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  1. #1
    Liberale
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    Dal comunista Pansa:"Il sangue dei vinti",onesta critica alla Resistenza.

    La storia alla fine fa i conti con se stessa

    Le vestali della Resistenza stanno strillando perché il rinnegato Giampaolo Pansa, ex comunista, certissimamente di sinistra, ha scritto un libro «Il sangue dei vinti», in cui racconta le vendette e i crimini commessi dai partigiani dopo il 25 aprile. Pansa racconta che furono uccisi 20 mila fascisti o presunti tali. Scrive che nel «mattatoio di Milano» furono trucidate 1325 persone tra cui cinque partigiani del Partito d'Azione. Scrive che a Vercelli i vinti furono raccolti nel piazzale del manicomio, fatti sdraiare con le mani legate e schiacciati dalle ruote di due camion che passarono e ripassarono sui loro corpi. Scrive che a Savona una bambina di 13 anni, Giuseppina Ghersi, accusata di aver fatto la spia ai tedeschi, fu violentata e uccisa. Fa nomi cognomi e indica i luoghi dove le cosidette ausiliarie della Rsi furono umiliate e uccise. A questo proposito esiste un'amplissima documentazione fotografica. Quanto disprezzo suscitano quelle folle di uomini ghignanti che si accalcano attorno alle poverette spaurite. Pansa scrive che a Carpi, Chioggia e Schio i vendicatori entrarono nelle carceri e prelevarono i prigionieri, che furono mitragliati o impiccati. Scrive che a Imperia fu uccisa una donna di 86 anni insieme a tanti altri parenti di fascisti o indicati come tali. Chi ne volesse sapere di più si legga il libro. La vestale Giorgio Bocca definisce il libro «una vergognosa operazione opportunistica». E accusa l'autore di prestarsi ad essere strumentalizzato. Per Aldo Aniasi, presidente della Federazione italiana delle associazioni partigiane, il libro «è vergognoso e falsario». Agli scandalizzati non interessa chiedersi se i fatti raccontati siano veri o inventati. Perché a loro interessa l'accettabilità politica non l'autenticità. Pansa non è un paladino della verità ma solo un uomo che viene da lontano e che incamminatosi su strade nuove ha deciso di percorrerle fino in fondo. Per il desiderio, è da immaginare, di avvicinarsi il più possibile ad un passato, che gli è parso, come l'ha appreso, non più convincente. Definirlo un pioniere, però, è esagerato. Il fascista Giorgio Pisanò più di trent'anni fa scrisse un libro sul dopo 25 aprile che si intitolava «Sangue chiama sangue. Le terrificanti verità che nessuno ha mai avuto il coraggio di dire sulla guerra civile in Italia» . Era un libro documentato sincero e veritiero. Ma Pisanò era un vinto e nessuno gli credette. In questi casi bisogna aver pazienza e aspettare. La storia fa sempre i conti con se stessa.

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito

    Seguendo il suo stesso ragionamento si potrebbe dire , ovviamente a torto , che il fascismo o il nazismo erano opposizioni al comunismo stalinista e dunque andrebbero giustificati i peggiori crimini.
    Uno storico con occhio critico dovrebbe invece saper giudicare i vari eventi in maniera oggettiva e una bambina di 13 anni violentata e uccisa dai partigiani dovrebbe suscitare comunque sdegno e vergogna , aldilà dei giudizi storici sui nemici dei suddetti partigiani. O mi sbaglio ?

    Quanto alla presunta libertà di rivedere criticamente anche i lati piu' deprecabili e sanguinari sui diversi episodi della guerra civile italiana c'è poco da dire : basta sfogliare un qualsiasi libro di testo scolastico e vedere che di crimini partigiani non si parla affatto e anche lo stesso termine "guerra civile non viene mai adoperato.
    Piccoli progressi sono stati fatti negli ultimi dieci anni , anche grazie al nuovo slancio culturale della destra in Italia dopo Fiuggi ; per quarantanni di certe cose era vietato persino parlarne , salvo tirarsi caddosso accuse di reviosionismo ( basti pensare al povero De Felice ).
    Speriamo che si possa finalmente fare chiarezza.

  4. #4
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    In origine postato da antonio
    la Resistenza, in ogni caso, e' stata opposizione al nazifascismo.
    dunque, pur con tutit i suoi drammi, gli ideali che li ispirava erano ben diversi e certo migliori di quelli del duce.
    dall'altra parte che vediamo? difese ad oltranza del regime fascista, buono quello..ma quant'era buono il Benito che mandava in villeggiAtura gli oppositori...

    e' proprio grazie alla Resistenza e alla liberazione dal nazifascismo che si e' conquistata quella liberta' che consente di rivedere criticamente anche i lati piu' deprecabili e sanguinari di diversi suoi episodi...
    e che Berlusconi puo' dire quelle immani stupidaggini su Mussolini...
    quindi per lei mandare al confino gli oppositori ed ASSASSINARE VENTIMILA PERSONE A GUERRA FINITA sono più o meno la stessa cosa vero?
    e lei sarebbe un democratico?

  5. #5
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    Finalmente si fa luce sulle crudeli, assurde e criminali azioni dei partigiani rossi alla fine della guerra civile. L'omertà comunista su questi fatti di sangue inauditi deve finire.
    Comprerò subito il libro di Pansa.

  6. #6
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    Predefinito

    In origine postato da antonio
    la Resistenza, con tutit i suoi drammi, gli ideali che li ispirava erano ben diversi e certo migliori di quelli del duce.
    migliori? cioè insaurare una dittatura stalino-comunista (obiettivo dichiarato dei partigiani rossi) era meglio di una moderata dittatura fascista?! gulag e fucilazioni in massa erano meglio del confino agli oppositori?!
    ma si vergogni...

  7. #7
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    Predefinito La storia alla fine fa i conti con se stessa

    In origine postato da Ronald
    La storia alla fine fa i conti con se stessa

    Pansa racconta che furono uccisi 20 mila fascisti o presunti tali. Scrive che nel «mattatoio di Milano» furono trucidate 1325 persone tra cui cinque partigiani del Partito d'Azione.

    Scrive che a Savona una bambina di 13 anni, Giuseppina Ghersi, accusata di aver fatto la spia ai tedeschi, fu violentata e uccisa. Fa nomi cognomi e indica i luoghi dove le cosidette ausiliarie della Rsi furono umiliate e uccise.
    e facciamoli questi conti,

    quanti di quei partigiani erano fascisti prima del 25 luglio?

    infatti vennero uccisi anche molti altri partigiani oltre ai fascisti "stupidi" che non si accorsero del cambiamento del vento....

  8. #8
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    Predefinito Re: La storia alla fine fa i conti con se stessa

    In origine postato da Pasquin0
    e facciamoli questi conti,

    quanti di quei partigiani erano fascisti prima del 25 luglio?

    infatti vennero uccisi anche molti altri partigiani oltre ai fascisti "stupidi" che non si accorsero del cambiamento del vento....
    Bene , ma facciamo anche altri conti , di sicuro più interessanti: quanti di quei partigiani era un semplice criminale che si allacciò intelligentemente il fazzoletto rosso al collo?
    Quanti di questi assassini sono stati puniti e quanto invece hanno ricevuto medaglie d'oro alla Resistenza e vivono tutt'ora a spese dello Stato con pensioni d'oro come "eroi di guerra" ?
    E , infine , per porci queste legittime domande , si doveva proprio aspettare 50 anni ?

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: La storia alla fine fa i conti con se stessa

    In origine postato da Ronald
    Bene , ma facciamo anche altri conti , di sicuro più interessanti: quanti di quei partigiani era un semplice criminale che si allacciò intelligentemente il fazzoletto rosso al collo?
    Quanti di questi assassini sono stati puniti
    puniti?? hanno fatto benissimo il loro lavoro: far prendere voti alla democrazia cristiana....

  10. #10
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    Predefinito Quei "resistenti", intendo quelli....

    ....veri e sinceri, quelli che non si sono arricchiti sul falso mito della resistenza comunista, si vergognano a paragonarte la "loro" alla "resistenza irachena".

    Sentite questa

    Roma. E’ il nuovo vescovo di Kirkuk, ma non gli garba di essere chiamato Sua eminenza.
    Louis Sako, 55 anni, iracheno e parroco di Mosul fino al 27 settembre, si sente più parroco che vescovo. Una missione, quella nella chiesa di Um al Mauna, che gli piaceva di più, perché Mosul è la sua città.
    Sako conosce 12 lingue: dopo il seminario a Mosul, si è specializzato a Roma e a Parigi in patristica, poi un master in storia islamica. Come si troverà a Kirkuk, più filoamericana di Mosul, per la massiccia presenza di curdi (anche se ieri l’altro, proprio a Kirkuk, sono stati uccisi due soldati americani)?
    La conosce poco.
    Perché non ha declinato la promozione?
    La crisi della vocazioni non lo permette.
    Dunque, padre Sako, caldeo, cioè esponente di quella
    “maggioranza” cristiana in Iraq ridottasi dal 5 al 3 per cento su 22 milioni d’abitanti, è volato in Italia per essere promosso vescovo dal Papa.
    Spiega al Foglio che l’iter prevede un sinodo a cura del patriarcato caldeo di Baghdad. Dopo questa cerimonia, Sako farà le valige per insediarsi nella nuova diocesi.
    Che peccato, confessa, lasciare i suoi progetti, l’infermeria in cui si curavano i malati senza distinzioni religiose e i corsi d’informatica gratuiti.
    E che ne sarà del dialogo, mai interrotto, con gli imam, come Ahmed Omar Mahmud Abdallah di Mosul, che sono le vere bestie nere, specifica Sako, da tener d’occhio.
    Sono loro “radio Islam”, più capillari di al Jazeera.
    A volte, poi, non sono così moderati come vogliono farci credere. Ma è una cosa che non si può dire.
    Padre Sako, che giornalismo facciamo se non diciamo le cose come stanno?
    Annuisce: in Iraq non lo potevo dire. Mantenere il dialogo è essenziale, e lui si è comportato in modo esemplare, tanto che è stato nominato dal generale americano David Patrius membro del Consiglio pro-vinciale provvisorio.
    Mosul è stata la prima città ad avere un Consiglio pochi giorni dopo la fine della guerra.
    Il modello Mosul è stato poi applicato a Kirkuk e nelle altre province. Non sarà che qualcuno ha deciso di trasferire Sako a Kirkuk per questa sua simpatia per gli americani?
    No, hanno nominato me perché non c’era nessun altro.
    Sako cerca di fare chiarezza sulla “resistenza irachena”.
    Da un lato, ci sono gli “iracheni brava gente”, dice, con quel substrato laico che non è stato spazzato via da quella mano pesante che ha imposto l’islamizzazione forzata degli iracheni e l’arabizzazione dei curdi.
    Dall’altro, c’è un pressing pernicioso.
    Molti paesi arabi non condividono la natura laica dell’Iraq, e non li tranquillizza l’idea che nasca uno Stato federalista fondato su una Costituzione.
    Non piace ad Arabia Saudita, Iran, Siria, Egitto e altri vicini, che la Carta possa fissare diritti civili anche per le minoranze non arabe, libertà di culto e riforme della giustizia.
    Un Iraq che divenisse la locomotiva democratica dell’area metterebbe in discussione il potere su cui tirannie ataviche e collaudati sistemi di repressione si sono consolidati.
    Il new deal iracheno può diventare realtà.
    E grazie a chi? Agli americani.
    Il Papa si era opposto, e aveva le sue ragioni, ammette Sako, ma non nascondiamoci dietro un dito: per tutti gli iracheni avere annientato la dittatura è stata una liberazione.
    Da soli, non ci saremmo mai riusciti.
    Un disobeddiente per la Chiesa?
    No, sono un sacerdote iracheno e ne ho viste di cotte e di crude. Di Saddam nessuno ne poteva più.
    Per questo, parla di resistenza irachena solo chi ha le fette di kebab sugli occhi.
    Viva gli americani, dunque, purché, dice Sako, si occupino, “senza occupare”, di ricostruire.
    Lasciando stare affari che non li riguardano.

    per i più curiosi i "kebab" sono spiedini di carne (agnello, montone, bue, con grasso di montone, tanta cipolla e peperoni, il tutto cotto al fuoco vivo, e spesso serviti con riso pilaf; specialità turca e persiana molto in voga nel Medio Oriente)

    saluti

 

 
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