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  1. #1
    Cavaliere d'oro
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    L'ultima ridotta d'Italia
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    Predefinito Vicini alla guerra con Tito

    La seconda guerra mondiale era finita da appena 8 anni, l'Italia
    era impegnata nella ricostruzione dopo la rovina, ma la minaccia di
    un nuovo conflitto aleggiava sulla Penisola spirando dal confine
    orientale, che in quel momento era tutt'altro che definito. Con
    l'armistizio dell'8 settembre 1943 nella regione di frontiera con la
    Jugoslavia si era scatenata una lotta spietata: le bande di Tito, con
    il concorso dei partigiani comunisti italiani, premevano su Trieste
    puntando al Tagliamento, contrastate da formazioni dell'esercito
    della Repubblica Sociale e da reparti tedeschi. Alla fine di aprile
    1945, con il cedimento della linea gotica e la fine della resistenza
    delle truppe germaniche in Italia, gli armati di Tito dilagarono in
    Istria, Venezia Giulia e Friuli, raggiunsero Trieste precedendo la
    divisione neozelandese del generale Freyberg. In base a successivi
    accordi venne adottata la famosa «linea Morgan» che definiva
    una «zona A» (Trieste, Gorizia, Pola e la fascia confinaria fino a
    Tarvisio) affidata al controllo degli Alleati e una «Zona B» (Fiume,
    Istria, isole del Quarnaro) assegnata alla Jugoslavia. Quando, nel
    1947, il Friuli, Monfalcone e mezza città di Gorizia furono
    restituite all'Italia, Trieste, bizzarramente definita Territorio
    Libero (Tlt), rimase sotto amministrazione alleata. Quindi non
    jugoslava, ma nemmeno italiana. Poi ci fu il drammatico esodo degli
    istriani da Istria e Dalmazia, regalate alla Jugoslavia e, nel 1948,
    la rottura fra Tito e Stalin, che ebbe un effetto negativo per
    l'Italia. Gli Alleati, infatti, nell'illusione di guadagnarsene
    l'amicizia, offrirono a Belgrado aiuti economici e militari, di
    conseguenza non si parlò più del ritorno di Trieste all'Italia, che
    in precedenza era sembrato sul punto di essere accettato. Però Tito
    non aveva rinunciato alla città giuliana: dallo spostamento
    arbitrario dei picchetti confinari all'invio di infiltrati,
    all'ammassamento di truppe alla frontiera, alla diffusione di
    minacciosi proclami: la pre ssione intimidatoria era continua e
    opprimente. La cattura di 5 agenti della polizia civile triestina
    provocò l'immediata reazione del Dipartimento di Stato e quando Tito
    si azzardò a emanare un ultimatum, che imponeva l'allontanamento
    della guarnigione alleata da Trieste, fu lo stesso presidente Harry
    Truman a intervenire, assicurando che in caso di occupazione
    jugoslava della città ne avrebbe ordinato alla flotta il
    bombardamento. L'atteggiamento provocatorio di Tito sortì un effetto
    positivo per l'Italia: Truman, che fin allora aveva ravvisato nella
    Jugoslavia di Tito un avamposto utile alla Nato in funzione
    antisovietica, cambiò radicalmente opinione e si convinse che Trieste
    doveva tornare all'Italia. Quando, nell'ottobre 1953, gli
    angloamericani annunciarono il ritiro delle loro truppe dalla «Zona
    A» e l'insediamento dell'esercito italiano, Tito reagì dichiarando
    che l'arrivo alla frontiera dei soldati italiani era da considerare
    un'aggressione, alla quale avrebbe risposto ordinando l'occupazione
    di Trieste. Nell'agosto di quell'anno, Giuseppe Pella aveva
    sostituito Alcide De Gasperi alla guida del governo, Paolo Emilio
    Taviani reggeva il dicastero della Difesa, il generale Efisio Marras
    era capo di Stato Maggiore Difesa. Venne ordinata la mobilitazione di
    13.000 riservisti; il V Corpo d'armata di Padova schierò reparti a
    rinforzo dei presidi confinari; la divisione di fanteria Trieste ebbe
    l'ordine di pronti a muovere per occupare la «Zona A» del Tlt. Gli
    ufficiali e i sottufficiali veterani del 1940-45 avvertivano ormai
    odor di guerra, anche se la maggior parte del popolo italiano
    ignorava che ai confini orientali i blindati del reggimento Genova
    Cavalleria prendevano posizione; che il 76° Reggimento fanteria,
    appoggiato dai cannoni del 155° Reggimento artiglieria, stava
    attivando le postazioni; che gli alpini dei battaglioni L'Aquila e
    Tolmezzo, i bersaglieri dell'8° Reggimento, i fanti di marina del San
    Marco erano in marcia e i paracadutisti del 183° Reg gimento Nembo
    pronti al lancio. Anche le divisioni Mantova e Cremona erano in
    movimento lungo la fascia confinaria, tra Tarvisio e Monfalcone; i
    fornelli di mina per le interruzioni stradali caricati; elementi
    destinati a operazioni clandestine si erano già infiltrati nel
    territorio controllato dalle truppe di Tito. La documentazione di
    quella che era stata definita «Esigenza T»: ordini d'operazione,
    designazione dei reparti e dei comandanti, i rapporti con gli
    alleati, le informazioni raccolte, sono rimasti sepolti negli
    archivi, sotto la copertura del segreto per cinquant'anni. Il
    ricercatore Filippo Cappellano proprio allo spirare del vincolo di
    segretezza ha riesumato tutto il materiale e ne ha riferito in un
    dettagliato ed esauriente saggio, che verrà pubblicato dalla rivista
    Storia Militare, diretta da Erminio Bagnasco. Per due volte truppe
    jugoslave hanno sconfinato, provocando la reazione italiana; per 4
    volte tentativi di infiltrazione sono stati sventati da nostre
    pattuglie che hanno aperto il fuoco; per 10 volte aerei di Belgrado
    hanno violato lo spazio aereo nazionale, ma la guerra che ha sfiorato
    l'Italia tra la fine di agosto e la metà dicembre 1953 non è
    deflagrata. Il 20 dicembre la crisi militare poteva dirsi esaurita.
    Dalla ricerca di Cappellano scaturiscono due motivi di riflessione.
    Primo: in caso di ostilità aperta il dispositivo militare italiano
    era, a quel tempo, in grado di sostenere il confronto con le truppe
    di Tito? L'opinione degli addetti militari statunitense e britannico
    di allora era positiva, anche se dal punto di vista numerico la forza
    jugoslava era maggiore e, in quanto a mezzi, Belgrado disponeva anche
    di un buon nerbo di carri armati M 47 Patton, forniti in dono dagli
    Usa, superiori agli Sherman e ai Chaffee in dotazione ai reparti
    carristi italiani. Netta, invece, da parte italiana, la superiorità
    aerea: circa 200 velivoli da combattimento a getto, in gran parte F
    84 Thunderjet, mentre la linea di volo jugoslava era ancora i n
    prevalenza costituita da macchine a elica residuati della II guerra
    mondiale, tipo P 47 Thunderbolt e S 49C Ikarus. L'Italia poteva poi
    contare su una rispettabile componente navale che mancava a Tito e
    che consisteva in due incrociatori, tre cacciatorpediniere, oltre a
    naviglio minore. C'è da osservare che nel corso del breve e
    fortunatamente incruento ciclo operativo ebbero modo di manifestarsi
    le mende croniche del dispositivo militare nazionale: mezzi obsoleti,
    scarsa mobilità per carenza di motorizzazione, gravi lacune nelle
    scorte, mancanza di coordinamento aeroterrestre. Secondo punto:
    l'atteggiamento forte da parte del governo italiano era reso
    possibile perché il possente apparato del Partito Comunista, che si
    era sempre schierato a favore della Jugoslavia, tanto che tra il 1943
    e il 1945 le formazioni partigiane comuniste italiane erano
    addirittura inquadrate nel IX Corpus di Tito, da quando la Jugoslavia
    aveva rotto con l'Unione Sovietica di Stalin aveva virato di 180
    gradi. Il segretario del Pc triestino, Vittorio Vidali, aveva
    addirittura creato un'organizzazione anti-Tito a favore di Mosca.
    Fattore decisivo: in quel momento l'Italia poteva contare sul
    sostegno pieno degli Stati Uniti. Truman, che proprio nel 1953
    lasciava la presidenza al generale Eisenhower, aveva manifestato la
    convinzione che Tito, con la sua arroganza, ben si meritasse una
    severa lezione e il suo successore era sostanzialmente dello stesso
    avviso. Il governo italiano era quindi in una situazione favorevole
    sia all'interno, sia in quanto all'appoggio alleato ed è verosimile
    che il comportamento di Roma abbia giocato nel far sì che nel volgere
    di un anno Trieste potesse ritornare all'Italia. Il 26 ottobre 1954
    le navi italiane attraccavano al molo Audace e i bersaglieri
    sfilavano in piazza dell'Unità, accolti dai triestini in delirio.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

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  2. #2
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    Poi negli anni '70 si pervenne al Trattato di OSIMO. Città che avrebbe fatto volentieri a meno di essere cononosciuta per una resa così ignominosa.

  3. #3
    Socialismo e Nazione
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    Magari ci saremmo potuti riprendere l'Istria che è una terra italiana!

  4. #4
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    In origine postato da Gallo Senone
    Poi negli anni '70 si pervenne al Trattato di OSIMO. Città che avrebbe fatto volentieri a meno di essere cononosciuta per una resa così ignominosa.
    Meglio non ricordarci di quella SUPER-VERGOGNA, che sennò si rischia di iniziare la giornata col nervoso...
    Solo in Italia sono possibili certi spudorati calamenti di braghe...
    E Fini...Fini...lasciamo stare, và che è meglio...

  5. #5
    Cavaliere d'oro
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    In origine postato da frontista
    Magari ci saremmo potuti riprendere l'Istria che è una terra italiana!

    E certo ridi, per te l'Istria è terra europea,magari islamica chissà,ma non italiana, quindi che cazzo ti frega se ci stanno gli slavi ora. Con questo ragionamento deduco che non t'interessa neppure dell'unità d'Italia e della sua indipendenza nazionale, per te l'Italia potrebbe anche non esistere purchè esista un impero dittatoriale francese o tedesco o slavo ha poca importanza, che riunisca l'Europa sotto la tirannia ed in nome dell'antiamericanismo come unica espressione di vita.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  6. #6
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    Rick visto che tu sei tanto a favore dell' indipendenza italiana spiegami il perchè del tuo antieuropeismo quando poi consideri positivamente gli Stati Uniti.

  7. #7
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    Tra Rick "patriota italiano" ma filoUSA e filoIsrael e Tito non so chi sia peggio.

  8. #8
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    a proposito di storia.....
    si da il caso che il governo berlusconi sia riuscito a far espatriare l'obelisco di axum cedendo alle pressioni etiopi/sioniste.
    Bell'esempio di orgoglio nazionale...

    CDL, la rovina d'Italia

  9. #9
    Cavaliere d'oro
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    In origine postato da Arancia Meccanica
    a proposito di storia.....
    si da il caso che il governo berlusconi sia riuscito a far espatriare l'obelisco di axum cedendo alle pressioni etiopi/sioniste.
    Bell'esempio di orgoglio nazionale...

    CDL, la rovina d'Italia
    Chi ha mai detto che quella sia stata una saggia decisione? Il bello del pensiero liberale è proprio non essere sempre in accordo col coglione di turno che arringa la folla, tanto più se blatera continuamente morte agli Usa e morte ad Israele.
    Tra l'altro vedi sopra, è sufficiente qualcuno si becchi una cagata di piccione in testa che subito tu e gli antiamericani ed antisemiti come te, senza alcuna cognizione di causa se non le stronzate di qualche imbonitore, gridi: Dagli all'untore (ebreo naturalmente).
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  10. #10
    Cavaliere d'oro
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    In origine postato da Otto Rahn
    Rick visto che tu sei tanto a favore dell' indipendenza italiana spiegami il perchè del tuo antieuropeismo quando poi consideri positivamente gli Stati Uniti.
    Io te lo spiego, ma serve a qualcosa? Voglio dire, sei aperto alle riflessioni altrui o chiuso nel tuo pensiero? Te lo chiedo perchè tante volte l'ho spiegato in altri luoghi, non solo virtuali, ma è sempre stata una perdita di tempo, alla fine chi è della sua idea vi rimane,perfino qualora veda la negatività in essa la nasconde,e fa finta di nulla.

    Ora non mi va di perdere tempo, scusami, forse dovrei, ma non sono un missionario, non mi paga nessuno per scrivere e rimanere connesso; per cui sarò sintetico per non lasciare del tutto inevasa la tua domanda.
    Pensa alla storia, pensa a ciò che i nostri vicini europei ci hanno fatto, parlo di tedeschi, francesi e slavi, ora non posso passarti in rassegna le loro nefandezze nei confronti d'Italia, ti dirò unicamente che ogni volta essi sono giunti in armi, e non vi era un esercito italiano a fermarli furono la rovina delle nostre terre, delle nostri genti, delle nostre donne, della nostra arte, di tutto ciò che siamo come italiani.
    Tu potrai dirmi che i tempi sono cambiati, ma ne sei così certo? Non devo parlare di 500 anni fa, nè di Napoleone, che pure fu un vero flagello per l'Italia, tuttora le opere d'arte trafugate da lui (ma lui lo fece perchè aveva uan grande tradizione francese di rapina alle spalle) e dagli altri re francesi prima sono in Francia. E ce le hanno restituite? Ci hanno chiesto scusa per i torti commessi? Per aver difeso il papa ad oltranza nella perdurante e combinata convinzione di dover difendere sua "santità" ma sopratutto di non voler un forte stato ai suoi confini orientali?

    Ma parliamo della fine della seconda guerra mondiale, tempo recente, non c'è sospetto di arcaismo qui. La Francia era stata sconfitta dalla Germania, eppure sedette tra i vincitori, non ci aveva conquistato niente eppure pretese territori di frontiera che dovemmo darle, e la Valle d'Aosta che fu salva solo perchè gli americani (proprio quelli che odi tanto), minacciorono di sparargli addosso ai francesi se non si fossero ritirati dalla Valle che avevano occupato assieme a Ventimiglia dopo la ritirata della Repubblica Sociale.
    Ed ancora, gli slavi non debbo passare in rassegna cosa hanno fatto agli italiani d'Istria e Dalmazia giusto? E le linee di confine proposte? Le conosci? Te ne parlo io se non le conosci; ne esistevano 5, la prima quella jugoslava, perfino Udine doveva essere slava secondo loro. La seconda russa poco più ad oriente. La terza francese, quella che prevalse infine,e comprendeva il territorio attuale più l'ex territorio B. Poi quella inglese, che ci avrebbe dato tutta la costa occidentale istriana con Pola, ed infine quella americana, quella che arrivava fino ad Albona e ci avrebbe restituito quasi tutta l'Istria tranne la parte nordorientale di Fiume, da cui non c'era verso di strapiantare Tito.

    Devo continuare? Ok... L'Italia aveva debiti di guerra con tutti per aver perduto, e chi cancellò i suoi crediti, e non solo questo, ma ci diede denari e materiali a fondo perduto? Penso tu abbia capito, l'America. Aggiungo che l'America è il paese del modernismo, della grandezza, dove tutto sembra possibile, quello che oggi rappresenta l'Occidente come Roma lo rappresentava 200 anni fa, e noi siamo gli eredi di Roma, ma politicamente lo è l'America, questo è un fatto. Ma è questi ultimi sono pareri personali, escludilo pure se vuoi.

    Spero di essere stato chiaro, anche se superficialmente, ora si tratta di scegliere; si vuole stare contro l'America così, perchè nell'strema destra, ma anche nella sinistra, va di moda, oppure bisogna guardare alla realtà storica? bisogna accettare di avere 2 basi in Italia affitate agli Usa, per le quali pagano grosse somme di affitto all'erario tra l'altro, pur di avere l'appoggio della maggior potenza mondiale che di frotne a noi non ci è mai apparsa sfavorevole, se non forse nel '19, ma era presidente Wilson, un unicum... Che infatti fu trombato dagli stessi americani pochissimo dopo. A mio parere se dell'Italia non c'interessa, e si odia l'america per partito preso allora si può anche dire che non c'e ne frega dell'Italia, che finisca lo stato italiano ed inizi lo stato europeo in competizione e magari in guerra con l'America. Ma se si ama l'Italia,ed io la amo, sicuramente più di quanto ami l'America, benchè l'ammiri, non posso appoggiare una concezione che annienta la mia Patria in una nazione europea che non esiste e nella quale non mi riconosco. PErchè dovrei regalare la mia nazione, il suo territorio, le sue ricchezze, per fare gli interessi dell'europa, che poi sarebbero gli interessi della Francia che ha le maggiori forze militari del continente in ultima istanza? Perchè? Un comunista odia la Patria per definizione, odia l'America, quindi può anche arrivare a questa conclusione. Un Nazionalista no, deve guardare la realtà e rendersi conto delle potenzialità della nazione, che non sono infinite, neppure quelle dell'America lo sono, figuriamoci dell'Italia. Servono buone relazioni ed alleati, quindi io preferisco che la mia Patria abbia alleati che non abbiano sempre cercato di sfruttarla nei secoli passati, di strapparle terre e ricchezze, preferisco alleati che ci abbiano appoggiato, che non abbiano mire territoriali (quali mire avrebbe l'America? Fare della Sicilia il 51° stato? La Francia ne ha, la Germania, passando per l'Austria anche, la Slovenia non ne parliamo), e che ci garantiscano uno status di sicurezza qualora i prepotenti vicini si arrischino ad ottenere con la forza, quella acquisizione forzata che non otterrebbero con la volontà di popolo.
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