L'illustre politologo nordamericano James Petras si oppone alla politica del Governo degli Stati Uniti
Di María Julia Mayoral su GRANMA.cu
Tre ragioni fondamentali perché Cuba è diventata un bersaglio possibile delle aggressioni degli USA: la politica estera fascista della grande potenza la cui espressione più evidente è la dottrina Bush-Rumsfeld; la forte influenza che esercitano nelle decisioni della Casa Bianca i discendenti della reazione cubana stabilitasi in Florida; la crescente paura dell’impero per l’esempio dell’Isola che insieme ad altri, come il Venezuela, costituisce un punto di riferimento di cui i movimenti sociali tengono sempre più conto.
Così pensa il dottore James Petras, professore dell’Università dello Stato di New York, che si trova all’Avana per partecipare al VI° Incontro Internazionale di Economisti che avrà luogo a partire da lunedì prossimo nel Palazzo delle Convenzioni.
“Riconquistare il Venezuela – ha detto alla stampa il ricercatore - è un’alta priorità per Washington per le ricchezze energetiche della nazione sudamericana e per evitare il consolidamento di un processo con progetti differenti a quelli dell’impero.
CONGELAMENTO CONGIUNTURALE
La grande spinta imperialistica iniziata con la disintegrazione dell’Unione Sovietica ha cominciato a trovare limiti alle sue possibilità partendo della guerra in Iraq, non tanto per il costo economico, ma per la resistenza politica e militare di quel paese del Medio Oriente, dice il professore.
“Almeno in questa congiuntura –segnala Petras- l’impero è militarmente congelato”. L’occupazione stessa, senza i successi attesi, lascia vedere le sue ripercussioni nell’animo dei soldati, nel deterioramento dell’appoggio interno alla guerra e nell’aumento delle spese.”
“Tuttavia - ha avvertito il ricercatore - i pericoli non spariscono, aumentano. Il “pareggio” in Colombia tra la guerriglia e il Governo, limitano l’apertura di nuovi fronti di aggressione in quella zona dell’America Latina. Ma vincendo la guerriglia, gli USA avrebbero maggiori possibilità di alimentare i golpisti in Venezuela”.
Nonostante le critiche dell’opinione pubblica mondiale, l’unica cosa che Washington capisce è la forza...
L’OPPOSIZIONE ALL’ALCA
“Non c’è dubbio –afferma Petras- che le grandi maggioranze nell’America Latina si oppongono all’ALCA, ma è anche chiaro che tutti i governanti, tranne Chávez, sono disposti ad accomodarsi alle esigenze della Casa Bianca”.
“La situazione è potenzialmente molto complessa. Quindi, bisogna chiedersi se, al di là dei potere esecutivi e dei parlamenti, ci sarà la capacità di impedire l’applicazione dell’ALCA”, ha indicato l’analista, che vede nella combinazione della lotta delle masse con l’azione delle forze politiche una strada percorribile per fermare il progresso del nuovo progetto colonizzatore.
Fino a oggi, stando agli apprezzamenti del professore, l’unico cambiamento significativo nelle posizioni governative avviene in Venezuela con Chávez. Negli altri casi, anche se esistono alcune differenze, non ci sono rotture con l’impero né con le imposizioni delle istituzioni finanziarie internazionali.
BUSH E LA RIELEZIONE
“Non sono d’accordo –ha sostenuto Petras- con coloro che affermano che Bush ha le elezioni in tasca. Ci sono fattori di insicurezza soprattutto per i risultati della politica economica e sociale interna”.
Se i numeri ufficiali indicano una crescita economica durante gli ultimi mesi, le esperienze di precarietà e perdita di impieghi ben pagati hanno un effetto popolare al quale si somma il progressivo incremento del rifiuto alle spese militari. “Oggi –ha osservato- non ci sono garanzie che Bush perderà o vincerà”.
IL SILENZIO NEL CASO DEL CINQUE
In senso generale, i grandi mass media mantengono il silenzio sul caso dei Cinque cubani prigionieri politici negli USA. Non appaiono notizie né a favore, né contro, ha dichiarato l'illustre politologo.
“Dall’anno scorso -ha riferito- settori liberali progressisti e della sinistra negli USA, hanno aumentato la loro conoscenza sul tema, ma non esprimono giudizi come dovrebbero poiché la realtà è stata alterata notevolmente sin dall’inizio”.
“E’ importante liberarli. E’ vitale che questi Cinque prigionieri politici escano dal maltrattamento, il sopruso e la tortura al più presto”, ha concluso il dottor Petras che ha annunciato il suo interesse per prossimi dibattiti del VI° lncontro lnternazionale degli Economisti, che egli ha definito “un’eccellente opportunità per il confronto delle idee, partendo dalla pluralità del pensiero”.




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