UBA: AMNESTY INTERNATIONAL IN FAVORE DI ALTRI QUATTRO PRIGIONIERI DI
COSCIENZA

'Basta con le molestie, le intimidazioni e gli impedimenti alla liberta'
di espressione nei confronti dei dissidenti cubani!' - ha dichiarato oggi
Amnesty International, diffondendo un nuovo rapporto in cui descrive i
casi di quattro prigionieri di coscienza: Rolando Jime'nez Posada, Rafael
Millet Lea, Miguel Sigler Amaya e Orlando Zapata Tamayo, quattro degli
oltre 80 dissidenti finiti in prigione a seguito di un vasto giro di vite
attuato dal governo il 18 marzo 2003.

'Questi quattro dissidenti sono stati arrestati, e due di loro formalmente
incriminati, solo per aver preso parte a iniziative pacifiche. Siamo
particolarmente preoccupati per il fatto che, a distanza di quasi un anno,
molti altri prigionieri siano ancora in attesa di sapere di cosa verranno
incolpati' - ha aggiunto l'organizzazione per i diritti umani.

Le autorita' cubane hanno giustificato la loro azione contro i 75
dissidenti processati lo scorso aprile con la necessita' di difendersi
dalle provocazioni e dalle minacce degli Stati Uniti alla sicurezza
nazionale. Amnesty International ritiene che nulla possa giustificare la
detenzione di prigionieri di coscienza o altre violazioni dei fondamentali
diritti umani e per questo continua a condannare Cuba, riconoscendo al
tempo stesso anche l'effetto negativo dell'embargo statunitense sulla
situazione dei diritti umani nel suo complesso. Pertanto, l'organizzazione
chiede agli Stati Uniti di rivedere la propria politica.

'L'embargo fornisce alle autorita' cubane una scusa per le proprie
politiche repressive e ha un impatto negativo sulla nutrizione, la salute,
l'educazione e molte altre sfere della vita, colpendo in maniera
sproporzionata i settori piu' deboli e vulnerabili della societa'' - ha
precisato Amnesty International.

Amnesty International chiede ancora una volta alle autorita' cubane di
rilasciare immediatamente e senza condizioni tutti i prigionieri di
coscienza e porre fine a ogni forma di molestia e intimidazione nei
confronti dei dissidenti.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 29 gennaio 2004