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Risultati da 1 a 10 di 20
  1. #1
    Totila
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    Predefinito Non lasciamo ai post-fasci il copyright delle foibe.

    A parte il fatto che le foibe sono il risultato della demenziale politica di italianizzazione forzata delle popolazioni slovene, croate, germaniche (nel 1918 a Trieste il 7% della popolazione era volksdeutsch!) attuata dal fascismo, dovremmo ricordare che le vittime furono nel 99% dei casi istro-venete. E nell'1% dei casi trattavasi di funzionari meridionali mandati al nord dal fascismo.

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  2. #2
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    La tradizione non è il passato. La tradizione ha a che vedere con il passato né più né meno di quanto ha a che vedere col presente o col futuro. Si situa al di là del tempo.
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    Ben detto!
    A proposito,sai qualcosa sui volksdeutche di Trieste?
    Ho cercato,ma non ho trovato niente.
    Grazie,ciao!
    Pro aris rege!

  3. #3
    Totila
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    Originally posted by Lupus
    Ben detto!
    A proposito,sai qualcosa sui volksdeutche di Trieste?
    Ho cercato,ma non ho trovato niente.
    Grazie,ciao!
    Lupus, purtroppo sono letture di qualche anno fa. La notizia la lessi su un numero del mitico "Storia Illustrata". Inoltre a Trieste si pubblicava un quotidiano in lingua tedesca: Triestner Tagenblatt
    o qualcosa di simile.
    Del resto c'era anche un quotidiano in lingua slovena.
    Come vedi, austriaci, slavi, italiani, ebrei, ungheresi convivevano pacificamente.
    Poi venne il tricolore...
    Un'altra fonte sono le memorie dell'asso dell'Aviazione Imperiale, il triestino barone De Banfield il quale racconta che l'uso delle foibe fu inaugurato nel 1918 dagli italiani. Ci furono fra i fedeli sostenitori dell'Impero, molti desaparicidos...
    Questa notizia cmq, non la posso confermare perchè di terza mano.
    Forse utilizzando qualche motore di ricerca, cliccando De Banfield, si troverà qualcosa.

  4. #4
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    Io modestamente credo di essere piuttosto informato sui "Triester Volksdeutsche".
    Come per tutte le realta' linguistiche triestine, nemmeno qui si trattava di "razza pura". In genere erano discendenti di funzionari austriaci (Stiria e Carinzia) e di altre nazionalita' (in genere non italiane, a parte qualche famiglia nobile).
    Si aggiungeva un gruppo abbastanza nutrito di tedeschi della Germania, in genere luterani e provenienti dalle regioni orientali e tuttora nucleo portante della cultura triestina di lingua tedesca. personaggio di spicco ne e' il Dr. Roberto Hausbrandt, oltre che industriale del caffe', Console onorario di Germania.
    Il giornale piu' notevole in lingua tedesca fu fondato da Löwenthal nel 1838 (Adria. Süddeutsches Zentralblatt für Kunst, Literatur und Leben), acanto al giornale finanziario "Journal des österreichischen Lloyd" (1836-1848).
    Noti scrittori triestini di lingua tedesca: Adolf Tschabuschnigg, dalla vena sociale (Die Industriellen, 1854), Rudolf Hirsch (celebratore dell' esercito austriaco nella campagna 1948/1949), Heinrich Stieglitz ("poeta maledetto"), Jakob Nikolaus Craigher (1797-1855, "Poetische Betrachtungen in freyen Stunden" e "Die junge Nonne", musicata da Schubert, Robert Hamerling (critico della "Triester Zeitung", Julius Kugy ( 1858-1944nato a Gorizia, ma trasferitosi giovane a Trieste, celeberrimo scrittore di libri sulle alpi e scalatore, "Aus dem Leben eines Bergsteigers", "Arbeit, Musik, Berge. Ein Leben", "Die julischen Alpen im Bilde", Fünf Jahrhunderte Triglav"...), Paul Hohenberger, Franz Mosser (diario scritto in comune), Theodor Däubler ("Das Nordlicht"), Heinrich von Littrow (1820-1895, il poeta del mare, "Möwen", "Aus der See"...), Franz Raab (1836-1903, "Station Triest", "Ein Maitag" - fantastico incontro con Dante, "Ein Wendenfürst"), Wenceslaus Joseph Menzel (1804-1867, "Erich XIV. König von Schweden"), Ricarda Huch (racconti) e Robert "Bobi" Balzien.
    Da aggiungere i lunghi soggiorni a Duino di Rainer Maria Rilke ("Duineser Elegien") ed il trasferimento a Trieste (1998) di uno dei piu' noti romanzieri viventi tedeschi, Veit Heinichen ("Gib jedem seinen eigenen Tod", "Die Toten vom Karst"), che mi onoro di conoscere personalmente.
    La cultura di lingua tedesca ai tempi dell' Impero si svolgeva principalmente nello "Schillerverein" e nel "Theater zur Harmonie", ancora presente e sede del Deutscher Hilfsverein (di cui sono socio) e del Goethe-Zentrum Inter Nationes.
    Non molto si sa dell' ambiente ebraico di lingua tedesca (80% degli Ebrei triestini), da sempre gruppo chiuso.

    Purtroppo l' italia fece sempre il possibile per soffocare la lingua tedesca, per impedirne l' uso nel vivere quotidiano, per fare una spietata pulizia culturale, cominciando dal tradurre praticamente tutti i cognomi tedeschi in italiano, in modo da rendere irriconoscibile l' origine di una persona a chi non sappia cogliere certi segni, simbolo di un comune destino.
    In fondo, Italo Svevo si chiamava "Schmitz" ;-)

    Per saperne di piu': Silvana de Lugnani, "La cultura tedesca a Trieste dalla fine del 1700 al tramonto dell' Impero absburgico", Edizioni Italo Svevo , 1986.

    Saluti

  5. #5
    Totila
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    Originally posted by Mitteleuropeo
    Io modestamente credo di essere piuttosto informato sui "Triester Volksdeutsche".
    Come per tutte le realta' linguistiche triestine, nemmeno qui si trattava di "razza pura". In genere erano discendenti di funzionari austriaci (Stiria e Carinzia) e di altre nazionalita' (in genere non italiane, a parte qualche famiglia nobile).
    Si aggiungeva un gruppo abbastanza nutrito di tedeschi della Germania, in genere luterani e provenienti dalle regioni orientali e tuttora nucleo portante della cultura triestina di lingua tedesca. personaggio di spicco ne e' il Dr. Roberto Hausbrandt, oltre che industriale del caffe', Console onorario di Germania.
    Il giornale piu' notevole in lingua tedesca fu fondato da Löwenthal nel 1838 (Adria. Süddeutsches Zentralblatt für Kunst, Literatur und Leben), acanto al giornale finanziario "Journal des österreichischen Lloyd" (1836-1848).
    Noti scrittori triestini di lingua tedesca: Adolf Tschabuschnigg, dalla vena sociale (Die Industriellen, 1854), Rudolf Hirsch (celebratore dell' esercito austriaco nella campagna 1948/1949), Heinrich Stieglitz ("poeta maledetto"), Jakob Nikolaus Craigher (1797-1855, "Poetische Betrachtungen in freyen Stunden" e "Die junge Nonne", musicata da Schubert, Robert Hamerling (critico della "Triester Zeitung", Julius Kugy ( 1858-1944nato a Gorizia, ma trasferitosi giovane a Trieste, celeberrimo scrittore di libri sulle alpi e scalatore, "Aus dem Leben eines Bergsteigers", "Arbeit, Musik, Berge. Ein Leben", "Die julischen Alpen im Bilde", Fünf Jahrhunderte Triglav"...), Paul Hohenberger, Franz Mosser (diario scritto in comune), Theodor Däubler ("Das Nordlicht"), Heinrich von Littrow (1820-1895, il poeta del mare, "Möwen", "Aus der See"...), Franz Raab (1836-1903, "Station Triest", "Ein Maitag" - fantastico incontro con Dante, "Ein Wendenfürst"), Wenceslaus Joseph Menzel (1804-1867, "Erich XIV. König von Schweden"), Ricarda Huch (racconti) e Robert "Bobi" Balzien.
    Da aggiungere i lunghi soggiorni a Duino di Rainer Maria Rilke ("Duineser Elegien") ed il trasferimento a Trieste (1998) di uno dei piu' noti romanzieri viventi tedeschi, Veit Heinichen ("Gib jedem seinen eigenen Tod", "Die Toten vom Karst"), che mi onoro di conoscere personalmente.
    La cultura di lingua tedesca ai tempi dell' Impero si svolgeva principalmente nello "Schillerverein" e nel "Theater zur Harmonie", ancora presente e sede del Deutscher Hilfsverein (di cui sono socio) e del Goethe-Zentrum Inter Nationes.
    Non molto si sa dell' ambiente ebraico di lingua tedesca (80% degli Ebrei triestini), da sempre gruppo chiuso.

    Purtroppo l' italia fece sempre il possibile per soffocare la lingua tedesca, per impedirne l' uso nel vivere quotidiano, per fare una spietata pulizia culturale, cominciando dal tradurre praticamente tutti i cognomi tedeschi in italiano, in modo da rendere irriconoscibile l' origine di una persona a chi non sappia cogliere certi segni, simbolo di un comune destino.
    In fondo, Italo Svevo si chiamava "Schmitz" ;-)

    Per saperne di piu': Silvana de Lugnani, "La cultura tedesca a Trieste dalla fine del 1700 al tramonto dell' Impero absburgico", Edizioni Italo Svevo , 1986.

    Saluti
    Quindi esisteva un quotidiano...Il "Triester Zeitung"...
    Per quanto riguarda i cognomi triestini italianizzati è facile ricostruirli...

  6. #6
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    Mica tanto facile, i Tolomei locali seppero confondere bene le acque:

    Martelli = Hämmerle
    Cainero = Krainer
    Visalberghi = Weiselberg
    Bruni = Braun
    Babudieri = Babuder

    ma poi ti scontri anche con:

    Bevilacqua = Vodopivec
    Ulessi = Uglessich

    Calzi = sia Kalss che Kalcich

    è un casino!

  7. #7
    Totila
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    Rocco (Nereo) era Rok
    Loi era Lojk
    Saidelli era Seidl
    Cernecca era Cern (nero)

    Se prendi l' elenco di Trieste e togli i nomi degli gli immigrati meridionali (riconoscibilissimi), il 70 % dei nomi ha radici slave, germaniche, ungheresi...
    Il problema è che questa massa non italiana, tagliate le radici, si è identificata con il tricolore.
    Ho un cugino a Trieste, dall'aspetto nordico, dal cognome visibilmente italianizzato, che vota AN.
    Questi sono i disastri causati dal liberal-risorgimental-fascismo.
    Se questi babbei fossero consci delle loro origini, a quest'ora Trieste avrebbe chiesto l'annessione alla madrepatria mitte-europea...Altro che Italia!

  8. #8
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    Originally posted by Totila
    Se questi babbei fossero consci delle loro origini, a quest'ora Trieste avrebbe chiesto l'annessione alla madrepatria mitte-europea...Altro che Italia! [/B]
    * ogni tanto sembra ci sia un' occasione propizia, in quei momenti trovi anche la gente (superficiale come la maggioranza dei triestini) che si entusiasma e tira fuori le bandiere, ma quando vedono che la cosa non e' gratis dietro l' angolo, ma occorre LAVORARE per ottenerla, e non oggi, non domani, ma forse dopodomani, arrivano i soliti taljanizzati stronzi, che tirano il culo indietro e trovano i mille grandiosi impegni per cui TS e' tristemente famosa in Regione. Se tenti sul serio di farli lavorare, ti danno una badogliata sui denti e,da bravi taljani, tradiscono.

    Comunque, nessuno dubiti che esiste chi tiene viva la fiamma (non quella dei fassisti, eh?) sotto le ceneri.

    Gott erhalte unsren Kaiser!

  9. #9
    Totila
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    Originally posted by Mitteleuropeo
    * ogni tanto sembra ci sia un' occasione propizia, in quei momenti trovi anche la gente (superficiale come la maggioranza dei triestini) che si entusiasma e tira fuori le bandiere, ma quando vedono che la cosa non e' gratis dietro l' angolo, ma occorre LAVORARE per ottenerla, e non oggi, non domani, ma forse dopodomani, arrivano i soliti taljanizzati stronzi, che tirano il culo indietro e trovano i mille grandiosi impegni per cui TS e' tristemente famosa in Regione. Se tenti sul serio di farli lavorare, ti danno una badogliata sui denti e,da bravi taljani, tradiscono.

    Comunque, nessuno dubiti che esiste chi tiene viva la fiamma (non quella dei fassisti, eh?) sotto le ceneri.

    Gott erhalte unsren Kaiser!
    In questa triste situazione si colloca poi anche la cultura triestina contemporanea: i Magris, i Rumiz, tutti schierati a sinistra...
    A destra c'è il vuoto pneumatico. Anzi, no: un personaggio dal grosso spessore culturale di destra, c'è.
    Roberto Menia...

  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by Totila
    In questa triste situazione si colloca poi anche la cultura triestina contemporanea: i Magris, i Rumiz, tutti schierati a sinistra...

    * a onor del vero devo dire che in fondo la persona piu' sensibile alla VERA collocazione geo-politica di Trieste e'... Riccardo Illy. Lasciamo perdere da chi e' circondato (=alleati; nella sua Lista c'e' anche gente perbene), ma almeno lui come Sindaco aveva dato spazio alla Storia non triculorita e come Governatore sta facendo un buon lavoro con la Macroregione. Nella legislatura regionale passata, lo avrebbe fatto anche la Lega (+ Antonione), ma l' ingombro, anche li', degli "alleati" soffocava tutto.

    A destra c'è il vuoto pneumatico. Anzi, no: un personaggio dal grosso spessore culturale di destra, c'è.
    Roberto Menia...
    * non dico cosa ne penso solo per non attirarmi plurime denunce, ma nulla di buono, NULLA DI NULLA

 

 
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