Lettera aperta del vicedirettore del tg a Clemente Mimun
"Nella pagina politica solo apparentemente si dà voce a tutti"
Tg1, Daniela Tagliafico si dimette
"Si dà rilievo solo al governo"
"Non ci sono più le condizioni per lavorare correttamente"
Clemente Mimun
ROMA - Nuova bufera in casa Rai, per l'esattezza in casa Tg1: il vicedirettore Daniela Tagliafico si è dimessa dall'incarico. La giornalista lamenta, con una lettera al direttore Clemente Mimun, le scarse garanzie e l'assenza delle condizioni necessarie a svolgere correttamente il proprio lavoro, in una testata in cui "apparentemente si dà voce a tutti" purché il vero rilievo sia dato alle notizie che riguardano il governo e la maggioranza.
Una lettera affissa in bacheca. Così Tagliafico ha voluto manifestare il proprio "disagio" nel vedere la "pagina politica trasformata in un 'panino' blindato". Il vicedirettore del Tg1 cita ad esempio, come ultimo di una serie di episodi, l'intervento del vicepresidente del Senato, Calderoli, sistemato in chiusura dell'edizione delle 20 di venerdì, a mo' di replica al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, dopo aver dato conto della "appassionata difesa dell'euro" del capo dello Stato.
Tagliafico ricorda il caso Berlusconi-Shultz e "il mio disappunto per il mancato utilizzo dei sonori. Non riesco a sfuggire all'impressione che quando sono 'scomodi' si preferisca eliminarli in nome di un riassunto scritto che magari non esclude nessuno ma uccide la completezza e le regole televisive".
"Inoltre - prosegue la giornalista - non riesco più a capire le regole: a volte si stabilisce che ci sono reazioni a un certo avvenimento e bisogna, per par condicio, dare una voce della maggioranza e una dell'opposizione e, in caso di una sola, aspettarne altre e riferirne per completezza nelle edizioni successive. Altre volte, come ieri sera - prosegue -, si riferisce la sola posizione del leghista Calderoli contro il presidente della Repubblica".
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Tagliafico critica anche la tendenza a parlare al Tg1 "molto dei consumi e del tempo libero dell'Italia e poco dei suoi problemi" e che, attraverso i servizi del telegiornale, "spalmiamo una patina di gaudenza che non credo corrisponda al Paese reale. Che gli ascolti ci premino - aggiunge -, e ne sono contenta, non mi sembra una ragione per non dissentire e per non lamentare che professionalità interne, che potrebbero dare un contributo di ricchezza qualitativa, siano sotto utilizzate se non emarginate".
Già tre mesi fa, all'inizio di novembre, il telegiornale di Mimun e l'equilibrio delle sue notizie erano stati oggetto di uno scontro politico, con le critiche pesanti dell'Udc, che aveva definito il Tg1 "un monumento al servilismo" e quelle dei Ds, che parlarono di "giornalismo marchettaro". Mimun aveva risposto con querele e richieste di danni. Ma già ad ottobre il presidente della Rai, Lucia Annunziata, aveva ricevuto una lettera del comitato di redazione del Tg1 in cui si parlava di un "atteggiamento pesante del direttore verso la redazione".
Nella testata, scrive Daniela Tagliafico, "apparentemente si dà voce a tutti ma quella dell'opposizione è sistematicamente collocata in testa o in mezzo per poter chiudere con la maggioranza o il governo". E' per questo, sottolinea la giornalista nella lettera a Mimun, che "non ci sono più le condizioni" per svolgere le sue mansioni, come quelle "caratteristiche" e quelle "garanzie" con cui aveva cominciato. Tagliafico era vicedirettore già nella precedente gestione del Tg1, quando alla direzione c'era Albino Longhi.
(25 gennaio 2004)




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