BRUXELLES - L'integrazione sociale con le comunità di immigrati solleva un acceso dibattito in Belgio e rischia di avere conseguenze anche sulla vita politica del Paese. I liberali fiamminghi hanno minacciato di uscire dal governo di coalizione rossoblu guidato da Guy Verhofstadt, se dovesse essere approvata dal Parlamento la legge sul diritto di voto alle comunali per gli immigrati.
Nei giorni scorsi aveva già tenuto banco, come sta avvenendo in Francia, la questione del velo nelle scuole. Due esponenti di spicco del governo, il ministro degli Esteri Louis Michel e il ministro dell'Interno e vicepremier Patrick Dewael, entrambe liberali, si sono pronunciati a favore di una legge che vieti l'uso del copricapo islamico nelle scuole. Sempre a proposito di scuole, uno dei principali quotidiani del Belgio, la Derniere Heure, ha anticipato il contenuto di un rapporto sugli effetti del digiuno per il Ramadan sui bambini delle scuole elementari di Bruxelles in cui si afferma che «l'obbligo di praticare il digiuno costituisce un pericolo reale per i bambini perché non solo mette a rischio il loro apprendimento, ma anche la loro salute e la loro attenzione». A questo proposito il ministro per l'istruzione secondaria, Pierre Hazette, anch'egli liberale, in un'intervista allo stesso quotidiano ha affermato che «il Ramadan è incompatibile, nell'insegnamento, con l'impegno del benessere dei bambini».
A scuotere il governo belga, una coalizione di socialisti e liberali, è la proposta di legge già approvata dal Senato per consentire agli immigrati di votare alle elezioni comunali. Proprio per evitare che la questione potesse diventare una grana per il governo rossoblu del liberale Verhofstadt, le forze politiche al momento di formare il nuovo governo decisero di fare un accordo in base al quale questo tema sarebbe stato di competenza solo del Parlamento e non dell'esecutivo. Il presidente del liberali fiamminghi Karel de Gucht, pur sostenendo di non voler mettere in discussione questo accordo, ha detto a chiare lettere che, se il suo partito glielo chiederà al congresso della prossima settimana, darà il via libera all'uscita dal governo per segnare la contrarietà a questa proposta. Ma la questione del voto va al di là dei principi ed è diventata materia elettorale: in Belgio si andrà alle urne il 13 giugno anche per le elezioni regionali. E il timore espresso esplicitamente da De Gucht è che l'introduzione del voto agli immigrati favorisca un'emorragia verso il partito di estrema destra Vlam Blok.
[Data pubblicazione: 01/02/2004]




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