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Energia eolica, va bene purchè non diventi pericolosa per l'ambiente
“Siamo favorevoli alle centrali di energia eolica e alle fonti alternative, ma non se diventano pericolose”. Così ha esordito Emanuele Sanna, consigliere regionale dei Ds, presentando questa mattina in Consiglio regionale la mozione del centrosinistra sulle energie alternative in Sardegna. Che tanto alternative, stando a Sanna, non sono, visto che rappresentano un clamoroso pericolo ambientale: fauna che emigra, piloni ed eliche alti decine e decine di metri. Con un risultato già scritto, secondo il centrosinistra: il paesaggio sardo, di tanti piccoli e grandi comuni che pure contano centinaia di ettari di territorio, è a rischio serio di devastazione. E tutto senza che la Regione intervenga (per limiti di legge) più di tanto.
Ma oltre questi aspetti di principio, nella mozione c’è anche una denuncia: il 21 luglio scorso la Giunta regionale, ormai priva della fiducia del Consiglio, ha adottato una delibera su proposta dell’Assessore della Difesa dell’Ambiente e d’intesa con gli assessori dell’Industria, della Pubblica Istruzione e degli Enti Locali, con la quale, ha spiegato Sanna, “sono state formulate linee guida di indirizzo e coordinamento per la realizzazione di impianti industriali di energia di fonte eolica”.
L’Enel ha da poco deciso investire un miliardo e mezzo di euro in campo mondiale, di cui un miliardo in Italia, per portare a 900 mega watt la sua capacità produttiva di energia eolica: “Sembra molto strano, quindi, che il Pers (piano energetico della regione Sardegna), ha spiegato Sanna, approvato con semplice deliberazione della Giunta Regionale il 28 maggio 2003 e mai trasmesso all’esame del Consiglio, preveda la produzione entro il 2012 di ben 2000 mega watt di energia eolica solo in Sardegna di cui 900 entro il 2004”.
“Come se non bastasse - ha proseguito il segretario nazionale del Psd’Az, Giacomo Sanna - numerosi produttori, anche esteri, stanno concentrando i loro progetti per la fonte eolica in Sardegna, tant’è che sono stati già presentati all’Assessorato alla Difesa dell’Ambiente 90 impianti per una capacità produttiva di 4000 mega watt, per un totale di 2400 aerogeneratori”.
Il problema è tanto chiaro quanto preoccupante, e suscita tanti dubbi: perché si vuole produrre più energia di quanta sia necessaria? Perché scaricare in Sardegna tutto il peso della produzione nazionale di questa energia? E soprattutto “Perché - ha aggiunto - l’esponente di rifondazione Luigi Cogodi, tutto questo piano è stato attuato da una commissione clandestina?”.
Tante domande. Che sperano di avere convincenti risposte dal Consiglio “in tempi molto brevi”, ha precisato Emanuele Sanna.
E c’è un altro grave problema: “Nei Comuni interessati, in particolare nella zona del Gerrei, dove si vogliono installare 60 generatori in sette chilometri - ha precisato Cogodi - si presentano delle persone con delle valigette: all’interno, ci sono fogli da firmare e tanti soldi. Sarebbe disastroso se quei Comuni cedessero alle allettanti proposte e concedessero di utilizzare quelle zone. Si avrebbe uno scempio, uno spettacolo mostruoso visibile da tutto il Campidano”.
Dunque, il centrosinistra e le forze sardiste sono a favore dello sviluppo delle centrali alternative, ma si oppongono al “furto” cui sta andando incontro l’Isola. Cogodi ha concluso riassumendo un principio di fondo che, avverte, sta per essere violato: “Bisogna dare ai sardi ciò che è già loro”.
Lazzaro Cadelano
Cagliari, 9 dicembre 2003




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