Dal sito ufficiale di AN
AN INGAGGIA UNA DELLE MAGGIORI
AGENZIE DI COMUNICAZIONE AMERICANE
(da Repubblica di lunedì 2 febbraio 2004)
di BARBARA JERKOV
ROMA - Cinque milioni di euro. E' tutto quello che An può permettersi di spendere per la prossima campagna elettorale. Più di quanto in via della Scrofa abbiano mai investito per un voto, e con tutto ciò appena un ottantesimo (un ottantesimo!) dei 400 milioni di euro a disposizione di Forza Italia, sempre che siano vere le voci messe perfidamente in giro dagli uomini del Cavaliere. "Io francamente non ci credo", dice Ignazio la Russa, provando a rassicurare i suoi. Non ci crede ma, giustamente, pianifica le contromosse.
Per intendersi, solo spedire a dieci milioni di capifamiglia un libretto tipo la biografia di Berlusconi, come fece Forza Italia nel 2001, costerebbe 20 milioni di euro. Uno sproposito. E visto che ormai è chiaro a tutti che lo scontro di giugno sarà determinante per i futuri assetti del centrodestra, An per la prima volta nella sua storia ha deciso di "professionalizzare" la strategia elettorale. Basta con l'improvvisazione, insomma, arrivano gli spin-doctor.
I post-missini hanno arruolato una delle maggiori agenzie di comunicazione americane con filiale nel nostro paese: la Leo Burnett di Chicago. Gente che ha nel suo portafoglio clienti tipo Coca Cola, Mc Donald's o Eurodisney. Motto: "Conosci le regole, ma sii pronto a infrangerle". Specialisti che sanno il fatto loro, solo che stavolta non sono chiamati a vendere un prodotto qualsiasi, ma a ristrutturarlo (quasi) da capo. Poiché An, come ha messo in chiaro Fini con i suoi, ha evidentemente un problema. E il problema è proprio lui, Fini.
"Ormai l'esperienza ci ha insegnato che scontiamo due gap", ammette La Russa: "Quello di chi pensa sempre di votare An ma poi non si decide mai, e quello di chi decide di votare An ma poi all'ultimo minuto, nella cabina elettorale, cambia idea. Perché? Perché Fini attrae moltissimi consensi, sulla scheda elettorale però l'elettore non trova Fini, trova il simbolo di An e si blocca". I manager della Leo Burnett si sono concentrati dunque sull'elettorato potenziale. Per prima cosa, però, non hanno messo sotto osservazione gli elettori, come si sarebbero aspettati in via della Scrofa, bensì il partito.
Per due settimane consecutive hanno riunito a Roma una cinquantina di esponenti di vario livello - da Fini e i ministri giù giù fino al semplice iscritto - diversi anche per sesso, età, occupazione. Rappresentativi, insomma, dell'universo post-missino. A loro, nel corso di due focus-group, hanno posto una serie di domande dettagliate, prendendo accuratamente nota delle risposte, su aspettative, obiettivi, orientamenti, facendo molta attenzione a che tutto non si risolvesse in uno sfogatoio di sogni impossibili. Sono emersi i paletti entro cui dovrà muoversi la destra nei prossimi tre mesi.
Primo: "Inutile pompare troppo Fini in campagna elettorale se poi tanto il simbolo da votare è quello di An". Il che non vuol dire, come pure qualcuno aveva già proposto, mettere il nome del vicepremier sulla scheda elettorale, bensì "avvicinare di più il partito a Fini". Altro problema emerso chiaramente: "Bisogna scongiurare ad ogni costo che la campagna elettorale si trasformi in un referendum Berlusconi-Prodi, perché sennò gli altri partiti rischiano di fare la fine dei vasi di coccio fra i due vasi di ferro". E ancora: "An arriva sempre spompata alla fine delle campagne elettorali, invece deve imparare a dosare meglio le energie".
Per dimostrare, allora, che An è sul serio una forza moderata ed europea che sa stare al passo col suo leader moderato ed europeo, Fini e il partito hanno in agenda da qui alle elezioni quindici appuntamenti "a tema" in giro per l'Italia. Si parte subito. Martedì 10 il vicepremier sarà a Padova per celebrare alla fondazione Perlasca il ricordo delle vittime delle Foibe.
Lo stesso giorno alla Camera si vota la proposta di legge di An per istituire la giornata della memoria per Istria e Dalmazia, e in tutti i capoluoghi il partito organizzerà degli "An-point" che rilanceranno nelle piazze l'iniziativa. Seguiranno giornate su droga, scuola, sicurezza, pensioni, risparmio (naturalmente, a Parma), immigrazione e tutto il resto. Insomma, le cose da dire non mancano, il problema, confessa La Russa, è semmai riuscire a comunicare capillarmente questo patrimonio. "Senza lifting...", ha sorriso malizioso Fini, strappando una risata liberatoria ai suoi. La sfida, come si diceva, è cominciata.




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