Vaticano: poca fede, tantissimi affari
Il prodotto nazionale lordo dei 532 cittadini vaticani è 10 volte quello del Lussemburgo
Pubblichiamo in questa pagina tre articoli dell'inchiesta di Marina Marinetti sulle finanze vaticane tratti dal settimanale Panorama Economy
MARINA MARINETTI
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Ogni mattina, intorno alle 8, suor Maria Sebastiana attraversa via Porta Angelica sino alla cancellata di Sant'Anna. Varca le due colonne e percorre un centinaio di metri. Oltrepassa il portale di legno di un piccolo cortile triangolare e passa sotto l'arco che sorregge la costruzione secentesca. A sinistra, nella piazza nel cuore di Roma, due lift in divisa nera gallonata l'attendono davanti a un ascensore di cui le aprono le porte. La religiosa entra, il cancello di ferro e i battenti di mogano e vetro si chiudono alle sue spalle. Sale. La corsa si interrompe all'ultimo piano del palazzo, il quinto.
Qui la piccola suora della Misericordia fa la minutante, ossia la segretaria e sul suo tavolo passano documenti che, solo nel 2002, hanno fatto girare almeno 230 milioni di euro. Lavora nel cuore pulsante della Città del Vaticano, cioè nell'ufficio del cardinale Angelo Sodano. Nato a Isola d'Asti 76 anni fa, conoscitore di tutte le stanze della Curia Romana, il porporato è Segretario di Stato, cioè il numero due dell'organigramma pontificio dopo il Papa. E custodisce le chiavi del forziere che contiene il Tesoro Vaticano. Si tratta di una cifra importante: fonti attendibili - interne alla Curia Romana - parlano di 5,7 miliardi di euro tra contanti, oro, valute, azioni e titoli (escludendo quindi gli immobili e gli inestimabili tesori d'arte), ma potrebbero essere il doppio o dieci volte tanto, perché nessuno può dirlo con certezza visto il riserbo che copre le finanze della Santa Sede.
Sono molti gli interrogativi irrisolti che si è posto chi - studiosi, analisti, economisti - ha cercato di dipanare la complicata matassa. Perché la consistenza patrimoniale della Santa Sede non è mai stata calcolata nell'ultimo millennio. E il cardinale Sodano è il perno intorno al quale tutto ruota. I suoi uffici sono nel Palazzo Apostolico. Allo stesso piano vive Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II.
Una multinazionale con 4.649 diocesi.
Il Papa è il monarca assoluto dello Stato più piccolo e al tempo stesso più ricco del mondo in termini relativi. La Città del Vaticano si estende su 44 ettari di superficie e conta 911 residenti, solo 532 dei quali hanno anche la cittadinanza. Non produce beni e i suoi servizi sono gratuiti, o quasi. Per analizzarne i ricavi non è possibile fare riferimento all'incalcolabile patrimonio, ma solo ai profitti conosciuti dei suoi investimenti, mobili e immobili, e ai versamenti delle diocesi per il sostentamento dell'organizzazione centrale della Chiesa: un totale di oltre 216 milioni di euro all'anno, quelli iscritti ufficialmente nel bilancio dell'Amministrazione patrimonio Sede Apostolica (Apsa).
Partendo da questo dato, il prodotto nazionale lordo pro capite di ognuno dei 532 cittadini è di 407.095 euro, oltre dieci volte quello del Lussemburgo (38.830 dollari nel 2002), che sta in testa alle classifiche della Banca Mondiale, mentre l'Italia è al 27° posto con 18.960 dollari all'anno. C'è però un altro elemento di cui tener conto: se la Chiesa cattolica è universale, non lo sono i suoi bilanci. Ogni diocesi - compreso il Vicariato di Roma - e ogni ordine religioso fanno storia a sé. Ciascuno gestisce un patrimonio proprio, fatto di immobili, titoli e, spesso, anche società, si finanzia con le offerte dei fedeli, redige un consuntivo ogni anno. Il Vaticano pure. Anche se le cifre e la complessità della struttura finanziaria sono di ben altro livello. Perché il Papa è il capo della Chiesa più potente del mondo, quella cattolica, con 4,9 milioni tra vescovi, sacerdoti, diaconi e professi, 792 mila religiose e 1 miliardo di fedeli. Un'organizzazione imponente, articolata in 4.649 diocesi riunite in 110 conferenze episcopali.
Vaticano uno e trino. Anche il concetto stesso di Vaticano è complicato: rappresenta allo stesso tempo tre entità distinte, lo Stato, la Santa Sede e la Curia Romana, che si sovrappongono senza confini giuridici ben delineati. In teoria la Città del Vaticano è l'entità territoriale, la Santa Sede è il vertice della Chiesa e la Curia Romana è la struttura organizzativa. Ma, in pratica, non esiste una distinzione tra le tre personalità giuridiche. Gli intrecci tra i ruoli, le funzioni e le responsabilità sono inestricabili. E utili. Quando il Vaticano ha bisogno dell'extraterritorialità è uno Stato sovrano che non deve rispondere alle leggi delle altre nazioni. Quando serve il peso morale e religioso è Santa Sede. Quando il problema è organizzativo entra in gioco la Curia Romana. Un rompicapo: e la struttura economica e finanziaria rispecchia queste interconnessioni.
Apsa e Ior alla cassa. La Prefettura per gli affari economici, l'organo della Curia Romana guidato dal cardinale Sergio Sebastiani, formalmente controlla i bilanci della Città del Vaticano. Ma anche quelli della Santa Sede, che usa l'Apsa per le questioni finanziarie. E quelli dell'Istituto per le opere di religione (Ior), la banca vaticana. Sulla quale da più di 20 anni, dopo lo scandalo legato al crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, vige la consegna del silenzio. Eppure lo Ior è più attivo che mai: ai suoi correntisti offre rendimenti degni dei migliori hedge fund e si stima che nelle sue casse siano custoditi più di 5 miliardi di euro. Meno misteriosa la Santa Sede lo è sui propri conti: l'ultima volta che Sebastiani ne ha parlato ha esibito un rosso di 13,5 milioni di euro, più altri 16 per lo Stato del Vaticano. Ma si trattava dei bilanci del 2002. Nei quali, peraltro, non figurano né le offerte dei fedeli e delle istituzioni, né i proventi delle università pontificie o delle strutture sanitarie come l'Ospedale Bambin Gesù di Roma.
[Data pubblicazione: 13/02/2004]




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