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    Predefinito [cultura] San Valentino, tra leggenda e tradizione

    Sconosciuto sul calendario ufficiale della Chiesa: a lungo dimenticato, fu cancellato perché ritenuto poco significativo


    San Valentino, tra leggenda e tradizione



    Trarre auspici sull'amore il 14 febbraio è un rito rimasto vivo per molto tempo nelle aree di cultura celtica

    MASSIMILIANO TOPINETTI
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    San Valentino, questo sconosciuto. O almeno, sul calendario ufficiale della Chiesa. Oggi, chi cerca su qualche almanacco il nome del patrono degli innamorati, rischia di avere una sorpresa: il nome, anzi i nomi, che compaiono come festeggiati sono infatti i santi Cirillo e Metodio, autori dell'evangelizzazione della Russia del IX secolo, e non il martire del III secolo. A lungo dimenticato, fu infatti cancellato dal calendario universale perché considerato poco significativo. Il fatto che oggi, cioccolatini e rose alla mano, il mondo lo ricordi a tutte le latitudini, può essere in un certo senso considerata la sua riscossa.
    UNO, DIECI, DICIOTTO SANTI
    Chi era dunque Valentino, e perché si considera che abbia un occhio di riguardo per le coppie di ogni età? Negli "Acta Sanctorum", una raccolta di vite di santi che risale al Medioevo, sono registrati ben diciotto santi con questo nome, quindi è evidente quanto sia complesso risalire a un unico personaggio, al quale collegare il culto del protettore e l'origine della tradizione. La rosa dei possibili candidati (se così si può dire) si è però ristretta intorno a due "Valentini": uno di Roma e uno di Terni. Il culto risulterebbe in due siti in particolare, entrambi sulla Via Flaminia: una al LVIII miglio (presso Terni) e l'altro alle porte di Roma. Quindi, sono ben due le città che ne rivendicano i natali: non male per un santo ghettizzato!
    VALENTINO IL "PIEMONTESE"
    Oggi le reliquie di San Valentino sono conservate nella chiesa di San Vito sulla collina di Torino: si tratta di pochi resti, la cui analisi ne ha suggerito l'appartenenza ad un ragazzino, peraltro di corporatura ridotta. Niente a che vedere, quindi, con l'uomo maturo con cui generalmente lo si identifica nella tradizione. Tradizione che però non è sempre stata così approssimativa: un'incisione settecentesca conservata presso la Biblioteca Reale di Torino, in cui è raffigurato il martirio del santo, Valentino appare infatti molto piccolo se paragonato alle altre figure. Di contro, in un affresco del VIII secolo in Santa Maria Antiqua a Roma, il santo appare già maturo, tonsurato, barbuto, con la casula purpurea sulla tunica bianca. La differenza è certo notevole e risulta molto difficile azzardare un'interpretazione: forse la cosa più razionale da fare è constatare il peso dell'interpretazione agiografica che ricostruisce alla bell'e meglio quanto la storia e le fonti canoniche non dicono.
    Il culto di San Valentino sulla collina torinese è testimoniato da tre documenti scritti: una istanza ufficiale del parroco della chiesa di San Vito, priva di data, che rivolgeva all'Arcivescovo la richiesta di esporre le reliquie del santo; la risposta dell'Arcivescovo, datata 11 settembre 1769; e un documento, datato 11 ottobre 1769 che confermava l'autenticità delle reliquie di San Valentino. Dai documenti ufficiali non riusciamo però a comprendere in che luogo, prima dell'ufficializzazione arcivescovile confermante il culto, fossero conservate le reliquie del Santo. Secondo una versione locale i resti del santo, provenienti dal cimitero romano di Sant'Agata, furono acquistate dal ricco banchiere De Bernardi direttamente a Roma e quindi portate nella sua casa collinare, per poi essere donate alla chiesa di San Vito. Si narra che le reliquie, prima di raggiungere la chiesa, furono conservate in un'antica cappella posta sulle sponde del Po. Durante una forte ondata di piena, i preziosi resti furono travolti dalla massa d'acqua, ma miracolosamente non subirono danni e i fedeli li trasferirono in un'altra chiesa sempre nei pressi del fiume, dove oggi si trova il Parco del Valentino.
    VALENTINO SUL PO
    Un contributo di notevole interesse sulla traslazione delle reliquie di San Valentino ci giunge da un'incisione del 1769, in cui è chiaramente raffigurato il corteo processuale che dalla via costeggiante il Po (oggi corso Moncalieri) sale con l'urna delle spoglie del santo lungo la cosiddetta "Strada dei morti", così chiamata in quanto percorsa dai feretri dei defunti portati verso il cimitero di San Vito, che oggi è scomparso. L'attuale chiesa di San Vito, dedicata ai Santi Modesto e Crescenzia è in gran parte del 1605, purtroppo però non si conoscono le vicende più antiche del complesso, in quanto un incendio ha distrutto l'archivio parrocchiale.
    Anche se la frequentazione dell'area collinare in periodo altomedievale è confermata, il documento più antico risale al 1047: è un atto firmato da Arrigo III con il quale si conferma la parrocchia ai canonici torinesi di San Salvatore.
    Nell'atto il territorio di San Vito è chiamato Arsitias. Unico elemento in grado di retrodatare la chiesa è il campanile romanico, innestato nel corpo secentesco dell'edificio, che tenderebbe quindi a spostare la cronologia verso l'XI-XII secolo, ma non oltre.
    DI LEGGENDA IN LEGGENDA
    Un'altra leggenda, anch'essa molto antica, narra invece che Valentino, un contadino convertitosi al cristianesimo e abitante nei monti della Sabina, giunse a Roma per esercitare la professione di conciapelli: nella città eterna fece strage di cuori, poiché uomo di bell'aspetto e ricco di fascino.
    Furono numerose le fanciulle romane che offrirono le loro grazie al ben forestiero, il quale però non volle tradire l'amata Valeria che lo attendeva nel paese natio. Quindi declinò con grande forza ogni offerta, anche quando giungeva da donne particolarmente avvenenti. Un giorno, mentre attraversava la città, intervenne in difesa di una donna che un centurione romano aveva adocchiato e dalla quale intendeva ottenere i favori, con le buone o con le cattive. La reazione provocò le ire del militare e Valentino fuggì con la donna, ma presto catturato fu ucciso sulla Via Flaminia. Altre fonti sostengono che al tempo di Claudio, Valentino allora vescovo, contravvenendo alle imposizioni dell'imperatore che aveva proibito ai soldati di sposarsi, celebrava di nascosto i matrimoni. Claudio, che considerava il matrimonio uno tra gli avvenimenti più deleteri per la vita di un soldato, perché accasarsi indeboliva gli uomini, li faceva schiavi del focolare e soprattutto li rendeva paurosi, fece arrestare il vescovo e lo condannò a morte.
    Al di là della tradizione agiografica, come si è visto piuttosto complessa e contraddittoria, dietro la prerogativa di San Valentino "protettore" delle giovani coppie e campione dell'amore onesto e sincero, potrebbero esserci echi di tradizioni precristiane, connesse forse ai culti della fertilità. Ma si tratta naturalmente di ipotesi tutte da verificare.
    La tradizione di trarre auspici sull'amore e sul futuro sposo nel giorno di San Valentino, è comunque rimasta viva per molto tempo nelle aree di cultura celtica, ed è rivelata da quelle forme di rito in cui la presenza di pratiche sincretistiche sembrerebbe suggerire l'esistenza di un sostrato pagano precedente l'affermazione del cristianesimo. Narra la tradizione, che nelle due notti deputate fossero accesi grandi fuochi di paglia e si sorteggiavano delle coppie in presenza dei drudi. Questa cerimonia aveva lo scopo di simboleggiare il rinnovamento della natura e il desiderio innato in tutti gli esseri viventi di perpetuare la specie. Nell'antico idioma celtico le parole Valet, Vales, Valez, significavano giovane uomo non sposato in età puberale. L'uso di chiamare Valentino o Valentina, a seconda del sesso, i giovani in età di matrimonio rimane in tutta l'area celtica dell'Europa.
    Tra le tradizioni più antiche della religiosità, troviamo la credenza che consigliava di invocare San Valentino per tenere lontana l'epilessia e chi fosse affetto dal mal caduco, doveva portare al collo una medaglietta con l'effigie del santo, per essere così certo che prima o poi la sua malattia sarebbe guarita.
    Oggi, come tante altre feste incuneatesi spesso di straforo nel calendario liturgico, anche la festa di San Valentino è stata ampiamente assorbita dalla dimensione consumistica e commerciale, in cui gli echi della tradizione sono indelebili, spesso perduti per sempre. Perché allora, per una volta, non tentare di recuperarli?


    [Data pubblicazione: 13/02/2004]

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  2. #2
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    Una altra leggenda sfatata che vuole San Valentino una festa importata dagli U$A
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

 

 

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