Avvenire
CULTURA E SOCIETÀ

Mentre sta per arrivare in Italia l'ultimo film della trilogia, nuovi studi
rivendicano la dimensione cristiana dell'epica di Tolkien

La redenzione degli anelli

La Vergine Maria rappresenta il modello di una bellezza sublime
E la tormentata vicenda di Frodo ha molti punti di contatto con la Passione di Gesù

Da Londra Silvia Guzzetti

Finalmente ci siamo. Dopo un viaggio stremante, affaticati fino alla morte
nel corpo e nella mente, sopravvissuti per miracolo all'agguato di Shelob,
Frodo e Sam si affacciano al cratere della Monte Fato. È il momento che
milioni di spettatori aspettano da tre anni, per il quale la Compagnia
dell'Anello ha affrontato battaglie estenuanti e terrificanti avventure, il
culmine dell'epica della Terra di Mezzo. A Frodo basterebbe pochissimo per
buttare l'anello e sconfiggere Sauron, ma l'hobbit esita. «L'anello è mio»,
grida, vittima anche lui dell'influenza del Maligno. Ed è a questo punto che
Gollum stacca con un morso il dito del padrone e, traballando, precipita,
insieme con dito e anello, nella voragine.
Un finale poco eroico, quasi inspiegabile, che sembra contraddire il
significato dell'intero racconto. Ma Secondo Stratford Caldecott, direttore
del Chesterton Institute di Oxford e autore di due volumi sulla spiritualità
di Tolkien, la spiegazione si trova nella visione cristiana che ha ispirato
lo scrittore. In Secret Fire. The Spiritual Vision of J.R.R. Tolkien («Fuoco
secreto. La visione spirituale di J.R.R. Tolkien», pubblicato da Darton,
Longman & Todd) e in A Hidden Presence. The Catholic Imagination of J.R.R.
Tolkien, («Una presenza nascosta. L'immaginazione cattolica di J.R.R.
Tolkien», collezione di saggi curata con Ian Boyd e pubblicata dalla
Chesterton Press) Caldecott dimostra che la distruzione dell'anello avviene
per un intervento della Grazia divina.
Quello che sembra un incidente - il morso di Gollum al dito di Frodo e la
conseguente caduta nel cratere della montagna - è una infatti conseguenza
della decisione di Frodo di risparmiare la vita di Gollum. Mentre Sam, servo
fedele dell'eroe del Signore degli Anelli, si sarebbe liberato già da tempo
di Gollum, Frodo lo salva più volte con gesti di pura misericordia.
Tolkien stesso spiega nelle sue lettere, riprese nei due volumi curati da
Caldecott, che la salvezza del mondo e di Frodo vengono ottenute grazie alla
capacità di perdono e di pietà dell'hobbit. Con il suo finale a sorpresa,
Tolkien dimostra che è Dio a salvare la Terra di Mezzo, agendo attraverso
l'amore e la libertà delle sue creature.
E non si tratta dell'unico esempio del fatto che Il Signore degli Anelli è
stato modellato su una visione cristiana del mondo. Benché nella storia non
siano presenti Dio o una religione organizzata, Tolkien ammette nelle sue
lettere di aver tratto personaggi, date e episodi dalle pagine del Vangelo e
della Bibbia. Lo scrittore ammette, tra l'altro, di aver assunto la Vergine
Maria come modello di bellezza sublime. L'immagine di Maria come stella del
mare ispira i personaggi di Varda o Elbereth, la regina delle stelle
venerata dagli elfi, e il personaggio di Galadriel, che per Frodo
rappresenta la visione terrena di Elbereth. Nella descrizione che Sam ne fa
a Faramir i cattolici non stentano a riconoscere la ragazza di Nazareth,
coronata con fiori e stelle: «È bella!, signore! Bellissima! Qualche volta
come un grande albero in fiore, qualche volta come un giglio bianco, piccolo
e magro. Dura come diamanti, soffice come il chiaro di luna. Calda come la
luce del sole, fredda come il gelo nelle stelle. Orgogliosa e lontana come
una montagna coperta di neve e felice come qualunque ragazza in primavera
con le margherite fra i capelli».
Anche il viaggio della Compagnia dell'Anello è modellato sul racconto della
Redenzione. Il desiderio di possedere il gioiello ricorda il peccato
originale, il giorno nel quale viene distrutto è il 25 marzo, data della
festa dell'Annunciazione e del momento dell'Incarnazione perché il «sì» di
Maria a Dio è l'esatto opposto della volontà della creatura di usurpare
potere per se stessa, incarnata da Adamo come da tutti coloro che vengono a
contatto con l'anello.
L'hobbit, eroe di questa epica che tanti hanno interpretato come pagana, è
modellato, secondo Caldecott, sulla figura di Cristo. Frodo è una creatura
debole e umile, al quale viene affidato un enorme compito all'interno di un
piano che, come quello della Salvezza, sembra una follia al mondo. Come
Gesù, anche Frodo si lascia umiliare e ferire, rifiuta la gloria terrena in
nome di qualcosa di più importante. E la somiglianza tra i due si
intensifica con il procedere del racconto. Il lungo passaggio delle paludi
della morte, ricorda le ore nel Giardino del Getsemani; Frodo viene tradito
da Gollum, il compagno che ha più volte salvato, come Gesù da Giuda. Il peso
crescente del suo carico ricorda quello della Croce e l'aiuto di Sam quello
di Simone.
Citando brani del Vangelo e della Bibbia e rifacendosi alle lettere nelle
quali Tolkien racconta la genesi del Signore degli Anelli, Caldecott
dimostra dunque in modo convincente come Tolkien non abbia soltanto
costruito la sua epica in coerenza con il cristianesimo, ma si sia ispirato,
persino nella scelta di date e nella costruzione di episodi e personaggi,
alla teologia cristiana.