L’ARBITRARIO NELLE RIFLESSIONI DI VAILATI E CALDERONI.
1. INTRODUZIONE
L’analisi del funzionamento della mente umana è centrale nel discorso filosofico di Vailati e Calderoni. Da un lato è utile a motivare la distinzione credenza/ valutazione e a fondare una coerente dottrina della conoscenza; dall’altro serve a descrivere a fondo lo statuto e le attività della scienza moderna. La filosofia della mente del pragmatismo logico in altri termini viene ad avere riscontri gnoseologici ed epistemologici. Calderoni e Vailati intendono fondare allo stesso momento conoscenza e scienza.
Riferimenti costanti della riflessione filosofica calderoniana sull’ “arbitrario” sono l’analisi brentaniana di stati mentali, la teoria dinamico funzionale della mente di James e di Pikler.
E’ necessario introdurre le due tematiche, fondazione della conoscenza e fondazione della scienza moderna, in due sotto-sezioni diverse, anche se deve essere chiaro come sia la filosofia della mente ad accomunare le due dissimili fondazioni.
2. FONDAZIONE DELLA CONOSCENZA UMANA
Una delle finalità della filosofia della mente calderoniana consiste nel motivare il fatto che sia lecita la traduzione dall’attività di coscienza/ subcoscienza umana all’attività di conoscenza; nel motivare la traduzione della dimensione meramente subiettiva dell’uomo alla dimensione comunicativa (conoscenza). In tale senso filosofia della mente è – secondo Calderoni – analisi dei meccanismi mentali che favoriscono l’attività conoscitiva. Un’avvertenza. Non ci addentreremo eccessivamente nel dilemma sulla fondazione della conoscenza umana. Qui cercheremo di darne solo una visione d’insieme.
Come oramai è chiaro condizione del conoscere – secondo Calderoni – è avere “attese di sensazioni”; conoscenza è “previsione”. Conoscere vuole dire attendersi con certezza che, in una data circostanza, una data situazione faccia nascere determinati effetti. Conoscere vuole dire dominare la condotta futura di una certa situazione.
La conoscenza si riesce a fondare solamente riconoscendo l’esistenza di stati mentali suscettibili di verità/ falsità, come – secondo Brentano – sono le credenze. La credenza è unica fonte certa di conoscenza umana. E’ l’unico stato mentale che sia suscettibile di smentita o conferma scaturente dall’ambito delle “sensazioni” umane. Per Calderoni è la credenza ad essere “attesa di sensazioni”. E’ unicamente la credenza che, essendo “attesa di sensazioni”, viene ad essere suscettibile di conferma, nel caso in cui le sensazioni attese si manifestino effettivamente, o di smentita, nel caso inverso. I fondamenti della conoscenza, verità e falsità, sembrano riconducibili esclusivamente all’attività del credere, senza che sussista intervento alcuno dell’attività di volizione; vedremo successivamente come l’adesione alle moderne teorie del “filosofo della mente” Pikler serva a Calderoni a moderare la meno recente teoria della conoscenza berkeleyana nt1, ammettendo l’incidenza non dannosa della volontarietà sull’attività conoscitiva.
E’ con La Previsione nella teoria della conoscenza nt2 che Calderoni vuole fondare le condizioni di verità della conoscenza e di validità della conoscenza scientifica. Da un lato discernendo le affermazioni sensate dalle affermazioni senza senso e dall’altro indicando in maniera univoca un coerente metodo di verificazione.
3. FONDAZIONE DELLA SCIENZA MODERNA
Modello indubbio di meccanismo conoscitivo è l’attività dello scienziato moderno. L’analisi dell’attività dello scienziato moderno e l’analisi del funzionamento dei meccanismi mentali atti alla conoscenza sottendono – secondo Vailati e Calderoni – uno schema ricostruttivo comune.
Vailati e Calderoni introducono una domanda. Ciò che comunemente nelle scienze si chiama “arbitrario” (attività selettiva/ costruttiva/ sentimentale dell’individuo), incide sull’attività dello scienziato moderno? E se incide, è dannoso? E’ una situazione che rende meno neutrale la scienza moderna o è un momento ad essa inscindibile?
Calderoni e Vailati frazionano l’attività dello scienziato moderno in diversi momenti nt3: il momento dello “stimolo” a conoscere; il momento dell’osservazione e della costruzione teorica; il momento della verificazione. In ciascun momento si ammette la minore o massima incidenza dello “arbitrario” e si definisce cosa l’ “arbitrario” sia.
Primo momento è il momento dello stimolo a conoscere. Vailati e Calderoni aderiscono al modello jamesiano; la tensione conoscitiva dello scienziato è effetto di uno stimolo sentimentale/ istintivo. E’ l’interesse… inteso non tanto come interesse concreto, ma come desiderio, come desiderabilità di una certa serie di conoscenze. L’interesse, cioè un determinato fascio di desideri umani, è ciò che muove lo scienziato verso l’attività del conoscere. Nel momento iniziale dell’attività scientifica l’“arbitrario” esiste, e si identifica con l’istinto, con il desiderio umani ad ottenere determinate conoscenze. E’ l’arbitrario a muovere la ricerca scientifica.
Nel momento successivo dell’osservazione e della costruzione di teorie lo “arbitrario” continua a manifestarsi, dal momento che l’osservazione è un’osservazione selettiva e la costruzione teorica sottende una buona dose di “fantasia” (euristica) dello scienziato.
L’osservazione scientifica è suddivisa in due sotto-momenti. Se l’attenzione umana infatti mantiene in sé un elemento intenzionale, l’osservazione sarà un’attività concorrentemente ricettiva e selettiva. La sensazione umana, strumento dell’osservazione, non è mera ricezione; è un’attività mista di ricezione e selezione tra classi di elementi di sensazione.
Calderoni e Vailati scrivono:
“Ciò che contraddistingue i concetti… così dalle sensazioni come dalle rappresentazioni o immagini è appunto questo: che, fra i molteplici elementi che sono, o possono diventar presenti alla nostra coscienza in una data sensazione o rappresentazione, noi, nell’atto di concepire… dirigiamo la nostra attenzione su alcuni di essi… e ad essi soltanto, intenzionalmente, ci riferiamo… Mentre cioè le sensazioni o rappresentazioni sono qualche cosa di puramente passivo o recettivo, i concetti sono essenzialmente un prodotto della nostra attività ( o reattività ) selezionatrice e costruttrice…”nt4.
L’“arbitrario” durante il momento dell’osservazione è selezione, attività selettiva, tra sensazioni utile a moderare il numero delle altrimenti infinite sensazioni atte ad incidere sulla nostra coscienza in un determinato istante:
“La necessità di impoverire la realtà, di rinunciare cioè al vano tentativo d’abbracciare fin dal principio e simultaneamente tutti i suoi possibili elementi, non è, come è stato ritenuto da alcuni, il portato di una meschina “economia intellettuale”, volta ad ottenere il massimo numero di risultati “pratici” col minimo sforzo; ma di una economia nel senso più esteso ed elevato della parola, cioè di un aggiustamento sempre più sagace dei nostri procedimenti ai fini…”nt5 .
L’ “arbitrario” inteso come attività selettiva contribuisce a fare muovere il momento dell’osservazione e della rilevazione di uniformità dell’attività dello scienziato.
Nel momento della costruzione teorica – secondo Calderoni – l’incidenza dello “arbitrario” dello scienziato è accentuata. Nella costruzione di teorie assume ruolo rilevante la “fantasia” dello scienziato. Per “fantasia” dello scienziato si deve intendere l’attività euristica ed inventiva dello scienziato medesimo; ecco come l’ “arbitrario” da attività selettiva si traduca in attività euristica. Calderoni e Vailati affermano:
“Così… il fatto di non poter in alcun modo predire se domani pioverà o farà bel tempo non diminuisce affatto, anzi accresce per me l’opportunità di considerare e formulare le due ipotesi ( postulati ), quella della pioggia e quella del bel tempo, e di dedurne le conseguenze, dalla conoscenza delle quali dipenderà la distribuzione che farò, per domani, delle mie occupazioni e dei miei svaghi. Le aspettazioni condizionali, non hanno insomma una funzione di minor importanza per la nostra vita pratica o attiva di quella che hanno le aspettazioni incondizionali od attuali…”nt6 .
Riconosciuta la centralità dell’osservazione, è necessario riconoscere la centralità del metodo euristico all’interno dell’attività dello scienziato. Ed è altrettanto necessario motivare la centralità dello stesso:
a] la “fantasia” (euristica) è utile a determinare ciò che si sarebbe verificato se fossero accadute circostanze diverse, incrementando così l’attitudine conoscitiva dello scienziato; sostiene Calderoni che
“Una gran parte della nostra attività scientifica o speculativa ha per iscopo di determinare, non già se le affermazioni che prendiamo a considerare siano vere o false, ma nel ricercare quali fra esse dovrebbero esser vere se le altre lo fossero, o perché altre lo sieno; nel determinare cioè quali supposizioni occorrerebbe, o basterebbe, fare per poter giungere a tali o tali altre conclusioni, o a quali conclusioni si sarebbe condotti ove si volessero ammettere tali o tali altre supposizioni ( ipotesi )…”nt7 .
b] il metodo deduttivo introduce un criterio utile a valutare l’effettiva validità di affermazioni non direttamente verificabili, tenendo conto della verità accertata di effetti scaturenti dalle affermazioni medesime. In tale caso la verità di affermazioni da cui si deduce (premesse) deriverebbe dalla verità delle affermazioni dedotte (effetti), e non viceversa.
“Consideriamo ora il secondo dei motivi… che… ci spingono alla elaborazione di sistemi ipotetico deduttivi: l’aspirazione cioè a trovare, nella deduzione da premesse scelte indipendentemente dalla loro verità o falsità, un criterio per decidere, indirettamente, della effettiva verità, o maggior o minor probabilità delle premesse stesse, ed in genere delle singole proposizioni o affermazioni che figurano come anelli distinti nella catena di ragionamenti da noi stabilita…”nt8.
Il sistema dei valori del ricercatore muove, all’interno dell’attività della scienza moderna, sia l’osservazione che la costruzione di teorie. Se ne deduce il fatto che sia da scartare l’idea dell’universalità dell’assiomatica: l’assioma non ha validità assoluta all’interno della comunità scientifica; l’assioma diviene funzionale e strumentale alla costruzione di un determinato sistema dello scienziato; l’assioma cambia mutando finalità ed interessi (“arbitrario”) di ciascuno scienziato. Calderoni e Vailati scrivono in merito:
“Da quanto precede vediamo risultare una conclusione generale, relativa ai criteri per la scelta, e la classificazione, dei postulati e degli assiomi…I nuovi indirizzi di ricerca tendono, al contrario, a far riconoscere in esse delle proposizioni come tutte le altre, e a far riguardare la loro scelta come un atto “arbitrario” da parte dello scienziato, come un atto cioè dipendente essenzialmente dagli scopi che egli si propone e dalla forma che egli preferisce dare alla sua esposizione…”nt9 .
L’ “arbitrario”, nella forma dell’istinto a ricercare, dell’attività selettiva, della “fantasia” euristica dello scienziato è elemento essenziale all’attività scientifica incidendo sullo stimolo a ricercare, sull’osservazione e sulla costruzione teorica; cosa che, nella fase successiva della verificazione, dovrebbe essere esclusa. Esclusione che, effettivamente, non avviene.
Calderoni introduce la sezione XI dell’Arbitrario sostenendo:
“Dalle teorie puramente deduttive (dal momento dell’osservazione e costruzione teorica), alle quali si riferiscono le osservazioni immediatamente precedenti, passiamo ora a considerare i mezzi ed i processi che ci servono a determinare, al caso occorrente, quella che chiamiamo la verità o probabilità delle teorie. Ricordiamo che ogni teoria, anche se costruita e svolta indipendentemente da ogni intenzione di esprimere con essa fatti del mondo reale, pur non di meno rimane ( se essa ha un qualche significato ) capace di esser posta, direttamente o indirettamente, a raffronto coi dati dell’esperienza e di esser dichiarata… o vera o falsa…”nt10 ;
il momento della verificazione è momento vitale all’attività dello scienziato.
La verificazione di una teoria consiste nella verificazione della totalità delle asserzioni della teoria e nell’accertamento della conformità delle “attese di sensazioni” con le sensazioni effettive; verificazione è da un lato confronto e dall’altro attività induttiva. Calderoni stesso conferma scrivendo:
“…occorre che le varie asserzioni che figurano nella teoria ci appaiano tutte quante direttamente od indirettamente provate; per la qual prova è necessario, non solo che nessun fatto particolare sia venuto, direttamente od indirettamente, a smentirle, ma altresì che la massa delle esperienze, in cui tali asserzioni trovano la loro conferma, sia tale da ispirarci la fiducia… che nessun fatto si presenterà a smentirle nell’avvenire ( induzione)…”nt11 .
La verificazione consiste di un’attività raffrontativa (confrontare le attese di sensazioni con le sensazioni effettive) e di un’attività induttiva (deduzione inversa). Se l’attività raffrontativa è senza dubbio libera dall’ “arbitrario”, l’attività induttiva, benché lo sembri ad un occhiata incauta, non lo è.
Ma cos’è attività induttiva dello scienziato? Per Calderoni l’induzione
“è stata giustamente qualificata dal Whewell… come un processo di deduzione inversa. Cercare, infatti, date certe premesse, quali ne siano le conseguenze (deduzione), e cercare invece, dati certi fatti particolari, quali siano le premesse – leggi generali od ipotesi – di cui essi possano figurare come conseguenze (induzione), sono due questioni che possono a buon diritto qualificarsi come inversa l’una dall’altra…”nt12 ;
induzione è “deduzione inversa”, consistente nel dedurre l’universale dal concreto, nel dedurre norme universali da fenomeni concreti. Ma occorre non dimenticare come dal medesimo concreto, dai medesimi fenomeni concreti derivino diversi universali, diverse norme universali; tale è la caratteristica dell’essere l’induzione sì “deduzione”, ma “inversa”. Calderoni afferma:
“Osserviamo ora come a conferire all’induzione il carattere di una questione inversa contribuisca anche questo fatto: che essa…non ammette una soluzione unica. Una stessa conclusione può essere ottenuta per vie diverse, essere cioè dedotta da vari gruppi di premesse; non si può quindi…determinare quali e di che forma esse debbano essere, allo stesso modo come si potrebbe invece, date le premesse, determinare la conclusione che da essa deriva…”nt13 .
E’ necessario introdurre – secondo Vailati e Calderoni – uno strumento correttivo atto a limitare l’incertezza deduttiva scaturente dall’attività induttiva dello scienziato; uno strumento che renda meno oneroso il momento induttivo/ verificatorio dello scienziato, favorendo l’adozione di teorie necessitanti del minimo numero di attività convalidative. Tale strumento correttivo è la “norma d’economicità”; secondo la tesi occamiana dell’ “entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem” saranno adottabili le teorie che conterranno il minor numero di attività verificatorie.
Ecco che nel momento induttivo della verificazione l’ “arbitrario” cacciato dall’uscio viene reintrodotto dalla finestra. Il valore di una teoria si misura in base alla sua economicità, alla sua convenienza. Questo è l’ultimo senso del termine “arbitrario”: economicità nt14 delle teorie! Calderoni sostiene:
“Eccoci dunque giunti a riconoscere che perfino l’induzione… richiede necessariamente l’influenza regolatrice di considerazioni esprimenti in sostanza, non convinzioni o credenze da parte nostra, ma apprezzamenti o preferenze. L’indole di tali considerazioni… viene espresso dicendo, non semplicemente che le teorie debbono rappresentare o rispecchiare fedelmente i fatti, ma ch’esse debbono rappresentarli o rispecchiarli, oltrechè fedelmente, anche nel modo più conveniente, più semplice e vantaggioso, in altre parole più “economico”…”nt15 .
E difende la norma d’economicità dalle critiche di chi confonde il termine “economia” con il termine “indolenza intellettuale”:
“Un processo atto a portarci a risultati siffatti non potrà certamente qualificarsi come un processo dettato da alcuna pigrizia intellettuale. E’ anzi da osservarsi come questa ascensione verso le ardue vette onde si godono le viste generali e comprensive, ben lungi dal richiedere, al momento in cui si compie, uno sforzo intellettuale minore di quello che costerebbe una visita a ciascuno dei particolari che si mira a rilevare, richiede al contrario uno sforzo incalcolabilmente superiore. Il risparmio che si ottiene non è risparmio di sforzo attuale ed immediato, bensì risparmio di sforzo futuro…”nt16 .
Nemmeno la fase della verificazione è esclusa dall’influenza dell’ “arbitrario”. Se senza dubbio l’“arbitrario” non incide sul momento raffrontativo, con il riconoscimento della necessità di una norma d’economicità esso incide fortemente sull’attività induttiva della verificazione.
Per Vailati e Calderoni il termine “arbitrario” ha sensi diversi a seconda del momento dell’attività scientifica in cui si colloca. E’ tendenza istintiva alla ricerca nel momento dello stimolo scientifico. E’ attività selettiva nel momento dell’osservazione. E’ “fantasia” (euristica) nel momento della costruzione teorica. E’ economicità nel momento dell’attività induttivo/ verificativa. Finalmente in relazione alla nostra domanda iniziale diciamo che l’ “arbitrario”, l’attività volontaria intenzionale “interessata” dell’uomo, incide senza essere dannoso sull’attività dello scienziato moderno; anzi è condicio sine qua non dell’attività dello scienziato moderno. Calderoni conclude affermando:
“Le vedute sopra esposte mostrano la fondamentale falsità di tutte quelle recenti teorie della conoscenza le quali, ravvisando nell’arbitrario un difetto insanabile…pretendono additarci una via di scampo e di salvazione, un mezzo per arrivare, o per ritornare, ad una conoscenza più vera, imparziale…Abbiamo veduto che questo preteso difetto della scienza è, in quanto difetto, del tutto immaginario; mentre il fatto per tal modo designato è, invece, una condizione indispensabile di ogni e qualunque conoscenza…”nt17.
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nt1Cfr. M. Calderoni, Le teorie psicologiche di J. Pikler e la sua teoria del sub- cosciente, in “Rivista di Psicologia applicata”, VI, 4, Luglio- Agosto 1910. D’ora in avanti i riferimenti testuali a Calderoni saranno indicati in base a M.Calderoni, Scritti, Firenze, La Voce, 1924 , voll. I e II.
nt2Cfr. M. Calderoni, La previsione nella teoria della conoscenza, in “Il Rinnovamento”, I, fasc. 2, Febbraio 1907, [vol. II, 11].
nt3Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, in “Rivista di Psicologia applicata”, VII, 2, Gennaio- Aprile 1910. Con l’ Arbitrario è massimo l’influsso di Vailati, morto nel 1909, su Calderoni. L’ Arbitrario sembra il “manifesto” definitivo dell’analisi vailatiana sulla storia delle scienze.
nt4Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol II, 225-226].
nt5Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 229].
nt6Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 236].
nt7Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 238-239]. Calderoni così continua: “… vediamo anzitutto che quel metodo stesso che si chiama delle approssimazioni successive, e che consiste nel correggere gradatamente i risultati di investigazioni teoriche tenendo conto di un numero sempre crescente di circostanze che complicano il fenomeno da studiare, presuppone come preliminare un processo inverso, consistente invece nel semplificare artificiosamente i fatti che si vogliono sottoporre a studio, spogliandoli della più gran parte dei caratteri che essi effettivamente presentano e cercando di determinare come essi dovrebbero comportarsi se essi fossero quali li supponiamo, cioè se essi fossero diversi da quelli che sono…” .
nt8Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 244-245].
nt9Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 259].
nt10Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 270].
nt11Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 271].
nt12Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 272].
nt13Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 272-273]. Toraldo di Francia conferma tale lettura scrivendo: “L’induzione…non permette di approdare a un risultato univoco: le stesse conseguenze possono logicamente essere dedotte da gruppi di premesse diverse. Un’ipotesi si può dimostrare falsa, ma non vera in assoluto…” (Pragmatismo e disarmonie sociali: il pensiero di Mario Calderoni, Milano, Angeli, 1983, 107).
nt14Calderoni fornisce una definizione chiara del termine “economicità”: “Come il valore d’ogni strumento, così anche quello delle teorie è da misurarsi dal servigio che esse ci rendono, dalla fatica che ci risparmiano, dalla sicurezza, dall’estensione e dalla rapidità dei loro risultati; è il loro massimo rendimento nell’adempimento di tale funzione, e la loro totale subordinazione ad essa, ciò che viene affermato quando parliamo di “economia”…” (L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 288]).
nt15Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 278-279].
nt16Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 286].
nt17Cfr. M. Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, cit., [vol. II, 300].
Ivan Pozzoni




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