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    Predefinito Effetto arancio sul Vietnam



    Milioni di vietnamiti continuano a fare i conti con l'eredità dell'«agente orange», il defoliante usato dalle truppe degli Stati uniti durante la guerra. Furono irrorati 3 milioni e mezzo di ettari di terreno: l'agente chimico ha contaminato l'acqua, è entrato nella catena alimentare, nel latte materno. Erano gli anni `60, ma bambini menomati continuano a nascere. La vera storia dell'agente orange resta da scrivere

    Hong è nata nel 1954 nella comunità di Duc Phong. Ma tra il `67 e il `72, venne ferita e contaminata dall'orange mentre imperversa la battaglia a Ba To e Tra Bong, zone obiettivo dei bombardamenti alla diossina. La sua prima figlia, Nhung, nascerà nel 1988, oltre dieci anni dopo la fine del conflitto. Ma fino a sette anni, non riuscirà nemmeno a camminare. I suoi due fratellini muoiono mentre sono allo stato fetale. Tra il `68 e il `69, ricorda Hong, nessuno riusciva a coltivare un pezzo di terra nel villaggio. Persino i pesci perdevano le squame, mentre lei diventava paonazza e si riempiva di ulcerazioni. Il Tcdd, micidiale defoliante chiamato anche agente orange, venne sparso su oltre 3 milioni e mezzo di ettari di terra in Vietnam. Distrusse tutto. Lo scopo era far terra bruciata della foresta. Spogliarla, perché potesse rivelare i nascondigli dei vietcong lungo la linea demilitarizzata o nei meandri del sentiero di Ho Chi Minh che portava rifornimenti dal Nord. Ma la diossina penetrava nel suolo, contaminava l'acqua e si incistava nella catena alimentare.
    Male oscuro e spesso lontano, l'agente orange colpiva a distanza. Dieu, ad esempio, non era mai stata in una zona irrorata, ma si sposò con Bieu che aveva combattuto a Quang Nam-Da Nang, dov'era stato esposto. Lui ne morì. Ma non prima di sei gravidenze di sua moglie, con cui si era sposato nel `75, a guerra finita. Un figlio è nato morto: due sono vivi e sani. Ma altri due, racconta Dieu, sono portatori di handicap. Un ricordo indelebile del regalo di matrimonio che la guerra fece alla sua famiglia. Un regalo maledetto che resiste nel tempo.
    Questi racconti, riassunti da una ricerca compiuta da un'organizzazione non governativa vietnamita, fanno riaffiorare alla memoria la tragedia del diserbante alla diossina, una delle pagine peggiori della guerra in Vietnam. Ma se la vicenda dell'orange fosse soltanto uno dei tanti orribili episodi di quel conflitto, rimarrebbe un fatto legato al passato, al più, come succede adesso, connesso a una causa in tribunale che tormenta il calendario maledetto degli anni `60. Ma non è così.
    «Il suo impatto è a lungo termine e già colpisce sino alla quarta generazione. Spesso si manifesta solo in età avanzata e anche in zone distanti centinaia di chilometri dai luoghi su cui venne irrorato: nelle montagne ad esempio, dove le comunità pensano che il malato si trovi in quelle condizioni per una sorta di maledizione». E non per gli effetti, oltre trent'anni dopo, del micidiale diserbante che veniva spruzzato sulle campagne vietnamite dai bombardieri, dai camion o anche a mano da qualche marine. Mentre parla, Le Thi Nham Tuyet, antropologa e direttrice del Centro di ricerca Cgfed di Hanoi, una delle più vecchie Ong locali che dalla metà degli anni `90 studia, tra l'altro, l'impatto sociale dell'orange, ha sul tavolo le storie raccolte in una delle tante ricerche del suo gruppo. «E' sbagliato - dice - porre la questione solo in termini medico scientifici, un aspetto che presta il fianco a molte scappatoie perché gli americani, ad esempio, chiedono sempre di vedere i test del sangue e del latte. Produrle costa una cifra impossibile per noi vietnamiti, mentre gli effeti dell'orange si desumono molto facilmente dalle storie delle singole famiglie». Magari non eri neanche stato esposto ma ti sei sposata con un soldato. Nasce un figlio sano ma poi, a 12 anni, comincia a sviluppare malformazioni. Sono i regali dell'orange.
    Per Le l'orange oggi è «un problema sociale che richiede risposte sociali». Non è solo una questione da scienziati o di denaro: «anche se - aggiunge - è problema farsi riconoscere la malattia dallo stesso governo vietnamita, se non puoi dimostrare che vieni da una zona irrorata». Sì, perché l'agente orange colpisce a distanza. In tempo e chilometri. Si dice che almeno 18 milioni di vietnamiti sono stati toccati, anche se indirettamente, dalla diossina. Forse un milione i morti in passato. E oggi?
    A marzo una nuova ricerca del Centro Cgfed cercherà di far luce sugli effetti dell'orange nella zona Bien Hoa. L'associazione non demorde ma ha pochi soldi. E' sostenuta in buona parte dall'estero: dalla Danish Family Planning Association (ne sta costruendo tra l'altro il sito web) e da varie Ong, tra cui l'italiana Aidos. Per gli studi sull'Orange, dà una mano lo svedese Karolinska Instituet. «Ma pochi vogliono investire in ricerca e documentazione», dice Pham Kim Ngoc, del Centro. Invece la storia dell'orange è ancora tutta da scrivere e da indagare.
    Il più recente studio sulla sua tragica eredità è stato reso noto da Nature qualche mese fa e ribalta completamente le vecchie convinzioni, sostenendo che, in base alle nuove ricerche, la quantità di erbicida irrorato fu assai maggiore di quanto si pensasse. Utilizzando un nuovo sistema statistico e sommando l'uso dell'orange con quello di altre sostanze simili sperimentate in precedenza (l'Agent Purple e l'Agent Pink), la ricerca diretta da Jeanne Mager Stellman alla Columbia University di New York stima che anche il numero delle persone esposte potrebbe moltiplicarsi. Un numero compreso in una forbice che va da due e quattro milioni di individui. Tremila furono i contaminati esposti direttamente. Senza contare la catena del contagio, come dimostrano le ricerche del gruppo diretto dalla dottoressa Tuyet, che allarga il numero degli «effetti collaterali» anche a che non fu mai esposto, nemmeno indirettamente, ma ha succhiato orange nel latte materno o attraverso il Dna dei genitori.
    Stellman e il suo gruppo hanno messo a punto un sistema di assemblaggio dei dati che ha rivoluzionato tutti i precedenti studi e che consente di creare una vera e propria mappa delle incursioni, dei luoghi colpiti e delle persone esposte. Il sistema incrocia diversi dati con i «memo» che ogni pilota scriveva a fine missione e che, finora, non erano mai stati presi in considerazione. Le sintesi dei soldati al rientro alla base, un colonnino chiamato «missionum», mai incluso nelle ricerche, ha gettato così nuova luce sull'utilizzo dell'orange. Consentendo, tra l'altro, di scoprire che non furono 72 ma 100 i milioni di litri irrorati. Il 30% in più.
    I memo contengono indicazioni preziose, come gli esatti obiettivi militari del defoliante, un «dettaglio» chiave che consente nuove ipotesi con un livello di approssimazione assai minore rispetto alle ricerche precedenti sulle almeno 10mila missioni che i bombardieri americani condussero soprattutto lungo la zona demilitarizzata e il famoso «sentiero di Ho Chi Minh». Irrorando foreste e campagne col micidiale defoliante contenuto in bidoni marcati da un segno arancione.
    Ha fatto bene Ettore Mo nel suo ultimo libro (I dimenticati, Rizzoli) a chiamare i vietnamiti colpiti dall'orange le «eterne vittime» dell'erbicida. La maledizione dura nel tempo. I vietnamiti hanno però tutt'altro che dimenticato quella tragica eredità, benché sui depliant turistici si eviti accuratamente di parlare della guerra - come dimostra la trasformazione a Ho Chi Minh City, l'ex Saigon, del museo sui «Crimini di guerra americani e cinesi». Qui il termine «cinesi» è scomparso nel `90 e «americani» nel `94. Nel `96 sono scomparsi anche i crimini e infatti Hanoi non ha mai chiesto formalmente un risarcimento agli Usa.
    Adesso che la denuncia della neonata Associazione per le vittime dell'agente orange, creata ad Hanoi agli inizi di gennaio, riapre il caso, il lavoro di persone come Le Thi Nham Tuyet e il suo gruppo diventa sempre più prezioso. Non sono le elucubrazioni di uno storico o il lavoro, per altro fondamentale, di ricostruzione di quel lugubre passato. Gettano luce sul Vietnam di oggi. Un paese dove l'«effetto arancio» non è ancora finito.

    Emanuele Giordana
    Lettera22

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    Predefinito L'eredità velenosa della guerra approda in un tribunale Usa

    Il tribunale di Brooklin, New York, tornerà ad occuparsi della guerra del Vietnam. O meglio, della sua eredità più persistente e velenosa: gli effetti dell'agente orange, l'erbicida usato negli anni `60 dalle truppe statunitensi per «spogliare» le foreste vietnamite e togliere ai combattenti vietnong nascondigli. Il 30 gennaio infatti tre cittadini vietnamiti hanno presentato una causa legale nei confronti di Dow Chemical, Monsanto Co e una ventina di altre industrie chimiche americane che quel defiliante producevano, chiedendo risarcimenti per un ammontare non precisato. I tre cittadini, due donne e un uomo, sono rappresentati da un'associazione costituita a Hanoi questo gennaio, la Vietnam Association of Agent Orange Victims. L'agente orange è un caso di guerra chimica troppo presto cancellato dalla memoria pubblica. Tra il 1962 e il 1970 l'aviazione Usa irrorò le foreste tropicali e le mangrovie del delta del Mekong con un potente erbicida, una miscela contenente triclorofenolo. Indicato con la sigla 2,4,5-T, questo ha come inevitabile sottoprodotto la 2,3,7,8-tetraclorodibenso-p-diossina, abbreviata in Tcdd: è la più nociva delle diossine. E' sostanza carcinogena (provoca tumori) e con effetti mutageni (provoca mutazioni nel Dna). E' persistente, chimicamente stabile, si diffonde con facilità nel pulviscolo e nell'acqua; passa nelle piante ed è assorbita dagli animali, entra così nella catena alimentare, si accumula nei tessuti umani, passa attraverso il latte materno.
    Il governo vietnamita non ha mai chiesto formalmente risarcimenti agli Stati uniti per questo «effetto collaterale» della guerra, anche se la questione fu sollevata l'anno scorso durante la prima («storica») visita del mninistro della difesa vietnamita Pham Van Tra a Washington. Finora gli Usa hanno acconsentito a ricerche scientifiche congiunte sugli effetti del defoliante. Quella presentata a Brooklin è la prima azione legale promossa da vietnamiti presso i tribunali americani.

    Marina Forti
    Il Manifesto
    06 02 04
    _


    LA GUERRA DEL VIETNAM
    Agosto 1964: l'incidente nel Golfo di Tonchino, costruito ad arte, fornisce al presidente americano Lyndon B. Jhonson, il casus belli per muovere guerra contro il Vietnam del Nord. Nello stesso anno cominciano infatti i bombardamenti degli Usa contro le basi aeronavali del Vietnam del Nord.
    Nel 1965 i primi marine sbarcano a Danang, ma bisogna aspettare il 1968 perché la presenza militare americana in Vietnam raggiunga il suo culmine, con mezzo milione di soldati.
    Le difficoltà degli Usa si manifestano all'inizio del 1968, quando, sotto la direzione del generale Giap, unità nordvietnamite e guerriglieri vietcong lanciano l'offensiva del Tet.
    Nel marzo del 1969 il presidente Richard Nixon dà inizio in segreto a una campagna di bombardamenti in Cambogia per tagliare in due il «sentiero di Ho Chi Minh», utilizzato da nordvietnamiti e vietcong: centinaia di migliaia di cambogiani perdono la vita. Tra i paesi limitrofi anche il Laos, tra il 1965 e il 1973, viene coinvolto nel conflitto dove è attivo il Pathet Lao.
    Nei loro attacchi dal cielo gli americani fanno largo uso di aggressivi chimici: bombe al napalm, defolianti e diserbanti per distruggere la fitta giungla dove trovano riparo i guerriglieri vietnamiti.
    Tra il 1967 e il 1972 gli Usa ricorrono in particolare al famigerato agente orange, un erbicida che sviluppa diossina.
    La convocazione a Parigi di negoziati di pace, iniziati nel gennaio 1969, sancisce il riconoscimento da parte americana che la guerra non può essere vinta.
    Nel marzo del 1972 i vietcong conquistano la provincia di Quang Tr.
    Nel 1973 gli accordi di pace sono firmati a Parigi e, nel 1975, l'esercito vietnamita entra a Saigon. Sul tetto dell'ambasciata americana, da dove partono gli elicotteri che portano in fuga funzionari e soldati, viene ammainata la bandiera stellestrisce.
    La guerra del Vietnam è costata, contando solo i morti in guerra, oltre 58mila vittime agli Usa e circa due milioni ai vietnamiti. Ma centinaia di migliaia sono i morti a causa degli «effetti collaterali» del conflitto e le vittime tra i civili, i cambogiani e i laotiani.

    (Gabriele Carchella/ Lettera22)

 

 

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