La denuncia di 88 soldatesse americane stuprate dai loro commilitoni nella guerra del Golfo e ignorate dai vertici militari costringono il segretario alla difesa Rumsfeld a ordinare una inchiesta. I dati sulle violenze nell'esercito
GIULIANA SGRENA
Era la notte del 28 novembre 2003, nel Camp Udairi, in Kuwait, a una trentina di chilometri dal confine iracheno, dove erano in corso gli addestramenti delle truppe americane per la guerra in Iraq, e Danielle, che si trovava nel campo insieme alla sua divisione Fort Lewis, aveva appena finito il suo turno di guardia. Alle 2 e 30, si stava dirigendo verso il bagno, situato ai margini del campo, quando veniva colpita da dietro al capo e sveniva, racconta la soldatessa. Quando ha ripreso i sensi un uomo la stava stuprando e per impedire che lei si ribellasse la feriva con un coltello e la colpiva sulla fronte facendola nuovamente svenire. Ripresasi l'uomo era già fuggito. Si era messa a correre nel campo e un soldato aveva avvertito il suo comandante. Portata ad un centro di soccorso, era stato accertato lo stupro, ma nessun trattamento per le ferite riportate era previsto, solo un interrogatorio di tre ore. Poi più nulla. «Ero isterica», ricorda Danielle, che non vuole rivelare il suo nome completo a due giornalisti del Denver Post che l'hanno intervistata. «Ero lì tutta ammaccata e pesta, e l'unica cosa che i miei superiori volevano era un test». Assistita dall'avvocata Susan Avila-Smith, Danielle è riuscita a tornare a casa, ma altre no. Il caso di Danielle non è infatti isolato, solo nel 2003 sono stati 88 i casi di aggressioni sessuali denunciati dalle soldatesse: 80 nell'esercito, 7 nell'areonautica e uno nei marines. Denunce che sono state ignorate. Alcune delle soldatesse arruolate nella guerra in Iraq, vendendo ignorate le loro denunce - anzi, alcune sono state maltrattate dai superiori o persino punite in seguito alle loro accuse - si sono rivolte a una associazione che offre assistenza alle vittime di violenze nelle forze armate o negli ambienti militari, la Miles Foundation. «Siamo molto preoccupate della risposta alle aggressioni sessuali nelle zone di combattimento», ha detto Christine Hansen, direttrice dell'organizzazione che ha sede nel Connecticut, «le vittime non hanno avuto un esame medico legale, in alcuni casi non sono state registrate le prove, e non hanno avuto assistenza medica».

La maggior parte delle vittime di stupri sono soldatesse, anche nel rango di ufficiali, arruolate in Kuwait e Iraq e costrette a rimanere nello stesso reparto anche dopo le violenze subite. L'attenzione su questi casi è stata sollevata da alcuni deputati al congresso, tanto da indurre il segretario alla difesa Donald Rumsfeld, mercoledì, a ordinare una inchiesta su come la difesa affronta le denunce di violenza sessuale e come si occupa delle vittime, con particolare attenzione «alle circostanze di essere in un teatro di combattimento». Il sottosegretario dalla difesa, David Chu, dovrà riferire a Rumsfeld sui risultati dell'inchiesta entro 90 giorni. «Abbiamo la responsabilità di assicurare che le vittime di stupro siano trattate in modo adeguato e che le loro esigenze mediche e psicologiche siano soddisfatte», ha detto Rumsfeld. Mentre alcuni comandanti hanno invitato le donne a muoversi con estrema cautela nei campi militari dopo il tramonto (!).

Gli abusi sessuali nell'esercito americano non sono certo riconducibili solo all'ultima guerra. Secondo una ricerca fatta dal Department of veterans affairs, relativa alle truppe impegnate nella prima guerra del Golfo (1991), il 7 per cento delle soldatesse intervistate erano state vittima di aggressioni sessuali, mentre il 30 per cento aveva subito molestie sessuali. Il 30 per cento di 202 veterane della guerra in Vietnam, intervistate nel 1990, ha riferito di aver avuto rapporti sessuali «sotto la minaccia della forza», secondo un rapporto del Congresso. E il 37 per cento delle donne stuprate hanno subito violenze sessuali più di una volta. Per di più, secondo la Miles foundation, i quattro quinti delle veterane violentate non lo hanno denunciato ai loro ufficiali, un terzo perché non sapeva come fare e un quinto perché credeva che lo stupro fosse da mettere in conto negli ambienti militari. Le donne arruolate nella prima guerra del Golfo sono state le uniche, fra le veterane, a considerare lo stupro non come inevitabile nella vita militare. Infine, tra i dati che illustrano la violenza, anche sessuale, presente nei ranghi militari, soprattutto in teatri di guerra, sono i traumi sessuali: oltre 22.000 maschi e 19.000 femmine sono stati trattati dagli appositi centri dei veterani. E questo quadro già così inquietante non prende in considerazione le violenze sessuali subite dalle donne dei paesi coinvolte nelle guerre e nelle occupazioni. La violenza sessuale - lo stupro etnico - è ormai diventata un'arma di guerra.