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    Predefinito La lancia e i vasi di Longino

    Dal sito http://www.ecn.org/cunfi/

    LA LANCIA DI LONGINO: TRA STORIA E LEGGENDA
    del Dott. Patrizio Caini

    http://www.ecn.org/cunfi/long01.htm

    Nel VII secolo, nel mondo cristiano, grazie anche ai numerosi ritrovamenti effettuati dai cavalieri crociati in Terra Santa, si assiste progressivamente alla nascita di un fenomeno socio-religioso, la venerazione delle reliquie, che interessa, senza distinzione di ceto, tutti gli strati della società dell’epoca. La maggior parte delle “reliquie” recuperate, consistenti in vari oggetti ritenuti sacri dalla tradizione cristiana ed in pezzi anatomici sottratti alle spoglie mortali dei santi, era, tuttavia, costituita da semplici manufatti spacciati, talvolta anche involontariamente, per cimeli sacri ed esposti a pagamento alla venerazione dei fedeli per finanziare la costruzione delle cattedrali. Le reliquie più ricercate erano indubbiamente quelle relative alla Passione ed alla Crocifissione di Gesù Cristo, intorno alle quali fiorirono numerose leggende, tra cui quella, molto diffusa, secondo la quale S. Elena (257 - forse Costantinopoli 330 o 336 c.), madre dell’imperatore Costantino il Grande (Naisso, Dacia, 280 – presso Nicomedia 337), recatasi a Gerusalemme nel 323 d.C., rinvenne, nascoste in un anfratto roccioso nei pressi della città, la croce di Gesù e quelle di Disma e Gesta, i due ladroni che vennero crocifissi assieme al Figlio di Dio sul Golgota. La santa portò a Roma il patibulum[1] della croce sulla quale venne crocifisso Disma, il brigante che, poco prima di spirare, riconobbe i propri peccati e chiese a Gesù di accogliere la sua anima nel Regno dei Cieli. La reliquia venne successivamente collocata in Santa Croce di Gerusalemme, ove è attualmente custodita ed è possibile ammirarla. Nel corso dei secoli, tuttavia, il numero delle reliquie della crocifissione aumentò progressivamente e quantunque Gesù si fosse immolato su una sola croce ed i chiodi con cui gli trafissero i polsi ed i piedi fossero stati tre o al massimo quattro, già nel XII secolo, in Europa, esposte nelle varie chiese e cattedrali, era possibile ammirare una decina di croci e non meno di ventisette chiodi!!

    Il primo a sostenere l’esistenza di un’altra reliquia legata alla Passione, la Lancia di Longino, fu S. Gregorio di Tours (Clermont 538 c. – Tours 594), nel VI secolo. Secondo i Vangeli Canonici, subito dopo la morte di Gesù, il suo costato venne trapassato da un violento colpo di lancia inferto da un soldato romano. I Vangeli Apocrifi ed una tradizione popolare millenaria riferiscono che, ad oltraggiare il corpo senza vita del Figlio di Dio, fu un centurione romano, Gaio Cassio Longino[2], soprannominato Longino l’Isaurico in quanto originario della provincia di Isauria, situata nell’attuale Turchia. Il Vangelo di Giovanni (Gv 19, 20) riporta che dalla profonda ed ampia ferita inflitta a Gesù fuoriuscirono sangue ed acqua e secondo la tradizione, la lancia del centurione romano, nel momento in cui l’estremità acuminata entrò in contatto con il sangue del Salvatore, acquistò istantaneamente straordinari poteri miracolosi.

    La Lancia di Longino è strettamente legata ai miti arturiani ed alle leggende sul Santo Graal, difatti è uno degli oggetti sacri che si susseguono nella “Processione del Graal”, descritta da Chretien de Troys in uno dei primi poemi arturiani dal titolo “Perceval le Gallois ou le Conte du Galle”, scritto intorno al 1190. Esiste anche un poema epico medievale irlandese, il “Da Shea Arturaiokta”, in cui Melora, l’indomita figlia guerriera di Re Artù, grazie alla Lancia Sacra donatale dal Re di Babilonia in segno di gratitudine per aver sconfitto il suo acerrimo nemico, il Re d’Africa, scioglie un potente incantesimo di cui era vittima l’innamorato Orlando.

    Secondo la tradizione degli antichi Celti, creature provenienti dalle profondità dello spazio siderale e successivamente divinizzate dal popolo, gli onniscienti Tuatha de’ Danaan, avrebbero regnato, in un remotissimo passato, sull’Irlanda e prima di ritirarsi per l’eternità nel Tir na n’og, il paese dell’”Età dell’oro”, avrebbero omaggiato i propri sudditi con quattro potenti oggetti magici in grado di trasmettere la conoscenza a chiunque ne fosse entrato in possesso; tali oggetti erano la Pietra di Fal, la Spada di Nuada, il Calderone di Dagda e la Lancia di Lugh. Quest’ultima, portentosa arma dai terribili poteri distruttivi e dalla cui estremità scaturiscono scintille e stilla sangue, è talmente potente che, quando il dio Lugh non la brandisce, deve essere immersa nel Calderone di Dagda ricolmo di sangue e veleno, in modo tale che non bruci e distrugga tutto ciò che la circonda.

    E’ interessante notare come i quattro oggetti succitati, con delle lievi modifiche dovute alle influenze culturali del cristianesimo, ricorrano, custoditi nel Castello del Graal, anche nelle leggende sul Santo Calice e nei miti di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, come riportato da varie opere della tradizione cavalleresca codificate nella “Materia di Bretagna”. La Lancia di Lugh, difatti, nel corso dei secoli, ha assunto progressivamente connotati cristiani, si è cioè “cristianizzata”, subendo una metamorfosi storico-narrativa e diventando la Lancia di Longino, l’arma magica con cui il re-sacerdote Anfortas, custode del Graal, viene ferito gravemente diventando sterile e divenendo celebre con il nome di “Re Ferito”. Il “Colpo Doloroso” inferto con la Lancia di Longino al “Re Ferito”, conosciuto anche come “Re Pescatore”, rende sterile anche la terra e fa sprofondare l’Inghilterra in un abisso di profonda desolazione, periodo noto come Waste Land, la Terra Desolata. La Spada di Nuada, nel Castello del Graal dei miti arturiani, è un’arma dotata di poteri magici e da essa hanno avuto origine molte altre spade, tutte invariabilmente pervase da una misteriosa e potente forza sovrannaturale quasi senziente: la Spada di Davide o Spada dagli Strani Pendagli, impiegata dal re Varlan per uccidere il re Lambor; la Spada Drnwyn, appartenuta al re Rhydderch il Generoso; la celebre spada nella roccia, che il giovane Artù, sotto la tutela di Myrddyn, meglio conosciuto come Mago Merlino, riuscì ad estrarre senza il minimo sforzo a Londra e che successivamente si spezzò in battaglia; l’Excalibur (o Caliburnus o Caledfwlch o Caladbolg, letteralmente “Fulmine Solido”), forgiata da Wieland, il fabbro degli dei e donata a Re Artù da Viviana, la Signora del Lago; la spada di Carlo Magno, nella cui elsa, secondo la tradizione, venne introdotto uno dei chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù e per questo dotata di poteri miracolosi; la Durlindana, la spada che rende invincibile il paladino Orlando nella “Chanson de Roland”. Il Calderone di Dagda è diventato invece la coppa in cui Gesù bevve il vino durante l’Ultima Cena ed in cui, secondo la tradizione, Giuseppe d’Arimatea, ricco commerciante, illustre membro del Sinedrio e discepolo segreto di Gesù, ne raccolse il sangue durante la crocifissione: il Santo Graal. La Pietra di Fal, infine, si è trasformata nel Santo Piatto su cui venne posta la testa di S. Giovanni il Battista. Questi quattro oggetti influenzarono profondamente la cultura dei secoli successivi, a tal punto, secondo alcuni studiosi, da ispirare il disegno dei semi delle carte da gioco italiane; dalla Pietra di Fal/Santo Piatto, difatti, sarebbero derivati i Denari, dalla Spada di Nuada le Spade, dal Calderone di Dagda/Santo Graal le Coppe e dalla Lancia di Lugh/Lancia di Longino i Bastoni.

    Esemplari “originali” di Lance Sacre furono esposti nelle chiese di mezza Europa: a Parigi, dove ne fu portato uno al tempo delle crociate, a Norimberga, a Bordeaux, a Mosca, a Vienna, a Cracovia, dove ne fu collocato uno all’interno di una chiesa ed in Vaticano, dove i fedeli poterono venerare ben due lance sacre. La tradizione narra che uno degli esemplari custoditi dalla Santa Sede venne realizzato da Fineas, nipote di Aronne e gelosamente custodito da Giovanni Crisostomo (Antiochia 344 c. – Cumana, Cappadocia 407), uno dei “Padri della Chiesa”. In seguito la lancia venne trasferita da Gerusalemme ad Antiochia, dove fu ritrovata nel 1098 e grazie ad essa, secondo la leggenda, gli abitanti tolsero la città dall’assedio dei Saraceni. Nel XIII secolo re Baldovino II (Costantinopoli 1217 – forse Trani 1274), imperatore di Costantinopoli, consegnò l’arma a Luigi IX (San Luigi; forse Poissy 1215 – presso Tunisi 1270), il quale la collocò nella Sainte-Chapelle a Parigi, dopodiché, nel 1492, venne acquistata da Papa Innocenzo VIII (Genova 1432 – Roma 1492).

    La lancia conosciuta come Heilige Lance (Lancia Sacra) ed esposta nella Weltliche Schatzkammer (la Stanza del Tesoro) del palazzo dell’Hofburg a Vienna, sarebbe giunta nelle mani di Maurizio[3] (III secolo), comandante di un distaccamento dell’esercito romano noto come la Legione Tebana. Nel 285 d.C, i 6666 soldati di Maurizio si rifiutarono di prendere parte ad una cerimonia pagana e senza opporre la minima resistenza, si lasciarono trucidare dal generale Massimiano (240-50 – 310), il quale, poco dopo, venne proclamato co-imperatore da Diocleziano (forse Salona o Spalato 243 c. – ivi 313). La Lancia di Longino passò a Costanzo Cloro (m. 306) e quindi a Costantino il Grande, suo figlio, il quale, abbandonato il paganesimo per abbracciare la fede cristiana, la brandì in occasione della celebre battaglia di Ponte Milvio, durante la quale, nel 312 d.C., sbaragliò le truppe di Massenzio (278 c. – 312) riportando una schiacciante vittoria. Con il trascorrere dei secoli la Lancia Sacra passò di mano in mano, da imperatore ad imperatore e fu grazie ad essa che, secondo la leggenda, nel 385 d.C Teodosio (Cauca, Spagna 347 c. – Milano 395) sconfisse i Goti, nel 425 d.C. il generale Flavio Ezio (390 c. – 453) respinse Attila e Carlo Martello (689 c. – 741), nel 733 d.C., sconfisse gli arabi a Poitiers. La Heilige Lance, in seguito, passò da Carlo Magno (742 – Aquisgrana 814) agli imperatori Sassoni, tra cui Ottone I il Grande (912 – Memleben 973), agli Hohenstaufen, nella persona di Federico Barbarossa (1115 c. – 1190) ed infine agli Asburgo, che la collocarono nella Stanza del Tesoro del palazzo dell’Hofburg a Vienna. Una volta posta all’Hofburg, venne aperta una fenditura nella lama della lancia, all’interno della quale venne introdotto un chiodo ritenuto essere uno di quelli impiegati per crocifiggere Gesù. Nel 1909 Adolf Hitler (Braunau, Alta Austria, 1889 – Berlino 1945), allora ventenne, si recò in visita al palazzo dell’Hofburg per ammirare il tesoro degli Asburgo, esposto nella Stanza del Tesoro. L’attenzione del futuro dittatore venne attirata dalla Lancia di Longino e ne rimase talmente affascinato, quasi stregato, che sostò a lungo di fronte alla teca di cristallo che la custodiva. Ciò che affascinò Hitler fu, in particolare, il chiodo assicurato all’asta, che la tradizione ritiene appartenere al gruppo di tre o quattro chiodi impiegati dai romani per crocifiggere Gesù. Walter Johannes Stein[4], in gioventù amico personale di Hitler, riferì che la passione del gerarca nazista per l’occultismo ed i manufatti sacri ed esoterici nacque a seguito della bizzarra esperienza vissuta nella Stanza del Tesoro del palazzo dell’Hofburg, esperienza che lo indusse a documentarsi sulla storia della reliquia viennese. Sempre più travolto da una delirante e morbosa passione per le scienze occulte e l’esoterismo, arrivò persino a convincersi di essere la reincarnazione di Landolfo II di Capua (m. 961 c.), sanguinario e crudele principe longobardo e che i poteri miracolosi della lancia lo avrebbero aiutato ad uscire vincitore dalla Seconda Guerra Mondiale ed a conquistare il mondo. Una notte di Marzo del 1938, a seguito dell’Anschluss, ossia dell’annessione forzata dell’Austria alla Germania, Hitler diede ordine di trasferire la Lancia Sacra a Norimberga, dove venne provvisoriamente collocata nella chiesa di S. Caterina che diventò ben presto un luogo di culto, un vero e proprio santuario mistico-esoterico nazista, sorvegliato e protetto a vista giorno e notte. Fu in questa chiesa, peraltro, che il celebre compositore Richard Wagner (Lipsia, 1813 – Venezia 1883), affiliato ad alcune Società Segrete Esoteriche tedesche come Adolf Hitler[5], ambientò uno dei brani più suggestivi dei Maestri Cantori. Dopo la disfatta di Stalingrado, Hitler ritenne che la Lancia di Longino dovesse essere trasferita in un luogo più sicuro ed ordinò che fosse portata in un nascondiglio segreto a prova di bomba, in una galleria situata sotto l’antica fortezza di Norimberga che venne adeguatamente attrezzata come una camera blindata. Il 13 Ottobre 1944 i bombardieri alleati rasero al suolo Norimberga e la Oberen Schmied Gasse (Vicolo Superiore dei Fabbri), la strada in cui si trovava l’accesso al tunnel con la camera blindata, venne completamente distrutta. Il 20 Aprile 1945 gli alleati occuparono la città ed alcuni individui che erano a conoscenza dell’esatta ubicazione del nascondiglio segreto della Lancia Sacra si suicidarono prima di venire fatti prigionieri dagli anglo-americani; tra questi vi era anche il borgomastro di Norimberga, Willy Lebel, il cui appartamento venne meticolosamente perquisito da ignoti per assicurarsi che non vi fossero indizi che avrebbero potuto condurre gli alleati al bunker segreto. Il 30 Aprile 1945, alle 14:10, poche ore prima che Adolf Hitler si suicidasse nel bunker corazzato della cancelleria a Berlino, gli uomini dell’O.S.S.[6], su ordine dello statista inglese, Sir Winston Leonard Spencer Churchill (Blenheim Palace, Oxford, 1874 – Londra 1965), che tempo prima aveva sottolineato “l’importante necessità strategica” di trovare l’arma, penetrarono nella camera blindata e recuperarono la Lancia Sacra. Il generale Patton, che diresse le operazioni di recupero della lancia, confessò ai giornali di essere stato tentato, per qualche istante, di tenere per sé l’arma, essendo convinto, come Hitler, che essa avesse poteri miracolosi, tuttavia, prevalse il buon senso e la lancia venne restituita all’Austria dove è tuttora possibile ammirarla all’Hofburg di Vienna.

    Nel saggio intitolato “Adolf Hitler and the secrets of the Holy Lance”, pubblicato a tiratura limitatissima da una misconosciuta casa editrice della cittadina di Stelle[7], in Illinois (U.S.A.), gli autori, il Colonnello Howard A. Buechner ed il Capitano Wilhelm Bernhardt, sostengono che Heinrich Himmler (Monaco di Baviera 1900 – Luneburgo 1945), il numero tre del Terzo Reich nonché fondatore del corpo speciale d’assalto delle SS, ordinò ad un abilissimo artigiano giapponese di realizzare una copia della Lancia di Longino che fosse identica all’originale. Nel 1943, secondo gli autori del testo, la falsa reliquia venne portata a Norimberga mentre l’originale venne trasferito, a bordo di un sottomarino, l’U-Boot 530, in un nascondiglio segretissimo da qualche parte tra le montagne innevate del ghiacciaio Muhlig Hiffman, in Antartide. Il manufatto sacro, successivamente, venne recuperato da alcuni membri di una fantomatica, misteriosa e a quanto pare anche molto ben organizzata Società Segreta Esoterica conosciuta come l’Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra e sarebbe attualmente custodito da un gruppo di fidati iniziati in una località segreta. Secondo una diversa versione della vicenda la Heilige Lance non fu mai recuperata dal nascondiglio segreto in Antartide ma si trova ancora in loco, sorvegliata da alcuni membri dell’Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra al fine di mantenere la giustizia, la pace e l’ordine nel mondo.


    Bibliografia

    - Nuova Enciclopedia Universale Curcio – delle lettere, delle scienze, delle arti. Armando Curcio Editore.

    - “Sindone: la prova”, di Pierluigi Baima Bollone. Oscar Nuovi Misteri – Arnoldo Mondadori Editore.

    - “…..e la verità vi renderà liberi”, di David Icke. Macro Edizioni.

    - Fonti Internet.


    [1] Patibulum: termine con cui nel mondo antico si definiva il braccio orizzontale della croce sulla quale i criminali venivano crocifissi. Il braccio verticale veniva chiamato stipes.

    [2] Longino: nome che deriverebbe dal greco longkhè, che significa lancia.

    [3] Maurizio: soldato romano martirizzato insieme a Esuperio, Candido, Vittore, Innocenzo e Vitale, suoi compagni e commilitoni appartenenti alla Legione Tebana. La tradizione narra che quest’ultima si trovasse accampata ad Agauno, in procinto di partire per le Gallie, quando i legionari furono invitati a celebrare riti propiziatori pagani, tuttavia, essendo di fede cristiana, essi declinarono l’invito, scatenando così le ire dell’imperatore Diocleziano che ordinò al generale Massimiano di massacrarli tutti.

    [4] Walter Johannes Stein: studioso di esoterismo ed occultismo che introdusse Hitler nel circuito delle Società Segrete Esoteriche tedesche. In seguito divenne un convinto oppositore del nazismo e fu costretto a riparare in Inghilterra ove divenne consigliere personale di Winston Churchill per tutto ciò che concerneva i rapporti tra il Führer e l’occultismo.

    [5] Adolf Hitler si affiliò a due Società Segrete Esoteriche tedesche: la Società Thule e l’Ordine di Vril.

    [6] O.S.S.: Office of Special Services (Ufficio dei Servizi Speciali), il servizio segreto d’Intelligence statunitense antesignano della C.I.A. (Central Intelligence Agency), costituita nel 1947 grazie alla fusione dell’O.S.S. e del C.I.G. (Central Intelligence Group).

    [7] Stelle: città interamente costruita da una delirante setta religiosa i cui membri sono fermamente convinti che saranno gli unici sul pianeta a sopravvivere all’Apocalisse!!!

  2. #2
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    Dal sito http://www.ecn.org/cunfi/

    I Vasi Sacri Di Longino
    di Enrico Baccarini

    http://www.ecn.org/cunfi/long02.htm

    Il mistero che circonda la misteriosa figura del centurione Longino non si esaurisce solamente con la mitica Lancia Sacra. Esiste infatti una reliquia, considerata la seconda più importante nella cristianità, misconosciuta dai credenti. Il mistero che ammanta i Vasi Sacri di Longino sembra trarre forza da una tradizione quasi millenaria arrivata fino ai nostri giorni. Longino l'Isaurico (proveniente cioè dalla regione di Isauria, oggi in Turchia) ferì un Gesù morente sulla Croce con la propria lancia. Secondo la tradizione dalla ferita sgorgò sangue misto ad acqua, ed alcune gocce finirono negli occhi malati da tempo del centurione Longino, che miracolosamente guarì. L’evento traumatico, sempre secondo la tradizione, portò verso la fede questo soldato che immediatamente raccolse la terra intrisa del sangue di Cristo e la conservò in una cassetta metallica. Tale contenitore avrebbe seguito le peregrinazioni del Centurione fino a Mantova, dove sarebbe stato conservato fino ai nostri giorni. A seguito delle sue peregrinazioni il centurione convertito avrebbe sepolto, per paura di essere derubato, la sacra reliquia in un luogo segreto. Subì il martirio il 2 dicembre del 37 d.C. e venne sepolto in contrada Cappadocia. La reliquia, ritenuta dispersa, venne ritrovata nell’804 su indicazione di Sant’Andrea presso l’orto dell’Ospedale di Santa Maddalena ove Longino l’aveva interrata. Quando la reliquia venne rinvenuta furono trovate anche delle ossa umane, secondo alcune teorie probabilmente appartenenti al martire. Oggi queste ossa sono conservate nella Terza Cappella a destra della Basilica di Sant’Andrea. Una reliquia così sacra per la cristianità attirò subito a se le mire dei potenti. Carlo Magno, impressionato da questa scoperta, invitò Papa Leone III a recarsi a Mantova per avere maggiori informazioni e per accertarsi della genuinità delle reliquie. Gli accertamenti non tardarono ad arrivare e la reliquia venne ritenuta autentica. Alcune piccole parti della terra vennero donate in segno di fratellanza all’Imperatore che le fece deporre nella Cappella Reale di Parigi. A seguito delle invasioni degli Ungari, che avvennero nel 923 d.C., per paura di perdere questa sacra reliquia la Sacra Terra venne divisa in due porzioni. Nel corso dei secoli papi ed imperatori resero omaggio a questa sacra reliquia. Il Papa Pio II (Piccolomini) ne riconfermò l’autenticità. La tradizione vuole anche che questo papa, trovandosi molto malato e vicino alla morte, abbia chiesto una grazia al Sacro Sangue e ne sia stato immediatamente risanato. Il Sacro Sangue, dal 1500 in poi, venne custodito all’interno di due reliquiari d’oro realizzati da Nicolò da Milano, e disegnati dal Bernini. Durante il risorgimento, all’incirca nel 1848, le sacre reliquie vennero trafugate dal alcuni soldati di un reggimento austro-ungarico e mai più ritrovate. Le reliquie furono però ripristinate attraverso frammenti che erano stato nascosti precedentemente, e in cui era stata suddivisa la reliquia per prudenza negli anni precedenti alla trafugazione. L’Imperatore austriaco Francesco Giuseppe si fece inoltre carico, a titolo di riparazione, dei nuovi reliquiari, che furono realizzati da Giuseppe Bellezza. Questi stessi vasi ai nostri giorni, ogni venerdì santo, vengono prima esposti alla venerazione dei fedeli e poi portati attraverso le vie cittadine. I Vasi Sacri, per il resto dell’anno, sono conservati presso la cripta sotterranea della Basilica di Mantova, all’interno dell’altare. Queste sacre reliquie cristiane purtroppo non sono state mai sottoposte al vaglio della comunità scientifica, rimangono comunque un vessillo di aggregazione della più importante religione del mondo. Una loro analis,ed una eventuale comparazione con il telo sindonico, potrebbero permetterci di fare maggiore luce su la straordinaria figura terrena del Cristo. A distanza di quasi due millenni, il mito nato intorno al centurione romano Longino si ripropone fino ad oggi con i misteri che circondano la Sacra Lancia e i Sacri Vasi.

    Immagini dei Vasi Sacri di Longino - Cliccare qui

  3. #3
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    Dal sito http://digilander.libero.it/mmnews/index.htm

    Html & Grafica Fabio Criniti - Messina 2001 © - Testi delle Ricerche: Fabio Criniti

    La Lancia di Longino

    http://digilander.libero.it/mmnews/longino_01.htm
    http://digilander.libero.it/mmnews/longino_02.htm
    http://digilander.libero.it/mmnews/longino_03.htm

    Prima parte

    Il vangelo

    «[...]Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato - chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocefisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua. [...]» (GV 19, 31-34).

    Questo passo del vangelo di San Giovanni, testimonia un evento tipico al tempo delle crocefissioni. Poiché per i giudei la croce era segno di maledizione (cfr Galati 3,12), si prescriveva l'inumazione dei cadaveri appesi prima del tramonto del sole, perché non contaminassero la terra santa. Per accertare la morte dei condannati, venivano loro spezzate le gambe; solo a Gesù venne risparmiato ciò (non gli sarà spezzato alcun osso - Esodo 12,46), ma un pretoriano gli sferrò un colpo di lancia nel costato procurandogli uno squarcio dal quale fuoriuscì sangue ed acqua.

    Al di là del significato che la chiesa attribuisce a questo evento, resta la considerazione che - secondo la leggenda nata attorno a ciò - da quel momento la lancia acquistò poteri miracolosi.

    Chi era il pretoriano?

    L'uomo che sferrò il colpo di lancia nel costato di Gesù fu, secondo una tradizione desumibile da alcuni vangeli apocrifici tra i quali quello di Nicodemo, il centurione romano Gaio Cassio Longino, il cui nome Longino, deriverebbe dal greco longkhé che vuol dire lancia.

    Sembra che fosse noto anche come Longino l'Isaurico dal nome della provincia romana dalla quale proveniva (l'attuale Turchia), anche se secondo altre tradizioni sarebbe originario dell'Italia.

    Si racconta, inoltre, che dopo il colpo di lancia inferto a Gesù e dopo aver assistito al miracolo dell'acqua e del sangue sgorgati dalla ferita, Longino fu colto da una crisi religiosa che lo portò a convertirsi. La conversione sarebbe avvenuta - secondo altra tradizione - nel momento in cui squarciando il costato di Gesù, alcune gocce di sangue presero a scendere lungo l'asta della lancia e da lì caddero sugli occhi malati del centurione guarendoli.

    Una volta convertito avrebbe intrapreso un'opera di diffusione evangelica iniziando dalla città di Mantova. Ed infatti in un opera di Ippolito Donesmondi (La Istoria Eclesiastica di Mantova, 1612) si dice che Longino sarebbe arrivato a Mantova nel 36 d.C. portando con sé un'ampolla del prezioso sangue di Gesù ed un pezzo della spugna che fu usata per dargli da bere aceto(1).

    Verso il 37 d.C. Longino sarebbe stato decapitato. La sua figura è comunque controvera, infatti con lo stesso nome si indicano, anche nella stessa tradizione cristiana, due personaggi: il soldatoi della lancia ed il centurione che proclamò la divinità di Cristo dopo la sua morte in croce(2).

    Tutto ciò, comunque, non intaca l'importanza storico religiosa di due reliquie òegati a questi fatti: il Lateral Sangue e la Lancia di Longino.

    ---NOTE---

    (1) "...gli diedero da bere vino mescolato con fiele..." - Mt 27,34; "...uno corse ad inzuppare d'aceto una spugna e, posatala su una canna, gli dava da bere..." - Mc 21,36; "...anche i soldati lo schernivano e gli si accostavano per porgergli dell'aceto..." - Lc 23,36; "...vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta d'aceto in cima ad una canna e gliela accostarano alla bocca..." - Gv 19,29 [torna su]

    (2) "...Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era figlio di Dio!»..." - Mt 27,54; "...Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era figlio di Dio»..." - Mc 15,39; "...Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio dicendo: «Veramente ques'uomo era giusto»..." - Lc 23,47 [torna su]


    Foto - Cliccare qui


    Seconda parte

    Il Lateral Sangue

    Era così chiamato poichè scese dal fianco di Gesù. Dopo il suo ingresso nella "storia" delle reliquie religiose (intorno al 36 d.C.) rimase nascosto fino all'anno 800 circa, quando casualmente viene ritrovato. Il ritrovamento suscitò l'interesse di due famosissimi personaggi del tempo: LEONE III(3) () e CARLO MAGNO (742 - 814). Entrambi si recarono a Mantova (luogo della scoperta) e qui Leone III fondò l'episcopato mentre Carlo Magno prelevò una particella della reliquia per portarla in Francia.

    Quando intorno al 924 la città di Mantova fu assediata dai Barbari, provenienti dall'ungheria, il popolo nasconde il Lateral Sangue dividendolo in due parti. Una Parte fu sotterrata nella città vecchia, vicino alla cattedrale; l'altra parte fu sotterrata nel luogo del primo ritrovamento, l'orto dell'oratorio di Sant'Andrea. La leggenda vuole che dopo tutto il popolo misteriosamente perse il ricordo dei luoghi in cui queste reliquie furono celate.

    Nel 1050 circa, il Lateral sangue venne ritrovato: un mendicante cieco vede in sogno Sant'Andrea, che gli dice dove scavare. Sul luogo del ritrovamento venne edificata una Chiesa per Sant'Andrea che sarà distrutta 4 secoli dopo da Ludovico Gonzaga per edificare l'attuale basilica progettata dall'Alberti.

    La Lancia di Longino

    Ben più importante è forse il destino storico che toccò alla Lancia di Longino. Abbiamo già visto come la sua tradizione sia nata da quelle poche righe che il Vangelo di Giovanni dedica all'evento (vedi prima parte). Da subito diviene simbolo misetrioso ed oggetto dotato di immensi poteri, legandosi immediatamente nelle tradizioni ad un altro mito: Il Sacro Graal(4).

    Sacro Graal e Lancia di Longino, appaiono insieme nella Processione del Graal descritta nel 1190 da Chretien de Troys.

    La Lancia di Longino ritorna in un poema epico irlandese in cui Melora, la figlia del mitico re Artù, la usa per sciogliere un incantesimo di cui era vittima Orlando.

    La Lancia di Longino nella storia

    Secondo quanto è possibile stabilire, i primi personaggi storici che si interessarono alla Lancia furono Costantino Il Grande (280 - 337) e Federico Barbarossa (1122 - 1190) che se ne servirono come potente talismano.

    Carlo Martello(5), se ne servì per scongiurare l'invasione degli Arabi. Ma senza dubbio il personaggio che instaurò con la lancia un rapporto morboso e viscerale, di insano amore quasi, fu Adolf Hitler.

    ---NOTE---

    (3) Morto nell'816, fu Papa dal 795. Fu il Papa che incoronò carlo Magno Imperatore nella notte di Natale dell'800 [torna su]

    (4) Nel ciclo leggendario medievale era il nome (scritto anche Gral) del calice usato da Gesù nell'Ultima cena, che Giuseppe di Arimatea avrebbe portato in Occidente [torna su]

    (5) (685-741) Fu figlio di Pipino d'Héristal, nel 716 gli succedette nella carica di maggiordomo di d'Austrasia. Ferml l'avanzata Araba nell'occidente Europeo nel 732 con la famosa battaglia di Poitiers


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    Terza parte

    La Lancia di Longino ed Hitler

    Era il 1909 quando un giovane Adolf Hitler si aggirava compiaciuto presso le sale del museo Hofburg di Vienna. Tra i numerosi oggetti esposti, uno solo catturò subito il suo interesse: la Heilige Lanze (La Lancia di Longino).

    Così nel 1938, quando Hitler con un atto alquanto discutibile detto Anschluss, annesse l'Austria alla Germania fu libero di poter realizzare uno dei sogni più segreti: possedere la Lancia di Longino.

    A questo punto si potrebbe romanzare la scena. Hitler che solennemente si avvicina alla teca che custodisce la lancia, la apre con timoroso rispetto e mal celata audacia. Osserva la lancia e, lentamente, l'afferra e la alza su di se. Ecco, in quel preciso istante si dovette sentire padrone del mondo.

    Dopo che il dittatore nazista prese la lancia, questa fu trasportata a Norimberga, dove fu collocata come reliquia nella Chiesa di Santa Caterina. La storia, adesso, ci ha dimostrato che in realtà la Lancia di Longino non sortì per il dittaore nazista quegli esiti miracolosi e favorevoli che lo stesso si aspettava.

    Dopo la sconfitta di Stalingrado, Hitler ordinò che la lancia fosse trasportata in un rifugio a prova di bomba: un'antica galleria sotto la fortezza di Norimberga. Dopo l'attacco definitivo degli alleati alla Germania Nazista del 13 ottobre del 1944, si iniziarono a diffondere leggende circa l'esistenza di un luogo segreto che racchiudeva immensi tesori.

    Nell'aprile del 1945 Norimberga venne occupata ed il Borgomastro della città - unico a conoscenza del nascondiglio della lancia - si suicidò. Secondo alcuni, in realtà, il Borgomastro "venne suicidato", infatti dopo la sua morte il suo appartamente venne accuratamente ripulito, come se qualcuno cercasse di nascondere qualcosa.

    Gli alleati continuarono nella ricerca, lo stesso Churchill aveva la ricerca della Lancia come priorità e, finalmente, alle 14.10 del 30 aprile 1945, lo stesso giorno e forse lo stesso momento in cui Hitler a Berlino si suicidava, la Lancia di Longino venne recuperata dagli Americani. Il generale Patton, si racconta, fu sul punto di cedere alla tentazione di possederla per sè. Ma poi la sua eccezionale intelligenza fece prevalere il suo buon senso, e la Lancia fu restituita all'Austria, nazione in cui ancora oggi è possibile ammirarla nel Wel-tliche Schatzkammer dell'Hofburg di Vienna.

    Leggenda nella Leggenda

    In un libro pubblicato nello stato dell'Illinois(6), a cura del colonnello Howard A. Buechner e del Capitano Wilhelm Bernardt si può leggere che, con ogni probabilità Himmler(7) fece realizzare da un artigiano probabilmente nipponico una copia esatta della lancia e fu proprio questa copia ad essere protagonista delle vicissitudini appena illustrate.

    Quela sera (la sera dell'annessione dell'Austra alla Germania), sempre secondo tale pubblicazione, la Lancia fu imbarcata su un sottomarino U-Boat 530 e nascosta successivamente sui ghiacci dell'Antartide. Da qui, in seguito, sarebbe stata recuperata da un fantomatico Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra, che la custodirebbero con l'obiettivo di mantenere la giustizia e la pace nel mondo.

    La Lancia Venuta dallo spazio

    Secondo una tradizione risalente ai Celti, alcune creature provenienti dallo spazio siderale, divinizzate dal popolo con cui entrarono in contatto, avrebbero regnato in tempi molto antichi nell'Irlanda. All'atto di andare via, questi visitatori avrebbero omaggiato i propri sudditi con quattro oggetti magici tra cui la così detta LANCIA DI LUGH, arma portentosa dalla cui estremità scaturiscono scintille e stilla sangue. La tradizione dice che è così forte la potenza di tale arma che quando non la si usa deve essere immersa in un calderone ricolmo di sangue e veleno per impedire che distrugga tutto ciò che sta intorno.

    ---NOTE---

    (6) Presso la città di Stelle. Città interamente costruita ed abitata da una setta religiosa i cui membri sono convinti che saranno gli unici a salvarsi dall'Apocalisse [torna su]

    (7) Numero tre del Terzo Reich, fondatore delle SS, morì nel 1945.


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  4. #4
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    Il tema è dei più affascinanti!
    Probabilmente qualcuno di voi (o tutti) conoscerà il libro "la lancia del destino" di Ravenscroft che parla proprio di questo misterioso talismano in relazione alla parabola del nazismo. Anche se mi sembra un pò fantasioso, è pur sempre la fonte più interessante che conosca sulla lancia di Longino.
    Saluti

  5. #5
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    Dal sito http://art.supereva.it/ilsitodelmistero/index.html

    (tratto da Avvenire del 21 Aprile 2000)

    Tradizioni. Longino, il soldato romano che trafisse il costato di Cristo
    E il centurione inventò il Graal
    Forse era emiliano e morì a Mantova Per gli apocrifi era cieco, guarì e si convertì. Divenne patrono della cavalleria ed entrò nel ciclo di Parsifal

    di Roberto Beretta

    http://art.supereva.it/ilsitodelmist...nturione.htm?p

    Dal Calvario al Terzo Reich, passando per la Cappadocia, Mantova e il Santo Graal. C'è un filo rosso che congiunge luoghi lontanissimi: un filo sottile di sangue prezioso. È la storia - leggendaria ma teologicamente istruttiva - di Longino, il centurione che trafisse il costato di Cristo. È la storia della sua mitica lancia: un oggetto che interessò addirittura Hitler.

    L'ordine impone di principiar dai Vangeli: dove Longino - sia chiaro - non c'è. O, meglio, di Longini ce ne sono ben tre: il centurione che per i Sinottici assiste al trapasso di Gesù e subito proclama la sua fede ("Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!"); il soldato che secondo Giovanni colpisce il fianco del morto ("E subito ne uscì sangue e acqua"); infine il capo delle guardie poste al sepolcro perché i discepoli non trafugassero il cadavere. Sono queste le tre anonime figure che verranno unificate dalla tradizione (soprattutto occidentale) sotto il nome di Longino; anche se poi al leggendario veterano verranno attribuite pure altre funzioni, come quella di porgere la spugna imbevuta di aceto a Cristo o d'introdurre il condannando nella corte di Pilato. Longino - dicono quasi tutti i commentatori - deriverebbe dal greco longké, lancia. Quell'asta, però, non era un'arma qualunque, bensì l'insegna del potere regale; e colui che la recava rappresentava sul Calvario l'autorità al massimo grado. Anche per questo il nome di Longino compare con tanta frequenza negli apocrifi: dal cosiddetto "Ciclo di Pilato", in cui il milite impersona il buon alleato di Procla (la moglie del proconsole romano) per convincerlo a non uccidere Gesù; al Vangelo di Nicodemo o a quello di Gamaliele: che però parla più genericamente di un "lanciere" e di un "capitano" guercio, il quale - venuto a contatto col sudario di Cristo – guarisce istantaneamente e si converte.

    Il "feritore" del cuore di Gesù che resta "ferito" nello spirito: è una tradizione ovunque radicata, benché in versioni diverse. Secondo la Legenda aurea, per esempio, Longino avrebbe perso la vista per punizione dell'aver colpito il corpo santo di Cristo, riacquistandola però subito dopo essersi bagnato col sangue che colava dalla lancia stessa (curioso: secondo il mito greco, anche la lancia di Achille aveva il potere di sanare le ferite che causava). Secondo altra variante, invece, il pio Longino era già ciecuziente (tuttora, in alcuni dialetti della Calabria, una persona con gli occhi sfregiati è ceculancinu) e si guadagnò la guarigione perché impedì che a Gesù fossero spezzate le gambe come ai due ladroni: prevenne infatti i soldati e colpì il defunto col famoso pilo, alla "nobile" maniera usata dai romani per constatare il decesso d'un nemico sul campo di battaglia. Lo spagnolo Miguel de Unamuno propende per questa seconda ipotesi nel suo Cristo di Velazquez (1920): "Fu Longino cieco che nulla vide... e di quel sangue lorde le mani, alzatele, sul viso se le recò, toccò e aperse gli occhi... in te credé: fu salvo".

    Comunque sia - gesto temerario o atto di rispetto - l'effetto di quel colpo di lancia fu il medesimo: il rispetto delle profezie (Salmi: "Non gli sarà spezzato alcun osso", e Zaccaria: "Guarderanno colui che avranno trafitto"), nonché un lavacro di sangue che ridona il lume, agli occhi e all'anima. In seguito al miracolo infatti Longino si converte, viene battezzato dagli apostoli, lascia l'esercito e torna nella natìa Cesarea di Cappadocia, dove vive santamente per trent'anni da monaco - o fors'anche vescovo - morendo infine decapitato e martire (altra versione: accusato per invidia dagli ebrei a Pilato, viene da questi fatto uccidere). Cosicché già Gregorio di Nissa chiama Longino evangelizzatore della Cappadocia.

    Esiste però un altro filone, tutto italiano. Il buon Longino avrebbe avuto infatti origini emiliane, perché la X Legione - allora di stanza in Palestina - faceva la sua leva appunto in quella zona; il suo vero nome era Caio Cassio - nota bene: un Cassio Longino è citato nella Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio come repressore di una rivolta palestinese nel 53 a.C.-, mutato in Longino col battesimo. Subito dopo il quale l'ex militare sarebbe ritornato in padania, portando in una cassetta di piombo la terra del Golgota impregnata del sangue di Cristo e la spugna da cui Gesù bevve l'aceto.

    Nel 36 d.C., narra una cronaca del XII secolo, Longino sotterrò il suo tesoro nell'orto dell'ospizio dei pellegrini a Mantova; quindi si dedicò alla predicazione, subendo il martirio il 2 dicembre del 37. Il suo corpo fu sepolto accanto all'urna delle reliquie (guarda caso, in una località detta Cappadocia): proprio dove oggi sorge la basilica di Sant'Andrea che - in una cappella affrescata da Giulio Romano - conserva tuttora il sarcofago coi resti di san Longino. Le reliquie mantovane del "lateral Sangue di Cristo" vennero riscoperte una prima volta nell'804 e definitivamente nel 1048, attirando un impressionante flusso di illustri pellegrini, papi da Leone III a Giovanni Paolo II, e imperatori da Carlo Magno a Enrico III e Carlo V...

    Ma il culto a Longino era attestato già dal IV secolo, epoca in cui il suo nome ricorre in iscrizioni sacre su amuleti e capitelli e la sua festa entra nei martirologi sotto la data del 15 marzo. Longino è anzi un santo molto considerato; a tal punto che nel Seicento la sua statua colossale, scolpita da Gian Lorenzo Bernini, poteva essere collocata in una delle 4 logge "delle reliquie" in San Pietro a Roma, immediatamente a ridosso dell'altar maggiore. Insieme al velo della Veronica, infatti, alla croce ritrovata da sant'Elena e al cranio di sant'Andrea, proprio la punta della lancia del vecchio Longino viene considerata una delle "reliquie maggiori" e dei tesori spiritualmente più preziosi della Basilica vaticana, a cui venne donata dal sultano turco Bayazid II alla fine del XV secolo.

    Roma, peraltro, non è l'unica città a vantare il possesso della prestigiosa reliquia. Un'altra punta di lancia stava a Parigi nella regale Sainte Chapelle: giunse in Francia nel 1214 da Costantinopoli come pagamento di un debito al santo re Luigi IX, interessò Tommaso d'Aquino e scomparve durante la Rivoluzione francese.

    Un terzo frammento di lancia, conservato a Gerusalemme, finì nel 615 nel bottino del conquistatore persiano Cosroe II ma fu ripresa dall'imperatore bizantino Eraclio e riposta nella chiesa del Santo Sepolcro nel 629. Un'altra lancia è conservata dai cristiani armeni: sarebbe quella trovata ad Antiochia da Pietro l'Eremita durante la prima crociata nel 1098. L'ultima, quella detta di Norimberga, reca incorporato un chiodo della croce di Cristo, fa parte del tesoro degli Asburgo e forse fu usata per le incoronazioni imperiali; oggi è conservata a Vienna ed è la stessa cui s'interessò molto da vicino Hitler.

    Gli Asburgo, i re di Francia, i Papi, Hitler... Perché tanto coalizzato interesse dei "potenti" intorno alla lancia di Longino? Ma perché essa toccò il sangue di Cristo e gode quindi dei suoi misteriosi poteri: come il Graal. Non a caso c'è chi, nel Parsifal di Chrétien de Troyes, ha chiamato Longino lo scudiero che apre il Corteo del Graal recando un'asta stillante sangue. In mancanza della favolosa coppa che avrebbe raccolto il liquido vitale di Cristo in croce, ecco dunque svilupparsi nei secoli una "cerca" cavalleresca sulle tracce dell'asta di Longino. Il quale, del resto, secondo una curiosa tradizione iconografica tedesca era cavaliere lui stesso e nel Medioevo - insieme a san Giorgio e all'arcangelo Michele - veniva spesso invocato come protettore della cavalleria. Il contatto col sangue incorruttibile di Cristo poteva rendere invincibili in battaglia e legittimava l'autorità dei sovrani, se non prometteva addirittura il dominio del mondo. Proprio questo, secondo Trevor Ravenscroft che sulla Lancia del destino (Mediterranee) ha scritto un saggio fitto d'occultismo, sarebbe stato l'intento di Hitler quando - poco dopo l'annessione dell'Austria – fece trafugare la lancia degli Asburgo come una sorta di "amuleto del potere" già passato tra le mani di Costantino, Teodorico, Ottone il Grande, Barbarossa... Ma, lasciando perdere le incerte e inquietanti interpretazioni esoteriche (anche René Guénon ricorda la complementarietà tra l'arma di Longino e il Graal), la "santa lancia" resta pur sempre lo strumento con cui fu aperta la feritoia alla quale s'aggrapparono l'incredulo san Tommaso e le mistiche in estasi, la quinta piaga di Cristo da cui sono zampillate le interpretazioni eucaristiche della patristica e la devozione al Sacro trafitto Cuore.

    Nel 1930 l'ortodosso Sergei Bulgakov gli dedica un sorprendente saggio. Il sangue e l'acqua sgorgati dal costato - scrive il teologo - sono gli unici resti corporei di Cristo che "siano rimasti in questo mondo" anche dopo la sua assunzione in cielo. Il Golgota se ne impregna e così "il mondo intero diventa il Santo Graal, perché ha ricevuto e contiene il prezioso sangue e l'acqua di Cristo, ne è il calice... Tutto il sangue e tutta l'acqua di Cristo, colati sul mondo, l'hanno santificato... l'hanno preparato alla trasfigurazione futura... Il mondo è divenuto indistruttibile e incorruttibile". Longino: altro che Parsifal.

  6. #6
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    Grazie Thomas... mi ricordavo bene. Ma ricordavo anche appunto che Longino vagherà sulla terra fino a che non tornerà Cristo per la seconda volta.

 

 

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