Ma Vodafone vuole davvero comprare AT&T ? Da alcuni giorni l'interrogativo circola con insistenza fra gli analisti dei mercati, investitori, azionisti del colosso inglese ed operatori del settore. D'altronde le dichiarazioni rilasciate da Vodafone nei giorni scorsi non hanno per nulla chiarito la situazione ed anzi hanno contribuito ad ingarbugliarla ulteriormente.
Le dichiarazioni di Arun Sarin, CEO di Vodafone, potevano essere interpretate come un'ammissione della volontà del colosso inglese di partecipare all'asta per l'acquisto di AT&T. Ma il giorno dopo Ivan Seiderberg, alto funzionario di Vodafone, ha detto chiaramente che il proprio gruppo non ha rinunciato ad acquisire il 100% dell'operatore americano Verizon. Questa affermazione equivale ad una smentita della volontà di Vodafone di acquisire AT&T. Infatti, per le leggi americane sulla regolamentazione del mercato della telefonia mobile, Se Vodafone acquistasse davvero AT&T dovrebbe rinunciare al 45% che possiede in Verizon.
A questo punto diventa difficile capire le vere intenzioni del colosso inglese della telefonia mobile. Qualche analista avanza l'ipotesi che tutto questo polverone sia stato sollevato ad arte proprio da Vodafone, che non avrebbe alcuna intenzione di acquistare AT&T, ma vorrebbe farlo credere. I motivi non mancherebbero.
Innanzi tutto se Vodafone partecipa all'asta, anche senza avere alcuna intenzione di vincerla, avrebbe accesso alla contabilità di AT&T, vale a dire di un agguerrito concorrente di Verizon. Ficcare il naso nei conti del concorrente è sempre una prospettiva allettante per chiunque. Inoltre, partecipare all'asta potrebbe servire ad aumentare il prezzo di AT&T, costringendo l'eventuale vincitore a sborsare più soldi. E i vincitori più accreditati sono Cingular, Nextel, T-Mobile o anche NTT DoCoMO, tutti concorrenti di Verizon. E anche in questo caso non è male che il concorrente paghi molto di più quello che compra.
Terzo motivo: dovunque, la strategia di Vodafone sembra orientata a possedere il primo o il secondo operatore locale, come ad esempio Verizon in America e Omnitel in Italia. AT&T, invece, è l'operatore americano che ha più difficoltà: è il vero sconfitto dell'applicazione, in USA, della portabilità dei numeri. Come farebbe Vodafone a convincere i propri azionisti a vendere la partecipazione in un ottimo operatore (Verizon) per acquistarne uno, dal quale gli utenti scappano a gambe levate? Sarebbe molto difficile, anche per il loquace e dialettico Arun Sarin. Ultimo motivo che segnalano gli osservatori: se Vodafone spendesse 30 miliardi di dollari per acquisire AT&T, il guadagno netto per azione scenderebbe di circa il 9% solo nel primo anno. Un brutto rospo che gli azionisti dovrebbero ingoiare.
Quindi è solo una scelta tattica la partecipazione di Vodafone all'asta per AT&T? Non è detto, perché ci sono anche validi motivi che potrebbero spingere il colosso inglese ad acquisire davvero AT&T. Questa, infatti, sarebbe l'ultima opportunità di acquisire un operatore americano con una rete GSM. Notoriamente, Vodafone vorrebbe il GSM e il suo naturale successore W-CDMA. Verizon, invece, vuole la tecnologia concorrente CDMA2000. D'altronde Vodafone, per la terza generazione, sembra aver escluso la strategia dei piccoli passi ed aver scelto la strategia 'launch once, launch everywhere', cioè: se lanci la terza generazione, lo fai dappertutto. Questo perché ritiene che un lancio globale ridurrebbe sensibilmente i costi. In questo quadro, AT&T potrebbe essere un tessera importante nel mosaico generale del lancio della terza generazione. Se si lascia scappare AT&T, Vodafone non potrà più portare il W-CDMA in USA.
Il mercato USA è importantissimo: un colosso come Vodafone non può essere indifferente ad un evento che certamente è destinato a ridisegnare il mercato della telefonia mobile americana.




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