Scontri a Genova, giovani operai dell'Ilva assaltano la Prefettura e occupano la stazione
Scontri davanti alla Prefettura, poi l'occupazione dei binari della ferrovia a Brignole. Gli operai dell'Ilva non ce la fanno più, soprattutto i più giovani, più a rischio in vista di tagli e ristrutturazioni. Stamattina i lavoratori, tutti quanti, sono scesi in piazza in concomitanza con la convocazione del tavolo romano, davanti al segretario Gianni Letta, riguardo al destino delle aree di Cornigliano. Sono partiti alle 9 da Cornigliano con i delegati dell'Rsu in testa, pale meccaniche, ruspe e muletti e si sono incanalati per le vie di Genova, bloccando il traffico. Volevano essere ricevuti anche loro dal Prefetto. Portavano con loro anche una grossa pala meccanica gialla che è stata parcheggiata davanti alla Prefettura. Ed è lì che si sono verificati gli incidenti.
Il corteo, inizialmente di 500 operai si è fermato davanti alla Prefettura di Genova e lì a un certo punto è partito un liancio di petardi e altri oggetti. La violenta protesta è scattata subito dopo l'ingresso dell'imprenditore Riva, convocato dal prefetto. Il segretario confederale Cgil Bruno Maganaro, aveva appena finito di parlare nella piazza, quando parte il lancio di bastoni, sassi e petardi all'indirizzo delle forze dell'ordine con un tentativo di sfondare il cordone della polizia schierato davanti all'ingresso.
Per dieci minuti il sindacato ha perso il controllo della situazione ma il tentativo di entrare in prefettura non è riuscito. Il sindacato ha quindi radunato i lavoratori in piazza Corvetto. Per poi decidere di puntare in corteo sulla stazione dei treni, dove gli operai si sono seduti sui binari, bloccando la circolazione ferroviaria.
La protesta è andata avanti fino a che il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ha annunciato di aver invitato il sindacato all'incontro sul futuro dell'Ilva che si terrà giovedì 12 a Roma tra governo e enti locali.
Ma intanto resta una situazione drammatica. Gli operai cinquantenni sono tutti d'accordo, la protesta dura è scattata tra i più giovani, esasperati dalla situazione di incertezza sul loro futuro. «Noi ne abbiamo fatte tante - ricorda Mario, 52 anni, assunto all'Ilva nel febbraio dell'80 - ma mai con violenza. Sulla tentata irruzione nella prefettura è lapidario: io mi dissocio, non va bene. Quando sono entrato in fabbrica già si parlava di chiusura eppure sono qua. Non so se quei giovani sono sprovveduti, sicuramente esasperati per la difesa del lavoro». Anche per Francesco, 48 anni, entrato in fabbrica il 25 marzo del '79 «c'è una generazione diversa all'Ilva, o giovani o anziani. Noi siamo pochi ormai e se possono ci cacciano perchè costiamo di più». L'occupazione della stazione Brignole è condivisa da Francesco perchè - spiega - «da un anno e mezzo il sindacato è stato dietro all'accordo di programma per il superamento della linea a caldo (altoforno) ma non è servito a niente».
Nicola, 27 anni, entrato con contratto di formazione lavoro ed ora assunto a tempo indeterminato, è della gerenarzione di mezzo. E spiega: «dal 2000 al 2004 sono stati assunti con contratti di formazione lavoro oltre mille ragazzi e ciascuno reagisce secondo la sua posizione sociale. Al sindacato rimproveriamo che proprio sul posto di lavoro non riesce qualche volta a difendere gli operai e l'azienda consiglia ai nuovi di non iscriversi. Gli operai anziani hanno lottato a lungo ed hanno conquistato una esperienza, noi per qualche verso siamo privilegiati. La reazione davanti alla prefettura è stata una reazione istintiva».
Anche Corrado Cavanna, della Cgil, ammette che la situazione davanti alla Prefettura è sfuggita di mano ai sindacati. E . Carlo Graffione, consiglio di fabbrica Uilm in qualche modo giustifica i più giovani: «la gente può eccedere, è in ballo il posto di lavoro. Nel '99 c'era un accordo di programma, la realtà ora è la cassa integrazione per 6-700 lavoratori. È stata una reazione esasperata che va letta per l'inesperienza di molti giovani. C'è comunque da sottolineare che in fabbrica c'è uno stacco generazionale».




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