Palestina, l'odio e la disperazione
Hissan, 14 anni, ma più probabilmente 16, aveva indosso un giubbotto esplosivo ma probabilmente non stava per farsi esplodere tra i soldati israeliani al posto di blocco di Hawara, vicino a Nablus, stava solo effettuando un trasporto. Nel tardo pomeriggio di mercoledì, ad un check point israeliano, si è avvicinato verso i militari, ma forse si è impaurito, si è messo a correre e così è stato individuato. Ci hanno messo un’ora e mezza a farlo spogliare dandogli le indicazioni a distanza. Poi, è rimasto lì, mezzo nudo, in mezzo alla strada tra le barriere di sicurezza e le postazioni armate israeliane. La bomba è stata fatta esplodere, in sicurezza, qualche metro più in là, e lui, Hissan è stato portato via avvolto in un giaccone militare.
La stampa ufficiale ha ovviamente molto ricamato sulla notizia, cercando i mandanti. “Stando all'esercito potrebbero essere le Brigate martiri di Al Aqsa e i Tanzim, due gruppi vicini al movimento Al Fatah di Yasser Arafat” recitava il quotidiano Repubblica sul suo sito on-line.
Sempre secondo le fonti israeliane l’adolescente “aspirante kamikaze” avrebbe detto di essere stato pagato 100 shekel israeliani (20 euro circa) per farsi esplodere fra i soldati.
Una notizia sulla cui veridicità c’ molto da dubitare. Allo stesso posto di blocco, il 16 marzo scorso, era stato fermato un altro bambino palestinese di 12 anni, Abdallah, che su un carretto trasportava una borsa con un corpetto esplosivo, evidentemente destinato ad un kamikaze adulto. Anche lui, per le fonti “ufficiali” sarebbe stato pagato.
Tutti pagati, chi l'equivalente di un euro, chi di venti, sostengono i giornali “istituzionali”. Tutti “reclutati” dalle organizzazioni armate palestinesi.
Tutti invasati dalla “pressione psicologica” del mito del martirio, propugnato anche a scuola.
Ma non è forse la disperazione che spinge a commettere gesti dai più considerati folli?
Forse è tollerabile seppellire ogni giorno un amico o un parente ucciso dai proiettili di chi ti toglie il diritto di vivere nella tua terra?
E’ sopportabile vedere la propria casa demolita, i propri campi devastati per far posto agli insediamenti dei colonizzatori?
E’ pensabile trovare la morte nel cortile della scuola durante l'incursione di carri armati o di elicotteri che lanciano razzi contro la gente?
Si può morire in una ambulanza ad un check-point, mentre si partorisce o ci si sta dissanguando, perché non è permesso varcare il confine oltre il quale si trova l’ospedale più vicino?
I bambini di Palestina vedono tutto questo ogni giorno, tra gli stenti, nella carenza di acqua, di cibo, di cure mediche.
Non serve pagarli, quei bambini, per odiare Israele.
In ogni caso tutta questa attenzione sui presunti “bambini kamikaze” serve ai sionisti per distogliere l’attenzione dai loro omicidi premeditati.
© rinascita - 2002




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