....sinistra
A destra rimpasto e lista unitaria (forse).
L'altra parte in guerra per un ramoscello d'ulivo
Trascurabile mattinata l'altro giorno alla Camera (unica eccezione Cicciolina che si fa fotografare a seno nudo davanti a Montecitorio, dove qualche lustro fa era l’onorevole Ilona Staller), perché le notizie del giorno dovevano arrivare da Palazzo Chigi.
Il succo è: un passo verso il rimpasto e verso la lista unitaria.
Tre ore di vertice per la maggioranza, quanto basta per mettere in dubbio, ma anche no, l’idea berlusconiana di diluire la verifica in una lista unica del Polo alle europee. All’uscita dall’ufficio del premier, il primo a riconoscere il nulla di fatto è il leghista Calderoli: “Ognuno va con la sua lista”. Anche il ministro per gli Affari regionali, La Loggia, ammette che “è un po’ tardi per accordarsi, ma in caso di ripensamento siamo disponibili”.
Il difficile ripensamento dovrebbe arrivare dai centristi dell’Udc, il cui segretario, Follini, a Palazzo Chigi non si è fatto vedere .
Era nel suo studio alla Camera, “febbricitante”, fa sapere il suo portavoce (presenti Buttiglione e Volonté).
Il coordinatore di An, La Russa, sembrava disinteressato alla lista unica, perché altre sono le priorità del suo partito (verifica e consiglio di gabinetto per la politica economica):
“E’ stato un vertice per modo di dire – dice al Foglio - non è cambiato nulla e le difficoltà permangono”.
Tra Forza Italia e Udc. “Sono loro a non essere d’accordo”.
A voi non conviene la lista unica. “E’ difficile che si faccia, ma per noi avrebbe vantaggi e svantaggi. In effetti più svantaggi: il mio
partito ha una forte natura identitaria che in un unico contenitore verrebbe penalizzata. Aspettiamo e vediamo che succede”.
Il capogruppo di An al Senato, Nania, minimizza nervoso: “Lista unica? Mica se n’è parlato tanto, io non escludo né confermo nulla, eh? Il problema devono risolverlo Forza Italia e Udc all’interno del Ppe”.
E due. “Dico solo che abbiamo parlato chiaro nei giorni scorsi, siamo ancora disponibili a cercare un’intesa”.
Stabilito questo, nel centrodestra restano decifrabili l’accessoria promessa di recepire le direttive elettorali europee, la quasi certezza, ma forse no, che Berlusconi si candiderà a Strasburgo (per La Russa è “eticamente logico” che lo faccia), l’impegno a battersi per l’accorpamento delle europee con la tornata delle amministrative.
“Ma quale verifica, tutti a casa!”. La verità è che ieri Berlusconi ha dosato ancora il doppio registro. “Ha accolto tutti con sorrisi e pacche sulle spalle – sostiene una fonte autorevole – anche con Fini si è sforzato di apparire accondiscendente”. Ma al momento di discutere su quella che secondo il premier è la soluzione più ragionevole per tutti, alle prime smorfie di dissenso tra i “ragazzi” Berlusconi, già irritato dall’assenza di Follini, si è infuriato: “Allora ditelo che volete fregarmi!”. Quindi ha impugnato ancora una volta l’argomento più solido a disposizione, minacciando gli alleati di polverizzare la Casa delle libertà con tutti i suoi condomini.
A quel punto i leader della maggioranza potevano solo aggiornare la pratica. Poco dopo le 15 a Palazzo Chigi è giunto il presidente della Camera, Casini, per un colloquio a tre (c’era anche Fini) durato quasi due ore. Risultato: un comunicato in cui la presidenza del Consiglio sostiene che i due hanno affrontato il calendario parlamentare dei prossimi mesi e l’adeguamento alla normativa europea sull’incompatibilità tra le cariche.
Ma rientrando a Palazzo Grazioli, mentre Bondi ipotizzava buone nuove, Berlusconi ha salutato i giornalisti alzando il pollice della mano destra. Ad attenderlo c’era Nania, mezz’ora dopo lo hanno raggiunto Pisanu e Follini. Per il secondo atto.
Di Pietro e la bisaccia trasversale.
“Che c’azzecco io con il Foglio”, finge di stupirsi al telefono il leader dell’Italia dei valori. C’azzecca eccome perché, in materia di liste uniche/unitarie per le europee, anche il centro sinistra sta dando il meglio di sé. Il triciclo Ds-Margherita-Sdi si presenta agli elettori con un simbolo che riproduce quasi alla perfezione quello dell’Ulivo.
Alcuni alleati della coalizione (Verdi soprattutto) non l’hanno presa bene. Ieri Pecoraro Scanio ha rilanciato l’urgenza di una riunione per “decidere amichevolmente come utilizzare la simbologia ulivista”. Anche il secondo triciclo, quello formato da Italia dei valori, Occhetto e parte dei girotondi, è entrato ufficialmente nella polemica. “Nel nostro simbolo sarà chiaro che siamo per l’Ulivo.
Per questo rinnovo la protesta contro coloro che vogliono scippare un simbolo che è di tutti”, ha attaccato Occhetto.
Di Pietro, ce lo mettete il ramoscello? “Che ne so. In queste ore mi dedico al programma, per i delusi della sinistra, dell’associazionismo e del centrodestra. Siamo la crivella che purifica dalla morchia l’olio extravergine dell’Ulivo. Ma anche una bisaccia trasversale, a trecentossessanta gradi".
insomma...piatto ricco mi ci ficco.
saluti




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