....antisemita ed è vero
Roma. Per gli amanti del genere potrebbe essere “il mistero del rapporto scomparso”.
Ma c’è poco da divertirsi e molto da preoccuparsi, e forse non c’è nemmeno tutto questo mistero, ad approfondire la denuncia sulla prima pagina del Financial Times di sabato scorso: l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (Eumc), istituzione comunitaria con sede a Vienna, ha deciso di non pubblicare un ponderoso rapporto di centododici pagine sull’antisemitismo in Europa, pronto dallo scorso febbraio e commissionato nel 2002 dall’Osservatorio stesso al Centro di ricerca sull’antisemitismo dell’Università di Berlino.
Le conclusioni del rapporto, rivelate dal Ft, sono inequivocabili: dietro episodi e recrudescenze di antisemitismo nei paesi dell’Unione europea ci sono gruppi musulmani e della sinistra filopalestinese.
Prima che ne parlasse il Financial Times, la notizia del “visto non si stampi” e dell’insabbiamento del rapporto era in realtà già uscita.
Molto in sordina, nascosta nelle pieghe del consuntivo di metà anno dell’Eumc, a cui l’Unione europea affida, dal 1998, il compito di tenere sotto osservazione i fenomeni di razzismo, xenofobia, islamofobia e antisemitismo. Nelle otto fitte pagine della relazione, alla voce “ricerca”, si possono leggere due righe a dir poco laconiche, senza spiegazioni: “Sono state completate le modifiche e le ulteriori discussioni riguardanti la relazione sull’antisemitismo. Il consiglio direttivo ha deciso di non pubblicare la relazione”.
Questo sarebbe stato tutto, se il Financial Times non avesse deciso di sollevare il caso, ora che l’antisemitismo è tornato tristemente d’attualità anche in Europa.
L’Eumc ha sede a Vienna, e il suo direttivo è formato da diciotto membri: uno per ciascuno dei quindici paesi dell’Unione più un rappresentante della Commisione, uno del Parlamento e un altro del Consiglio d’Europa.
A tutti, evidentemente, le con diclusioni del rapporto sono sembrate troppo “politicamente scorrette” per poter essere divulgate.
Soprattutto nella parte in cui si afferma che “tra i musulmani c’è una tendenza tendenza all’antisemitismo mentre nella sinistra c’è una mobilitazione contro Israele che non è sempre libera dal pregiudizio”.
Troppo “provocatorio”, secondo l’Eumc, “concentrare su autori musulmani e filopalestinesi” l’accusa di complicità costante negli “incidenti antisemiti” in Europa.
Impossibile non mettere a confronto la prudenza e gli scrupoli messi in campo in questa circostanza con quanto è avvenuto in occasione del famigerato sondaggio della della Commissione europea che indicava in Israele il nemico numero uno della pace mondiale. In quel caso, zero scrupoli e grande rilievo mediatico, in nome del fatto, è stato detto, che non era certo possibile controllare o censurare le conclusioni del sondaggio e l’orientamento dell’opinione pubblica.
La tedesca Beate Winkler, che dirige l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia fin dalla sua fondazione, ha provato a giustificare con motivazioni di tipo procedurale la decisione, in realtà tutta politica, di lasciare il rapporto sull’antisemitismo in fondo a un cassetto chiuso a chiave.
A lavoro concluso, ha spiegato, sarebbero emerse insanabili divergenze tra l’Osservatorio e il Centro di ricerca sull’antisemitismo dell’Università di Berlino, che l’aveva materialmente prodotto.
Al Financial Times la Winkler ha dichiarato che “il periodo dell’indagine – maggio e giugno 2002 – è stato a posteriori considerato non rappresentativo”.
E che, soprattutto, “c’è stato un problema” a proposito della
“definizione del concetto di antisemitismo”, che nel rapporto sarebbe risultata “troppo complicata” (dichiarazione testuale).
Un altro componente della commissione che ha sotterrato il rapporto, il danese Ole Espersen, lo ha definito “squilibrato” e “insufficiente”.
Anche a non voler cedere alla diffidenza e a voler essere molto comprensivi, riesce francamente difficile immaginare che i responsabili dell’Osservatorio non avessero concordato preventivamente e minuziosamente, per una ricerca di tale deli-catezza, modalità e aspetti basilari come quelli appena ricordati. E se non l’avessero fatto, sarebbero comunque censurabili, perché avrebbero dato prova d’imperdonabile dilettantismo e di disprezzo per i fondi europei impegnati per produrre il rapporto insabbiato.
Senza considerare che sarebbe stato comunque possibile pubblicarlo, accompagnandolo con considerazioni critiche che tenessero conto di obiezioni e perplessità.
Niente di tutto questo. E visto che a pensar male spesso s’indovina, appare lampante che il problema è un altro: la ricerca è sfuggita di mano a chi l’aveva commissionata.
Non era possibile, per i poco zelanti (o molto, a seconda dei punti di vista) responsabili dell’Eumc mettere il loro imprimatur su un rapporto che, senza tanti giri di parole, attribuisce motivazioni antisemite anche a gruppi della sinistra e del movimento antiglobalizzazione.
E visto che l’Osservatorio non è un corpo estraneo rispetto alle istituzioni europee, ma una loro diretta emanazione, sarebbe interessante sapere da Romano Prodi, e dai molti responsabili di quelle istituzioni, se si sono dati pena di capire come mai il rapporto sia stato cancellato. Ma Prodi tace.
La relazione dell’Eumc che annunciava in due righe la non pubblicazione è infatti disponibile in rete, sul sito dell’Eumc. Mentre dallo stesso sito è scomparso, da ieri pomeriggio, qualsiasi riferimento al rapporto, che fino alla mattina poteva essere richiesto per e-mail.
Noi lo abbiamo fatto, e per ora non abbiamo avuto risposta. Difficile non concordare con il quotidiano israeliano Maariv, che ha scritto:
“Sarebbe bello potersi sbarazzare dell’antisemitismo così come di un rapporto imbarazzante. Purtroppo, però, l’esistenza del rapporto è trapelata e l’antisemitismo rimane ben vivo. Decisamente, l’Europa fa di tutto per provare a Israele e agli ebrei di essere affetta dalle malattie che in molti l’accusano di aver contratto”.
siamo d'accordo
saluti




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