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    Predefinito Sharon ottiene da Giovanni Paolo II la nomina di un vescovo filo-israeliano

    Il governo Sharon vuole dearabizzare la Chiesa cattolica e spinge per la creazione di un patriarcato ebraico di Gerusalemme.
    In Israele/Palestina, la Chiesa cattolica è collocata sotto l¹autorità del doppio patriarcato di Gerusalemme. Questo è diviso in un ramo latino, guidato da mons. Michel Sabbah (la cui autorità si estende anche ai cattolici di Giordania e di Cipro), e un ramo di rito greco-melchita. Questa organizzazione riflette la lunga storia della ³Terra santa² e trascende la frontiera geografica _ del resto mobile e contestata _ tra lo Stato di Israele e i Territori occupati. La maggior parte dei fedeli dei due riti sono di lingua madre araba. (?)
    Il Likud in generale ed Ariel Sharon in particolare sono consapevoli che la loro immagine nel mondo cattolico dipende dalla testimonianza della Chiesa d¹Oriente. (?) Essi non hanno tardato a trovare degli intermediari tra la gerarchia romana più reazionaria [sic], in particolare il cardinale-arcivescovo di Parigi, Jean-Marie Lustiger, e il teologo della Casa pontificia, George Cottier. Nell¹ottobre 2002, per intralciare la diffusione in Francia del libro del patriarca, Pace su Gerusalemme, proposta di un vescovo palestinese, la rivista dei gesuiti francesi, Ètudes, ha pubblicato una violenta requisitoria del padre Jean Dujardin contro mons. Sabbah accusandolo di allontanarsi pericolosamente dalla visione della Chiesa verso l¹ebraismo.
    Dal ravvicinamento tra il Likkud e i duri [sic] del Vaticano è nato il progetto del governo Sharon di ottenere la creazione da parte di Roma di un nuovo patriarcato di lingua ebraica. Esso permetterebbe di fatto di qualificare mons. Sabbah come vescovo dei palestinesi e il nuovo patriarca come vescovo degli israeliani. Così l¹espressione contestatrice dei preti della regione, che non cessano di mettere in guardia i cattolici del mondo intero sulle condizioni di vita dei loro fedeli, sarebbe ridotta ad una semplice acrimonia nazionalista e squalificata. (?)
    Quest¹opera non è riuscita per il momento a raggiungere più di 250 persone. Poco importa, poiché non è il numero che conta, ma il simbolo. Ben inteso, Tel Aviv ha già scelto il rivale di mons. Sabbah: il 14 agosto Giovanni Paolo II gli ha affiancato un vescovo ausiliare, il prete benedettino Jean-Baptiste Gourion, abate dell¹Opera di san Giacomo Apostolo ed insignito, nel 2002, del Premio per l¹amicizia giudeo-cristiana dalla Knesset [il parlamento israeliano]. (?) Per il generale Sharon, è più che mai indispensabile scristianizzare la causa palestinese e de-arabizzare la Chiesa d¹Oriente.
    (Articolo di Thierry Meyssan, da ³Adista², n.72, 2003)


    Il patriarca arabo Sabbah ha un ausiliare. Che però parla ebraico. La nomina dell¹ebreo convertito Gourion a vescovo per gli ebreocattolici è un duro colpo per il filopalestinese patriarca di Gerusalemme. I pro e i contro di una decisione che avvicina Vaticano e Israele

    A metà agosto Giovanni Paolo II ha posto a fianco del patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, un vescovo ausiliare con un incarico specialissimo. L¹incarico è ³la cura pastorale dei fedeli cattolici di espressione ebraica² viventi in Terra Santa. Il nuovo vescovo è Jean-Baptiste Gourion. (?) Gourion è un ebreo convertito. Nato in Algeria, a Orano, nel 1934, ha ricevuto il battesimo a 24 anni ed è entrato nell¹abbazia francese di Bec come monaco benedettino. Nel 1976 si è trasferito in Israele, nel villaggio di Abu Gosh, e lì ha dato vita a una nuova abbazia. Dal 1990 presiede l¹?uvre Saint-Jacques per la cura pastorale degli ebreocattolici.
    La sua nomina è venuta da lontano e ha sempre avuto più avversari che sostenitori. Ancora lo scorso maggio era data per poco probabile. Ma poi s¹è occupato personalmente della questione Giovanni Paolo II. E l¹ha risolta anche a costo di scontentare molti. Un segnale di questo scontento è il modo con cui ha dato notizia della nomina il settimanale cattolico francese ³La Vie². L¹ha definita ³tutta politica², fatta per ³riequilibrare le relazioni del Vaticano con Israele² e destinata a ³dividere ancora di più i cristiani di Terra Santa². Ma molto più espressivo della contrarietà alla nomina è stato un importante articolo uscito il 10 maggio _ prima della decisione vaticana _ sul settimanale dei gesuiti di New York, ³America², a firma di Drew Christiansen.
    Christiansen, gesuita, non solo è condirettore di ³America², ma è anche consulente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti per la politica internazionale, ³con speciale responsabilità per il Medio Oriente². Nel suo articolo - intitolato ³A Campaign to Divide the Church in the Holy Land² - Christiansen attacca nome per nome coloro che hanno sostenuto la creazione di una speciale giurisdizione ecclesiastica per gli ebreocattolici. Essi sarebbero anzitutto l¹abate Gourion e i responsabili dell¹?uvre Saint-Jacques ³in alliance with sympathetic elements in the French Church² (leggi il cardinale di Parigi, l¹ebreo convertito Jean-Marie Lustiger); in secondo luogo, in Vaticano, il domenicano Georges Cottier, teologo ufficiale della Casa pontificia, e il cardinale Ignace Moussa Daoud, prefetto della congregazione per le Chiese orientali; poi il nunzio apostolico in Israele, l¹arcivescovo Pietro Sambi; e naturalmente il governo di Ariel Sharon, interessato a far danno ai cristiani palestinesi e al patriarca Sabbah.
    All¹elenco dei rei Christiansen aggiunge il portavoce dei francescani di Terra Santa, David-Maria Jaeger, altro ebreo convertito, canonista, negoziatore dell¹accordo del 1994 tra Israele e la Santa Sede. Ma a lui riconosce le attenuanti. Jaeger avrebbe sempre sostenuto una giurisdizione ecclesiastica non per gli ebrei convertiti, ma piuttosto per i cristiani non arabi immigrati in Israele da Russia, Polonia, Filippine, eccetera, in tutto alcune decine di migliaia. Gourion e i suoi amici _ scrive Christiansen _ hanno però ³hijacked², sequestrato l¹idea di Jaeger girandola a vantaggio degli ebreocattolici, ³meno di 250 e nemmeno tutti parlanti l¹ebraico², concentrati nelle città di Gerusalemme, Giaffa, Haifa e Ber Sheva.
    La colpa di tutti costoro sarebbe quella di voler dividere in due la Chiesa di Palestina, negando il suo carattere arabo e delegittimando il suo patriarca Sabbah. Che in effetti è sempre stato contrario alla nomina di un vescovo ?ad Judaeos¹. Arabo lui stesso, Sabbah è paladino acceso della causa palestinese, per ragioni non solo politiche ma anche bibliche e dogmatiche. Il libro ³Paix sur Jérusalem² da lui pubblicato due anni fa è un condensato esemplare di questo patriottismo teologico arabo-cristiano. (?)
    Il gesuita Francesco Rossi de Gasperis del Pontificio istituto biblico di Gerusalemme _ amico, coetaneo e collega d¹insegnamento del cardinale Carlo Maria Martini _ ha scritto analisi acute di questa teologia arabocristiana. Ha mostrato che essa sfocia in una ³cancellazione teologica del popolo d¹Israele, una forma di Shoah culturale e spirituale, non estranea a quella avvenuta nelle Chiese d¹Europa durante i secoli di ?cristianit๲. Oggi commenta: ³L¹opposizione a creare in Israele una Chiesa ?per Israele¹ ha la sua ragione più profonda nel rifiuto dell¹esistenza stessa dello stato d¹Israele. Quando invece una simile Chiesa è figura originaria dell¹identità cristiana, è la Chiesa dell¹apostolo Pietro, una comunità fatta di ebrei fedeli alla Torah e insieme credenti in Gesù Figlio di Dio. La nomina di Gourion a vescovo ?ad Judaeos¹ segna un svolta storica².
    Ma è una svolta che faticherà a essere accettata, dentro un patriarcato a schiacciante _ e voluta _ impronta palestinese. Lo scorso novembre, per aver ricevuto un premio di riconoscimento in un¹aula della Knesset, il parlamento israeliano, l¹abate Gourion è stato oggetto di una campagna di discredito. Forti critiche si è guadagnato anche il parroco melchita di Nazareth, Émile Shoufani, arabo ma non antiisraeliano, colpevole d¹aver guidato un pellegrinaggio ad Auschwitz di ebrei e palestinesi assieme. L¹assenza di una libreria cattolica a Gerusalemme è un altro indizio della non volontà del patriarcato di rivolgersi alla popolazione ebraica. Un altro segnale ancora è stato, nel 2001, la chiusura dell¹Istituto Pontificio ³Ratisbonne² di Gerusalemme, luogo di dialogo tra ebrei e cristiani. Oggi l¹edificio è in vendita, conteso tra salesiani, neocatecumenali e Opus Dei.
    Con la nomina di Gourion a vescovo ?ad Judaeos¹ il papa ha posto le condizioni per un¹inversione di marcia. Cominciando con l¹affrancare la comunità ebreocattolica dalla soverchiante impronta palestinese del patriarcato. Quanto agli ebrei, Rossi de Gasperis si augura che essi non temano di ³prendere sul serio² il rinascente giudeocristianesimo. Perché un loro timore esiste, ha scritto: ³Essi vedono nel passaggio di ebrei a Gesù un pericolo per la sopravvivenza del giudaismo².
    (Articolo di Sandro Magister , dal sito: www.chiesa)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    alla fine, a condannare NS Gesù Cristo, non saranno stati più gli ebrei, ma i romani alleati con i palestinesi di Hamas...

 

 

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