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    Predefinito Il grande gioco nel Caucaso

    Christian Bouchet




    La fine di Edouard Shevarnadze non ha appassionato le folle, e i media sono rimasti piuttosto discreti sui sussulti della vita politica georgiana. Al massimo è stata evocata la caduta di un dittatore, una « rivoluzione di velluto » caucasica e la vittoria della democrazia e dei liberali.

    Ma nessun giornalista della grande stampa o della televisione ci ha spiegato quello che la stampa moscovita non ci ha tenuto nascosto. La sostituzione di Shevarnadze con Saakachvili non è un fatto anodino, si tratta di un colpo di Stato, fomentato dai servizi americani, che rientra nella strategia yankee di frammentazione dell’ex-URSS e di controllo della periferia della repubblica di Russia.

    Per comprendere di che cosa si tratti, non è inutile ricordare chi sia Edouard Shevarnadze. Egli fu uno dei tre dirigenti sovietici (con Gorbatchev e Iakovlev) artefici della perestroïka e il suo ruolo, in quanto ministro degli Esteri, fu quello di « liquidare » la potenza sovietica. Fu inoltre lui ad abbandonare l’alleato irakeno e a dare “luce verde”, nel 1990, alla prima guerra del Golfo.

    Inutile dunque dire che, quando egli prese il potere a Tbilisi, ricevette immediatamente il sostegno, discreto ma efficace degli USA. Come ci si doveva aspettare, egli aprì la strada alla presenza americana, sia militare (l’esercito georgiano è equipaggiato con elicotteri fabbricati negli USA e le truppe sono formate da consiglieri usciti dal corpo dei Marines) che economica (solo l’aiuto finanziario di Washington permette allo Stato georgiano di non essere alla bancarotta). Fu lui, inoltre, che consentì la partenza dei lavori della costruzione dell’oleodotto Bakou-Tbilisi-Ceyhan concepito per esportare il petrolio del Caspio verso l’Occidente, senza passare per il territorio russo.

    Ma, come numerosi servi degli USA, Shevarnadze ha subito la concorrenza di qualcuno più servile di lui ed è stato sostituito, dai suoi padroni, con un uomo politico che sarà loro ancora più utile.

    Che cosa rimproveravano dunque, i nord-americani all’ex uomo forte di Tbilisi?

    Due cose: di tenere male la sua casa e di essersi recentemente avvicinato ai Russi.

    Se Edouard Shevarnadze aveva portato una parvenza di pace civile in un paese lacerato, sotto il suo predecessore, dai nazionalismi centrifughi, non era riuscito a risollevare economicamente il paese e, sia la corruzione che la lotta tra clan, che erano caratteristiche del suo entourage, impedivano la ricostruzione di uno Stato stabile di cui hanno bisogno gli USA per conseguire i loro interessi in questa regione da loro dichiarata « zona d’importanza strategica ».

    Ma più grave, tale da alienarsi senza dubbio il sostegni americano, egli si era recentemente alleato con Aslan Abashidze, l’importante leader della regione adjara e il più fervido sostenitore di un riavvicinamento tra Tbilisi e Mosca.

    Tutto lascia presagire che, generosamente finanziato e ben sostenuto dagli « specialisti », Mikhail Saakachvili sarà eletto presidente della Georgia alle prossime votazioni. Questo uomo di legge, che ha fatto i suoi studi negli USA, dovrebbe essere, almeno per un certo tempo, più docile. Ben inquadrato egli sarà anche, forse, più efficace.

    Comunque, nel grande gioco che Cartagine conduce contro la Russia – e più globalmente contro l’Eurasia - l’Impero del male vince una nuova battaglia.

    Va anche rilevato e molto nettamente in questo caso, che questo stesso Impero del male ha vinto un’altra battaglia: quella del controllo sui media. La prova dell’unanimismo orwelliano di questi ultimi: ovunque nello stesso momento, le stesse immagini, gli stessi commenti, le stesse parole... e questo, naturalmente, non al servizio degli interessi geopolitici dell’Europa, ma di quelli di Washington!





    Solidarité et progrès
    La Georgia destabilizzata dall’esterno


    Questo articolo, comparso in Solidarité et progrès del 2-12-2003, completa utilmente il nostro editoriale. Ecco perché lo riprendiamo su questo sito.


    In diverse interviste concesse a partire dal 27 novembre al Daily Telegraph, alla BBC e al Frankfurter Allgemeine Zeitung, l’ex presidente georgiano Edouard Shevarnadze ha accusato gli Stati Uniti e in particolare l’ambasciatore americano Richard Miles, di aver organizzato la sua caduta. Egli sente di essere stato tradito sia da Miles che dai dirigenti dell’opposizione finanziati dagli Stati Uniti.

    Tuttavia egli non comprende perché è stato fatto cadere, tanto più che egli ha sostenuto la politica estera americana, specialmente per quanto riguarda l’Iraq. «Quando avevano bisogno del mio supporto per l’Iraq, io l’ho dato », afferma, «e non riesco a spiegarmi l’accaduto. » In ogni modo, facendo allusione al fatto che Miles si trovava a Belgrado al momento del rovesciamento di Milosevic, egli ha precisato che « per quanto riguarda l’ambasciatore, [Miles], ho gravi sospetti sul fatto che la situazione prodottasi a Tbilisi sia un’esatta ripetizione degli avvenimenti yugoslavi (...) Qualcuno aveva un piano. »

    Shevarnadze ha denunciato la presa d’assalto del Parlamento di Tbilisi, aggiungendo di aver deciso di dimettersi per evitare un bagno di sangue. «Tutto era predisposto - l'esercito, le truppe interne, la polizia - ma io ho guardato l’immensa folla », dice. « Ho visto sui loro volti che sarebbe stato impossibile calmarli. (...) Sapevo che il sangue sarebbe stato versato. Quel mattino ho detto ai miei colleghi che la sola via di uscita erano le mie dimissioni .»

    L'ex presidente georgiano ha ricordato il suo ruolo di ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica (1985-1990): « Se la guerra fredda non si fosse conclusa, ci sarebbe stata una Terza Guerra mondiale. Noi abbiamo salvato il mondo. Non dico di aver fatto tutto da solo, ma vi ho svolto uno dei ruoli più importanti. C’erano 40.000 carri armati sovietici in Europa e centinaia di migliaia di uomini armati. Nell’arco di 24 ore, essi avrebbero potuto trovarsi sulla costa atlantica, ma noi non l’abbiamo fatto, nemmeno quando le teste calde avrebbero voluto utilizzare la forza a Berlino e schiacciare Solidarnosc in Polonia. »

    Le accuse di Shevarnadze riguardo a questa rivolta, non sono senza fondamento. Il dirigente dell’opposizione Mikhaïl Saakachvili ha già fatto sapere di essersi recato a Belgrado a tre riprese, nel corso di quest’anno, per studiarvi lo svolgimento degli avvenimenti di tre anni prima, allo scopo di ripeterne lo scenario in Georgia. Secondo la FAZ del 26 novembre, il dirigente dell’ex gruppo d’opposizione serbo Otpor, Alexandre Maric, ha fatto una tournée in Georgia lo scorso giugno, al fine di informare l’opposizione sul modo in cui la sua e altre organizzazioni avevano fatto cadere Milosevic. Aveva, nel suo bagaglio, film documentari sulla presa d’assalto del Parlamento di Belgrado. Il gruppo d’opposizione georgiano, Kmara, che aveva dei contatti con i Serbi, ha anch’esso inviato delle persone per « addestrarsi » a Belgrado.

    Secondo un rapporto del Globe and Mail di Toronto del 26 novembre, il coordinamento tra gruppi serbi e georgiani è stato finanziato dallo speculatore George Soros e dal suo Istituto per una società aperta. D’altronde, Soros è vicino a Saakachvili, al quale l’anno scorso ha conferito il premio di questo Istituto. Il partito Movimento nazionale di Saakachvili, come la rete televisiva Rustavi-2 e Kmara ! sono tutti legati a Soros ed ai suoi capitali. Il Globe and Mail cita un grande giornalista georgiano per il quale « l'opinione pubblica qui accetta l’idea che sia M. Soros ad aver pianificato la caduta di Shevarnadze.»
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

    •   Alt 

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  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Roba da far accapponare la pelle!

    Due giorni fa, la colomba Powell ha avuto l'ardire di chiedere alla Russia di ritirare le sue truppe dalla Georgia!

 

 

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