LA STAMPA 28-01-2004
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE SI E' CONVINTO AL «GRAN RITORNO»
E il Professore promette: «lo ci sarò»
Spot e manifesti con la sua immagine. «Arruolato» anche Santoro
Fabio Martini
ROMA
CERTO, Michele Santoro è tutto fuorché un prodiano. Ma due giorni fa, quando hanno fatto sapere a Romano Prodi che il "martire" di RaiTre sarebbe stato della partita, il Professore si è vieppiù convinto: «La lista unitaria sta decollando», può davvero fare il boom. Prodi ha capito che la versione irrisoria e minimalista del "triciclo" oramai è in archivio e la disponibilità a candidarsi alle Europee da parte di Santoro - un'icona del movimentismo di sinistra - è una delle prove che si sta dissipando lo scetticismo attorno alla lista, che il progetto ha iniziato a catalizzare e infatti ieri sera, nella sua casa di Bruxelles, Prodi è apparso decisamente in "palla" ai suoi ospiti, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Enrico Boselli, Arturo Parisi e Luciana Sbarbati.
Prodi lo ha detto chiaro e tondo: «Io ci sarò». E infatti ha finalmente fissato la data del Gran Ritorno in Italia: Prodi parlerà alla Convention della lista unitaria il giorno di San Valentino. Certo, il Professore non si candiderà alle Europee, ma sarà lui sabato 14 febbraio a chiudere la Convention, con quello che sarà il suo primo vero discorso politico da quando lasciò l'Italia alla vigilia delle Europee del 1999. E chiacchierando sul divano di casa, Prodi ha fatto capire che lui ci sarà anche durante la campagna elettorale: manifesti con la sua immagine, spot, interviste. Certo, l'escalation prodiana è ancora da calibrare nei dettagli, ma Prodi è propenso ad una forma di coinvolgimento che dovrebbe quantomeno limitare le accuse di diserzione europeista, di tradimento dell'Europa che inevitabilmente pioveranno da parte del centro-destra.
Tra i leader di partito e il Professore l'arretrato accumulato era voluminoso e spinoso. Certo, Prodi si sente molto spesso con Piero Fassino e con Francesco Rutelli, ha un buon rapporto con Enrico Boselli, ha un filo diretto e continuo con il suo amico Arturo Parisi. Ma nella chiacchierata di ieri sera si trattava di sciogliere, una volta per tutte, i tanti grovigli e prendere decisioni vincolanti. Una su tutte: quanto Prodi ci sarà in campagna elettorale? Ammesso (con qualche fatica da parte di tutti) che la candidatura alle Europee sarebbe un boomerang, Fassino, Rutelli e Boselli hanno appreso dalla viva voce che il Professore non soltanto chiuderà la Convention della lista unitaria, ma ne presiederà il Comitato promotore. Come dire: la "lista Prodi" è una sola anche se alla fine potrebbe chiamarsi diversamente. Per esempio 'Lista per l'Europa"
E infatti l'enigma più scivoloso riguardava (e riguarda) il nome della lista. Quel cognome Prodi sul simbolo elettorale è una suggestione che piace a tutti i promotori, ma quasi tutti gli altri alleati (il Pdci di Oliviero Diliberto, i Verdi di Alfonso Pecoraro Scanio, l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro) hanno sempre opposto una ragionevole opposizione, rilanciata anche ieri sera: Prodi è o non è il leader di tutti?
C'era anche da decidere come organizzare la Convention della lista unitaria, fissata per il 13 e 14 febbraio al Palalottomatica di Roma, il vecchio Palasport delle Olimpiadi del 1960, dove si tenne l'ultimo, grande congresso della Dc, quello del 1989 che vide contrapposte le truppe "mastellate" pro-De Mita e le falangi "sbardellate" pro-Forlani. L'intenzione è di preparare il clima "giusto" per le Europee e per presentare la Convention si sono vagliate le candidature di Gad Lerner e Michele Santoro, due personaggi che sono piaciuti a tutti anche se è emersa l'idea di affiancare al duo almeno un terzo personaggio, politicamente meno "marcato".
La disponibilità di Michele Santoro di candidarsi alle Europee è il frutto di una lunga, sapiente tessitura operata da Piero Fassino ma anche da Francesco Rutelli e Paolo Gentiloni e il ritorno a casa del figliol prodigo di RaiTre è confermato proprio da Santoro in una interessante conversazione con "il Riformista" che è pubblicata nel numero in edicola oggi. Partendo da una frase di Filippo Turati, il padre dei socialisti riformisti italiani («Si può essere grandi riformisti anche stando nello stesso partito dei massimalisti») Santoro propone inattese bocciature («Mi lasciano perplesso operazioni come quella di Flores d'Arcais per stendere il programma dei girotondi», «non mi convince Occhetto protagonista della società civile», «Di Pietro alla manifestazione di Milano mi ha infastidito») e altrettanto inattese promozioni: Fassino «è infaticabile, uno che incontra, ascolta, dialoga, tesse»; la proposta di Rutelli sulle pensioni «è interessante» e quella di D'Alema sulle votazioni per l'astensione sulla missione italiana in Iraq «merita una grande discussione».
E sotto questo punto di vista il vertice in casa Prodi ha prodotto una decisione significativa: se il governo continuerà a proporre un voto unico su tutte le missioni italiane all'estero, i partiti della lista unitaria si asterranno, mentre se si dovesse votare soltanto su quella in Iraq, bisognerà discuterne nuovamente, aperti ad ogni decisione.




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