Adriano Segatori
(in Margini n. 40)

Chiara Stellati, Una Ideologia dell'Origine, Franco Freda e la controdecadenza. Prefazione di Anna K. Valerio («La misteriosa audacia del radicalismo»); Conclusione di Piero Carini («Vera Destra», «radicalismo di Destra» e «cultura integrale»). Edizioni di Ar. Collezione ‘Consonanze’, pp. 200. Euro 21,00.


Iniziare una recensione, seppure minuscola, rivolgendo i complimenti all’Autrice, può apparire come una caduta di stile, un cedimento plebeo, una maliziosa piaggeria tanto frequente nel teatrino degli intellettuali; una di quelle efficaci mossette di circostanza in cui il recensore, offrendo un insinuante beneplacito cerca, paritariamente, la considerazione del recensito. Per l’occasione, però, decido di azzardare l’equivoco e scegliere la trasgressione.

Per età, per mestiere e per riconoscimento altrui, ho avuto molte possibilità di leggere e valutare scritti diversi e varie tesi di laurea, ma raramente ho condiviso in toto la forma letteraria e l’esposizione contenuta nei singoli lavori. Il testo di Chiara Stellati, dal canto suo, non presenta sbavature di giudizio né abbandoni al compiacimento: tutto scorre con precisione documentale, con chiarezza d’approfondimento, con coerenza di descrizione. Altrettanto incisiva, essenziale, lucida la prefazione di Anna K. Valerio.

Ad entrambe sinceri e spassionati apprezzamenti, anche per il coraggio dimostrato nell’affrontare in modo asettico un argomento tanto pericoloso: la scelta della precisione e della linearità nell’esposizione è già indice di carattere.

L’audacia in che cosa consiste? Nell’affrontare senza l’ombra del pregiudizio e della superstizione quel fenomeno che va sotto il nome di <<radicalismo di destra>>. L’argomentazione si snoda attraverso un periodo che va dagli anni 1943-45 ai giorni nostri, con la rassegna di documenti scritti e di testimonianze dirette riguardo ai movimenti che hanno costituito un ambiente particolarmente variegato, per non dire, a volte, palesemente conflittuale e contraddittorio. Il libro focalizza l’attenzione su un personaggio che emerge con chiarezza indiscutibile, un <<individuo famigerato>> per sua autonoma autodefinizione, Franco Freda, e sul sodalizio-confraternita dallo stesso fondato e retto, denominato Gruppo di Ar. Entrambi, reggente e comunità, conosciuti per discutibili vicende giudiziarie, bersagli di ogni preconcetto e di ogni possibile falsificazione, obiettivi di manipolate citazioni quanto di inammissibili contraffazioni. Il lavoro della Stellati compie un’opera essenziale di disintossicazione dalla propaganda corrente e, quindi, di purificazione dalla vulgata persecutoria.

La formulazione ideologica di Freda e il <<progetto "metamorfico">> del Gruppo sono inequivocabili: nessuna incitazione alla pratica di violenza o al metodo di terrorismo, neppure all’impegno partitico. Le prescrizioni dottrinarie prevedono un lungo ed incessante lavoro su di sé per l’eliminazione delle scorie sedimentate in anni di condizionamento ideologico. Le considerazioni sullo Stato, sulla giustizia, sulla politica, sulla comunità si rifanno a quelle <<idee senza parole>> che derivano da Platone e dalla civiltà classica. Tentare un riassunto dei fondamenti ideologici, per affrontare i vari piani della realtà contingente, sarebbe un’impresa tanto semplicistica quanto riduttiva. Desidero puntualizzare soltanto il parametro fondante di tutto il discorso metapolitico: l’uomo. Il messaggio per l’uomo è chiaro, in similitudine sintonica con il consiglio di Wittgenstein: "Migliora te stesso, è l’unica cosa che puoi fare per cambiare il mondo". La differenza, però, è direzionale e in ciò si avverte, ad esempio, l’aggancio con Corneliu Codreanu. Non un procedimento psicologico lineare, ma una vera e propria rivoluzione interiore espressa dalla stessa etimologia: un percorso di riscoperta e di ritorno a ciò che è da sempre e per sempre sarà. La ricerca di quella totalità con il sovrannaturale, che non è neppure pensabile con un lavoro intellettualistico, con un attivismo sfrenato, con un’elaborazione programmatica, può essere affrontata solo con la lotta incessante per smantellare dentro di sé ciò che è superfluo, contingente, borghese - quindi plebeo -. E’ l’evocazione di quell’anima trascendente quale presupposto di superamento degli aspetti biologici, zoologici dell’uomo. E’ un continuo incitamento alla differenziazione, alla formazione, alla sacralità, al superamento dell’aspetto vegetativo e al raggiungimento della forma integrale che si riconosce nella radice <<Ar>> - come arte, aristocrazia, areté (nobiltà interiore), arya (signore dello spirito): "(…) l’uomo differenziato, colui che nell’adesione alla visione del mondo tradizionale manifesta l’appartenenza ad una precisa stirpe, ad una particolare razza dello spirito". Tutto ciò che è prassi risulta totalmente secondario, ‘infero’, rispetto alla preparazione dell’anima. La stessa incriminazione per razzismo, che ha determinato la condanna di Freda, non regge alla prova ideologica: nessuna superiorità razziale ma distinzione peculiare affinché ogni anima personale e comunitaria trovino, nell’Origine, la propria forma, la specifica espressione del dàimon. Quale imputazione di eversione, dunque, se il mondo attuale è la corruzione dei valori originari: al massimo una colpa per attività controdecadente! L’uomo di Freda è il soldato politico, impermeabile alle seduzioni progressiste, agli incantesimi mercantili, ai richiami dei partiti. Egli è l’esempio della comunità, non l’individuo massificato di parte di essa. Naturalmente sono insufficienti le affermazioni di principio o le rappresentazioni isteriche, la dimostrazione deve avvenire attraverso il comportamento, "rigoroso, aristocratico e del tutto privo di qualsiasi elemento chiassoso, enfatico e populistico". Il procedimento di formazione segue la "via della persuasione" di Michelstaedter, che "non è corsa da <<omnibus>>, non ha segni, indicazioni che si possano comunicare, studiare, ripetere." Quest’uomo "non diventa tale per nozioni apprese dai libri, ma è già tale in origine. Egli appartiene ad una diversa ‘razza dello spirito’". Freda e i componenti del Gruppo di Ar, documentatamente, assurgono - come riconosciuto dagli stessi apparati inquisitori - ad esempio di stile di vita e di pensiero.

Chiara Stellati, nel suo libro, indica chiaramente una via di comprensione inconfutabile per la pedagogia di Freda e dei suoi sodali. Chi vuol conoscere, senza pregiudiziali tossiche, le loro basi ideologiche, si concentri sulla lettura e sull’eventuale approfondimento. Chi, in malafede, intende manipolare ciò che è documentato, tenga presente, al plurale, l’avvertimento di Nietzsche in Ecce Homo: "Ascoltateci! Perché siamo questo e questo. E soprattutto non scambiateci per altro!".



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(segnalazioni librarie e scritti tratti da Margini)