L'ITALIA SECONDO L'EURISPES

"Ceto medio a rischio estinzione
Milioni di famiglie verso la povertà"

Dal "Rapporto Italia 2004" dell'istituto risulta che le famiglie a rischio di scivolare nella povertà sono il 10% dei nuclei italiani. Quelle già povere sono 2 milioni e mezzo
* LE CAUSE - Le retribuzioni al palo ed i contemporanei rincari hanno abbattuto il potere d'acquisto per tutti, in misura particolare per gli impiegati che lo hanno visto sgretolarsi del 19,7% nell'arco di due anni.
* I RIMEDI - L'investimento nel «mattone» costituisce, in modo più marcato, il rifugio per chi può risparmiare. Per far quadrare i conti, molti italiani ricorrono al lavoro nero


ROMA, 30 GENNAIO 2004 - Dal ceto medio alla povertà: un rischio che per 2 milioni 400 mila nuclei familiari è diventato concreto nel biennio 2001-2003. Le retribuzioni al palo ed i contemporanei rincari hanno abbattuto il potere d'acquisto per tutti, in misura particolare per gli impiegati che lo hanno visto sgretolarsi del 19,7% nell'arco di due anni.

Lo afferma l'Eurispes nel «Rapporto Italia 2004»: secondo i parametri riferiti alle fasce di reddito, le famiglie che rischiano di scivolare nella povertà sono il 10% dei nuclei italiani. Quelle già povere sono 2 milioni e mezzo (8 milioni di persone).

È «a rischio estinzione» la classe media: «Anche i ceti che si ritenevano (o si ritengono) esenti - spiega il Rapporto Eurispes - da improvvisi rovesci di fortuna possono precipitare improvvisamente, nonostante le reti di protezione welfaristica e assistenziale, al di sotto della soglia di povertà».

La riduzione del potere d'acquisto ha interessato anche gli operai (-16%) e in misura lievemente minore dirigenti (-15,4%) e quadri (-13,3%). Le elaborazioni sono state condotte su 852.413 profili retributivi.

Il quadro appare più completo considerando che il 96,7% degli intervistati lamenta un aumento del carovita nel 2003. E le aspettative, già all'inizio di quest'anno, sono improntate al pessimismo: il 59,1% percepisce un eccessivo rincaro dei prezzi contro il 37,5% rilevato a gennaio dell'anno scorso.

«La probabilità di impoverimento delle classi medio-basse si è fatta ancora più marcata negli ultimi anni - scrive l'Eurispes - e la linea di demarcazione tra i poveri e i non poveri si è fatta sempre più indistinta».

È la percezione di questa minaccia o l'obiettiva valutazione della congiuntura negativa a rendere pessimisti gli italiani? Il 48,2% avverte oggi un netto peggioramento dell'economia, rispetto al 32,5% del gennaio 2003 che percepiva un «lieve» peggioramento. Chi considera stabile la situazione, di conseguenza, cala da una quota del 27,8% al 14,4%. La maggioranza degli intervistati pare poco orientata a mettere soldi da parte: il 56,4% non prevede che risparmierà in futuro. Non perchè non voglia, ma non può.

«I ceti medi sono costretti, per la prima volta dopo decenni, a difendersi dal pericolo di una incalzante proletarizzazione. La mobilità sociale - scrive introducendo il Rapporto il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara - è bloccata nel percorso dal basso verso l'alto mentre si è aperta una autostrada in quello dall'alto verso il basso. Sembra essersi inceppato il meccanismo di distribuzione di una ricchezza ormai concentrata ai piani alti della gerarchia sociale».

«La 'società dei tre terzi' che avevamo paventato qualche anno fa - prosegue Fara - è diventata una realtà: un terzo di supergarantiti, un terzo di poveri e un terzo a rischio di povertà».

L'investimento nel «mattone» costituisce, in modo più marcato, il rifugio per chi può risparmiare: attrae una quota del 46,9% contro il 42,5% del 2003. Cala la propensione all'acquisto di beni durevoli: l'Eurispes rileva che il 61,2% non pensa di comprarne quest'anno, contro il 37,8% degli intervistati nel 2003; diminuisce dal 6,8% al 4,3% la quota di chi progetta di acquistare un'automobile.

Per far quadrare i conti, molti italiani ricorrono al lavoro nero. L'Eurispes stima in 5 milioni e 650 mila - quasi un quinto della popolazione attiva - le persone distribuite tra i diversi settori del lavoro nero continuativo, del doppio lavoro e di una occupazione saltuaria. Il sommerso riguarda i soggetti più vari: giovani in cerca di primo impiego, disoccupati e cassintegrati, lavoratori in mobilità, extracomunitari, studenti, pensionati, casalinghe, lavoratori dipendenti e autonomi con lavoro regolare.

«In Italia, il vasto aggregato del sommerso - si legge nel Rapporto - tende a configurarsi alla stregua di un ammortizzatore ed un elemento di flessibilità del sistema economico, ma anche come una catena che ne vincola la competitività e le prospettive future, con effetti negativi sull'occupazione regolare». Frutto di un intreccio di ragioni congiunturali, cicliche, volontarie e strutturali, il sommerso è «un problema così complesso» che non può essere aggredito, nota il Rapporto Eurispes, «se non agendo contemporaneamente su più fronti, tramite una politica dell'occupazione, industriale, infrastrutturale, sociale e comunitaria».

Mi sa che i nodi stanno arrivando al pettine. Dopo anni di mal gestione, di corruzione e di magna magna il sistema sta collassando.
Mi auguro, però, che le cose peggiorino ulteriormente, non sia mai che la gente non riuscendo più neanche a mangiare s'incaxxi veramente e si faccia finalmente una bella SECESSIONE.