di Ran Ha Cohen







"Dal settentrione si rovescerà la sventura su tutti gli abitanti del paese" (Geremia, 1:14) e' un versetto che tutti gli alunni israeliani imparano a memoria. Questa verità biblica non e' mai stata così vera come oggi: il presidente siriano, con una terribile minaccia per lo stato ebraico, offre a Israele di riesumare i colloqui negoziali. Un vistoso crimine contro la stessa guerra. Comprensibilmente, Israele e' costretto a difendersi.

Vi sono molte ragioni convincenti per cui Israele dovrebbe rifiutare la pacifica proposta siriana. Prima di tutto, la Siria dovrebbe giungere al tavolo dei negoziati senza alcuna pre-condizione. Quando Assad si sarà dimostrato sufficientemente cattivo da accettare, Israele chiederà che la Siria finisca di supportare il presunto "terrorismo" (e accetti la definizione americano-israeliana di terrorismo, che include la resistenza all'occupazione). Abbastanza onesto: entrambe le parti, eccetto Israele, dovrebbero giungere al tavolo dei negoziati senza alcuna pre-condizione. Immaginatevi se la Siria chiedesse ad Israele di mettere fine all'occupazione, o smantellare i suoi squadroni della morte, come pre-condizione per riesumare i colloqui di pace.

Ci viene poi detto che il presidente Assad e' giovane ed inesperto. Davvero un problema. Una buona soluzione sarebbe quella di rifiutare la sua offerta in cambio di qualche decennio di ostilità, fino a quando i nostri "esperti di questioni arabe" non ci diranno, tirando un grosso sospiro di sollievo, che ormai egli e' troppo vecchio per cambiare e/o che i suoi giorni sono contati. Dunque aspetteremo il suo successore, con la speranza che sia giovane ed inesperto a sua volta.

Una prova evidente dell' "inesperienza" di Assad sono le sue maniere. Il presidente siriano ha scelto di esprimere pubblicamente il suo messaggio pacifico ad Israele. "Ci sono canali diplomatici coprti per messaggi del genere", dice trionfante l'Israele ufficiale. Davvero irresponsabile, questo Assad. Se avesse convogliato il suo messaggio segretamente, Israele avrebbe potuto: (1) liquidarlo come poco serio, perché solo un messaggio pubblico che prepari il pubblico siriano ad un cambiamento di politica avrebbe dimostrato il vero impegno di Assad; e (2) far trapelare il colloquio segreto allo scopo di farlo naufragare, come avvenuto recentemente con la Libia. Infatti, come osserva l'analista Ze'ev Schiff, le rivelazioni che Israele lascia trapelare non sono casuali: "Nella maggior parte dei casi la rivelazione e' collegata all'inizio di contatti con arabi, e dopo la rivelazione il contatto di solito si stoppa. Non vi sono dubbi che le rivelazioni siano mirate a sabotare i contatti e a diffamare quegli israeliani che cercano di allacciare contatti con la controparte araba. [...] In molti casi, funziona. La controparte araba viene così messa da parte". (Ha'aretz, 16/1/2004).

Un'altra giustificazione e' che Assad stia semplicemente soggiacendo alle pressioni americane, e voglia solo promuovere gli interessi siriani migliorando le sue relazioni con gli USA. Un capo di stato che voglia effettivamente perseguire gli interessi del suo paese e' un'idea davvero oltraggiosa. E, per quello che concerne le pressioni, mi fa ricordare del rito d'iniziazione dell'esercito israeliano, quando un gruppo di soldati da' al nuovo arrivato una granata a mano e tutti gli gridano: "Gettala via o ti esploderà in mano!". Una volta che il soldatino getta via la bomba, viene deriso: "Pollo che non sei altro, flessibile alla pressione sociale ...".

Una dichiarazione significativa e persistente e' che Israele non può gestire negoziati di pace su due fronti nello stesso momento. Molto comprensibile: la strategia militare israeliana si e' sempre basata sul presupposto di essere in grado di gestire una guerra su tutti i fronti al tempo stesso: di affrontare un attacco simultaneo sia dal lato egiziano che dal cosiddetto fronte orientale (Iraq, Iran, Siria, Giordania ed Arabia Saudita, tutti assieme: uno scenario davvero imminente!". Ma gestire due negoziati di pace al tempo stesso? E' praticamente impossibile. Pensate solo a due team di negoziatori, con i relativi costi dei voli regolari, dei fax e delle telefonate. Un piccolo stato come Israele semplicemente non può permetterselo. Persino un "ebreo che si auto-odia" come me capisce che non e' possibile aprire un secondo fronte di negoziati. Ma mi chiedo: qual e', in realtà, il primo fronte? Certamente non i negoziati con i palestinesi, che sono implosi più di tre anni fa e mai più riesumati.

E giungiamo all'ultima scusa: gli USA non sono interessati ai negoziati di pace tra Israele e Siria. Invero, diversamente da Assad - che sta semplicemente cercando di promuovere gli interessi del suo paese - il governo israeliano e' giunto al potere non per perseguire gli obiettivi politici israeliani, ma quelli americani. Ma, dato ciò per scontato, gli USA sono stati piuttosto riluttanti verso alcuni aspetti della politica israeliana: gli insediamenti illegali sono ripetutamente condannati come un "ostacolo per la pace", ed il muro di apartheid non e' stato troppo ben accolto a Washington. Perché dunque Israele e' pronto a sfidare il suo sponsor per salvare l'occupazione, e contemporaneamente abbraccia la posizione americana quando si sente minacciato dai colloqui di pace?

Ovviamente, se l'amministrazione americana avesse obbligato Israele a fare dei passi verso la pace, Israele avrebbe potuto dichiarare di "non voler soggiacere alle pressioni". Il rifiuto e' chiaramente una politica vincente (e al diavolo le vittime di guerra).

LA STAMPA

Da quando il Likud e' al potere, non tutti i giornalisti israeliani sono diventati ciechi. Molti di essi scrivono più o meno apertamente che la Siria non ha partners per la pace a causa del rifiuto di Sharon. Ma tutti supporterebbero immediatamente Sharon se questi scegliesse l'opzione preferita dei laburisti, cioè i negoziati infiniti che non portano a nessun risultato e che hanno l'unico obiettivo di guadagnare tempo; dunque essi omettono di menzionare l'ovvio prezzo della pace con la Siria. Dopotutto, il termine "negoziati di pace" e' un'ottima attrazione per gli investimenti stranieri. Come ho già scritto precedentemente, Israele occupò il Golan nel 1967 non a causa dell'aggressione siriana, ma a causa della comune avidità per la fertile terra delle Alture, e, poiché nessuno stato ha potuto modificare con la forza le sue frontiere nell'era post-Seconda Guerra Mondiale, non vi e' alcuna ragione per cui la Siria debba rinunciare alla sua pretesa di riottenere indietro tutti i suoi territori.
C'e' quasi da ammirare l'onestà di Sharon quando egli ricorda che la pace con la Siria significa la restituzione dell'intero Golan. Giornalisti di destra come Yisrael Harel (Ha'aretz, 15/1/04) - troppo ingenui per scegliere l'opzione di negoziati che, più che un sentiero verso la pace siano un'autostrada by-pass che la aggira - suggeriscono che Israele dovrebbe sfruttare la disperazione siriana per indurla "a venire a patti con la realtà" e a rinunciare dunque alle sue rivendicazioni; una concessione territoriale siriana alla Turchia e' stata quindi oltremodo enfatizzata dalla stampa israeliana.

I MILITARI

Ma chi si cura della stampa o dei politici, o persino dell'invito de presidente israeliano ad Assad a "visitare Gerusalemme" - troppo poco, troppo tardi e troppo trasparente per poter convincere qualcuno. Dopotutto, e' l'esercito che governa il paese, e l'esercito ha maniere meno sottili per convogliare messaggi. Anche se gli uffici di alcuni gruppi della resistenza palestinese sono aperti a Damasco da decenni, solo negli ultimi mesi Israele ha cominciato a minacciare la Siria dopo ogni attacco palestinese riuscito. Il primo accenno non diplomatico fu lanciato lo scorso agosto (Ha'aretz, 17/8/2003), quando aerei militari israeliani violarono la sovranità siriana e sorvolarono la residenza estiva di Assad nel nord del paese.


La risposta militare d'Israele alle minacce di pace siriane e' stata abbastanza chiara: il brig. gen. Eval Giladi, capo del Planning Branch dell'esercito, ha dichiarato che Israele potrebbe occupare Damasco con la stessa rapidità con cui gli americani hanno occupato Baghdad (Ha'aretz, 31/12/03), e che Israele considererebbe una guerra con la Siria in termini di "cambiamento di regime" (news televisive israeliane, stesso giorno). Nessuna raffinatezza diplomatica, in questo caso.

Insieme ad un piano da 60 milioni di dollari per costruire le case per migliaia di nuovi coloni nelle Alture del Golan occupate, che aumenterà la popolazione colonica del 50% in tre anni e rivelato al momento giusto, sembra che la Siria abbia ricevuto il messaggio: Assad, ci viene ora detto, "non ritiene che possa essere raggiunto un accordo di pace con l'attuale governo israeliano" (Ha'aretz, 18/1/2004). Mi chiedo perché.