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Discussione: Destra e ...

  1. #1
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    Predefinito Destra e ...

    ....sinistra

    A destra rimpasto e lista unitaria (forse).
    L'altra parte in guerra per un ramoscello d'ulivo

    Trascurabile mattinata l'altro giorno alla Camera (unica eccezione Cicciolina che si fa fotografare a seno nudo davanti a Montecitorio, dove qualche lustro fa era l’onorevole Ilona Staller), perché le notizie del giorno dovevano arrivare da Palazzo Chigi.
    Il succo è: un passo verso il rimpasto e verso la lista unitaria.
    Tre ore di vertice per la maggioranza, quanto basta per mettere in dubbio, ma anche no, l’idea berlusconiana di diluire la verifica in una lista unica del Polo alle europee. All’uscita dall’ufficio del premier, il primo a riconoscere il nulla di fatto è il leghista Calderoli: “Ognuno va con la sua lista”. Anche il ministro per gli Affari regionali, La Loggia, ammette che “è un po’ tardi per accordarsi, ma in caso di ripensamento siamo disponibili”.
    Il difficile ripensamento dovrebbe arrivare dai centristi dell’Udc, il cui segretario, Follini, a Palazzo Chigi non si è fatto vedere .
    Era nel suo studio alla Camera, “febbricitante”, fa sapere il suo portavoce (presenti Buttiglione e Volonté).
    Il coordinatore di An, La Russa, sembrava disinteressato alla lista unica, perché altre sono le priorità del suo partito (verifica e consiglio di gabinetto per la politica economica):
    “E’ stato un vertice per modo di dire – dice al Foglio - non è cambiato nulla e le difficoltà permangono”.
    Tra Forza Italia e Udc. “Sono loro a non essere d’accordo”.
    A voi non conviene la lista unica. “E’ difficile che si faccia, ma per noi avrebbe vantaggi e svantaggi. In effetti più svantaggi: il mio
    partito ha una forte natura identitaria che in un unico contenitore verrebbe penalizzata. Aspettiamo e vediamo che succede”.
    Il capogruppo di An al Senato, Nania, minimizza nervoso: “Lista unica? Mica se n’è parlato tanto, io non escludo né confermo nulla, eh? Il problema devono risolverlo Forza Italia e Udc all’interno del Ppe”.
    E due. “Dico solo che abbiamo parlato chiaro nei giorni scorsi, siamo ancora disponibili a cercare un’intesa”.
    Stabilito questo, nel centrodestra restano decifrabili l’accessoria promessa di recepire le direttive elettorali europee, la quasi certezza, ma forse no, che Berlusconi si candiderà a Strasburgo (per La Russa è “eticamente logico” che lo faccia), l’impegno a battersi per l’accorpamento delle europee con la tornata delle amministrative.
    “Ma quale verifica, tutti a casa!”. La verità è che ieri Berlusconi ha dosato ancora il doppio registro. “Ha accolto tutti con sorrisi e pacche sulle spalle – sostiene una fonte autorevole – anche con Fini si è sforzato di apparire accondiscendente”. Ma al momento di discutere su quella che secondo il premier è la soluzione più ragionevole per tutti, alle prime smorfie di dissenso tra i “ragazzi” Berlusconi, già irritato dall’assenza di Follini, si è infuriato: “Allora ditelo che volete fregarmi!”. Quindi ha impugnato ancora una volta l’argomento più solido a disposizione, minacciando gli alleati di polverizzare la Casa delle libertà con tutti i suoi condomini.
    A quel punto i leader della maggioranza potevano solo aggiornare la pratica. Poco dopo le 15 a Palazzo Chigi è giunto il presidente della Camera, Casini, per un colloquio a tre (c’era anche Fini) durato quasi due ore. Risultato: un comunicato in cui la presidenza del Consiglio sostiene che i due hanno affrontato il calendario parlamentare dei prossimi mesi e l’adeguamento alla normativa europea sull’incompatibilità tra le cariche.
    Ma rientrando a Palazzo Grazioli, mentre Bondi ipotizzava buone nuove, Berlusconi ha salutato i giornalisti alzando il pollice della mano destra. Ad attenderlo c’era Nania, mezz’ora dopo lo hanno raggiunto Pisanu e Follini. Per il secondo atto.

    Di Pietro e la bisaccia trasversale.
    “Che c’azzecco io con il Foglio”, finge di stupirsi al telefono il leader dell’Italia dei valori. C’azzecca eccome perché, in materia di liste uniche/unitarie per le europee, anche il centro sinistra sta dando il meglio di sé. Il triciclo Ds-Margherita-Sdi si presenta agli elettori con un simbolo che riproduce quasi alla perfezione quello dell’Ulivo.
    Alcuni alleati della coalizione (Verdi soprattutto) non l’hanno presa bene. Ieri Pecoraro Scanio ha rilanciato l’urgenza di una riunione per “decidere amichevolmente come utilizzare la simbologia ulivista”. Anche il secondo triciclo, quello formato da Italia dei valori, Occhetto e parte dei girotondi, è entrato ufficialmente nella polemica. “Nel nostro simbolo sarà chiaro che siamo per l’Ulivo.
    Per questo rinnovo la protesta contro coloro che vogliono scippare un simbolo che è di tutti”, ha attaccato Occhetto.
    Di Pietro, ce lo mettete il ramoscello? “Che ne so. In queste ore mi dedico al programma, per i delusi della sinistra, dell’associazionismo e del centrodestra. Siamo la crivella che purifica dalla morchia l’olio extravergine dell’Ulivo. Ma anche una bisaccia trasversale, a trecentossessanta gradi".

    insomma...piatto ricco mi ci ficco.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Il governo? Una schifezza. L'opposizione?...

    ....Fa pena. Parola di intellettuale di sinistra

    Roma. Fatta garbatamente la dovuta tara (il governo del Cav. è una schifezza), agli Illustri Studiosi pure l’opposizione risulta di difficile digestione. Per la serie: dagli amici mi guardi Iddio, che dal Cav. mi guardo io.
    I fatti: un volumetto della Laterza, “L’opposizione al governo Berlusconi”, a cura di Francesco Tuccari, da pochi guirni in libreria.
    Nel manufatto una serie di saggi sul centrosinistra, sulle sue prospettive future e sulle sue scelte presenti. E se le prime sono vaghe, delle seconde ne avesse azzeccata una. Molti professori (ben dieci di Torino: mah), qualche giornalista, un magistrato: tutti insieme tracciano una mappa sconfortante delle varie forze che si oppongono al Cav. (dalla Margherita ai Ds ai no global). Giudizio finale: “Le prospettive della sinistra di tornare al governo non sono buone”.
    Soprattutto, scrive Luca Ricolfi, “perché l’opposizione di sinistra, questa opposizione, con i suoi litigi e i suoi giochi di palazzo, non è amata dall’elettorato, né a destra né a sinistra, né al centro né fra gli indecisi”.
    Praticamente fa pena al mondo interno.
    Libro sostanzialmente girotondino, si potrebbe pensare.
    E infatti ai girotondi, di cui si occupa il non recensito Nicola Tranfaglia, sono riservate le parole più alate: dovrebbero
    “puntare a un maggior coordinamento nazionale”, tenuto conto che “di programmi per il futuro la coalizione di centrosinistra continua a non parlare affatto”.
    Ma non è così semplice.
    Per quasi tutti gli Illustri Studiosi, dove ha messo mano il Cav. ha fatto appunto schifo, ma dove si è fatto vivo l’Ulivo ha perlomeno fatto pena.
    A leggere “L’opposizione al governo Berlusconi”, si trovano valutazione che avrebbero l’entusiastica approvazione del senatore Schifani.
    Leggere per credere.

    La Costituzione? “Nel mezzo secolo che ci separa dalla sua stesura, l’attacco più pesante a questo sistema è stato portato dalla Commissione bicamerale per le riforme costituzionali istituita nella scorsa legislatura, fortemente voluta dalla sinistra e presieduta dall’onorevole D’Alema” (Livio Pepino).

    La politica internazionale? “Sembra tuttavia che le opposizioni stesse abbiano rinunciato ad esibire una vera e propria strategia… per non arrivare a un confronto autentico tra le sue componenti e non rivelare le divisioni che pure sono emerse e che devono essere affrontate, e in fretta” (Bruno Bongiovanni).

    La televisione (detta: conflitto di interessi)? “Purtroppo un impasto di opportunismo, di convenienza e magari di eccessiva sicurezza impedì al centrosinistra di rimuovere l’anomalia che ha permesso a Berlusconi di tornare alla guida del governo e di conservare il suo impero televisivo” (Giovanni Valentini).

    La difficoltà di comunicazione? “Essa deriva anche da altri fattori politici generali, come la difficoltà del perseguimento di una linea unitaria dei partiti dell’opposizione anche rispetto a fattori critici come la politica estera ed economica, dalla sua fragile organizzazione complessiva, dalla competizione per la leadership in atto sia fra le forze maggiori che al loro interno, dal problematico rapporto con i movimenti e con l’opinione politica del centrosinistra” (Ugo Volli).

    “Debole, frammentata, acefala”
    Mica basta. I Ds, per Claudio Rinaldi, “sono stati penalizzati dagli errori commessi più che da sfavorevoli eventi esterni”.
    La Margherita? “Un partito patchwork”, secondo Fabio Martini. Sindacati e sindacalisti? “E’ inutile quindi dipingere un governo come forza antilavoratori o vezzeggiare i sindacalisti con ambizioni politiche… Il possibile insuccesso del centrodestra avrà altre motivazioni e il concorso dell’azione sindacale sarà limitato, salvo appunto errori tattici clamorosi” (Bruno Manghi).
    Massimo L. Salvadori nel suo saggio (“Dove va la sinistra?”, bella domanda) rammenta che l’opposizione continua “a presentarsi come un assemblaggio di forze”, per concludere che “tutte le componenti della sinistra italiana mostrano di non avere la capacità di produrre una propria cultura politica, di chiarire quale possa e debba essere il rapporto tra il suo ‘cuore’ e la sua ‘testa’”.
    E nel capitolo iniziale, annota Gianfranco Pasquino facendo un bilancio di questi anni di contrasto al Cav.: “E’ stata un’opposizione debole, frammentata, acefala”. E avverte:
    “Investire burocraticamente Prodi, che ritorna dal passato, può servire a evitare conflitti laceranti… ma al tempo stesso non risolve il problema della leadership politica di quella coalizione che si chiama Ulivo”.
    Ora avvertire Schifani.

    Ma come ciliegina leggiamoci pure questo profondo "pensiero" di un ex fascista forse pentito:
    “A me pare che la stampa sia vergognosa. Ho notato che non mi citano più da nessuna parte. C’è chi può essere visibile e chi no. Raitre, la rete democratica, non si è accorta che ho scritto un libro su Berlusconi da 150 mila copie. Mai neanche nominato”.
    “Berlusconi vince perché cavalca la svolta mondiale. Lui ha il denaro, gli altri no… Anche i Ds hanno cercato di costruirsi un patrimonio parallelo. Questo Claudio Velardi ora fa il brasseur d’affaires dei capitalisti italiani, D’Alema è un altro personaggio…”.
    Giorgio Bocca
    (L’Espresso, febbraio 2004)

    avanti, popolo di bamboccetti

    saluti

  3. #3
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    Predefinito .

    In origine postato da mustang
    ....A destra rimpasto e lista unitaria (forse)...
    Ma a chi volete prendere per il culo, berluschini servi della gleba?

  4. #4
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    In origine postato da antonio
    ma io dico..ma dove vivono 'sti bananas...
    dov'e' la lista UNITARIA della destra?
    se anche la sinistra o il centrosinistra facesse schifo..in Italia non si pone la questione se e' migliore il centrosinistra o migliore il centrodestra..sempicemente perche' un centrodestra non esiste...esiste un partito azienda che detta l'agenda del governo , la quale e' pienamente calibrata sulle edigeneze personali di SB ....
    un'obbrobrio proprio dal punto di vista liberale di cui..cioe' di quei principi di cui si riempiono la bocca..
    -------------------------------
    Bamboccetto, ma perchè te la prendi con noi pollisti se i tuoi "intellettuali" hanno una così scarsa opinione dell'Ulivo e degli ulivisti?
    Vale pure per bamboccetto Dario.
    Vedete: con voi all'opposizione noi pollisti stiamo tranquilli.

  5. #5
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    In origine postato da antonio
    signor cretinetti..penso che lei abbia preso un abbaglio...
    non sarebbe la prima volta dle resto..nel senso che , ormai privo di ogni residua capacita' critica, alla stregua di ogni altro bananas, lei pensa che la parola di un intellettuale, foss'anche di "sinistra" non possa che aver ragione se le sue valutazioni, o quelle che le vengono attribuite, coincidono con i vostri desiderata... anche se, entrambe, confliggano con la realta'.....altrimenti non avrebbe fatto proprio il suo giudizio ...
    del resto che molti intellettuali di "sinistra" ( a destra intellettuali non ce ne sono o, al massimo, hanno la levatura di un veneziani)abbiano scarsa dimestichezza con la realta' e' cosa risaputa...
    proprio perche' noi non pendiamo dalle labbra degli intellettuali, come invece poi pendete dal deretano del cavaliere, possiamo ben stare tranquilli che voi , polli, siete fritti...

    i miei ossequi
    E anche volendo pendere da qualche "labbro"; la scelta è ampia tra PERSONE di INDISCUSSO e INDISCUTIBILE credito e stima INTERNAZIONALE.
    Ne cito tre (ma SOLO per non infierire): Eco, Tabucchi, Fo...

    Vuoi mettere a "pendere" dal labbro di Guzzanti, Ferrara, Bondi e Schifani?


    (cretinetti:.... )

 

 

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