Cresce il disavanzo dell'Inpdap: + 30% rispetto al 2008
Nel suo quindicesimo anno di vita l'Inpdap prevede di raggiungere un disavanzo gestionale di 7 miliardi di euro (+30% rispetto ai 5,3 miliardi del 2008). A gonfiare il deficit dell'istituto che gestisce le pensioni dei dipendenti di tutte le amministrazioni sono dinamiche strutturali che ormai da diversi anni caratterizzano il pubblico impiego: dal blocco del turn over, che per l'istituto previdenziale si traduce in una riduzione della platea di lavoratori iscritti, a un aumento dei pensionamenti, che inevitabilmente produce più spesa. In più, come ha rilevato il presidente e commissario straordinario Paolo Crescimbeni presentando il Rapporto annuale alla Camera, la crisi economica ha prodotto un maggiori ricorso degli iscritti ai mutui e i prestiti concessi dall'istituto che, come se non bastasse, deve fare i conti con i ritardi di molte amministrazioni a versare i contributi dovuti, per non parlare dei mancati ricongiungimenti (vale a dire trasferimenti a Inpdap dei contributi versati ad altri enti) per i dipendenti che sono passati dal settore privato al pubblico.
L'anno scorso l'Inpdap ha coperto il differenziale tra uscite per prestazioni (61,4 miliardi) e entrate contributive (57,2 miliardi) con gli avanzi di amministrazione disponibili, strategia che verrà adottata anche per il 2009 con un autofinanziamento pari a 1,7 miliardi, mentre per la residua copertura del deficit previsto (5,6 miliardi) si farà ricorso alle anticipazioni di Tesoreria.
Dal 2008, poi, la Finanziaria ha abrogato la norma che prevedeva l'apporto dello Stato all'Inpdap di finanziamenti annuali a copertura della spesa pensionistica per i trattamenti dei dipendenti dello Stato. La gestione di tale cassa è stata quindi attribuita all'istituto senza il trasferimento delle risorse finanziarie necessarie al pagamento dello stock di pensioni "ereditate", che riguarda circa 1.600.000 soggetti.
Crescimbeni ha confermato che la solidità finanziaria dell'istituto non è in discussione come non lo sono le pensioni del pubblico impiego, visto che i trasferimenti verranno sempre garantiti, ma ha anche ribadito punto per punto il contenuto del suo piano industriale che, se applicato fino in fondo, potrebbe riportare all'equilibrio di bilancio. Sul fronte delle entrate è stata citata la recente convenzione con il servizio ispettivo del ministero del Lavoro per una verifica sui contributi ancora dovuti da diverse amministrazioni (iniziativa che si somma alle convenzioni per il recupero crediti aperte con Equitalia e Agenzia delle Entrate) ma, soprattutto, è stato ribadito l'obiettivo di recuperare almeno 300mila lavoratori dipendenti da datori con natura giuridica pubblica ma le cui attività sono state privatizzate (per esempio le aziende di servizi pubblici locali). Quegli iscritti Inps, se con una norma venissero riportati in Inpdap, potrebbero far crescere di 4,4 miliardi le entrate contributive dei prossimi tre anni.
Infine il presidente ha affrontato il tema dei risparmi sulla gestione dell'istituto e delle sinergie con gli altri istituti previdenziali proponendo, tra l'altro, una gestione ancor più attiva dei fondi immobiliari per la valorizzazione del patrimonio residenziale a reddito e strumentale, a partire dalle future case del Welfare, vale a dire le sedi unificate di Inpdap, Inps, Inail e delle direzioni provinciali del lavoro che dovrebbere vedere la luce dal prossimo anno. Le prime sedi verranno inaugurate a Imperia, Catanzaro e L'Aquila.
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