente. Ma Lui, generosamente, ha provveduto. Adesso non si perdano in chiacchiere e in teatrini (applausi vivissimi) c´è tanto da fare. Ma se continuassero le beghe, gli elettori non lo sopporterebbero. Punto e fine.
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I comunisti mascherati, quelli che cambiano il pelo ma non il vizio, non saranno mai perdonati. Non basta che abbiano cambiato il nome, che abbiano ripudiato il soviettismo, che abbiano denunciato i massacri staliniani, che abbiano riconosciuto il valore del mercato e della libertà. Non basta perché sono rimasti comunisti nella mentalità. Quella non è cambiata e non potrà mai cambiare. Perciò ai comunisti nessun quartiere.
Gran finale (cito letteralmente: «Siamo l´unica chance di questo Paese. La sinistra ha creato i problemi, noi siamo stati chiamati a risolverli. Se non ci riusciremo noi nessun altro ce la farà. Vi voglio bene. Ritenetevi tutti abbracciati uno per uno» . Tutti in piedi a cantare Forza Italia.
Dice: non fate muro contro Berlusconi, non è buona tattica, siate gentili. Ma chi fa muro? Il premier ricorda quella buona donna lombarda che rifiutava di dare i locali in fitto a un uomo di colore. «Mi razzista? - diceva - Ma l´è lü che l´è negher» .
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La campagna elettorale è cominciata
I DUE MODELLI CARTE IN TAVOLA
di STEFANO FOLLI
dal Corriere - 25 gennaio 2004
Che la campagna elettorale per il voto europeo e amministrativo sia cominciata, non deve stupire nessuno. Che si annunci fragorosa e insolente, deve meravigliare ancora meno. L’Italia vive in una campagna elettorale permanente, si passa da una all’altra come camminando sui sassi per guadare un fiume. A questo clima il presidente del Consiglio ha dato il suo prevedibile contributo, ma all’Eur di Roma ha parlato non il capo del governo, bensì Silvio Berlusconi leader carismatico e padrone assoluto di Forza Italia. Sarebbe riduttivo affermare che si sia trattato di una semplice festa di compleanno, autocelebrativa e autocompiaciuta. E’ stata anche questo, ma Berlusconi non ha parlato solo ai militanti, al popolo dei suoi fedeli. Il messaggio era elettorale e dunque rivolto agli italiani. Essenziale e immediato: il Berlusconi d’oggi è proprio quello del 1994. Tale e quale. Stessa coreografia, stesso inno, stesse bandiere.
Soprattutto analoga carica vitale, identico volontarismo, uguale convinzione di dover battere «i comunisti». E pazienza se nel frattempo il comunismo si è disintegrato: esistono anche i comunisti senza comunismo. Battuta che nella sua bizzarria rivela una verità più profonda: il carisma del leader ha bisogno di un nemico costante, di una minaccia incombente per ridefinirsi di continuo.
Dieci anni dopo i nemici restano più o meno gli stessi: la sinistra «conservatrice», anzi immobilista; il blocco di potere che la sostiene nella società, nei centri economici, nello Stato; le mediazioni politiche e spesso istituzionali (il cosiddetto «teatrino»); la magistratura. Come dieci anni fa, il Berlusconi dell’Eur ha bisogno di iniettare parecchio radicalismo nelle sue posizioni e si vede che morde il freno quando gli viene consigliata la prudenza. Sull’euro, sui rapporti con il Quirinale, sulla stampa che gli appare ostile, vorrebbe dire di più, ma si contiene.
Per qualche ora.
E’ comprensibile. Tutta la sua scommessa è fondata su se stesso. Oggi come allora Berlusconi ha puntato tutte le fiches su Berlusconi. Innovazione contro conservazione. L’uomo della società contro gli uomini dell’ establishment . Il leader che mette in riga gli alleati e non esita a strapazzarli pubblicamente, contro le coalizioni di partiti rissosi. Nel ’94 funzionò e anche nel 2001. Ma ora è da verificare se l’appello, sul piano elettorale, mantenga la sua efficacia.
Gli anni passano, nonostante tutti gli sforzi per evitarlo. Quando Berlusconi ripropone se stesso come il leader delle origini, compie una mossa non priva di azzardo. L’unica che gli è congeniale, sufficiente forse per costringere Fini e Follini a seguirlo fino al fondo dell’avventura. Ma solo i fatti, cioè le urne, diranno se nel 2004 la sfida è ancora credibile nei termini di dieci o di tre anni fa.
Allora Berlusconi era portatore di un’ipotesi anti- establishment e lasciava intravedere un modello di società alternativo a quello dei suoi avversari. Vinse distinguendosi. Adesso ci prova di nuovo, nonostante tutto: delineando una destra che non nasconde i suoi contorni. Usa toni poco diversi da quelli del suo vero compagno di strada, che resta Bossi. E fa un’operazione a suo modo trasparente. La scelta è chiara, le carte sono in tavola. Adesso tocca all’opposizione misurarsi su questo terreno.
Come ha detto Massimo Cacciari, il vero rischio del centro-sinistra è quello di farsi mettere ancora sulla difensiva, senza idee e iniziative. Berlusconi offre se stesso ed è già in campagna. L’Ulivo dovrà attrezzarsi.




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