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Operazioni al naso, blefaroplastiche e iniezioni antietà, sotto l'obiettivo delle telecamere. Pellegrinaggi in Libano o a Dubai a caccia di liposuzioni a basso costo. E persino l'antropologia che sdogana il culto del corpo scolpito. Avanza il popolo dei rifatti.
Mi sono rifatta il naso e mi sento una persona nuova. Più bella e più sicura di sé. Imbarazzata a farmi riprendere dalle telecamere? Per niente. Era il prezzo che dovevo pagare. E la mia determinazione a cambiare era più forte di qualsiasi pudore».
Simona Mancuso, giovanissima maestrina di Villa Rosa, piccolo borgo a pochi passi da Enna, incarna la pattuglia più avanzata e disinibita delle immense legioni dei «rifatti» italiani. Anche lei alla ricerca del nuovo Santo Graal planetario, il corpo perfetto, ha accettato di farsi rifare il naso (gratis) in diretta televisiva in una delle prime puntate di Bisturi-Nessuno è perfetto in onda dal 27 gennaio su Italia uno, sotto lo sguardo complice di Irene Pivetti e Platinette.
E a consacrare definitivamente la chirurgia estetica ci pensa addirittura l'antropologia. «Attraverso gli interventi estetici la persona costruisce il suo corpo come un'opera d'arte. Si configura una virtuale nobiltà del corpo che prelude alla nobiltà della propria identità» sostiene Massimo Canevacci, docente di antropologia culturale alla Sapienza di Roma.
NULLA È PIÙ AUTENTICO DELL'ARTIFICIO
Con il lifting in tv entriamo nell'era del matrimonio tra macchina e corpo
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