Un milione di firme a sostegno del piano del cardinale Martini



Giulio Ferrari
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Il Vaticano II ha tolto la talare ai preti, il prossimo Concilio potrebbe introdurre il gonnellino. In questo caso, infatti, si tratterebbe di sacerdotesse che affiancherebbero i loro colleghi uomini in qualità di "alter Christus", sia detto senza offesa, popputo e col rossetto. I sacerdoti maschi, dal canto loro, dividerebbero le cure per la figliolanza spirituale con le attenzioni paterne a quella materiale, e con tutte le faccende relative all'economia domestica e alle faccende di famiglia. A dar loro una mano nelle incombenze religiose, però, interverrebbero i fedeli, la cui presenza sugli altari, nell'amministrazione dei sacramenti, nell'insegnamento della dottrina diventerebbe una costante dell'impegno parrocchiale.
Problemi di osservanza dottrinale, di dogmi sempre più opzionali che lasciano spazio al fai da te, al protagonismo e all'improvvisazione? Niente paura, perchè la fede verrà "riletta" all'insegna del soggettivismo, cambiando anche il ruolo e il peso di chi ha il compito di trasmettere inalterato il depositum fidei in coerenza con duemila anni di magistero cattolico.
A cominciare dal Papa, che non sarà più il capo assoluto della Chiesa, il vicario di Cristo in terra a cui per definizione si attribuisce addirittura la particolare assistenza dello Spirito Santo, cioè l'infallibilità quando si esprime ex cathedra sulle questioni dottrinali. Quello che nella Chiesa va tenuto come oggetto di fede, come verità rivelata, sarà deciso a maggioranza, collegialmente dalle assemblee di vescovi, e il Pontefice dovrà limitarsi a prenderne atto. E' inevitabile, dunque, una rivoluzione a tutto campo anche sulle ostiche questioni della morale sessuale cristiana: concubini e peccatori impenitenti ammessi ai sacramenti, invertiti che convolano a "giuste nozze", via libera a contraccezione e a quelle che, un tempo, venivano definite "esperienze prematrimoniali". Insomma, il trionfo di quanto la filosofia del modernismo conciliare chiama "spirito dei tempi".
Per realizzare la società del "Vangelo politicamente corretto", però non basterà forzare all'eccesso le maglie per quanto larghe del Concilio Vaticano II. Occorrerà un nuovo Concilio che faccia tabula rasa di quello che è ancora rimasto in piedi dopo gli anni Sessanta. L'ipotesi di un "Vaticano III" era stata già abbozzata dal riconosciuto guru del cattocomunismo mondiale: nel sinodo dei vescovi europei del 1999 il cardinale Carlo Maria Martini lanciò la parola d'ordine della necessità di un «confronto collegiale e autorevole tra tutti i vescovi del mondo», per discutere del ruolo della donna nella Chiesa, di ecumenismo, di controllo delle nascite, di partecipazione del popolo alla vita ecclesiale e del potere del Papa. Insomma, un Concilio (anche se Martini non osò pronunciare questa parola) finalizzato agli esiti più sopra accennati che spingesse a fondo la lama progressista nel corpo già ferito della Chiesa. I desiderata dell'allora arcivescovo di Milano vennero accolti con una gelida reazione della curia vaticana. Anzi, ci fu una puntualizzazione del cardinale Ratzinger che suonò come una minaccia di anatema, neppure troppo velato, sulle questioni che «rappresentano verità di fede e pongono fuori dalla comunione della Chiesa chi intendesse metterle in discussioni».
Martini, che puntava (e, si dice, punta ancora nonostante l'età) al trono di Pietro, temette di bruciare le sue chances e lasciò cadere l'ipotesi "golpista": «Era solo un mio sogno», spiegò. In questi anni, però, l'ineffabile cardinale ha continuato a sognare a occhi aperti e a lavorare sottobanco, tirando le fila del prossimo Concilio dal suo buen retiro di Galloro, la casa dei Gesuiti di Roma. In questi ultimi anni, infatti, la fazione progressista ha proseguito a lavorare alacremente intorno al piano di Martini, e oggi può mettere le sue carte in tavola.
Il Comitato di iniziativa internazionale per un nuovo Concilio della Chiesa cattolica ha raccolto quasi un milione di firme alla sua petizione che chiede l'apertura di un Vaticano III. Ma soprattutto ha arruolato un esercito eccellente, a sostegno del "colpo di grazia" alla dottrina cattolica, in cui figurano ben 34 vescovi. E alcuni pezzi da novanta con tanto di porpora, come il cardinale Walter Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Walther Kasher, presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, il cardinale Murphy O'Connor Cormac, arcivescovo di Westminster, l'ultrà progressista O'Briene e il capo delle finanze vaticane, Attilio Nicora.
Considerato lo stato di salute di Giovanni Paolo II, la patata bollente dell'ipotizzato Concilio dovrebbe finire nelle mani del futuro Papa. E considerata l'aria che tira, si può facilmente prevedere che dall'esito dall'esito del prossimo Conclave dipenderanno duemila anni di Chiesa cattolica.


[Data pubblicazione: 30/01/2004]