Nel mondo contemporaneo uno dei fenomeni che suscita più inquietudine nell'Occidente è l'immigrazione islamica, percepita come un processo sempre più accelerato e inesorabile di colonizzazione da parte delle masse aderenti al culto lanciato dal Profeta Maometto. L'Europa a questo punto dovrebbe chiedere a se stessa se le facilitazioni a questo processo favoriscono l'integrazione e l'assimilazione, o se piuttosto non rappresentano un ulteriore incentivo all'immigrazione senza regole e limitazioni, sfruttata a sua volta da esponenti dell'Islami radicale per fare proseliti.
La proposta lanciata dal viceministro Adolfo Urso, definito forse troppo sbrigativamente dai giornali come un "finiano" (è tutto da vedere se Fini condivide o meno), circa l'istituzione di un'ora di religione islamica nelle scuole pubbliche, affiancata a quella concordataria cattolica, rischia di rivelarsi una boutade inutile e pericolosa. Gli intenti di Urso, di per sè, sembrano buoni: affidare l'insegnamento dei precetti dell'Islam a docenti preparati, pronti a depurare i contenuti radicali e per certi versi violenti del culto maomettano.
Ma siamo pronti ad accettare questa sfida in piena regola alla nostra fede, alle nostre tradizioni, all'identità cattolica dell'Italia, riconosciuta anche nella Costituzione attraverso il riconoscimento formale dei Patti Lateranensi, pur rinnovati da Craxi negli anni '80? Siamo pronti ad associare ai maestri di religione cattolica (o più spesso, insegnanti perfettamente laici nel senso comune del termine, che si limitano ad una "scienza delle religioni" senza approfondimenti della dottrina cattolica) degli imam, o loro delegati? Non rischiamo di trasformare quest'ora in una sorta di "catechismo islamico" in piena regola, relegando nella totale, assoluta ignoranza del cristianesimo gli immigrati che dovrebbero integrarsi, e quindi, come minimo, conoscere le basi delle tradizioni italiane, impregnate di influenze riferibili alla fede cattolica?
E come la mettiamo col fatto che, nei paesi di provenienza di questi immigrati, nessuno si sogna di garantire spazi di libertà ai cristiani? Siamo solo noi quelli che devono prostrarsi agli "ospiti", alla loro cultura, alla loro fede, senza chiedere nulla in cambio?
Insomma, in un'epoca segnata dall'inquietante diffusione delle moschee e della preponderante immigrazione islamica, che pretende diritti e prebende senza muovere un dito per i cristiani dei paesi d'origine - che non possono neppure professare il loro credo senza temere per la propria vita - la proposta di Urso risulta provocatoria e un poco folle, un insulto alla nostra identità, forse spontanemente in declino, ma certo non meritevole di una eutanasia auto-indotta.





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