"Gli Stati Uniti hanno speso milioni di dollari in una campagna di relazioni pubbliche, cercando di convincere gli americani che la mucca pazza da noi non sarebbe mai arrivata, e ora il Ministero dell'Agricoltura è impegnato in un piano di gestione della crisi che vede funzionari federali e statali, pubblicitari delle industrie zootecniche, scienziati e altri noti esperti tutti pronti ad assicurare all'opinione pubblica che non è niente di grave. La litania di menzogne pare infinita".
Quando, nel 1997, Sheldon Rampton e io scrivemmo "Mad Cow USA: Could the nightmare happen here?" (Mucca Pazza USA: un incubo in arrivo?), ci furono recensioni favorevoli da alcune riviste interessanti, come il Journal of the American Medical Association (rivista dell'Associazione Medici Americani), il New Scientist e il Chemical & Engineering News. Il libro, però, nonostante fosse uscito poco prima del famoso processo texano a Oprah Winfrey e al suo ospite Howard Nyman per il reato di "diffamazione” sulla sicurezza alimentare, fu ignorato dalla maggior parte dei media, anche dalle pubblicazioni più alternative e di sinistra. A quanto sembra, chi non aveva letto il libro all'epoca si accontentò della versione ufficiale del Governo e delle industrie: il morbo della mucca pazza era semplicemente un'insensata psicosi alimentare del Vecchio Mondo, non una malattia mortale per animali e uomini che avrebbe potuto manifestarsi anche in America. Nel marzo del '96, quando il Governo britannico decise di fare inversione di marcia ammettendo, dopo dieci anni di smentite, che c'erano stati dei decessi tra i giovani a causa della demenza letale chiamata morbo di Creutzfeld-Jacob (MCJ, versione umana del morbo della mucca pazza), i media statunitensi diligentemente fecero da cassa di risonanza per le rassicurazioni del Governo e dell'industria zootecnica, secondo i quali già da tempo erano state prese tutte le misure necessarie contro il morbo. Quelli che invece avevano letto "Mad Cow USA" appena uscito, nel novembre del '97, si resero conto che le promesse di sicurezza riguardo agli Stati Uniti erano una questione di pubbliche relazioni e pubbliche finzioni, nulla a che fare con la scienza o con adeguate normative di salvaguardia. Nel libro si rivelava che il Ministero dell'Agricoltura Statunitense sapeva già da più di dieci anni che per prevenire il morbo della mucca pazza in America bisognava imporre il divieto assoluto di "cannibalismo animale" (l'uso di scarti di macellazione processati nell'alimentazione bovina come integratori di proteine e grassi), ma che aveva rifiutato di sostenere questo divieto per via dei costi che sarebbero andati a gravare sull'industria della carne. Fu soprattutto l'industria dei mangimi, nei primi anni '90, a fare pressioni perchè il decreto dello Stato del Texas sulla diffamazione relativa alla sicurezza alimentare venisse trasformato in legge, e quando nel '96 quella testarda di Oprah Winfrey ospitò nel suo programma Howard Nyman, ex allevatore divenuto attivista vegetariano, i due furono i primi ad essere querelati per il reato di aver macchiato il buon nome della carne di manzo. Oprah uscì vincitrice dalla disputa legale, ma le costò anni di processi e milioni di dollari. In realtà a perdere fu il pubblico, perchè i mezzi di comunicazione, allineati, smisero di parlare del morbo della mucca pazza. Il produttore di un network televisivo all'epoca mi confidò che gli ordini erano di far evitare al network querele come quella di Oprah. Nei sei anni successivi alla pubblicazione di "Mad Cow USA", Sheldon Rampton e io siamo stati intervistati, abbiamo partecipato a conferenze organizzate da familiari di cittadini statunitensi morti di MCJ e abbiamo assistito alla pubblicazione del nostro libro in Giappone e Corea del Sud. Il nostro attivismo ci ha fatto guadagnare nemici particolari, come Richard Berman, un lobbista repubblicano a capo di un gruppo di copertura chiamato The Center for Consumer Freedom (Centro per la Libertà del Consumatore), finanziato dalle industrie. Pupillo delle industrie biotecnologiche, alimentari, del tabacco e degli alcolici, Berman ha potuto col loro appoggio economico rendere pubblico un rapporto online che ci descrive come i capibanda di un pericoloso complotto di terroristi vegetariani mirato alla distruzione del sistema alimentare statunitense. Solo la scorsa settimana ha fatto due comunicati stampa denigratori nei nostri confronti. Ovviamente è stato facile per lui attaccarci prima dell'emergenza mucca pazza in America. La notizia che il morbo era stato infine scoperto negli Stati Uniti mi ha rattristato ma non sorpreso. Quando lo scorso maggio è stato individuata in Canada la prima mucca affetta dalla malattia in tutta l'America del Nord, ho detto a chi mi intervistava che se il morbo era presente in Canada sarebbe stato presente anche negli USA e in Messico, poichè le tre nazioni, che fanno parte del NAFTA, sono un'unica grande zona di libero scambio e per nutrire il bestiame usano tutte scarti di macellazione, nella fattispecie sangue, grasso e farine di carne e di ossa. In America del Nord i vitelli vengono letteralmente svezzati con un latte speciale che contiene "plasma sanguigno essiccato e atomizzato", anche se da molto tempo ormai gli scienziati sanno che il sangue può trasmettere malattie simili al morbo della mucca pazza. (Per questo motivo, se avete trascorso un certo lasso di tempo in Gran Bretagna durante il periodo culminante dell'epidemia di mucca pazza, non vi sarà permesso donare il sangue alla Croce Rossa. Il Governo inglese teme che alcune persone affette dal morbo della mucca pazza possano aver contaminato le riserve nazionali di sangue, che non vengono più utilizzate poichè non esiste un test del sangue in grado di identificare la malattia) Gli Stati Uniti hanno speso milioni di dollari in una campagna di relazioni pubbliche, cercando di convincere gli americani che la mucca pazza da noi non sarebbe mai arrivata, e ora il Ministero dell'Agricoltura è impegnato in un piano di gestione della crisi che vede funzionari federali e statali, pubblicitari delle industrie zootecniche, scienziati e altri noti esperti tutti pronti ad assicurare all'opinione pubblica che non è niente di grave. La litania di menzogne pare infinita, ecco qualche esempio: negli Stati Uniti é presente un divieto "a prova di fuoco" sui mangimi già dal 1997; la carne di muscolo non è infettiva; ai bovini non viene dato da mangiare nessun tipo di scarto di macellazione; gli Stati Uniti effettuano test su un numero sufficiente di capi; le quarantene e il ritiro della carne in vendita sono solo una misura di sicurezza aggiuntiva; il rischio di incontrare questo misterioso assassino è infinitesimale; negli USA di mucca pazza non è mai morto nessuno... e così via. L'ultima trovata è dare la colpa di questa crisi al Canada. Sabato 27 dicembre, senza avere in mano alcuna prova definitiva, il Ministero dell'Agricoltura Statunitense ha annunciato che il morbo della mucca pazza, rilevato nello stato di Washington, è entrato negli USA dal Canada, anni fa. Questo ha suscitato un comprensibile grido di protesta da parte del Governo canadese, e già domenica 28 gli USA sono stati costretti a ritirare in qualche modo l'affermazione. La strategia "diplomatica" è tuttavia chiara: far sì che gli Americani credano che non sia un affare proprio, ma del Canada. Anche se il Canada si rivelasse davvero essere la causa del primo caso di mucca pazza in America, restano parecchie domande: quanti altri esemplari infetti hanno passato le maglie non troppo strette del confine, venendo poi trasformate in alimento umano e animale? Perchè la normativa statunitense sui mattatoi è così permissiva da aver consentito che una mucca visibilmente malata fosse inserita nel ciclo alimentare umano settimane prima che gli esiti dei test rivelassero la presenza del morbo? Da dove provengono i sottoprodotti infetti che quell'esemplare ha mangiato, e quante altre migliaia di bovini si sono nutriti di simili mangimi? Dal giorno dell'annuncio del primo caso di morbo della mucca pazza negli USA, siamo stati tempestati da chiamate che ci chiedevano un'intervista. Il New York Times ha osservato che "nel 1997 il libro "Mad Cow USA" di Sheldon Rampton e John C. Stauber ipotizzava che il morbo sarebbe potuto arrivare negli Stati Uniti dall'Europa, attraverso mangimi contaminati". Altri articoli del New York Times riportavano gli avvertimenti di Michael Hansen dell'Unione dei Consumatori e del premio Nobel Stanley Prusiner, che la scorsa settimana per descrivere la pratica, in voga negli USA, di svezzare i vitelli a forza di proteine di sangue bovino, hanno usato la parola "stupida". Potremmo assaporare questa bella vendetta, se non fosse per un certo problema: i milioni di dollari che il Governo e le industrie stanno spendendo per la loro campagna a base di fumo negli occhi potrebbero riuscire a rimandare la misure necessarie che, anche se in grave ritardo, devono ancora essere prese per fronteggiare adeguatamente la crisi. La buona notizia è che queste misure sono abbastanza semplici e intuitive. Bisognerebbe spedire Ann Veneman in Gran Bretagna coi suoi consiglieri più svegli, per farle copiare la riuscitissima normativa sui test e sui mangimi che ha risolto il problema della mucca pazza in Europa. La Veneman e i suoi consiglieri dovrebbero quindi imporre il divieto più assoluto di utilizzare scarti di macellazione nell'alimentazione del bestiame. Potreste obiettare che questo divieto è già in atto dal 1997, stando a quanto dicono il Governo e le industrie, ma a parte il sangue bovino che viene legalmente dato da mangiare agli stessi bovini, bisogna ricordare che tonnellate e tonnellate di grasso, farina di sangue, farina di carne e d'ossa provenienti dalla macellazione di suini e polli vengono trattate e date in pasto a bovini, che a loro volta vengono trattati e dati in pasto ad altri animali. E' l'ambiente perfetto per la diffusione e l'amplificazione del fenomeno, perfino per la nascita di nuovi ceppi della malattia. La regolamentazione che gli USA devono adottare riguardo ai mangimi si può riassumere così: io posso essere carnivoro ma gli animali che mangio devono essere vegetariani. Gli Stati Uniti devono anche istituire subito un regime di test che passi in esame milioni di capi di bestiame, a differenza dell'anno scorso quando furono esaminati 20.000 esemplari destinati al macello su 35 milioni. Il Giappone ora sottopone ai test tutti gli esemplari destinati al consumo, ed è questo il traguardo da raggiungere anche negli Stati Uniti, secondo esperti in materia come il dottor Prusiner. Ovviamente, poi, nessuna mucca "malaticcia" che riesca a malapena a muoversi deve essere trasformata in cibo umano. Sono questi gli esemplari a più alto rischio di contagio, sia per la mucca pazza che per altre malattie, anche se alcune mucche "pazze" sono all'apparenza in perfetta salute al momento della macellazione. Ecco perchè l'obbiettivo è quello di esaminare tutti gli esemplari. Purtroppo Ann Veneman e l'Amministrazione Bush non hanno al momento alcun programma che li spinga nella giusta direzione. L'industria alimentare statunitense è ancora convinta che i milioni di dollari distribuiti nel corso degli anni per la loro campagna continueranno a ritardare la necessaria regolamentazione, e che basteranno frasi confortanti a convincere il pubblico di consumatori che si tratta solo di una cospirazione mediatico-vegetariana per seminare il panico e vendere cibi biologici. Gli americani crederanno a queste "vaccate". In passato lo hanno fatto. Molto dipenderà dai giornalisti e soprattutto dai rospi che saranno disposti a ingoiare. A me sembra che quotidiani come il Wall Street Journal e il New York Times abbiano infine deciso di far seguire la questione a delle buone equipe di giornalisti investigativi, e questo potrebbe ostacolare alcuni bassi trucchi da propaganda, svelandoli al pubblico, come, ad esempio, la campagna "diamo la colpa al Canada!". Ciò che riesco a prevedere è che continuerà il boicottaggio internazionale nei confronti della carne, del bestiame e di tutti i prodotti e sottoprodotti made in USA, e ciò causerà un grosso danno economico a produttori grandi e piccoli in tutti gli Stati Uniti. Mi chiedo se la loro rabbia si rivolterà contro la National Cattlemen's Beef Association, la Animal Feed Industry Association e altre associazioni di allevatori e produttori di mangime che hanno fatto pressioni per impedire agli USA di fare le cose giuste in passato. O forse questo problema si trasformerà in una questione nazionalistica di cultura alimentare, con i consumatori confusi e i piccoli allevatori che accusano chiunque, tranne i veri colpevoli, membri del Governo e grandi industriali. Dobbiamo continuare a spingere gli Stati Uniti ad andare nella giusta direzione, seguendo l'Unione Europea: mettere al bando il "cannibalismo animale" e testare più esemplari, tutti se possibile. Nel frattempo, se volete carni americane sicure, cercate i prodotti biologici certificati che garantiscono l'assenza totale dall'alimentazione del bestiame di resti di macellazione, come la farina speciale per vitelli ricavata da sangue bovino. Un'ottima fonte di informazioni online è il sito della Organic Consumers Association (Associazione dei consumatori biologici). "Mad Cow USA" è disponibile su www.prwatch.org/books/mcusa.pdf Potrete leggere tutti gli avvertimenti rimasti inascoltati in passato e che sono tuttora ignorati dai legislatori di governo e dall'industria. Fonte:

John Stauber, Sheldon Rampton "Mad Cow USA: Could the nightmare happen here?"

http://www.alternet.org/story.html?StoryID=17466
Traduzione di Claudio Carello per Nuovi Mondi Media For fair use only
Fonte: Alternet