![]()
L'università di Cambridge rinuncia al suo laboratorio, duramente contestato dal movimento animalista, di sperimentazione sui primati di nuove terapie per il cervello: «troppo costoso difenderne la sicurezza». Il governo aveva insistito molto per aprirlo, su pressione del miliardario lord Sainsbury, amico di Blair
Benvenuti nell'anno della scimmia. I nostri simpatici progenitori si rallegreranno non soltanto perché nel calendario cinese il 2004 è il loro anno, ma anche perché dalla settimana scorsa non verranno più utilizzati per esperimenti atroci condotti in nome della scienza. L'università di Cambrdige ha deciso ed annunciato infatti che il centro scientifico che avrebbe dovuto utilizzare le scimmie per studiare malattie del cervello alla fine non si farà. Costerebbe troppo, infatti, proteggerlo dagli animalisti. In altre parole, i militanti che per anni si sono battuti contro quel laboratorio hanno vinto. Uno smacco grandissimo per Blair che si era speso in prima persona per sostenere che gli esperimenti sulle scimmie che il centro avrebbe condotto erano importantissimi e per denunciare gli animalisti che «ostacolano il progresso scientifico». Il premier era intervenuto in prima persona, dopo che un'inchiesta pubblica aveva bocciato il progetto. Non solo, dopo ben due rifiuti da parte dell'autorità locale era intervenuto il vice premier, John Prescott, che usando la sua delega alle questioni locali, aveva di fatto annullato quelle decisioni decretando che quel centro scientifico si sarebbe fatto perché era «nell'interesse nazionale».
La settimana scorsa l'ultimo (si spera) atto di questa vicenda: Cambridge ha annunciato di abbandonare il progetto. Una storia a lieto fine dunque, e non solo per le scimmie cui verrà risparmiata la vivisezione. Ma soprattutto una storia che dimostra che la comunità quando si mobilita può vincere.
«A vincere è stata la minaccia, spesso trasformata in azione diretta, della costante protesta contro l'intera università e l'impatto negativo che questa minaccia ha avuto nei finanziatori internazionali del laboratorio. Li abbiamo colpiti dove erano più vulnerabili: le loro finanze. Non gli abbiamo altra scelta». Sintetizza così un attivista della Speac Campaign la vittoria degli animalisti e della comunità contro quel laboratorio percepito come sbagliato, una violazione dei diritti degli animali in nome del progresso e della scienza. Gli animalisti (che è un'etichetta più riduttiva dell'inglese animal rights campaigner) si sono opposti al centro sostenendo che non era necessario perché quegli esperimenti erano solo delle crudeltà che, come dicono anche molti scienziati, poco hanno a che fare con il progresso medico. Come per esempio ha sostenuto il dottor Ray Greek (direttore di Europeans for Medical Advancement) nella sua deposizione contro il centro durante l'inchiesta pubblica che si è aperta nel novembre 2002 (dopo che il progetto era già stato respinto dal Cambridge Council).
Greek ha dichiarato che gli scienziati hanno paura di parlare contro i loro datori di lavoro, tanto che un ricercatore si è lasciato intervistare da un programma televisivo che sosteneva l'inutilità degli esperimenti sugli animali, soltanto dopo che il suo volto è stato oscurato e la sua voce distorta. Gli esperimenti sugli animali, dice Greek, sono spesso utilizzati per attrarre fondi e non perché siano utili alla ricerca. Un altro medico, il professor Claude Reiss ha sostenuto all'inchiesta pubblica che «nessun animale può fungere da modello biologico affidabile per un'altra specie. Nemmeno lo scimpanzè, il nostro parente più stretto in termini evoluzionisti, non può servire da modello per la ricerca sul cervello umano». L'università di Cambridge del resto non era riuscita a portare all'inchiesta nessuna prova della validità della sua ricerca sulle scimmie.
Tutto era cominciato nel 2001 con la presentazione, da parte dell'università di Cambridge di un progetto che prevedeva la costruzione di un centro per la ricerca di cure per malattie cerebrali e neurologiche da sperimentare sulle scimmie. Il costo del progetto era stimato sui 24 milioni di sterline. Il complesso sarebbe stato il più grande d'Europa. La settimana scorsa l'università ha fatto sapere che i costi erano lievitati a 32 milioni di sterline, se si voleva garantire la sicurezza del centro. La sicurezza, s'intende, dagli animal rights activists, cioè dagli animalisti. Che in questi anni hanno organizzato centinaia di manifestazioni di protesta. Ma anche azioni più dirette, come bruciare le auto di alcuni ricercatori.
Naturalmente il Medical Research council e il Wellcome Trust (che avrebbero finanziato parzialmente il centro) si sono detti fiduciosi sulla possibilità di trovare un'alternativa al sito nei pressi dell'università di Cambrdige. Il governo avrebbe suggerito di ricollocare il centro nella base di ricerca militare di Porton Down. Lì sarebbe certo sicuro, protetto dall'esercito.
All'inizio di gennaio due gruppi di animalisti, Animal Aid e la National Anti-Vivisection Society (Navs) avevano sfidato la decisione di Prescott di far costruire, nell'interesse nazionale, il laboratorio nonostante il parere contrario delle autorità locali (che pure avevano detto no per questioni di sicurezza), portando il loro ricorso contro il progetto all'Alta Corte.
C'è un altro motivo inquietante però che spiega in parte l'ostinazione con cui il governo del new Labour, e in particolare il premier Tony Blair, si è speso a favore del centro. Il motivo si chiama Lord Sainsbury*, l'influente miliardario al quale Blair aveva affidato la poltrona di sottogretario alla scienza. Sainsbury ha donato oltre 11 milioni di sterline al Labour party (dal 1994) e in cambio ha ottenuto un posto nel governo come sottosegretario alla scienza. Un posto pesante, visti gli interessi di Lord Sainsbury nella biotecnologia e nella modificazione genetica.
Orsola Casagrande
Il Manifesto
4 02 04
*David Sainsbury è una figura cruciale nel controverso progetto dell'università di Cambridge. Ed è anche in qualche modo la chiave del perché il governo Blair si sia così impuntato sulla costruzione del megacentro ricerche di Cambridge - come sull'imposizione di coltivazioni pilota di ogm. Sainsbury è il terzo uomo più ricco della Gran Bretagna e dal 1994 le sue donazioni al Labour Party (nel quale è entrato nel 1990) hanno raggiunto gli 11 milioni di sterline. Sembra anche che sia stato lui a pagare 1 milione di sterline per aiutare a coprire i debiti del partito dopo la trionfale campagna elettorale del 1997. A pochi mesi dall'elezione di Blair a premier, David Sainsbury è stato nominato alla camera dei Lord con il titolo di Lord Sainsbury di Turville. Nel luglio 1998 Sainsbury è stato nominato sottosegretario alla scienza. Naturalmente più di qualcuno ha sollevato dubbi e alzato la voce per una promozione che chiaramente faceva gridare al conflitto di interessi. Blair stesso è sceso in difesa dell'amico sostenendo che naturalmente Sainsbury aveva affidato tutti i suoi affari alla gestione di un trust su cui non aveva voce in capitolo. Ci hanno creduto in pochi. Anche perché il neoministro, oltre a possedere una consistente fetta dell'impero di famiglia (supermercati), è proprietario della società di biotecnologia Diatech e del brevetto mondiale di un gene importante nel processo di modificazione genetica. Ha anche un piede nel Sainsbury Laboratory, una charity che Lord David ha contribuito a creare e che da quando è diventato sottosegretario ha ottenuto dal governo (tramite un centro di ricerca) il 400% di finanziamenti in più. Sainsbury ha anche l'ultima parola su chi viene nominato nel centro di ricerca, il Biotechnology and Biological Sciences Research Council, che ha speso oltre 18milioni di sterline per ricerche sui raccolti ogm. Non sorpende dunque che uno dei più accaniti sostenitori del progetto di laboratorio dell'università di Cambridge sia stato proprio Lord Sainsbury (che del prestigioso ateneo è stato studente). L'ultima donazione al Labour risale al 2003: anche questa volta Lord David è stato generoso, con due milioni e mezzo di sterline. Una cifra che ha fatto trasalire alcuni degli stessi membri del comitato esecutivo nazionale del partito, come per esempio Mark Saddon che ha definito la donazione «un vero e proprio atto di corruzione».
![]()




Rispondi Citando