Cusani: «Parmalat, la testa dello scandalo»
CAPITALISMO MALATO
«Così le inchieste arrivano al cuore del sistema economico». Un convegno a Roma

M. SAPERE- G. DEL VECCHIO

«Il caso Parmalat non è la coda, ma la testa di Tangentopoli». Parola di Sergio Cusani, uno dei protagonisti - da imputato, condannato e carcerato - di Mani pulite. L'esperto finanziario è andato indietro negli anni, ricordando come il capitalismo italiano riuscì a scamparla: «Quando i magistrati posero il faro su Mediobanca, Cuccia fu abile a spostarlo a sua volta su Ferruzzi». In questo modo ne uscì indenne il rapporto vizioso banca-impresa. Un rapporto messo sotto accusa ieri a Roma, nel corso del convegno «Capitalismo malato e il caso Parmalat» (organizzato dai Comunisti italiani) anche da Augusto Graziani. Per l'economista napoletano il problema del capitalismo odierno è l'espansione illimitata del credito: le banche finanziano le grosse imprese anche quando sono in perdita, con la speranza che possano uscire dalla crisi. Il risultato è un allargamento esponenziale del debito che può portare all'esplosione della situazione finanziaria dell'impresa. L'economia di mercato - è la diagnosi di Graziani - è un sistema fragile, esposto a crisi e crolli clamorosi. Insistendo su tale fragilità, riferendosi alla situazione italiana, Cusani sottolinea come la vera anomalia sia che «il controllato paghi il controllore», nel senso che le società di revisione sono pagate dalle stesse aziende su cui dovrebbero vigilare. Gli auditors hanno un mandato di tre anni rinnovabile due volte: ciò crea sudditanza nei confronti dell'azienda. Cusani non si limita alle critiche e propone una soluzione: «Affidare la scelta e il pagamento delle società di revisione a organismi indipendenti: la Consob e Borsa Italiana spa». Il tutto nell'ambito di un sistema di regole e sanzioni più efficace. Relativamente alla Consob, Cusani punta il dito sulla gestione di Luigi Spaventa, accusata di disattenzione e negligenza. L'ex mente finanziaria di Ferruzzi conclude lanciando un sinistro allarme sulla situazione dei conti di altri colossi dell'economia italiana: Fiat e l'intero settore calcio. Preoccupato dello stato del capitalismo finanziario, Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, conclude sul fenomeno dei paradisi fiscali. «Secondo l'Ufficio Italiano Cambi, sarebbero centomila i miliardi di lire investiti in società off-shore. Dovrebbero essere erogate sanzioni nei confronti di quei paesi canaglia (circa 50), destabilizzanti per l'economia internazionale».