User Tag List

Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Dio assista la Padania

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dio assista la Padania

    di UMBERTO BOSSI
    --------------------------------------------------------------------------------
    Dopo l'11 settembre c'è stata la rottura geopolitica del mondo. Il mondo è incerto. Ci sono state delle cose come:
    - La crisi della Borsa, più pesante di quella del '29 e ne stiamo uscendo soltanto adesso;
    - Il WTO che ha fatto partire un commercio senza regole;
    - L'Euro, che ha cambiato tutti i valori;
    - Le crisi locali (Cirio, Fiat, Parmalat, ecc.)
    Tutti assieme tanti fattori negativi nessuno li aveva mai visti.
    Soprattutto non si può fare la politica di bilancio perché c'è il Patto di Stabilità con L'EUROPA. Né la politica dei cambi perché i cambi sono in Usa e in Cina, neppure in Europa.
    Si sostiene giustamente che nessuno ha fatto una politica migliore del nostro Governo, tranne gli Usa, ma loro hanno l'Impero. Fanno il deficit e lo fanno pagare agli altri. Noi dobbiamo pagarcelo, oppure il deficit diventa debito pubblico. Quelle che però il Governo non è riuscito ancora ad avviare sono le riforme: quella della giustizia ed il federalismo. Vi si oppone una resistenza assoluta e non c'è il minimo dubbio che dietro all'ardore nazionalista si nasconde l'interesse per lo sfruttamento del Nord. È un meccanismo di potere tipico della Roma politica che se ieri rubava le nostre tasse e stampava titoli di Stato creando il debito pubblico, oggi continua a rubare ma sul risparmio. Sopravvive portando via pezzi di finanza del Nord fino a spingersi a mettere le mani sul risparmio della gente. È così compresa nel suo potere totalizzante da non capire che chi tocca il risparmio tocca la fiducia della gente che è la nervatura stessa del sistema economico. Di questo passo la gente non porterà più i soldi in banca e allora non si potrà più finanziare l'impresa ed il lavoro.
    Quelli parapolitici di Roma sono mondi fuori dalle orbite, disorbitati. E più sono alla deriva e più sono minacciosi e nazionalisti.
    "Il tricolore in ogni casa!" gridano.
    Questi che hanno attaccato la rete di protezione non sono banchieri di un impero, ma della politica nazionalista.
    E l'anatomia del potere è inclemente: mostra partiti senza idee e uomini senza ideali che attaccano l'asse Bossi-Tremonti, che parlano di Terza Repubblica per tornare alla Prima, che controllano militarmente i giornali.
    La risposta del Nord l'avete anticipata voi, oggi, con questo corteo.
    "No a Roma ladrona"
    Crollerà Roma ladrona!
    La crisi che si è manifestata sul risparmio e sui bond non la si poteva nascondere ulteriormente. È una gravissima crisi finanziaria della quale va ancora accertata la dimensione, la responsabilità, anche quella criminale, gli alleati politici romani di Tanzi.
    Questa crisi è paragonabile a quella della Banca Romana del 1893.
    In cinque anni si sono già persi 7 punti di PIL, rispetto ai Corporate Bonds che sono cresciuti a dismisura con l'arrivo dell'Euro.
    I Corporate Bonds sono un fondamentale canale di finanziamento per le imprese attualmente irrinunciabile.
    Dal dopoguerra alla fine degli anni '80 il finanziamento delle imprese veniva effettuato triangolando con Istituti a medio termine che emettevano obbligazioni ma entro limiti precisi: rispetto al capitale delle imprese valeva, per il finanziamento, il rapporto 1:1 e veniva dato dopo efficienti analisi di questi istituti a medio termine.
    Con gli anni '90 hanno pensato bene di chiudere questi istituti concentrando a Roma il controllo delle emissioni presso Bankitalia. Per anni le emissioni in Euro-Lire sono state ben controllate, ma quando queste sono state sostituite dai Corporate Bonds (con l'arrivo dell'Euro) chi doveva controllare non lo ha fatto o lo ha fatto troppo.
    Da una parte c'è stata la scelta di scaricare i rischi di credito delle banche sui risparmiatori e sui fondi di investimento stranieri, affibbiandogli queste obbligazioni che erano ormai carta straccia.
    Con l'Euro, insomma, sono arrivate le obbligazioni in Euro ed è diventato facile per tutti andare a prendere denaro.
    Si è creata una illusione: a fianco dell'Euro e della New Economy, una economia virtuale senza banche che analizzano preventivamente.
    Le obbligazioni Cirio sono state emesse in Lussemburgo, ma era vietato collocarle in Lussemburgo, in Germania ecc.
    Sono state reimportate di contrabbando in Italia, date alle banche che le collocavano ai loro clienti. Si sono così risanate le banche ma non le imprese e si sono truffati i risparmiatori.
    Ma la vicenda non è solo questa, altrimenti non si spiegherebbe quanto è avvenuto con la Centrale del Latte di Roma, venduta da Rutelli per 80 miliardi a Cragnotti e da questi, per 700 miliardi a Tanzi, con un guadagno di 620 miliardi. Una supervalutazione della Centrale del Latte che Tanzi ha pagato stampando Bond finiti nelle mani dei risparmiatori del Nord i cui risparmi sono stati in questo modo drenati all'asse finanziario-politico e calcistico romano.
    Ci fu copertura politica a tutte queste manovre di sottrazione del risparmio del Nord? È quasi inevitabile.
    A Roma agisce un partito trasversale che va da sinistra a destra, aggregato attorno ai poteri forti, alle banche, ai palazzi, finanziato per tacere.
    Fa dubitare lo scontro avvenuto tra Cesare Romiti e Cesare Geronzi, nonché il processo condotto dall'avvocato Taormina il quale ha assistito un sindacalista che accusava Geronzi di avere nascosto nei crediti ordinari finanziamenti per circa 3.400 miliardi di lire a 21 gruppi tra costruttori, partiti e giornali politici, come riportato dal Corriere della Sera e dall'Espresso.
    Certo, non viene finanziata la Lega che rappresenta il Nord, ma i partiti sostenitori del centralismo romano, perché possano ritornare a radicarsi al Nord riportando il consenso del Nord schiavo a Roma.
    Non è un caso che la Banca di Roma sia fallimentare e che il casino, quando si estenderà al calcio, cadrà per primo sulle due squadre di Roma.
    Nei confronti di questi signori, quelli della vecchia P2 erano dei semplici pasticcioni.
    Sarà impossibile che riesca il tentativo di smorzare lo scandalo; nei tribunali di tutta Italia ci sono decine di migliaia di denunce penali fatte contro le banche dalla Guardia di Finanza.
    Mani Pulite che agì solo a Milano, e anche questo dovrebbe far pensare, non ha toccato il mondo economico e le banche. Quando andò a Roma si fermò davanti a Botteghe Oscure.
    Questa volta, però, vale la legge di gravità e l'asse finanza - politica romana che contrasta l'asse finanza - impresa del Nord e che inquina tutto il Paese, non potrà più stare in piedi ancora per molto.
    Bisogna liberare il Paese da Roma ladrona e persino i cittadini romani da Roma ladrona!
    Una volta Roma ladrona era la banca di smistamento del Debito Pubblico. Una volta bastava essere amici di un sottosegretario o anche di un parlamentare per fare grandi affari. Palazzo Chigi era pieno di avventurieri e faccendieri.
    Oggi però anche per Roma i tempi sono cambiati.
    Le capitali perdono potere ovunque non ci sia più la moneta nazionale. Emerge Bruxelles ed al massimo dei luoghi intermedi dove si fanno gli incontri bilaterali.
    Il flusso di denaro che va al Sud è essenzialmente sostenuto con il Cofinanziamento, il finanziamento delle Regioni da parte dell'Europa.
    Certo, restano ancora le pensioni di invalidità, la 488, il fondo perduto, ecc.
    Ma bisognava inventare qualcosa di nuovo e l'hanno inventato. Una volta le mani sul debito pubblico, oggi sul debito privato e sul risparmio dei cittadini.
    E in mezzo a questo marasma, accanto a questa rapina sul risparmio, un'altra grande rapina, la rapina del millennio dilaga: è l'Euro di Prodi. Una moneta troppo astratta figlia di un disegno di dispotismo illuminato. I massoni l'hanno inventata nell'illusione di ridurre il costo del denaro e di aumentare la ricchezza. Dopo l'introduzione in realtà tutti hanno sperimentato un aumento improvviso, i costi delle merci sono raddoppiati e la gente non arriva più con lo stipendio a fine mese. La colpa non è certo di questo Governo, che è arrivato quando il treno dell'Euro era già lanciato. La colpa è di chi ha imposto quella moneta.
    Una moneta che non ha dato buoni risultati, non solo per i cittadini ma anche per il sistema imprenditoriale, una moneta che ha sostituito la flessibilità della rete di monete nazionali che c'era prima, con la rigidità di due monete, dollaro ed euro, causando un effetto di pazzia nel sistema produttivo. Chi ha costi in euro e ricavi in dollari subisce un differenziale di cambio, non controllato dagli Stati né dall'Europa, che decide la vita e la morte delle nostre imprese.
    È vero che il destino dei popoli è stato spesso segnato dalle riforme monetarie: Carlo Magno, Napoleone, fondazione della Banca d'Inghilterra e oggi l'apoteosi del dollaro. È vero che la finanza è senz'altro depositaria di un potere quasi assoluto al cui cospetto i Parlamenti, espressione della sovranità popolare, sono in ritardo. Ma è anche vero che nessun popolo è libero senza una sua moneta e che i popoli hanno subìto l'Euro. Né in Germania, né in Spagna, né in Italia i governanti hanno chiesto al popolo se voleva l'Euro. Dove si è fatto il referendum, in Danimarca, è stato bocciato due volte e in Francia è passato di strettissima misura. Purtroppo siamo davanti a statisti che si ritengono depositari del bene comune e della verità.
    L'Euro sarà un mostro monetario dall'esistenza tormentata e brevissima. "Un vaso di coccio" previde Margaret Tatcher, "che produrrà effetti monetari contrari a quelli auspicati" sostenne Milton Friedman.
    E si potrebbe continuare all'infinito.
    Avevano visto bene.
    Le imprese continuano a lavorare come prima, eppure stanno male e chiudono. Chi si illude che il Prodi - euro possa ottenere un successo in campagna elettorale si sbaglia. La gente avverte che DS e Margherita sono come dei chiodi arrugginiti a cui è meglio non appendere il loro futuro.
    In merito alla riforma federalista, abbiamo capito che basta che ci si avvicini ad un minimo di riforma ed esce l'altolà dei nazionalisti che paventano e pubblicizzano una fittizia rottura dell'unità nazionale per scongiurare preventivamente ogni riforma.
    Anche il Vaticano con il Cardinale Ruini ha vibrato il suo anatema contro chi vuole riformare. "Si rompe l'unità nazionale! Amen".
    In realtà sono i lamenti farisaici di chi si identifica con gli interessi del centralismo. Va sottolineato che quando uno Stato è eterogeneo dal punto di vista etnonazionale, i problemi all'interno dello Stato girano attorno a due lealtà: la lealtà alla Nazione e quella verso lo Stato, con la differenza che per i popoli che costituiscono la maggioranza etnica in uno Stato multinazionale, come nel caso dell'Italia, Stato e Nazione sono percepiti coincidenti e le due lealtà diventano indistinguibili.
    Per i popoli che non sono dominanti, come noi padani, le due lealtà sono distinte e possono entrare in competizione tra di loro. Di solito, in questi casi, la minoranza richiede l'autodeterminazione nazionale, un diritto sancito dall'ONU che, come è noto, sostiene che qualsiasi popolo, se lo desidera, può creare un proprio Stato attraverso un processo democratico. Ma quasi sempre la maggioranza si oppone a tale richiesta e si può arrivare allo scontro e alla lotta di liberazione.
    Spesso però la minoranza accetta di accordarsi con il federalismo. Una formula che abbia successo richiede una significativa misura di decentramento dell'autorità, cosa che di solito accresce la forza e la credibilità dello Stato sui gruppi nazionali, altrimenti ribelli.
    In sintesi, questa è la via maestra di quanto avviene nel mondo all'interno degli Stati eterogenei come l'Italia ed è peraltro la fotografia di quanto sta avvenendo qui.
    La lealtà politica, cioè la lealtà verso il sistema politico delle istituzioni e la solidarietà civica, come è noto, costituiscono la Nazione, cui è affidata la funzione di legittimare il potere dello Stato democratico.
    Quando non c'è una base di comuni radici storiche o di comuni matrici etnoculturali, o quando questa base è minima, quando il peso assistenzialista della solidarietà civica è insostenibile, allora sorgono i problemi e si pongono due soluzioni: o lo Stato accetta la pluralità delle tradizioni culturali regionali e le fa contribuire a fare la Nazione in modo che tutte le culture contribuiscano a formare le regole del sistema, oppure tenta di liquidarle, se si lasciano liquidare.
    Non c'è alcun dubbio che lo Stato italiano ha finora battuto questa ultima via, la via della liquidazione, agendo per atti violenti e grotteschi, con l'azione dei magistrati, con grandi sproporzioni tra condotta dei padani e condanne ricevute. In questo modo lo Stato dimostra di non avere la stima dei suoi cittadini e di imporla con la forza. Condanne che sembrano la reazione di un paranoico, dove non c'è rapporto tra causa ed effetto. Uno Stato che depenalizza la bestemmia e che carcera chi dice "porca bandiera", è uno Stato con una cifra di ferocia inaccettabile. Che va oltre il fascismo.
    Abbiamo visto ultimamente condannare al carcere il Consigliere Regionale della Lombardia, Stefano Galli, per avere contestato il tricolore. Una frase, la sua, che andava invece inserita nel contesto storico in cui fu pronunciata. Dire che il tricolore era da mettere al cesso, in quel momento, aveva un significato storico, perché in quel momento agiva il forcipe della storia, la secessione.
    Peggio ancora abbiamo visto lo Stato comportarsi con quelli del campanile di Venezia, massacrati pubblicamente per mostrare quello che lo Stato poteva fare a chiunque tentasse di ribellarsi al suo centralismo. Vicissitudini come queste sono capitate a tanti altri padani. In realtà, sono solo prove di debolezza democratica dello Stato che potrebbero spingere a sostenere che era meglio l'olio di ricino.
    Noi avevamo sottoscritto un patto elettorale per il quale queste cose dovevano finire. Cancellando i reati di opinione del Codice Rocco e attuando la riforma federalista. Ma finora non abbiamo raggiunto l'obiettivo.
    Noi e il nostro territorio continuiamo a non esistere se non come ombra di Roma. Invece di riformare i nostri alleati, in parallelo all'opposizione, hanno condotto contro di noi una battaglia di logoramento per farci saltare i nervi e spingerci ad uscire dal Governo. Il partito trasversale romano non accetta le riforme.
    La competizione la vedono solo tra un centrosinistra socialdemocratico e un centrodestra centralista e non invece tra il centralismo ed il federalismo.
    I nostri alleati sono, cioè, partiti di gestione e non forze politiche riformatrici.
    In questo modo la lotta per le riforme si è trasformata in una lotta di trincea che un giorno avanza di un metro e il giorno dopo ritorna al punto di partenza. La devoluzione, che è il patto elettorale, è stata bloccata da Fini e dall'UDC con l'alibi dell'interesse nazionale. Oggi è partito in Aula un progetto completo che riguarda contemporaneamente la regionalizzazione della Corte Costituzionale e un Senato delle Regioni che potrebbe diventare un Senato Federale.
    Il passaggio importante è rappresentato dalla rottura del bicameralismo perfetto. I Padri costituenti avevano previsto due Camere con funzioni del tutto identiche, dove il Senato era legato alle Regioni, ma solo dalla legge elettorale. Non c'era separazione delle competenze legislative tra Stato e Regioni, né di quelle esclusive, né di quelle concorrenti.
    Praticamente era impossibile andare verso il federalismo. Infatti si è dovuto prima approvare le modifiche del Titolo V, cioè stabilire all'articolo 117 della Costituzione quali sono le competenze esclusive dello Stato, quelle esclusive delle Regioni e quelle concorrenti Stato-Regioni.
    Prendendo atto della presenza di competenze concorrenti che di solito non ci sono nel federalismo, si è potuto immaginare che il Senato sia la Camera che fa la legge cornice di queste competenze concorrenti che, per la parte specifica, dipendono anch'esse dalla legge regionale. Risolto in questo modo il problema delle competenze concorrenti, adesso noi vorremmo tentare di concludere il processo riformista federalista al gran completo in questa legislatura, ma le resistenze sono forti. Occorrono quattro passaggi parlamentari per cui la riforma è esposta per almeno un anno a continue imboscate. La possono far passare la prima volta e poi fermarla nei passaggi successivi, quando è scongiurato il rischio di andare ad elezioni. Dobbiamo decidere che cosa fare. In attesa dell'Assemblea Federale che prenderà le decisioni chiederò, oggi, al Consiglio Federale della Lega di coinvolgere il territorio con un grande referendum, organizzato con i gazebo, per far sottoscrivere a milioni di cittadini il testo del disegno di legge del federalismo, in modo che tutti siano a conoscenza dei contenuti e dei significati della riforma. Occorre che i partiti vicini al centralismo si sentano sotto osservazione attenta da parte del popolo.
    Col federalismo bisogna giocare d'anticipo per evitargli la fine che i nostri alleati hanno fatto fare l'anno scorso alla devoluzione.
    Occorre inoltre conquistare una grande forza alle prossime elezioni amministrative, per cui nessun partito centralista possa più vincere al Nord se è contro il federalismo. A questo fine è necessaria la copertura totale del territorio con liste Lega Nord ovunque ci siano elezioni amministrative.
    Va inoltre messo in conto che potremmo essere traditi dagli alleati politici per cui occorre ri-trasformare la Lega Nord da partito a Movimento Politico che accompagni tutta la riforma con azioni dirompenti sul territorio. In contemporanea, i gruppi parlamentari di Camera e Senato cambieranno nome passando a quello di Lega Nord per la Libertà della Padania.
    La fratellanza padana è stata un bel momento che può ripetersi e si ripeterà. Abbiamo lottato, ripartiamo a lottare.
    Se qualcuno, con la tecnica dell'inclusione, pensava di disperdere il nostro progetto, facendo passare del tempo senza nessun cambiamento, si accorgerà di avere sbagliato i conti.
    Padani, ciò che nella vita si è vissuto insieme non andrà mai perduto.
    Ciò che abbiamo fatto e che ci apprestiamo a fare riecheggerà per sempre!
    Noi sappiamo che quando la libertà scompare, come è scomparsa quella della Padania, resta un Paese senz'anima, morto.
    Il nostro amore, cara Padania, ti ha riportato in vita. Non come un Paese qualsiasi, ma come la nostra Patria.
    O si realizza il sogno risorgimentale dell'unità nella diversità, con il federalismo, oppure la storia troverà la strada per la libertà della Padania.
    Qui siamo a Milano e nella storia di questa grande capitale c'è un ammonimento che fa al caso nostro.
    Nel 1848 le 5 GIORNATE introdussero una scottante parola d'ordine: indipendenza e Italia.
    L'Austria andava cacciata. In poco tempo era cambiato lo spirito della gente. Se fino ad allora tutti avevano pensato che la parola libertà poteva andare disgiunta dalla parola indipendenza legandosi a unione federale del Lombardo - Veneto con l'Austria. Dopo le 5 giornate non fu più possibile tenere disgiunta libertà da indipendenza. Una situazione simile avviene oggi con la Padania.
    Federalismo vuol dire unità nella diversità e nel rispetto reciproco. Ma se il federalismo dovesse essere tradito, la libertà della Padania ritornerà a far rima solo con l'indipendenza.
    Dio assista la Padania.
    L'intervento del Segretario Federale


    [Data pubblicazione: 27/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Tutti i popoli padani uniti per il cambiamento
    I segretari nazionali, entusiasti per l'esito dell'adunata, hanno salutato la gente del Nord

    Dal palco della grande manifestazione federale di domenica a Milano hanno parlato i segretari di molte nazioni padane. Tutti entusiasti del successo dell'adunata i rappresentanti nazionali hanno voluto salutare tutti i popoli padani.
    Vincenzo Soldati (Toscana): «Per usare la metafora del coordinatore Calderoli, è partito il treno delle riforme. Questo treno, sicuramente, avrà un percorso ad ostacoli: noi faremo di tutto per evitarli. Cercheremo di fare in modo che non venga danneggiato o fermato. Sappiamo che ci sono in giro dei bombaroli pronti a farlo deragliare. Noi vigileremo, e se dovessero fermarlo sapremo come reagire. Con il popolo, con tutte le armi che ci concede il popolo, senza esclusione di colpi. Questo treno delle riforme, del Senato federale, è partito da Roma e deve arrivare a Milano, e qui si deve fermare. Questo è un messaggio chiaro, fisico, della nostra lotta contro i palazzi romani, i palazzi del potere. Una lotta che potrebbe essere finalmente vinta. Noi in Toscana siamo pronti a fare, come sempre, il nostro dovere».
    Gianluca Pini (Romagna): «La Romagna oggi è qui in festa, è qui per ringraziare tutta la Lega e tutti gli attivisti. Ma soprattutto due persone: Umberto Bossi e Roberto Calderoli, che non solo sono riusciti a portare avanti, faticosamente, il discorso della devolution, ma hanno inserito una cosa importante in questo progetto di legge. Una cosa che è un patrimonio di tutti noi, che si chiama principio di autodeterminazione dei popoli. E grazie a questo finalmente, in un futuro molto vicino, anche la Romagna avrà la sua dignità di regione».
    Angelo Alessandri (Emilia): «Romagna regione, Emilia regione: il ringraziamento è anche nostro. Oggi ci chiedevano se andare avanti oppure mollare. Io credo che questo immenso pubblico ci dia la forza di andare avanti. Ma anche a Roma devono vedere che la Padania esiste ed è forte, e testimonia che non abbiamo nessuna intenzione di mollare, e vogliamo andare avanti».
    Francesco Bruzzone (Liguria): «Credo che il significato di questa immensa manifestazione in questo momento sia molto forte. Un richiamo a tutti, in particolare alle forze alleate, per un chiaro impegno per il mantenimento dei patti elettorali, per una coerenza sul tema fondamentale delle riforme. Tanta gente in piazza dalla mia regione: la Liguria sarà ancora una volta in prima linea per una Padania libera, una Padania forte».
    Nicola Negroni (Valle d'Aosta): «La nostra nazione è piccola, ma è sempre stata federalista, una particolarità che ci contraddistingue».
    Francesco Miroballo (Umbria): «Noi siamo in pochi, ma da 3mila anni il nostro popolo lotta contro Roma. Oggi siamo qui per andare avanti nella nostra lotta e ottenere la libertà».


    [Data pubblicazione: 27/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Cè: sinistra impresentabile, non andrà mai al governo
    «IN PIAZZA C'E' L'ORGOGLIO DELLA STORIA DEL NORD»


    A nome dei deputati della Lega Nord è intervenuto il capogruppo, on. Alessandro Cè. «Questa piazza - ha esordito il presidente dei deputati leghisti - significa la rinascita della coscienza e dell'orgoglio del Nord. Della storia del Nord, che per un certo periodo è stata dimenticata. A Roma sapete bene qual è la situazione: una sinistra impresentabile, indecente, che utilizza la magistratura in piazza, fa manifestare perfino i bambini contro il governo. Una sinistra che non potrà mai più governare questo Paese. E dall'altra parte ci siamo noi, la Casa delle Libertà: la Lega è entrata nella Casa delle Libertà per fare le riforme, non per occupare posti. Lo ricordiamo agli alleati di An e Udc, che ogniqualvolta noi tentiamo di accelerare, frenano. Lo ricordiamo anche al presidente Silvio Berlusconi, che forse dovrebbe impegnarsi di più, e sembra che in questi giorni lo stia facendo. Berlusconi si ricordi che il Nord lo ha votato per cambiare, non per fare chiacchiere».
    «Noi siamo al governo - prosegue Cè - e siamo amici di tutti, soprattutto dei nostri compatrioti padani. Ma non faremo sconti a nessuno, né alla Camera né al Senato, né nelle piazze né nei Comuni. Dappertutto la nostra lotta sarà sempre più forte e potente. A quelli che diranno, come probabilmente faranno certi giornali, che quelli della Lega sono "quattro gatti", diciamo che oggi in piazza c'è una folla immensa, che rappresenta milioni e milioni di persone oneste del Nord che non ne vogliono più sapere delle ruberie, della corruzione delle clientele, del voto di scambio che hanno caratterizzato questo malgoverno. Questo se lo ricordi anche il presidente della Repubblica: la gente che lavora vuole avere delle risposte. Vuole la libertà, vuole lavorare ma vuole poter mantenere i propri figli, vuole un futuro per loro, non vuole chiacchiere. Non vuole i banchieri che rapinano i cittadini: questo se lo deve ricordare anche il presidente Ciampi, se vuole essere il presidente anche dei padani, altrimenti ci penseremo noi...».
    N. L.
    --------------------------------------------------------------------------------


    [Data pubblicazione: 27/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Qui giovani padani
    Mgp: «Disposti a tutto per avere la svolta»


    Lo avevano promesso e lo hanno mantenuto. I Giovani Padani che si sono dati appuntamento alla fine del corteo che dal Tribunale di Milano ha raggiunto il castello Sforzesco erano diverse migliaia. Tutti insieme, uniti da un solo sogno: una Padania libera e federalista.
    Slogan, cartelloni e striscioni hanno fatto da contorno a quella che il movimento giovanile della Lega Nord ha caratterizzato come una Manifestazione nella manifestazione. "Disposti a tutto per il cambiamento, padroni del nostro futuro" lo slogan che ha accompagnato i giovani in corteo fino a piazza Castello. «É giunto il momento di smetterla di prenderci in giro - ha detto Paolo Grimoldi, coordinatore federale dei Giovani Padani -. Non possiamo accettare che le tante promesse avanzate in campagna elettorale dagli alleati di governo rimangano solo sulla carta. Se An, Udc e Forza Italia non manterranno le promesse che hanno spinto la Lega Nord ad entrare nella Casa delle Libertà, vorrà dire che dovremo portare avanti da soli il vento di cambiamento».


    [Data pubblicazione: 27/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Gli interventi di Speroni e Borghezio, deputati a Strasburgo
    «L'Europa che vogliamo»


    Due gli europarlamentari leghisti che sono intervenuti: Francesco Speroni e Mario Borghezio. «Quello che noi vogliamo - ha detto Speroni - è la Padania libera. Io faccio il deputato europeo, ma bisogna chiarire qual è l'Europa che vogliamo. Non vogliamo l'Europa delle banche ladrone, l'Europa dell'euro che ci deruba il portafoglio. Non vogliamo diventare il Canton Ticino dell'Unione Europea. Vogliamo in Europa una Padania sovrana e libera: questa è l'Europa che vogliamo. Di questo dobbiamo ricordarci a giugno, quando voteremo il nuovo Parlamento europeo. Quest'Europa si sta allargando, si sta sviluppando, ma si deve sviluppare nella libertà».
    «Abbiamo sentito parlare - prosegue Speroni - di cortei delle sinistre dove sono stati usati i bambini. La sede delle istituzioni europee è a Bruxelles, nel Belgio, e sappiamo lì i bambini come li trattano... Noi questi sporcaccioni non li vogliamo al governo: questa gente deve andarsene, e sarà il popolo padano, nelle urne, a cacciarla».
    L'eurodeputato Mario Borghezio ha iniziato il suo intervento ricordando il progetto del Senato federale: «È stato commovente - ha detto - fermarsi davanti alla storica sede del Senato di Milano. Quelli di Roma, a sentir parlare del Senato federale, danno di matto, e fanno bene! Quando avremo il nostro Parlamento impareranno che cos'è la democrazia, che cos'è la libertà, la civiltà. Che cosa rappresentano le facce pulite della gente del Nord. Forse temono il confronto con un Parlamento del Nord, che comunque, sia chiaro, non ha bisogno di alcuna autorizzazione da Roma: noi il Parlamento del Nord ce lo stiamo già facendo da soli. Sarà un Parlamento di libertà, di pulizia».
    «Perché il presidente Ciampi - prosegue Borghezio - che ci ricorda tutti i giorni gli articoli della Costituzione che parlano dell'unità d'Italia, nel suo messaggio di fine anno si è dimenticato di quei risparmiatori che i banchieri hanno consentito venissero rapinati? Noi patrioti padani diciamo con chiarezza che non vogliamo rappresentanti delle istituzioni che siano camerieri del potere bancario, che proteggono l'usurocrazia ai danni dei risparmiatori. Quasi un milione di risparmiatori che sono stati tosati come pecore dalle scorrerie finanziarie, che qualcuno, non solo a livello nazionale, continua a proteggere, sono concentrati soprattutto al Nord. È il risparmio del Nord che è stato rapinato: dovremmo istituire una giornata di lutto per questo evento tragico. Ma noi al Nord siamo abituati a ricostruire, siamo noi che abbiamo creato quello che nelle scuole abbiamo imparato a chiamare "miracolo italiano", ma che invece è stato un miracolo economico padano. Noi vogliamo difendere il nostro lavoro, oltre alle nostre libertà, che ci appartengono da sempre e che ci riprenderemo».


    [Data pubblicazione: 27/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'assemblea federale sul prato di Pontida


    Si chiuderà dopo Pasqua sul prato di Pontida, in concomitanza con la manifestazione della Lega che quest'anno celebra il suo ventennale, l'assemblea federale della Lega Nord che è aperta dal novembre scorso in attesa degli sviluppi della riforma federalista. Lo ha deciso il Consiglio federale del Movimento che si è riunito nel pomeriggio di domenica al termine della manifestazione di Milano.
    Secondo quanto si è appreso, il Consiglio federale ha esaminato anche la questione delle elezioni amministrative e, al momento, l'idea prevalente è quella che la Lega corra da sola ad eccezione di qualche realtà. Tuttavia saranno tavoli regionali, in programma nelle prossime settimane, ad analizzare le singole realtà prima della decisione finale in proposito.


    [Data pubblicazione: 27/01/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

Discussioni Simili

  1. La padania se ne va !!
    Di ilgiardiniere nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 53
    Ultimo Messaggio: 24-08-11, 21:02
  2. Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 12-03-08, 14:22
  3. Ultimi Sondaggi: Lega Nord Padania al 51%. Nasce la Padania
    Di Vecio-Fighèl nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 06-07-05, 11:23
  4. Padania! o Padania Indipendente
    Di Shaytan (POL) nel forum Padania!
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 14-10-03, 14:21
  5. la padania non esiste la padania non esite
    Di carbonass nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 13-11-02, 01:02

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226