Roma, 09 LUG (Velino) - Prove tecniche di frontismo antifiniano? A sentire i protagonisti del convegno che nel week-end vedra' affiancati ad Orvieto i vertici di Destra sociale e Nuova alleanza le cose non starebbero affatto cosi'.
Nessuno insomma avalla la tesi che ala destra e sinistra del partito stiano stringendo un patto di ferro allo scopo di mettere in minoranza la terza componente di Destra protagonista (che prevale numericamente sulle altre due, se distinte, ma soccombe se si uniscono) e per tentare
contestualmente l'assalto alla leadership di Gianfranco Fini.

D'altronde il piglio con cui Alemanno si fa ormai parte dirigente genera il sospetto che la sua perizia nello scalare le vette himalayane si stia
applicando anche alla cima di Alleanza nazionale. E' lui infatti che batte sul tempo Fini nel rassicurare che il Dpef sara' varato collegialmente e sentendo le parti sociali. E'sempre lui ad anticipare il presidente di An nel dire che aspetta fiducioso che il premier abbandoni l'interim all'Economia appena possibile. Ed e' ancora lui a convocare e
dirigere di fatto la consulta economica del partito. E se anche nel rimpasto di governo La Russa otterra' un dicastero, Alemanno ha gia' opzionato la carica a quel punto vacante di coordinatore nazionale di An.

Eventualita' che Fini teme piu' di ogni altra cosa. Perche' da li' potrebbe cominciare il suo declino di leader incontrastato del partito.

Ma resta il fatto che queste assise umbre, ora che si possono vantare nel Meridione certi exploit elettorali, non sono solo un momento di ordinaria elaborazione politica. Anche perche', come fanno notare alcune voci nel partito, fra i liberal di Nuova alleanza e i massimalisti di Destra sociale non potrebbe esserci distanza ideologica maggiore. Cosa di cui
ormai si lamenta in Nuova Alleanza il solo Domenico Nania.

Un altro segnale poi viene dagli inviti accorati a superare i contrasti interni lanciati dagli indipendenti Alfredo Mantovano, Mario Landolfi, Andrea Ronchi e Gennaro Malgieri. Essi infatti paventano che la
voglia di egemonia di Alemanno stia terremotando la maggioranza. E nessuno ormai nega piu' in An che l'oltranzismo con cui Fini ha chiesto e ottenuto la defenestrazione di Giulio Tremonti sia il prodotto del
pressing che il ministro delle Politiche agricole conduce sul
vicepremier.
Alemanno comunque (con Storace defilato nel ruolo di mediatore moderato) gioca duro. Altrimenti perche' coltiverebbe cosi' intense sinergie con una corrente tanto lontana dalle sue idee? Quelle idee che sulla rivista Area e sul sito collegato professano "piu' Stato per il Sud"
(proprio cio' che sta probabilmente per ottenere nel Dpef) e contestano globalizzazione, individualismo e liberismo in nome anche della dottrina sociale della Chiesa.