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  1. #1
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    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
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    Predefinito il crollo dell'URSS 1989-1993

    Bisognerebbe interrogarsi sia sulle cause che sulla natura del regime crollato,

    Sistema pianificato o sistema ultraliberista sommerso?
    Un buon numero di russi sostiene che la corruzione che oggi imperversa era cominciata già nell'Urss come, benché in minor misura, la criminalità organizzata. Studi recenti sulla tenevaia economika (l'economia al nero) rivelano cose stupefacenti2. In Occidente si rimproverava alla panificazione sovietica di esser generosa con l'industria pesante a detrimento di quella dei consumi e dei servizi; la corsa agli armamenti aggravava lo squilibrio. Di qui la penuria. Ora la penuria genera delle condotte al vertice e alla base, che anche i pianificatori più qualificati e competenti non riescono a controllare né a prevedere. Essi si affidavano alle organizzazioni del partito e ai soviet locali per il controllo in periferia, mentre sia le une che gli altri di fatto si andavano implicando in attività dubbie o illegali. È in periferia che sono state inventate nuove professioni, come quella di tolkac, equivalente russo di lobbista, ciascuna dotata di una cassa nera per lubrificare i fornitori ritardatari o reticenti. "Tu mi dai più carbone e io ti darò delle macchine da cucire" - la pratica dello scambio era generalizzata. Quel che più conta è che accanto all'economia, per così dire, grigia, non ha tardato a nascere quella nera. Nelle fabbriche, alcuni reparti funzionavano come imprese indipendenti allo scopo di aumentare i fondi per gli investimenti e spesso per pagare meglio i quadri dirigenti. Lo stesso si può dire per i shabashniki, operai che si organizzavano in squadre prima per lavorare nell'edilizia, portando rapidamente a termine lavori mal fatti o fermi, e poi sono dilagati in altri settori. Pagati molto meglio degli altri operai, non godevano di nessuna protezione sociale, né assicurazioni né pensioni, ma la maggior parte ne fruiva grazie al posto di lavoro perlopiù fittizio che conservava in un'azienda. Il loro statuto legale era molto precario ma, come nel caso dei reparti autonomi, in azienda le autorità preferivano chiudere un occhio.
    Dove esiste un sistema economico del genere, l'illegalità si sviluppa inevitabilmente in criminalità organizzata. Gli speculatori si sono professionalizzati e neppure più fingono di avere un impiego legale. L'industria leggera forniva a volte l'intera produzione direttamente agli speculatori che la distribuivano meglio dei distributori ufficiali. Ne è nata un'altra nuova professione, i fartsovtciki (trafficanti), grandi e piccoli che, profittando del fatto che nessuna merce era garantita, baravano e ricattavano diventando i precursori dell'odierno racket. E che dire dell'immenso traffico di divise estere? Ufficialmente il rublo valeva più del dollaro, ma qualsiasi straniero poteva comprarlo all'uscita dell'albergo sei o sette volte meno caro.
    Per lungo tempo il Cremlino e la Staraia Ploshtciad, la sede del comitato centrale del Pcus, hanno negato l'esistenza dell'economia sommersa e di una criminalità organizzata. Solo dopo la morte di Breznev, il Ministero degli Interni è stato incaricato di un'inchiesta. Compito gigantesco e per molti versi sorprendente: da tempo i film sovietici mostravano le bande di rapinatori e i killer dei quali ufficialmente si negava l'esistenza. Ancora ai tempi di Gorbaciov, un membro dell'Accademia delle scienze sosteneva: "Nel socialismo non può esistere la criminalità organizzata". Di modo che in un regime di polizia neppure esisteva un reparto specializzato nella lotta contro il crimine organizzato, come si legge nel libro dell'allora ministro degli Interni, Vadim Bakatin, che sta per uscire.
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  2. #2
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    Predefinito

    Gorbaciov avrebbe dato nel 1987-1988 semaforo verde all'impresa privata, perché convinto che la sua esistenza avrebbe messo fine all'impresa illegale e soppresso le ombre nell'economia ufficiale. Il risultato è stato l'opposto. I soli che disponessero di capitali per aprire una piccola impresa o un ristorante erano gli speculatori o i trafficanti. E appena non hanno più avuto bisogno di nascondersi hanno trovato un'intesa con il racket, chiamato a proteggerne gli affari. Contemporaneamente acquistavano con le tangenti i favori della burocrazia mal pagata. Da quel momento la corsa alla ricchezza è stata aperta e il racket, i regolamenti di conti, la corruzione e la prostituzione sono saliti su scala prima sconosciuta. E non era che il principio. "Tutto ciò che non è proibito è autorizzato" - recitava lo slogan degli eltsiniani ormai al centro della scena; "e con le tangenti si aggira ogni proibizione" - aggiungeva la gente che ne faceva esperienza. "La grande rivoluzione criminale" - come Stanislas Govorukhin titolava il suo film - veniva poi rilanciata dalla terapia di choc adottata nel 1992 da Eltsin e dal suo braccio destro, Egor Gaidar.

    .Non sono stati soltanto i trafficanti i protagonisti di questa rivoluzione. Il ceto che aveva diretto l'economia "socialista" si è lanciato nell'edificazione del capitalismo russo con un'energia prima non manifestata. Se una parte della nuova élite, specie i fartsovtciki, ha dei carichi pendenti e preferisce non chiarire la propria situazione giudiziaria, e se alcuni condannati per delitti economici o d'altra natura si dicono "vittime del terrore comunista", la maggioranza è probabilmente costituita da gente onesta, i managers rossi, riconvertiti in businessmen e in banchieri. Hanno fatto fortuna dopo la totale liberalizzazione dell'economia perché potevano vendere tutto e a chiunque senza renderne conto. Quel che è dello Stato non è di nessuno, proclamava la propaganda ufficiale per convincere che solo la proprietà privata rendeva prosperi e felici. Bastava trovarsi in posizione di vendere la proprietà di nessuno per trasformarsi in un "nuovo russo", immensamente ricco. Nell'ultimo romanzo di John Le Carré il protagonista, un georgiano, sapendo come si raccoglie gratis il sangue in Russia, ne organizza una gigantesca raccolta per venderlo a caro prezzo negli Stati Uniti. Operazione evidentemente clandestina, per non urtare i pregiudizi delle due sponde dell'Atlantico, ma ogni notte un Boeing 747 trasporta il suo bottino in qualche città degli Stati Uniti. L'allegoria è evidente, l'autore accusa l'Occidente di complicità con i nuovi russi nei traffici più immondi e nel ricilaggio del denato sporco. Le banche di Londra, New York e Zurigo erano talmente pronte a farlo che Le Carrè le descrive inclini a vantare i propri servizi nelle pagine gialle.4 Di fatto la grande rivoluzione criminale russa ha coinciso con la mondializzazione, sotto l'egida di un capitale finanziario che le dava le ali. I consiglieri del Fmi hanno imposto a Eltsin la piena convertibilità del rublo, solo modo, secondo loro, di attirare gli investimenti esteri. Ma sopprimendo il controllo dei cambi, si è permesso ai nuovi ricchi russi di esportare i capitali ad una scala tale che il paese è diventato in senso proprio esangue. I Jumbo Jet in partenza da Mosca erano carichi di denaro sporco invece che di sangue ma le conseguenze economiche non sono state meno drammatiche. Dal 1995-1996 la Borsa di Mosca è diventata un Eldorardo per gli speculatori occidentali che non ci hanno pensato due volte a pompare rubli.

    La battuta di Brecht "Il vero ladro è colui che fonda una banca non quello che la rapina", ha trovato in Russia una perfetta illustrazione, la creazione di un sistema bancario privato essendo la priorità del Cremlino5. Se ne è fatta carico la Banca nazionale prestando il denaro ai felici eletti e aiutandoli a moltiplicare la loro fortuna. Erano anni di fortissima inflazione (2.500 per cento nel 1992), ma le banche private ottenevano grosse somme a un tasso dieci, venti e persino cento volte inferiore a quelli che praticavano ai loro clienti. In queste condizioni non occorreva essere un genio finanziario per arricchire e far costruire alla propria banca un grattacielo come in Occidente. Un amico, tornato a Kirov dopo un'assenza di dieci anni, ha tovato un solo edificio nuovo: quello della banca regionale, mentre le strade vicine cadevano a pezzi.
    Il Fmi ha naturalmemte imposto alla Russia la sua priorità antinflazionista, il cui primo strumento è la riduzione delle spese sociali e il secondo la diminuzione della massa di denaro in circolazione6. Da allora i manager, che avevano già parcellizzato le loro imprese trasformandole in società per azioni, si sono ricordati della antica pratica dello scambio, diventata il solo mezzo per pagare in natura i salari molto in ritardo. È così che un ingegnere della regione industriale del Kuzbass in Siberia mi ha raccontato di essere pagato con un certo numero di prodotti semilavorati e due sacchi di sale: dovendo rivendere il tutto sul mercato è diventato un celnok, uomo-spola, e va a cercare in Cina i beni d'uso più richiesti. In teoria mantiene il suo posto, perpetuando l'abitudine degli impieghi fittizi, e deplora che gli operai, non avendo come lui i mezzi per fare la spola, in fabbrica rubano tutto. "Se non rubi al tuo lavoro, rubi alla tua famiglia", dice un nuovo proverbio. I celnoki, teleguidati dalla mafia, sono ormai i grandi fornitori del mercato.

    I manager non ne hanno sofferto troppo, esperti come sono nel gioco fra i prezzi di produzione e quelli della vendita sul mercato estero. Per esempio, un'automobile comprata in rubli e venduta in dollari rendeva il 500 per cento di interessi: la fortuna di uno dei maggiori oligarchi, Boris Berezovski, è nata da questo commercio. Nessuno se n'è scandalizzato, ritenendo che l'accumulazione capitalistica primitiva non poteva farsi altrimenti. Lo stesso è valso per le privatizzazioni, condotte a tamburo battente a profitto degli amici e senza alimentare il bilancio dello Stato. Il quale ha mancato talmente di entrate da dover prendere in prestito, nel 1995, il denaro presso gli stessi cui l'aveva elargito, pagandolo carissimo. Berezovski per esempio, ha messo le mani sulle due catene della televisione pubblica che teoricamente sarebbero di proprietà dello stato. D'altra parte di fronte a un governo manifestamente ladro nessun russo di media agiatezza ammetteva di pagare le tasse. "Ma perché dovrei dare i miei soldi a gente che li esporta in Svizzera? Preferisco trasferirli in Svizzera per conto mio!", m'ha detto, tranquilla, la direttrice di un'agenzia di pubblicità a Mosca. Per tappare i buchi del bilancio, il governo non ha trovato di meglio che costruire una piramide finanziaria emettendo delle obbligazioni a breve termine (Gko) generosamente remunerate, fino al 200 per cento l'anno.

    Ma una bolla finanziaria del genere finisce sempre per scoppiare, ed è quel che è successo il 17 agosto 1998.
    I russi avevano perduto tutti i loro risparmi il 1° gennaio 1992 con la liberalizzazione totale dei prezzi e l'iperinflazione. Sei anni dopo, chi era riuscito a mettere un po' di soldi da parte è stato spogliato dal crack finanziario. La nuova classe media, che sarebbe dovuta essere l'ossatura della democrazia russa - così si diceva - è stata la più colpita. Mosca conta da molti anni un gran numero di istituti di ricerca scientifica e umanista che impiegano oltre un milione di intellettuali; mal pagati, spesso avevano trovato una nicchia nelle aziende estere che davano loro una briciola dei favolosi profitti. Senonché dopo il fatale agosto del 1998, neanche questa integrazione del salario è bastata per arrivare alla fine del mese: "È difficile vivere in una città dove i prezzi sono come all'ovest e i salari come all'est" - mi dicevano con cifre alla mano. Si calcola che i redditi siano stati amputati di un terzo e che 80 milioni di abitanti si trovano in Russia cacciati sotto la soglia di povertà. Inutile citare altre statistiche sul bilancio della gestione di Eltsin

  3. #3
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    Predefinito COMPAGNO CAPITALE

    COMPAGNO CAPITALE ! DICE MAJAKOVSKY NEL SUO GUSTOSISSIMO LAVORO TEATRALE " IL BAGNO ".

    LOGICA CONCLUSIONE DEL COMUNISMO DICO IO E DEL RESTO VEDIAMO QUJELLO CHE SUCCEDE IN CINA !

    COMPAGNI CAPITALISTI DI TUTTO IL MONDO ! UNITEVI !

    IN FONDO LA MATRICE ERA LA STESSA E NON POTEVA CHE FINIRE COSI'.

    BUONA DOMENICA !

  4. #4
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    Predefinito Re: COMPAGNO CAPITALE

    In Origine postato da Ferruccio
    COMPAGNO CAPITALE ! DICE MAJAKOVSKY NEL SUO GUSTOSISSIMO LAVORO TEATRALE " IL BAGNO ".

    LOGICA CONCLUSIONE DEL COMUNISMO DICO IO E DEL RESTO VEDIAMO QUJELLO CHE SUCCEDE IN CINA !

    COMPAGNI CAPITALISTI DI TUTTO IL MONDO ! UNITEVI !

    IN FONDO LA MATRICE ERA LA STESSA E NON POTEVA CHE FINIRE COSI'.

    BUONA DOMENICA !
    la matrice era molto differente, e infatti cina e russia hanno una storia molto differente,

    che ci trovi di simile? niente economia illegale in Cina, ma una giusta economia mista socialista...

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: COMPAGNO CAPITALE

    In Origine postato da Pasquin0
    la matrice era molto differente, e infatti cina e russia hanno una storia molto differente,

    che ci trovi di simile? niente economia illegale in Cina, ma una giusta economia mista socialista...
    A me quello cinese sembra ormai un liberismo sfrenato coperto solo da una foglia di fico socialista.Basta vedere come e' sfruttata la mano d'opera in Cina o nelle dipendenze estere.

    La diffrenza sta anche nel fatto che i cinesi lavorano invece i russi
    ...................


    Buona domenica.

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Re: COMPAGNO CAPITALE

    In Origine postato da Ferruccio
    A me quello cinese sembra ormai un liberismo sfrenato coperto solo da una foglia di fico socialista.Basta vedere come e' sfruttata la mano d'opera in Cina o nelle dipendenze estere.
    Nessun paese in via di sviluppo ha mai avuto lo stato sociale che esiste in cina,
    assistenza medica e istruzione di altissimo livello,
    affitti e beni di prima necessità a prezzi bassissimi
    buona stabilità del posto di lavoro.

    Di solito ci si inganna perchè non esiste una guerra fredda contro la Cina, ma si tratta proprio di uno stato socialista,
    con una classe dirigente troppo inteliggente per cadere nelle trappole dell'urss.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: COMPAGNO CAPITALE

    In Origine postato da Pasquin0
    Nessun paese in via di sviluppo ha mai avuto lo stato sociale che esiste in cina,
    assistenza medica e istruzione di altissimo livello,
    affitti e beni di prima necessità a prezzi bassissimi
    buona stabilità del posto di lavoro.

    Di solito ci si inganna perchè non esiste una guerra fredda contro la Cina, ma si tratta proprio di uno stato socialista,
    con una classe dirigente troppo inteliggente per cadere nelle trappole dell'urss.
    Piazza Tien an men a parte , naturalmente.......................

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: COMPAGNO CAPITALE

    In Origine postato da Ferruccio
    Piazza Tien an men a parte , naturalmente.......................
    Piazza Tien an men fu tutto tranne che una vergogna,

    una vergogna è come l'hanno trattato i media da noi.

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: COMPAGNO CAPITALE

    In Origine postato da Pasquin0
    Piazza Tien an men fu tutto tranne che una vergogna,

    una vergogna è come l'hanno trattato i media da noi.
    Piazza Tien am Men fu una " vergogna necessaria " altrimenti sarebbe saltata in aria l'intiera Cina con forse milioni di morti.

    Resta tuttavia una pagina oscura e tragica.

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: COMPAGNO CAPITALE

    In Origine postato da Ferruccio
    Piazza Tien am Men fu una " vergogna necessaria " altrimenti sarebbe saltata in aria l'intiera Cina con forse milioni di morti.

    Resta tuttavia una pagina oscura e tragica.
    no, la Cina non sarebbe saltata in aria perchè semplicemente ha il miglior governo che esiste al mondo,

    le manifestazioni potevano essere bloccate prima e non rappresentavano nulla se non i nemici della Cina,

    piuttosto fu usata da Zhao ZiYang per consolidare il suo potere nei confronti di Jang Zemin, poi una volta ottenuto lo scopo i babbei sarebbero stati scaricati,
    era una cosa al livello degli elettori di bush...

 

 
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